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domenica 15 luglio 2018

I consigli di lettura per l'estate parte I! Turchia, konbini giapponesi, vite altrove, manga tristissimi e Giorgio Scerbanenco.

 Incredibile, ma vero, all'alba del 15 luglio sto riuscendo a pubblicare la prima infornata di consigli per le vacanze 2018.
Ill. by Cynthia Kittler

 Confido che in realtà andiate quasi tutti in ferie ad Agosto, come usa a Milano, così almeno i miei sforzi avranno un senso.

 Intanto, mentre faccio le ennesime cose matrimoniabili, ieri mi sono imbattuta in una pasciuta bancarella di libri usati al mare e ne ho approfittato per prendere tre libri tra i quali "La collina dei conigli" che, colpevolmente, non avevo mai ancora letto in vita mia.

 Bando alle ciance! Ecco a voi la prima infornata di consigli per le letture estive!


"LA CASA SUL BOSFORO" di PINAR SELEK ed. Fandango:

 Se amate le storie corali e il medio oriente, questo potrebbe essere il romanzo per voi.

  sbagliando tantissimo, ma vivendo secondo i loro incrollabili principi, praticamente come noi non sappiamo più vivere.
In una Turchia a cavallo tra gli anni '80 e la fine dei '90, alcuni ragazzi diventano faticosamente adulti,

 Così Salih, falegname sulle cui spalle pesa il sostentamento della famiglia, per orgoglio rifiuta l'aiuto del proprio maestro e arriva a perdere tutto, anche l'amore della sua Sema che arranca quasi trentenne nel tentativo di diventare farmacista (un serio monito a tutti quelli che "vabbeh non studio ora, ho tempo dopo", no, non sempre c'è tempo dopo).

 Ci sono i colpi di stato, la clandestinità, la giovane Elif che rimane imprigionata nei suoi stessi sogni rivoluzionari senza capire che la vera rivoluzione non la si fa (se non in casi estremissimi) con le armi, ma ogni giorno, combattendo contro la morale comune per essere felici.

 Molti personaggi intrecciano le loro vite in un quartiere povero di Instabul, dove tutti si conoscono e spesso si aiutano, ma da cui tutti vogliono scappare, verso l'Europa, verso l'Armenia, verso il vasto mondo.

 Un bel libro, da leggere sotto un sole nostalgico, che racchiude bene il senso di una bella frase di Rosa Luxemburg che lessi, in una sua raccolta di lettere, anni fa:

 "Allora ero fermamente convinta che la “vita”, la “vera” vita esistesse in qualche posto lontano, laggiù, oltre quei tetti. Da allora continuo ad inseguirla. Ma essa si nasconde sempre da capo dietro altri tetti. Alla fine è stato tutto un gioco crudele con me, e la vita reale è rimasta lì, nel cortile."


"OUR SUMMER HOLIDAY" di Kaori Ozaki ed. Dynit:

La Dynit edizioni sta portando in Italia una serie di volumi autoconclusivi molto molto belli  (I'm waiting for "Blue" di Kiriko Nananan), per gli appassionati di manga il consiglio estivo è il bello, ma assai triste, ve lo dico, "Our summer holiday".

 Due ragazzini di 11 anni fanno amicizia a scuola. Portano entrambi un pesante fardello che non li porta ad essere proprio le persone più socievoli della terra: Natsuru ha perso suo padre per una malattia, mentre Suzumura vive col nonno malato e il fratellino minore perché il padre, pare, si  trova in mare come pescatore.

 A causa di un gattino che Natsuru raccoglie per strada, ma non può tenere a casa e che Suzumura accetta di custodire, i due iniziano a frequentarsi e la solitudine che li avvolge sembra diradarsi leggermente durante l'estate.

 C'è qualcosa però che non torna da subito nel menage familiare di Suzumura e persino Natsuru inizia ad accorgersene, anche se nessuno potrebbe mai immaginare.

  Il finale non posso ovviamente raccontarlo, ma è per condotti lacrimali forti.


"TRADITORI DI TUTTI" di Giorgio Scerbanenco ed. Garzanti e "IL FABBRICANTE DI STORIE" di Cecilia Scerbanenco ed. La Nave di Teseo:


 Scerbanenco è stato un grandissimo giallista morto, purtroppo, all'apice della sua carriera negli anni '60, proprio quando aveva trovato il suo graal personale: il personaggio di Duca Lamberti.


