Pagine

Visualizzazione post con etichetta komplotto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta komplotto. Mostra tutti i post

mercoledì 7 ottobre 2015

Il cliente che coltiva il suo giardino interiore. Comportamento, verità e letture del cliente perso tra manuali di auto-aiuto, fisica quantistica hawaiiana, diete miracolose, riordino furioso e attrazione a tutti i costi, alla disperata ricerca di sé stesso.

Anni fa ho reso ricca la copisteria principale del mio paese stampando quantità impressionanti di racconti, sceneggiature, dispense, appunti, sbobinature per conto terzi e qualsiasi altra cosa potesse umanamente essere stampata. 
Testimonial del cliente che coltiva il suo giardino interiore sarà Elizabeth
Gilbert, autrice di "Mangia prega ama"
 La questione era resa particolarmente insopportabile non solo dal costo, ma anche dall'incredibile lentezza dei proprietari di tale copisteria, la cui flemma era leggendaria.
 Un giorno, durante un'attesa di circa mezz'ora giunse una donna dall'aria compita, i capelli grigi e una sorta di sari indiano rivisitato: portava a fotocopiare alcuni pezzi di svariati libri di Osho.
 Ricordo che pensai con una certa preoccupazione al momento in cui nella vita anche io avrei cercato conforto in una religione orientale a caso o in qualche frizzolata new age nel tentativo di dare un senso alla mia di sicuro vita allo sbando.
 Ebbene, ora che lavoro in libreria, posso se non altro asserire con certezza che questo tragico momento non è riservato a tutti, ma ad una specifica categoria, molto fluttuante: il cliente che coltiva il suo giardino interiore.
 Il cliente che coltiva il proprio giardino interiore viene generalmente introdotto alla sua botanica spirituale da un amico che già da tempo pasce la sua autostima e la sua anima con crocchette pseudopsicologiche. L'amico, dileggiato per tanti anni, compare nel momento del bisogno, una qualche crisi personale o un attimo di vuoto, con un libro esca. "Mi ha aiutato tanto" dice.
  E da lì il cliente scopre di avere un giardino interiore in totale disordine.
Inizia così a saccheggiare il catalogo di una serie di case editrici specializzate nel giardinaggio dell'anima, alla ricerca di una gigantesca bibliografia di cui nutrirsi artificialmente per i prossimi venti o trent'anni.
COMPORTAMENTO:
 Il cliente che coltiva il proprio giardino interiore, fate molta attenzione, non è assolutamente da confondersi con il cliente illuminato di stampo pseudofricchettone.
 I giardinieri non sono vegani, non sono vegetariani, non sanno niente dell'antispecismo e neanche si interessano minimamente a questioni di sostenibilità del cibo. Loro sono attenti ai mondi interiori, che gli esteriori andassero dove vogliono, loro sono occupati a fare altro.
 Le donne sono più interessate a come spiegare in qualche modo i loro cali di autostima o le loro fallite relazioni, mentre gli uomini cercano più un incitamento che li smuova da qualche stato di torpore. Entrambi i generi si attendono dai libri una risposta. Non è un caso che esistano nei loro desiderata: "Il libro delle risposte" e "Corso in miracoli".
 Vestiti in modo anonimo, sono esseri generalmente solitari (le donne di tanto in tanto si accompagnano a qualche amica) e non hanno mai con loro un minore. Una volta scoperto dove si situano i loro campi di competenza, sono in grado di rimanere ore a spulciare libri che sostanzialmente dicono le stesse identiche cose, ma in salse differenti: "Puoi cambiare la tua vita", "Sei speciale", "Fatti forza". Nessuno o quasi muta in cliente illuminato, lo sforzo che richiederebbe la faccenda li ottunde.
Ma vediamo cosa leggono!

IL  POTERE DEL RIORDINO:
 Voi che non siete botanici interiori né librai forse ignorate la nuova moda dell'anno: riordinare! 
 Tutto nasce da un fortunato tomo di Marie Kondo "Il magico potere del riordino" che insegna come mettere ordine dentro di sè mettendo in ordine la propria casa. 
 Lo so, pare una cosa da maniaci ossessivo-compulsivi, ma il libro, in effetti, a parte alcune cadute totali (il delirio sui libri ad esempio, trattati come oggetti superflui da gettare, manco da regalare alla biblioteca), ha un suo perché. 
 In effetti certe volte riuscire a distinguere il superfluo dal necessario fa sentire più a posto con noi stessi. Ecco. 
 Marie Kondo è stata la prima di una serie che ora annovera epigoni e detrattori: c'è chi ordina, chi confonde l'ordine con una vita da sciura (indimenticabile il manuale che consigliava anche come pettinarsi e quali fiori scegliere, ovviamente dedicato solo a donne che nei momenti liberi per rilassarsi tengono un diario), chi rivendica un molesto disordine e chi insegna a reinventare il superfluo perché oh, c'è la crisi, va bene ordinare la propria anima, ma ricicliamo!

HO'OPONOPONO: 

L'incubo di tutte le ricerche bibliografiche, lui, il misterioso Ho'oponopono, parola hawaiiana che dovrebbe dire "aggiustare le cose".
 Il concetto, che i suoi teorizzatori dicono di collegare alla fisica quantistica (la fisica quantistica è tirata spesso in ballo poraccia lei), è che se gli esseri umani sono fatti di molecole e l'universo è fatto di molecole, allora siamo tutti parte dell'universo! Una cosa bella e soprattutto onnipotente: se tra te e l'universo c'è tale intima connessione, allora tu puoi determinare l'universo stesso! Se ci credi e troverai il modo di governare le tue molecole potrai ottenere tutto, dal nobel alla medicina al danaro, dalla felicità a un negozio di brugole. 
 Il modo in cui puoi governare il mondo, lo ammetto, non mi è molto chiaro, in qualsiasi caso tutto parte dal fatto che devi credere in te stesso e nel momento in cui sei in crisi ricorrere ad una roba chiamata cleaning in cui devi dire a te stesso "Grazie" "Mi dispiace" "Perdonami" "Ti voglio bene".

 Sarebbe bello scorgerci una qualche profonda riflessione panteistica, ma temo che questa gente il panteismo non sappia manco dove sia di casa.

DIETE VARIE ED EVENTUALI:
 Già comprare il libro di una dieta per me non ha senso. 
 La dieta te la fornisce un dietologo, non un medico lontano migliaia di km che non ti ha mai messo sopra una bilancia. Lo diventa ancor più quando scendiamo nell'abisso delle diete senza muco, con la candeggina, del digiuno e persino del dottor Hamer, un uomo convinto che le malattie provengano da conflitti biologici dovuti a traumi (e che una lobby ebraica impedisca la divulgazione di tale incredibile verità). 
 Il cliente che coltiva il proprio giardino interiore, generalmente, è avvezzo anche a tali diete che alla fine, credo, non segue mai. L'idea che ci sia però qualcosa di mysterioso, incredibile, mai provato, di esseri umani in grado di non mangiare per un mese e al contempo scalare montagne, di purificazione tramite l'ingestione di soli liquidi, in qualche modo li affascina.
 Non so se sia la convinzione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo che dovrebbe aiutarli nel loro percorso di disvelamento personale, se sia curiosità o desiderio di inserire una componente fisica nel loro nuovo cammino spirituale, certo è che nessuno chiama mai davvero un dietologo.

LA LEGGE DELL'ATTRAZIONE:
 La legge dell'attrazione va in giro da almeno una quindicina di anni. Ricordo ancora quando, un'estate, qualche star decise di farla sua su una spiaggia (non ricordo se fosse Victoria Beckham, autrice sempre della diffusione della dieta "Skinny Bitch") solleticando la curiosità di decinaia di sciure in the world. La legge dell'attrazione si fonda sull'incredibile assioma secondo il quale se desideri con tutte le tue forze una cosa quella, prima o poi arriverà.
 Ovviamente devi lavorare per ottenerla, ma se riesci a farti un buon piano step by step, ce la farai. Non importa se ti mancano denaro, età, bellezza o talento, tu riuscirai ad ottenerlo. I numerosi fallimenti si spiegano solo in un modo: non hai desiderato abbastanza.
 A guardar bene, "The secret", nato come documentario e continuato in forma di vari fortunati libri, sembra l'ennesimo delirio motivazionale di stampo americaneggiante, ma a guardar benissimo si scopre un mondo in cui l'essere umano è centro catalizzatore e creatore dell'universo stesso. Il fine comunque sono principalmente i soldi. Così, per chiudere.