I suoi libri, riletti ora, sono un concentrato di pulp ai nostri occhi politicamente scorrettissimo (e onestamente meno male che certe definizioni di gay, prostitute e stranieri siano diventate ai nostri occhi agghiaccianti), ma pur essendo invecchiato parte del linguaggio, le storie rimangono sorprendentemente belle, vivide e appassionanti.

 Il mio primo consiglio, quindi, è di leggere le sue avventure di Duca Lamberti, medico radiato dopo aver praticato un'eutanasia a una paziente (siamo negli anni '70!!) che si converte in poliziotto grazie a un caro amico del padre.

 Vi consiglio caldamente tutti i quattro libri: "Venere privata", "I milanesi ammazzano al sabato", "I ragazzi del massacro" e "Traditori di tutti", ma proprio "Traditori di tutti" è, a mio parere, un capolavoro assoluto.

 La storia intreccia un delitto contemporaneo a una colpa antica nell'antico diktat delle colpe (ma anche delle vendette) dei padri che ricadono sui figli.

 Tuttavia, ciò che rende questo libro davvero speciale non è tanto la trama, ben combinata, quanto il messaggio: nelle giuste circostanze tutti possiamo tradire tutti.

 Ma soprattutto non tutti abbiamo bisogno delle giuste circostanze: dietro la maggior parte di noi ci sono delle belve pronte a tutto per la sopravvivenza, un tornaconto personale, avidità.

 Un messaggio sempre attuale.

 Come è sempre attuale il messaggio delle colpe che prima o poi si pagano perché i crimini rimasti impuniti non scompaiono, prima o poi esplodono, come una granata che deflagra uccidendo chiunque vi capiti a tiro.

 La biografia di Scerbanenco, "Il fabbricante di storie" scritta dalla figlia Cecilia, si prospetta entusiasmante, se non altro perché è difficile non trarre un bel libro dalla vita che lui ebbe: figlio di un professore ucraino e di una ragazza italiana, nacque a Kiev per poi trasferirsi in fasce a Roma.

 Quando scoppiò la rivoluzione russa (ebbene sì) suo padre fu dato per disperso e la madre rientrò improvvidamente in Ucraina per cercarlo. Appresa la morte, riuscì miracolosamente a fuggire su una nave messa a disposizione dallo stato italiano che fortunosamente non affondò sotto i bombardamenti.

 Visse quindi una giovinezza romana particolarmente povera, per poi trasferirsi a Milano dove partecipò alla resistenza e la storia è ancora lunga.

 Io ho letto la ventina di pagine autobiografiche che scrisse e che si trovano alla fine di una delle storie di Duca Lamberti (perdonatemi, non ricordo quali). Venti pagine folgoranti, in cui mi colpì un dato che sembra essere sparito dalle biografie degli scrittori contemporanei: la consapevolezza non tanto di classe, quanto di alcuni segnanti differenze sociali.

 Scerbanenco, che visse in povertà per buona parte della sua vita, (motivo per il quale si fece poco scrupolo intellettuale a produrre materiale scritto di ogni genere e per un pubblico considerato medio-basso) ebbe sempre chiara la differenza tra chi si trova dalle differenti parti della barricata.

 E la consapevolezza è il primo passo per distruggerla, la barricata.
 Magari la figlia sarà riuscita a restituirci la magia, io ci spero.


"LA RAGAZZA DEL CONVENIENCE STORE"  di Sayaka Murata ed. E/O (e uno Sconsiglio: "LE SORELLE DONGURI" di Banana Yoshimoto":


Anche quest'anno non mi sono fatta mancare il nuovo libro di Banana Yoshimoto. 

 Mentre mi chiedo perché non traducano una raccolta di racconti dal titolo "Occulto" che ormai la nostra perduta autrice giapponese ha scritto anni fa, vengono portati in Italia libri che onestamente avrebbero poco valore anche come racconti.

 "Le sorelle Donguri" parla di due sorelle molto attaccate, vittime di un'allucinante serie di sventure personali che, ad un certo punto, decidono di aprire una sorta di sito internet in stile posta del cuore dove dare conforto alle persone che vivono momenti difficili.