TU SEI SPECIALE, GLI ALTRI NO:
Uno dei grandi successi dell'anno scorso fu un pamphlet di un professore francese che titolava "Ragazzi non siete speciali"! Provocatorio argomento del contendere: spiegare ai ragazzini una volta e per tutte che, nonostante i vezzeggiamenti al loro ego forniti da mamma e papà, essi non sono Gesù Cristo sceso in terra. In un'epoca di grande individualismo come la nostra persino tale concetto diventa rivoluzionario e crea traumi in parte della popolazione.
 Il cliente che coltiva il proprio giardino interiore ha bisogno di sentirsi dire che è assolutamente e perdutamente e incredibilmente speciale. Non lo condanno. A tutti nella vita è capitato di doversi sentir dire che non sono cattive persone e che valgono qualcosa, mentire sarebbe disonesto. Tuttavia non ha senso dire: "Sono speciale, gli altri no", "Il mondo si comporta così perché è invidioso del mio potenziale" e soprattutto "Posso fare tutto". No, non funziona così: se vi sentite tanto tristi è proprio perché avete capito che non potete fare tutto tutto, ci sono cose che proprio non vi vengono bene.
  Inoltre gli altri non sono tutti dei gretti materialisti assetati delle vostre magmatiche energie vitali: anche loro sono speciali. E fatevi due conti: alla fine, se sono speciali tutti, nessuno lo è. E soprattutto non avete più 10 anni, è ora di smettere di credere alle favole (e no! Non compratevi un libro in cui vi si dice che dovete SEMPRE credere alla favole!)

L'AUTO-AIUTO:
 Generalmente i manuali di auto-aiuto fanno tutto tranne che metterti in guardia da qualcosa che non siano delle misteriose "energie negative".
 Non fraintendiamo, io apprezzo le persone che cercano in loro stesse le energie per uscire da un periodo buio. Ciò che apprezzo un po' di meno sono i tentativi a casaccio che essi fanno mettendosi talvolta nelle mani di gente che approfitta della loro fragilità.
 Leggete un libro di Louise Hay a caso e ditemi se non sembra un manuale di magia bianca for dummies, con visualizzazioni di cellule luminose, misteriose energie positive che fluiscono sottopelle per contrastare il malvagio effetto delle energie negative sprigionate da misteriose persone negative.
 A Roma un bel vaffanculo ad un certo numero di palle al piede basterebbe. A chi cerca i manuali di auto-aiuto no. Queste persone devono prima combattere una battaglia jedi contro il lato oscuro e i sith della loro vita (che poi manderanno a fanculo). 
 Nel frattempo gli anni passano e loro visualizzano immagini e ricordi positivi a cui aggrapparsi, prima o poi la pace arriverà, pare.

Mi raccomando, se fà pe' ride. E se ve la prendete pensate che sono una perfida persona piena di energie negative che cerca di farvi pensare in modo razionale, fate un bel respiro e dite Ho'oponopono!

venerdì 17 luglio 2015

Due libri meno conosciuti sul gruppo più famoso della storia: i Beatles! Tra componenti perduti in Germania, tagli di capelli alla francese, leggende metropolitane, amori finiti male e messaggi dall'aldilà due consigli di cui non vi pentirete!

Quando ero bambina, alcune mie amiche avevano dei genitori, padri in genere, appassionati di musica seria.
 Questi genitori coscienziosi allevavano la prole a base di Pink Floyd, Deep Purple, Rolling Stones, Beatles, Queen e altri gruppi che hanno fatto la storia della musica.

 Mio padre aveva altri gusti, più nostrani. Così, ricordo queste estati a base di musicassette degli Alunni del sole, Alberto Fortis, Homo Sapiens e Mattia Bazar.

 Qualcuno che gorgheggiasse in inglese non era previsto neanche di striscio, magari è per anche per questo che sono tanto incapace nelle lingue straniere, chi lo sa (padre non prendertela se leggi questo post).

 Comunque, ovviamente sapevo chi fossero i Beatles, ma ascoltai distrattamente i loro cd (tra l'altro avevo una curiosa edizione con scritte in giapponese sul retro), fino al primo anno delle superiori, quando avvennero due cose.