 Lo spunto è anche carino, peccato che la trama svanisca nel niente perdendo qualsiasi sostanza e finendo così, in una nuvola di fumo. 

 Peraltro la cosa assurda è che, volendo, un aggancio per dargli un minimo in consistenza c'era anche (una donna scrive di aver perso il marito proprio mentre una delle sorella Donguri sogna un fidanzatino del liceo morto da poco, bastava raccordare le cose), ma Banana rifiuta anche quello.

 Per noi orfani della Banana Yoshimoto che fu, però, potrebbe esserci un barlume di speranza: ad agosto esce "La ragazza del convenience store".

 I convenience store, konbini, sono una sorta di drogheria aperta h24 molto diffusa in Giappone il cui concetto è: trovare tutto quello che ti potrebbe servire, subito, ovunque.

 Keiko, un'anticonformista in una società rigidissima come quella giapponese, trova lavoro a diciotto anni in uno di questi konbini nella speranza di adattarsi al mondo e smetterla di essere un pesce fuor d'acqua.

 Diciotto anni dopo ancora non ce l'ha fatta, poi incontra Shirara, un nuovo dipendente che viene licenziato quasi subito e lì qualcosa scatta.

 Cosa? Non lo so perché attendo trepidante di leggerlo anche io. Magari abbiamo trovato la nostra Banana Yoshimoto in seconda.

domenica 21 gennaio 2018

Piccole recensioni tra amici! "Scandaloso omicidio a Istanbul", un gorgeous giallo turco e di "The end of the fucking world" una graphic veloce, crudele e spaventosa.

 Dopo un tempo indecentemente lungo, finalmente ecco un paio di nuove recensioni.
 Il fatto è che ultimamente sto leggendo molto, ma principalmente saggi per il progetto supersecreto che, se tutto va bene, svelerò quanto prima (se tutto va bene e se mi do una mossa che sono fuori allenamento dalla combo studio-lavoro).
 Eccovi quindi un paio di recensioni! Domani comunque, fumetti permettendo, dovrei finalmente riuscire  ad azzannare in treno "Straniero in terra straniera"!

Let's go!



SCANDALOSO OMICIDIO A ISTANBUL di Mehmet Murat Somer ed. Sellerio:

 Quest'estate avevo trovato in biblioteca il secondo libro di questa serie dello scrittore turco Mehmet Murat Somer, "Gli assassini del profeta", un Bompiani di cui non è rimasta traccia da nessuna parte dopo quell'unica edizione.

 E' un vero peccato che nessuna casa editrice si decida a comprare i diritti dei restanti libri perché è davvero difficile trovare in giro dei gialli con un così alto tasso di assolutamente delirante e folle originalità.

 Finalmente sono riuscita a leggere il primo "Scandaloso omicidio a Istanbul", questo ancora in commercio ed edito da Sellerio.

  Un libro, se possibile, ancora più folle dell'altro, anche se l'altro aveva una trama gialla sviluppata in modo indubbiamente migliore.

 Tuttavia bisogna aver chiaro che non è per la trama che si leggono questi libri, ma per l'assoluta follia delle descrizioni e ambientazioni e soprattutto per lei, la debordante, luminosa, intelligente, incredibile protagonista.

 Non si pronuncia mai il nome di quest* hacker (ma non siamo ai livelli di fantascienza di Lisbeth Salander, è un hacker molto molto meno bravo) e gestore/trice di un famoso locale notturno lgbt dove passa mezza Istanbul nonostante i grandi proclami morali fatti di giorno.

Per la cronaca io immagino il/la protagonista come
Sutan Amrull aka Raja Gemini, vincitore della terza edizione
di RuPaul's Drag Race
 Bellissimo da uomo e bellissima da donna, ha come modello Audrey Hepburn e non si scompone mai in nessuna occasione, fosse un folle inseguimento stradale, un tentativo di rapimento o un serial killer in azione.

 All'occorrenza mena come un fabbro e si stende protettiva sulle ragazze del suo locale, una serie di assurdi personaggi che cercano tutti a modo loro di essere felici.