Innanzitutto mia madre pensò bene di portarmi a far tagliare i capelli da un parrucchiere di un minuscolo paese vicino al nostro, conosciuto tra il volgo col significativo soprannome de "er bigamo", malgrado fosse accertato che di moglie ne avesse avuta effettivamente sempre e solo una.

 Lei lo considerava una sorta di mago del taglio perché riusciva a riprodurre il suo, sempre identico, da almeno vent'anni. A me, pensò bene di fare un taglio identico a quello di Alessandra Martinez in "Fantaghirò".

 Ovviamente, poichè dovevo subito distinguere come una delle sfigate della classe, questo avvenne pochi giorni prima dell'inizio del quarto ginnasio. Nella vergogna e dileggio generali tentai di mimetizzarmi col banco per giorni.

 Poi, avvenne la seconda cosa, imprevedibile: tra le mie compagne di classe c'era una very appassionata degli scarafaggi di Liverpool che, un giorno, esordì sconcertata dicendo, "Posso dirtelo? Con questi capelli sei identica a Paul McCartney! Io ho sempre pensato di somigliare a Lennon, per i capelli rossi, capisci?"

 Mi si aprì un mondo, quello stupido caschetto bombato poteva non essere solo fonte di risa, ma anche di orgoglio musicale!

 Così cercai di documentarmi come potevo e la mia compagna di classe, (poi diventata una delle mie migliori amiche, ma dopo quest'opera di carità non poteva essere il contrario), produsse alcune tra le ultime musicassette in commercio perché potessi ascoltarle.

  In realtà ormai il danno degli alunni del sole era fatto e l'unica canzone dei Beatles che effettivamente significa qualcosa è quella canzoncina inquietantissima che è "Norwegian wood" (tizio indispettito dal fatto che una tipa non gliel'ha data dopo avercelo fatto credere, le dà a fuoco casa).

Tuttavia questa, comprendo per voi, completamente inutile questione dei capelli, mi è tornata alla mente leggendo una graphic novel pescata per caso alle bancarelle: "Baby in Black", la vera storia di Astrid Kirchherr e Stuart Sutcliffe ed. Blackvelvet di Arne Bellstorf autore amburghese.

 Come molti sapranno, in principio, quando i "Beatles" erano dei ruspanti ragazzotti di provincia inglese che speravano di sfondare, avevano un quinto componente, un compagno di scuola di John Lennon tirato dentro al gruppo a suonare il basso.

 Era un ragazzetto particolarmente avvenente, con un viso delicato e quel certo non so che da attore francese della nouvelle vague. Si chiamava Stuart Sutcliffe e la sua vera aspirazione era diventare un pittore di livello.

Rosicare per la bellezza di entrambi è comprensibile
 Durante i lunghi mesi che il gruppo di Liverpool passò ad Amburgo con la viva speranza di incappare in un produttore discografico, alle loro esibizioni iniziò a andare sempre più spesso una bionda e graziosa ragazza tedesca, Astrid, che, ben lungi dall'essere una vezzosa groupie della prima ora, era in realtà una promettente fotografa.

 Iniziò così la loro amicizia, le prime fotografie in cui, ingelatinati e avvolti in giubotti di pelle da veri teppisti i cinque posavano per lei che, sin da subito aveva sentito qualcosa per Stuart.

 Ve la faccio breve perché pare un romanzo, ma è tutto vero. 

 Stuart e Astrid si innamorano, lui lascia il gruppo e si ferma ad Amburgo.
 Qui studia e dipinge come un forsennato, ha molto talento e inizia ad essere notato, questo, nonostante sia continuamente tormentato da epici mal di testa che gli impediscono talvolta di alzarsi dal letto. I medici dicono che è la stanchezza, i, nervosismo, il fumo e il vino.

Sta di fatto che (non c'è molto spoiler al riguardo), Stuart muore a 22 anni per aneurisma.

 Astrid continuò la sua strada e, nonostante un'onorevole carriera di fotografa professionista, ho scoperto che viene ricordata per essere "colei che inventò il taglio di capelli dei Beatles".

  In un'epoca in cui i consulenti estetici non esistevano, lei, che portava i capelli biondissimi e cortissimi, convinse prima Stuart e poi gli altri a privarsi dell'amata gelatina, consegnando alla storia quel taglio alla paggio Fernando che sfoggiano durante i loro primi gorgheggi di successo.