 In "Scandaloso omicidio a Istanbul" tutto parte dall'omicidio di una di loro, Buse, che viene assassinata, probabilmente, per aver confessato la lunga relazione avuta con un uomo potente.
 Può questo crimine rimanere impunito anche a costo di ficcarsi in un guaio di proporzioni gigagalattiche?

 Scintillante, esagerato, opulento, queer, manda glitter solo a leggerlo.

 Uno di quei libri che si legge per il piacere della scrittura e non per scoprire un colpevole, la cui esistenza, vi accorgerete ad un certo punto, diventa tutto sommato secondaria.
 In sostanza: se cercate un giallo-giallo non fa per voi, ma se cercate un bel libro molto gorgeous assolutamente sì gioie belle!


THE END OF THE FUCKING WORLD di Charles Forsman 001 edizioni:

 Ne parlano TUTTI.

  O meglio, tutti parlano della serie tv che sta andando in onda (si dice in onda anche se è su pc? Boh) su Netflix. Io non la vedrò proprio perché ho letto il fumetto e so che è tipo una mazzata sulla collottola mentre tu te ne stai pacifico a camminare per strada per i fatti tuoi.

 Poiché è edito dalla mia stessa casa editrice(la gloriosa 001 edizioni) lo avevo letto in anteprima alla fiera di Treviso, quando ho passato una giornata nel gelo assoluto con la sola compagnia di un giovane standista che ogni tot andava a proporre la sua aspirante graphic sulla guerra di trincea tra veneto e friuli durante la prima guerra mondiale.

 Il libro si legge in pochissimo, scorre con una velocità quasi inopportuna che amplifica la follia e la crudeltà della storia.

 I protagonisti sono due adolescenti, lui, completamente sociopatico e con un velo di crudeltà che riversa su animali innocenti e anche su sé stesso (ha una mano con delle dita amputate dopo averla infilata, senza motivo, nel tritarifiuti, cosa che, se ho visto bene dai trailer non c'è nella serie), lei è una di quelle carine e un po' fuori che, per motivi inspiegabili se non uno sprezzo del pericolo misto a mancanza di spirito di conservazione, si innamora abbastanza follemente di lui.

 I due iniziano un viaggio on the road nel quale succedono cose a caso. 
 Non è mancanza di trama, ma una volontà precisa dell'autore: succedono cose a caso perché i due non hanno nessun piano e non vogliono averlo. Non hanno un'idea del pericolo, non hanno un'idea precisa della parola, sembra che vaghino privi di qualsiasi codice morale, privi di una reale idea di futuro.

 Tutto esiste solo nel momento in cui accade.

 Non c'è un senso della premeditazione prima, non c'è un senso delle conseguenze dopo.

 La scusa, da un certo punto di vista, è la solita: gli adulti fanno schifo, fuck agli adulti.
 Il sistema ti fotte, fotti il sistema.

 L'ho sempre trovata una stupidaggine perché il sistema non si lascia certo fottere da te, sei solo te che soccombi.
 Il sistema va colpito lì dove è debole e con ampia premeditazione, altrimenti diventi solo carne da macello, ma capisco che a 16 anni non è che questa cosa sia chiarissima (per la maggior parte delle persone non lo è neanche a 50).

 Infatti è quel che succede ai due giovanissimi amanti in fuga che alcune recensioni hanno paragonato a Thelma e Louise, con la differenza che Thelma e Louise partivano perché sapevano di non poter più tornare.
 Come diceva la poesia avevano bruciato le navi alle loro spalle.
 I due ragazzini le bruciano non subito, ma ad un certo punto, con quel misto di noncuranza e reale consapevolezza delle proprie azioni.

 Ricordano un po' i ragazzini che compiono atti terribili e, dopo l'interrogatorio di polizia o carabinieri, chiedono "Ok, ho fatto, posso andare a casa?" dimostrando uno scollamento totale dalla realtà, una mancanza totale di empatia, un'incapacità di leggere e sentire il mondo che li circonda.

 Gli adulti non sono meglio di loro, ma non riesco a sposare la concezione che "hai fatto schifo prima di me, quindi farò schifo dopo di te e allora stiamo pari".

 Bisogna sopravvivere alla propria adolescenza nonostante qualcuno ti ficchi la testa a forza sott'acqua a tutti i costi.
  Ma certo, se parti col presupposto di non volerlo fare, allora è tutta un'altra storia, quella raccontata, benissimo, in questo chirurgico fumetto dal tratto scarno, veloce, senza sfondi.
 Il mondo non esiste quando non sai vederlo.

venerdì 8 settembre 2017

Piccole recensioni tra amici! Come sono andate le letture dell'estate? Tra Turchia, Stati Uniti, Islanda e Langhe, non tutte bene, ma qualche perla, (da segnalare ad Almodovar) c'è.

 Ordunque, con la fine della prossima settimana (quindi tra una decina di giorni) dovrei tornare attiva a pieno ritmo sul blog. 


 Per attiva intendo che finalmente potrò di nuovo concentrarmi su quei bei post ciccioni e pieni di proposte spero interessanti che però richiedono un tempo che per ora è completamente assorbito dal rush finale per il secondo tragico librazzo della seconda tragica giovane libraia.

 Approfitto di questi giorni per post più in stile piccole recensioni tra amici in cui recuperare un po' di recensioni perdute nei mesi scorsi, a partire dai libri letti durante le vacanze portoghesi (delle quali è in preparazione un poliposo fumetto che non vedo l'ora di postare).

 Ecco quindi dopo il libro di King una carrellata di recensioni dalle quali rimane fuori Camilla Lackberg la mysteriosa svedese della quale, finalmente, anche io quest'estate ho capito il segreto.


Bando alle ciance e facciamo parlare i libri! Let's go!



IL BALLO DEGLI AMANTI PERDUTI di Gianni Farinetti ed. Marsilio:

Vari lettori e colleghi mi avevano straconsigliato Farinetti, in parte, penso, perché ho scoperto che il protagonista è gay (motivo per cui suppongo, questa saga non verrà mai convertita in un telefilm), tuttavia temo (spero) di aver iniziato dal libro sbagliato.

 Un libro che verso pagina 80, dopo un'infinita, infinita, noiosa, noiosa, carrellata di simpatici personaggi macchiettistici della provincia piemontese, ho deciso di chiudere e neanche la permanenza in Portogallo, lontana da altri libri, mi ha convinto a riaprire.

 Io capisco che sicuramente i tomi precedenti prima mi avrebbero reso apprezzabili le gag coi muratori rumeni e le loro mogli e tutti i simpatici caratteristi di buon cuore del placido paesello delle Langhe dove Sebastiano Guarienti, sceneggiatore romano in fuga dalla città ha trovato il suo ben retiro.

 Tuttavia è davvero noiosissima come entrata, soprattutto per un giallo. Non è possibile non intravedere una vaga tensione per sterminate pagine e e non si può e non si deve impostare un libro solo per i fan della serie che della serie sanno vita morte e miracoli. O almeno, questo è quello che penso io.

 Di solito mi capita quasi sempre di cominciare saghe o serie di gialli da un punto imprecisato, in parte per caso, in parte perché io detesto leggere in ordine (non riesco a leggere in ordine neanche le raccolte di racconti) e, certo, quando comincio a collezionarne un po', inizio a unire i puntini e squarci di luce si aprono laddove prima c'era solo tenebra.

 In realtà però è una cosa che apprezzo perché mi dà la stessa sensazione di quando conosco qualcuno: non so niente di lui, lo becco in un momento imprecisato della sua vita e devo ricostruirne il passato pian piano.

 Ci sono poi le serie, come questa, che peccano di "Ma tanto mi stai leggendo già dai tre libri precedenti e posso perdermi in facezie". No.


GLI ASSASSINI DEL PROFETA di Mehmet Murat Somer ed. Bompiani:

 Strano, stranissimo giallo che, in verità, a stento definirei un giallo.

Praticamente è come se Almodovar avesse deciso di scrivere una crime story ambientandola in Turchia  e, anzi, secondo me, se Almodovar conoscesse questo libro lo opzionerebbe seduta stante per un film, e non solo perché la protagonista è una donna transgender.

 La storia è quella di un'innominata (nel senso che non rivela mai il suo nome) programmatrice informatica con propaggini hacker che, al contempo, possiede e gestisce un famoso locale notturno lgbt (oddio, sulla presenza della L non ci metterei la mano sul fuoco).