 Il libro è condotto in modo semplice ed esauriente e i disegni sono davvero particolari. 

Arne Bellstorf non usa molti particolari, ma con pochi tratti riesce a consegnare dei personaggi straordinariamente somiglianti agli originali.

 Il perenne fumo della sigaretta di Astrid, la mancanza di parole nel finale, come a indicare un silenzio mortale che sommerge ogni cosa, un Paul McCartney minorenne e squattrinato e un Lennon che stuzzica i tedeschi gridando a fine concerto che "La guerra comunque l'abbiamo vinta noi!", restituiscono uno spaccato del periodo amburghese dei Beatles davvero notevole senza essere pesante, didascalico o agiografico.

 Già che ci sono voglio segnalare un'altra perla sui Beatles, precisamente su Paul, anche questo frutto di una bancarella di tanti anni fa. Da brava ignorante di musica, ignoravo anche che esistesse una leggenda metropolitana a proposito del buon Paul che molti affermano non essere il Paul originale, ma un sosia perfetto arruolato da Beatles e staff dopo un mortale incidente incorso al Paul primigenio, denominato in quanto fake "Faul".

Il libro dovrebbe essere ancora in
commercio, ma col titolo "Paul is dead?"
 Leggenda vuole che una notte del 1969, Paul, uscito dalla sala prove, desse un passaggio a una ragazza che faceva autostop, talmente disperata per una contorta questione di aborto da non accorgersi di avere proprio lui accanto.

 La sventurata ebbe la sfortuna di riconoscerlo e fangirlare forsennatamente all'altezza di un incrocio, Paul si distrasse e pam venne coinvolto in un incidente mortale.

 Ma Paul non poteva morire e così ecco saltare fuori lui: Faul!

 Il folle komplottismo a tema canterino ebbe un suo complesso seguito per chi ovviamente credeva a questo scambio di persona e ci fu il solito delirante ricercare indizi su questo fantomatico evento in ogni dichiarazione dei Fab Four, sulle copertine (alcune si prestavano) dei loro lp, sulle dichiarazioni dei loro amici e anche sulla fisiognomica del baronetto Paul.

 La mole di tali inconfutabili prove è stata tale da dar vita ad una serie di libri tra cui "Il caso del doppio Beatle" di Glauco Cartocci Robin Edizioni, appunto il dettagliatissimo libro che recuperammo su una bancarella di una (mi pare) festa dell'Unità e io e la mia amica leggemmo per non so quante ore in macchina fuori da casa mia.

 La cosa interessante (e inquietante) fu che alla fine, quando accendemmo la radio per farci un po' di sottofondo, le frequenze ci restituirono "I'm the Warlus".

 Giacobbo direbbe che il vero Paul ci stava mandando un messaggio dall'aldilà.


sabato 6 settembre 2014

I grandi successi online che invadono le librerie. Pagine di fb, bufale, blogger prezzemolini e gattini tenerelli tenerelli, che va bene l'online, ma disgraziatamente per noi la carta non perde il suo fascino.

Gatti gatti gatti. 
 Queste creature amabili, sembrano essere il chiodo fisso di molte persone, soprattutto abitanti del Piemonte, soprattutto se impiegate ne La Stampa, giornale che dedica online almeno cinque o sei notizie per homepage (ma ci sono dei picchi  verso l'alto) a questi fuffolosi animali.
 Nulla di male, anche se ultimamente gli animalisti stanno travalicando pure il buonsenso (bisogna anche capire che certe volte no, non puoi lasciare l'amico cane scorazzare libero perché ci sono persone fobiche e la fobia è una cosa irrazionale, lo so bene perché ne sono stata terrorizzata per tutta l'infanzia e buona parte dell'adolescenza), ma ciò che è interessante è che queste simpatiche bestiole, felini amorevoli in primis, sono gli oggetti più virali del web. A quanti la mattina non capita di aprire la casella mail o un social network a caso (o La Stampa.it) e ritrovarsi decinaia di teneri gattini con frasi zuccherine? Probabilmente ormai solo a coloro che non hanno un pc o una vita sociale.
 Ma a cosa serve questo amabile preambolo? Ad introdurre questo ameno post sulle manie del web che hanno magicamente infettato la libreria. Si fa un gran parlare del fatto che la carta è superata e internet chi lo batte, ma tutti coloro che spiccano in qualche modo dal mucchio di internet, alla fine della giostra, sentono che solo tramite l'odiato ammasso di cellulosa può arrivare il degno suggello al loro status di divinità del web.
 Il risultato è che le mode internettiane stanno iniziando ad infestare anche le librerie. Non ci credete? Vi fornirò degli esempi, tra cui l'ispiratore sommo di questo post.