 La trama prende le mosse dalla morte di una serie di ragazze transgender del suo giro, alcune dedite alla prostituzione, altre no, che curiosamente sono accomunate tutte dall'avere i nomi dei sacri profeti.

 Balena quindi alla mente dell'innominata informatica, assai simile, pare ad Audrey Hepburn, la possibilità che ci sia in giro un serial killer, così,  con l'aiuto di una sua amica, famosa drag queen, di un suo amico d'infanzia poliziotto e di una serie di assurdi personaggi (tra i quali un hacker paraplegico, omosessuale represso, fanatico religioso, sì avete letto bene) inizia a indagare.

 Dunque, la trama gialla non è un granché, nel senso, è davvero poca cosa, non c'è intreccio.
 Ma in realtà la trama gialla è solo una scusa per una storia ambientata in un mondo che onestamente non credevo potesse esistere in Turchia (e non voglio pensare come se la passa con Erdogan al momento) e che, lo riconosco, il pianeta doveva conoscere. 

Perché è davvero troppo favolosoh!

 Nell'overdose di gialli che attanaglia l'editoria, spesso si finisce per scegliere la storia col protagonista strano, ambientata chissà dove e con trame contortissime (che raramente finiscono poi per mantenere quel che hanno promesso).

 In base a quel che vi ho scritto, rischiate di pensare che anche questo segua la regola e invece no. E' una storia divertente e spigliata che non sembra studiata a tavolino per vendere, anzi.
 Dà l'idea che lo scrittore si sia divertito molto a scriverla, incurante di tutto ciò che non fosse il suo autentico divertimento, privandola di quella furbizia che molte volte rovina opere potenzialmente assai migliori

 Bella la scrittura, piena di ritmo, mai artificiosa, fatta per divertire.
 Spero che qualcuno ne mandi una copia ad Almodovar. Magari ricomincerebbe a fare quei film folli, ma pieni di vita dei primi tempi e mollerebbe i melodrammi con la Cruz protagonista.


 LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI di Lucia Berlin, Bollati Boringhieri:

Minimalismo. Memoir. Vita complicata. Stati Uniti e parecchio Messico.

 Non ho capito bene cosa dovesse stravolgermi di questi racconti. Non nego che Lucia Berlin sia bravissima a scrivere, ma non capisco bene perché dovrebbe interessarmi quello che scrive.
 Non fa che descrivere, tranne brevi momenti, la sua vita costellata da matrimoni falliti, alcolismo, figli, famiglia che non la comprende e lavoro.

 Visto che la Berlin, nonostante il fallimento perpetuo, è ben lungi da essere "Stoner", mi sfugge cosa avrei dovuto vederci dietro questo memoir.

 Mi ha arricchito? No. Mi ha raccontato qualcosa in più? No. Mi ha fatto vivere un'emozione? No. Mi sono rivista in lei? No. Non riesco a trovare un motivo.

 Non basta saper scrivere, bisognerebbe anche saper dire qualcosa oltre sé stessi, ne aveva anche le capacità peraltro.

 Tuttavia temo che questa mia recensione sia tipo ustione per gli occhi per tutti  coloro che idolatrano il minimalismo americano alla Carver. 

 E infatti ammetto che questo sta diventando uno scoglio non sormontabile.

  Detesto queste storie brevi e molto, troppo personali, troppo "questa vita è così piccola, ma allo stesso tempo così grande".

 Le detesto soprattutto perché ambientate in un paese che ritengo incredibilmente egoista e che non riesce a ispirarmi compassione o empatia.

 Ho un problema con l'America temo. Leggo i racconti e li trovo tutti, troppo spesso, dei lunghi resoconti di qualcuno che è solo molto viziato.

 Forse non a caso l'unico racconto di questa raccolta che mi sia davvero piaciuto non ha l'alter ego della Berlin come protagonista, ma una giovanissima immigrata clandestina sudamericana che si trova perduta in un'America troppo crudele.

 Quello che vedono gli altri, non è quello che vive lei, e poichè nessuno sa sfondare né è interessato a sfondare il muro, finisce in tragedia. Una tragedia non inevitabile, come forse lo sono gran parte delle tragedie di questo mondo, se la smettessimo di farci solo gli affari nostri.

Ps. Devo dire che l'accostamento ad Alice Munro mi avrebbe dovuto mettere in guardia.


LA SIGNORA IN VERDE di Arnaldur Indridason ed. Tea:

Non conoscevo Indriasson e, dopo averlo conosciuto, credo di non aver voglia di vivere in Islanda.

 "La signora in verde" parte dalla stessa idea di base di uno dei primi libri di Montalbano, "Il cane di terracotta": un vecchio delitto del passato torna alla luce sotto forma di uno scheletro trovato in un cantiere.

  Chi era quello scheletro decine di anni prima? E perché si trova lì? C'entra forse una misteriosa signora in verde che si aggira, di tanto in tanto, vicino ai capannoni?

 Mi piacciono molto le storie che si sviluppano su due piani temporali e raccontano delle lunghe vite che finiscono per annodarsi in un modo che, infine, risulta fatale.
 Le preferisco di gran lunga alle storie che mostrano il male che ha come sola causa il male stesso (cosa che non dubito esista, semplicemente mi inquieta troppo leggere).

 Potendo scegliere, preferisco qualcosa che posso decifrare a qualcosa che può solo terrorizzarmi.

 "La signora in verde" si legge benissimo, d'un sorso, come si suol dire.

 L'unica pecca è la vita del commissario che non augurerei neanche al mio peggior nemico: ex moglie che a distanza di 20 ancora lo odia ferocemente, figlia drogata incinta male, figlio che lo ignora e una serie di rapporti umani di contorno che forse dovrebbero rendere il tutto molto hard boiled, ma finiscono solo per essere un eccessivo ammasso di sfiga.

 Ah, devo dire che non ho trovato molto credibile il senso degli archeologi islandesi per le indagini, ma vabbeh, un espediente per prendere tempo dovevano pur trovarlo.
 Leggerò gli altri comunque, gran bel giallo.

Voi ne avete letto qualcuno? Cosa ne pensate? Mi maledite perché in realtà Farinetti è un genio e non riesco a comprendere il genio della Berlin?

sabato 5 agosto 2017

Le mie letture estive! Le vacanze sono alle porte: cosa mi accompagnerà in spiaggia? Ucronie, racconti e tanti gialli tra Islanda, Turchia, Italia e Svezia.

 Per chi, come me, vede il capodanno a settembre, siamo agli sgoccioli di questo lungo anno.


 Ancora pochi giorni e finalmente il Portugal mi riaccoglierà tra le sue braccia colme di pastel de nata.


 Quest'anno ho saltato il post sui libri che leggerà il vostro vicino di ombrellone (ma sono certa che saprete meglio di me, che statisticamente beccherete almeno uno che avrà per le mani o il libro di Cognetti o quello di Renzi), ma mi spiaceva saltare quello sulle mie letture estive.


 Come spero di riempire, oltre che di sonno, le mie giornate marine portoghesi?

 Ecco i libri prescelti!


"GLI ASSASSINI DEL PROFETA" di Mehmet Marat Somer:

Sono un po' di anni che corteggio il suo primo libro, "Scandaloso omicidio a Istanbul" in cui Somer racconta una capitale turca sotterranea, quella dei locali lgbt, principalmente T, talmente T (per i profani delle sigle, la T sta per transgender) che la stessa protagonista lo è.

 Di giorno hacker, di notte proprietaria di un locale notturno, si trova a indagare sulla morte di una delle sue dipendenti. Chi è stato? E perchè?
 In biblioteca ho trovato un suo secondo romanzo che a lavoro non avevo mai visto: "Gli assassini del profeta".

 Sempre la stessa protagonista e sempre un assassino che uccide ragazze transgender. Riuscirà la nostra eroina a salvarsi?

 Promette benissimo e ha tutte le qualità per piacermi: follia, un personaggio principale non scontato, componente lgbt, una certa paventata dose di ironia (speriamo mantenga) e un'ambientazione esotica.
 Unica pecca: sembra troppo troppo breve.


"LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI" di Lucia Berlin:

 Questo inverno ho letto meraviglie di questa scrittrice americana di chiare origini italiane.