TENERI GATTINI, CAGNOLINI, PAPPAGALLINI, CARLINI:
 Una passa tranquillamente davanti alla sezione di zoologia ed ecco che viene assalita dal fantastico mondo degli uomini e delle donne che come massima aspirazione nella vita hanno quella di comunicare col proprio amato animale.
  Devo dire che l'infinità quantità di vocabolari interspecisti è molto interessante, ma non è tema di questo post. 
 Parlerò invece qui del libri abitati dai cosiddetti animaletti virali. Oggi arrivo e scopro che persino "Grumpy cat" ha avuto l'onore di scrivere un libro. Il gattino più incattivito e infetto del web ha un libro sulle sue abitudini, filosofia di vita, faccine sempre più imperfidite e malvagie. Che tenerezza. E che dire delle poesie di "Potrei farci pipì. E altre poesie scritte dai gatti"? Per non parlare dei due graziosissimi libri sui carlini, oh che amorevoli cani, gioiosi compagni di mille avventure di tante star, tra cui lo stilista Valentino. A loro sono dedicati "Il manuale del giovane carlino. Il galateo" e "Il manuale del giovane carlino. Il corteggiamento" (ricordiamo che il carlino è l'unica razza di cane che mette d'accordo hipster e clienti da "uomini e donne"). E poi cani coccolosi, gatti polpettosi, foto di cani buffi (tipo "Shake" ed. Baldini e Castoldi). Non c'è pace, l'animale tenero è virale da prima di fb in effetti e suppongo che in un modo o nell'altro sempre lo sarà.

PAGINE DI FB: 
Alcune pagine di fb salgono talmente agli onori della gloria da meritare gli onori delle stampe. Bisogna dividere due casi:
1) L'autore, generalmente fumettista o disegnatore, che cerca di farsi pubblicità aprendo una pagina di fb usandola come cassa di risonanza (come è successo per "Drizzit" ad esempio)
2) La pagina fb nata per ischerzo o quasi e divenuta fenomeno sociale degno di stampa. Fanno parte di codesto caso "Il libretto grigio" de L'apparato (pagina peraltro attualmente quasi chiusa), e "Amore, scusa, ma quella è la leva del cambio" della Performance sessuale di m.
 Diverso il destino, comunque cartaceo, di altre pagine fb, più facilmente convertite in agende scolastiche, come è capitato a "Tua madre è leggenda" o al "Coinquilino di m." che ha tentato di portare linfa vitale a quel matusalemme liceale che è la Smemoranda. 
In qualsiasi caso, sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi le compriamo noi (per i nipoti e fratelli minori s'intende).

BUFALE (le grandi assenti):
  I clienti complottisti crescono a dismisura (io dico però, complottando complottando cercate di capire che un libro fuori catalogo ce lo manda l'editore non il libraio) e anche i libri complottisti. 
 Essi si nutrono di quella linfa vitale che attacca l'etere in virtù della sua pervasività sociale e sperano di intercettare gli stessi forconatori della tastiera del sabato sera, anche in libreria. Ovviamente di tutto ciò che proviene dal web sembrerebbe essere il filone destinato al maggior successo, in realtà i maggiori fruitori di bufale, sia storiche che politiche, sia ambientali che astronomiche, solitamente non riescono mai a leggere oltre le righe di didascalia ad un video che non dimostra niente o ad un immagine con due righe urlate contro un nemico immaginario. Qualsiasi libro è troppo lungo per loro, anche quello delle favole da passeggino per i neonati.
 In ogni caso il padre di tutte le bufale, ossia il crononatura John Titor, apparso nei forum all'inizio degli anni 2000 affermando di provenire dal 2038, ha almeno avuto il buon gusto (ma magari lo ha avuto perché il libro cartaceo era per lui eccessivamente analogico) di svanire senza dare nulla di insensato alle stampe. 