 Racconti fantastrabiliosi, scritti magnificamente, di un'autrice morta quasi dimenticata e ora riscoperta. 
 Non so perché, ma queste storie di rivalsa post-mortem mi mettono sempre sul chivalà.

  Era davvero un caso o ci hanno montato un caso?

 Non ha aiutato il fatto che fosse piaciuta spasmodicamente a persone con cui su Anobii avrei una compatibilità di lettura dello 0% e che troppa gente me la paragonasse a Flannery O'Connor che, per carità, lo so, genio genio, ma rappresenta tutta l'insondabile noia che ai miei occhi caratterizza gli scrittori americani.

 In biblioteca se ne stava in bella mostra, invitante, a dirmi: "Questa estate non vorrai davvero leggere SOLO gialli?? Hai del senso del dovere tu".

 E così entra nella mia valigia come rappresentante del mio personale senso del dovere da lettrice. Speriamo diventi anche altro.


"22/11/'63" di Stephen King:

 Sono ormai due anni che, a più riprese, tento di leggere questo libro. L'ho preso tante di quelle volte in biblioteca che ormai dovrei tenermelo per usocapione.

 E' un'ucronia che parte da un fatto storico che mi ha sempre affascinato: l'uccisione di Kennedy.
 Non mi affascina tanto il mistero dietro (ossia, il: chi fu? Perchè?), quanto l'impatto profondo che ebbe sulla società americana già sull'orlo di una crisi di nervi per la forzata restaurazione sociale post seconda guerra mondiale.

 Il libro di King, che parla di un uomo in grado di tornare nel passato, esattamente durante quei giorni, e di deviare il corso della storia, sembra quindi perfetto per indagare questa sorta di trauma generazionale di una nazione.

 Eppure, ogni volta, dopo 100 pagine, mi blocco e mi metto a leggere altro. La cosa rognosa è che so benissimo che ancora poche decine di pagine e poi tutto diventerà di certo appassionante e coinvolgente, ma niet, faccio scadere il mese di prestito e mi tocca riportarlo in biblioteca.

 Stavolta, complice anche l'overdose di "Mad Men" a cui mi sto sottoponendo durante il disegno del nuovo libro, voglio davvero entrare nell'atmosfera anni '60 e capire.
 Ce la farò?


"LA PRINCIPESSA DI GHIACCIO" di Camilla Lackberg:

 Ogni estate mi prefiggo di leggere almeno uno degli autori di gialli più venduti in libreria. 
 Per la serie: voglio capire.

 Mi riesce difficile dare la stessa possibilità ai romanzi, ma con i gialli sono sempre più bendisposta e, devo dire, raramente rimango delusa. Perciò dopo aver avuto l'estate di Qiu Xiaolong (bello), quella di Chandler (bello), quella di Markaris (insomma) e altri gialli sfusi, stavolta ho voluto dare una possibilità a quella che è stata definita la regina del giallo nordico: Camilla Lackberg.

 Ho letto molte opinioni discordanti su di lei, alcuni la ritengono esageratamente brava e altri esageratamente sopravvalutata.
 Chi avrà ragione?


"IL BALLO DEGLI AMANTI PERDUTI" di Gianni Farinetti e "LA SIGNORA IN VERDE" di Araldur Indriasson:

 Per rimpolpare il mio carnet di gialli sono stata circa 40 minuti davanti alla sezione dedicata della biblioteca.

  Pur avendo combattuto con un signore che ostinatamente si metteva davanti a tuuuuutti gli scaffali dove mi spostavo (spero almeno nel terrore che gli portassi via qualche perla e non per pura malvagità), sono infine riuscita ad avere il mio bottino.

 Non è stato facile perché avevo l'ansia continua del "E se poi te ne penti e sei in Portogallo dove non troverai un libro in italiano manco se preghi in sanscrito?".

 Infine la scelta è caduta su Farinetti, che da mesi, alcuni lettori mi consigliano su fb e su Arnaldur Indridasson che insomma voglio proprio capire che tipo di delitti possono esserci su un'isola quasi del tutto inabitabile che conta 300.000 persone.
 Speriam bene!

 Ecco, l'elenco del mio fausto bottino è terminato. Spero di non rimanere delusa e di dormire presto felice e contenta su una bella spiaggia con un libro addosso.
 Vacanze vi bramo!!
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