IL PREZZEMOLO IN LIBRERIA, O MEGLIO, I BLOGGER:
Ovviamente chi tiene un blog spera prima o poi di essere pubblicato. Se non in casi specifici e particolari, i blog vengono tenuti principalmente per un motivo: voglio dire la mia e voglio che gli altri mi leggano e siano d'accordo con me (oh regà non famo quelli che non c'erano e se c'erano dormivano, è così). 
 La stampa, più di ogni altro mezzo, permette che questa opinione acquisisca in qualche modo autorevolezza. Un conto è sputare sentenze (anche positive) tramite tastiera, con la stessa eco che potrebbe avere un tuo litigio col dirimpettaio, un conto è vederla stampata nero su bianco. Certo, c'è pure da dire che nell'epoca in cui pare esistere "il diritto ad essere pubblicato" la cosa inizia un po' a perdere la sua logica, ma il romanticismo persiste. 
E' per questo che le librerie traboccano di libri scritti dai blogger più disparati.
 Si va dalla dea delle fashion blogger, Chiara Ferragni (su cui evito di esprimermi sia perché non capisco una mazza di moda, sia perché potrei dire cose sconveniente, del tipo che è una strana barbie che parla come mia sorella di 17 anni e dice che tutto è fichissimo) autrice di "The blonde salade", all'intero infinito parco delle food blogger, da Chiara Maci a Mysia, da "Una streghetta in cucina" a Sonia Peronaci di "Giallozafferano" (bravissima per carità, ma il cui principale merito rimane, per me, aver insegnato alle masse a non seguire la moda delle sopracciglia depilate e disegnate che tanto poi prima o poi tornano quelle spesse e scure). Ci sono i blogger vegani e quelli sulla tolettatura, tipo Clio makeup (che tenetevi forte quest'anno ha anche l'agenda scolastica) o Carlitadolce, la guru delle spignattatrici biologiche casalinghe. Poi ci sono i bookblogger, quelli che ti insegnano a risparmiare, a investire, a credere in te stesso ecc ecc. Tutti pubblicano.
 Grandi assenti i fisici quantistici. Più rare le incursioni sul fronte degli ambiti più seri, dove comunque regna urbi et orbi il blog di Grillo con tutto quello che ne consegue. Politicamente, psicologicamente, editorialmente, umanamente.

SUCCESSI DEL PASSAPAROLA o ANCHE "L'EFFETTO TOP MODEL": 
Il più famoso caso italiano de "L'effetto
top model"
 Probabilmente assieme ai gatti, sono, al momento attuale, la massima perversione dell'editoria italica e mondiale: il libro che è un successo del passaparola online.
 Questo particolare fenomeno che presto tratterò in un post, sta assumendo bibliche proporzioni da quando sembra essere diventato il biglietto da visita di un florilegio di dubbie pubblicazioni che prendono vita dalla galassia internet. 
 Nel magico mondo del self-publishing, tramite meccanismi che mi rimangono ancora misteriosi (e un filino ambigui) emergono dalle masse indistinte delle storie che poi, a furor di popolo e di quello che pare si chiami in slang "buzz online, approdano letteralmente sulle nostre vive tavole in libreria. La storia di questi libri (quasi principalmente di genere, come gialli, horror, fantasy e ovviamente rosa) somiglia un po' alla solfa che tutte le top model (e spesso le attrici in erba) raccontano. All'immancabile domanda: "Come sei stata scoperta?", la risposta in genere è sempre e solo una, "Mah, sai, vagavo per la strada in modo casuale, poi un talent scout mi ha vista e due giorni dopo avevo firmato un contratto milionario". Variante: "Avevo accompagnato una mia amica al provino, lei non è stata presa io sì".
 Più o meno il successo del passaparola funziona così: "Non sapevo cosa fare, ho scritto un libro, l'ho messo online e il giorno dopo ero in cima alle classifiche". Non so, ma qualcosa mi pare lievemente sospetto in questa storia. Fatto sta che il top scrittore di turno finisce per avere i, forse o meno calcolati a priori, onori delle stampe che ci delizieranno fino alla seconda, massimo terza ristampa.

E voi avete in mente altro che mi sfugge fatalmente? Che ho prosciuttato sugli occhi nel disperato tentativo di ignorare?
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...