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martedì 23 maggio 2017

Piccole recensioni tra amici! "Sabine", "Babyji" e "Residenza Arcadia", pessimi vampiri francesi, ragazzine indiane e indifesi e terribili vecchietti.

Per l'ennesima volta scrivo il post il giorno di un attentato, peraltro un attentato a dir poco vigliacco. 
 Non che gli attentati solitamente non lo siano per definizione, ma fare strage di ragazzine e bambini è davvero l'apice della vigliaccheria.

 Come tutte le volte precedenti, dopo lo sconcerto, viene sempre la stessa domanda: che cos'è che possiamo fare?
 E la risposta, almeno per me, è sempre la stessa, ossia continuare come se nulla fosse.
 E non perché non è accaduto niente, perché, come al solito, se penseremo che allora, forse dovremmo veramente modificare le nostre abitudini, allora avremo perso davvero.

 Se i nostri genitori e i nostri nonni hanno affrontato la guerra e gli anni di piombo, mi ripeto (e ripeto) ogni volta, allora anche noi, immagino, riusciremo a farcela, restando sempre umani a resistere, resistere, resistere.

 Perciò oggi, come tutte le altre volte che c'è stato un attentato, ho comunque scritto un post, come se fosse una giornata come le altre e non perché lo sia, ma perché è quello che deve essere fatto.

Curiosamente, i due libri dei tre libri che recensisco oggi hanno per protagoniste due adolescenti, una ragazza inglese negli anni '50 in Francia e un'intraprendente ragazza indiana contemporanea. Uno è un bel libro, l'altro no. Il terzo, invece, è una graphic.

Forza e coraggio! Si comincia!

SABINE di A.P. Neri Pozza ed.: 

 Lo avevo adocchiato quando ero uscito, ma già allora avevo letto recensioni poco lusinghiere e così avevo lasciato perdere. 
 Tuttavia, la scorsa settimana, cercando un regalo di compleanno (che poi non ho trovato), l'ho recuperato all'usato in ottime condizioni e ho deciso di fidarmi di questa storia "di un amore proibito nella Francia degli anni '50" (cit.) con in copertina una di quelle sane illustrazioni dei pulp lesbici dell'epoca.
 Lo dico subito: è pessimo. Molteplici sono i motivi.

 Nella mia ingenuità l'ho scusato fino ai due terzi delle pagine, convinta che si trattasse di un libro come "Olivia" della Strachey, ossia un documento dell'epoca che fu.

 Quindi insomma ci poteva stare che fosse superato e scritto alla carlona: dopotutto quello che era davvero interessante era il suo valore come documento storico. Quando, verso pagina 150, ho cercato informazioni su internet scoprendo che è un'opera contemporanea, mi è preso un colpo.

Dunque, siamo nella campagna francese degli anni '50, si inizia a respirare aria rivoluzionaria, ma per il momento, il massimo della vita rimangono gli esistenzialisti francesi capitanati da Sartre e la de Beauvoir.
 Viola è una ricca donzella inglese mandata dal padre a studiare in Francia in questo curioso collegio misto. Ci sono infatti ben 5 alunni, 4 femmine e 1 maschio (che, mi pare di aver intuito, noi dovessimo intuire fosse gay), reclusi in un maniero francese a imparare un po' niente.
 Veglia su di loro la direttrice Aimee, che, come specie di maitresse, porta gli sventurati giovani a balli molto spinti che si delizia di guardare con lussuria.

 Un giorno arriva nel maniero Sabine, la nuova insegnante, una studentessa di medicina provvista, dobbiamo supporre, ha qualche tendenza lesbica avendo "qualcosa di mascolino" e Viola se ne innamora perdutamente. La cosa abbastanza grave è (oltre alla pessima scrittura e alla mancanza di senso del ridicolo) che la promessa storia d'amore proibita in realtà non c'è.

 A.P., chiunque esso sia (perché non ha neanche avuto il coraggio di firmarsi), ci dice vagamente che sono state felici per tre mesi e che non c'è stata penetrazione di alcun tipo (cosa che avremmo anche potuto ignorare visto che non viene descritto neanche mezzo bacio), poi, durante un ballo in maschera, Sabine cade tra le braccia di Roland, il figlio di Aimee, curiosamente vestito da Ofelia.

 Da quel momento in poi Sabine si interessa a Roland gettando Viola nella più cupa disperazione.
 In contemporanea però Sabine inizia a diventare anemica, e, per motivi discretamente inspiegabili, i genitori dei cinque collegiali si preoccupano per un'eventuale "epidemia", ritirando i figli dalla scuola.
 Viola si fissa allora con l'idea che in realtà Roland sia un vampiro e che Sabine sia diventata sua succube (cosa che spiegherebbe sia l'anemia, sia l'improvviso cambio di orientamento sessuale).

 Mentre tu sei lì che pensi a quanto sia delirante l'adolescenza, A.P. decide di stupirti e di trasformare una stramba storia di lesbismo in collegio in un racconto di vampiri. Inizia quindi a seminare il dubbio e poi la certezza che, effettivamente, Viola abbia ragione.

 Non vi racconto il finale anche perché, onestamente, non l'ho neanche capito. Statene alla larga.


BABYJI di Abha Dawesar ed. Feltrinelli:

 Per vari anni ho girato, un po' incerta, attorno a questo libro, nonostante avesse tutte le caratteristiche per piacermi, compresa la collana (anche se fa parte di quel brevissimo periodo in cui i Canguri Feltrinelli avevano quella specie di insensato bollino al centro che deturpava la copertina).
 Avevo l'impressione che non mi sarebbe piaciuto, poi anche in questo caso l'ho trovato all'usato ad appena tre euro e ho deciso di dargli una possibilità.

 Mi sbagliavo grandemente. E' un ottimo libro, scritto bene, con grazia e ha come protagonista un'intelligentissima ragazzina dalle idee molto chiare ed estremamente determinata.

 La storia è quella di Babyji, (che in realtà è il suo soprannome affettuoso, ma mi sembra che non venga chiamata mai col suo vero nome), sedicenne appartenente a una delle caste indiane più elevate nonostante la sua famiglia non sia particolarmente benestante.

 Frequenta un liceo privato e i suoi progetti per il futuro sono: non sposarsi e diventare astrofisica.
 Bisogna dire che i genitori sono ben felici che lei studi (anzi, vorrebbero diventasse ingegnera perché guadagnerebbe più soldi), inoltre sono molto presenti e ha con loro un ottimo rapporto.

 La parte del conflitto con le figure genitoriali è quindi completamente assente, anche perché Babyji, da ragazza intelligente quale è, sa benissimo che l'unico modo per fare quello che le pare è fingersi una studentessa e figlia modello. 

 Fingersi perché a sedici anni scopre di essere una latin lover e intreccia ben tre relazioni in contemporanee: con India, una quarantenne sofisticata, con la sua nuova domestica (che contribuirà a istruire e a salvare da un marito molesto) e con una sua compagna di classe.

 Nessuna delle tre però, nonostante i suoi sforzi, si rivela una relazione paritaria o degna di una vera storia d'amore: la compagna di classe vuole solo giocare e sperimentare, la domestica è talmente grata che per lei si darebbe anche in pasto ai leoni e India sa benissimo da sola che vent'anni di differenza, a quell'età, possono esser troppi (non è una signora Macron).

 Nel frattempo altri personaggi si animano intorno alla bella Babyji: il padre del suo migliore amico. un irascibile compagno di classe di casta inferiore che per qualche inspiegabile motivo (ho immaginato una sorta di specchio nel quale Babyji si vede riflessa) aiuta sempre e il figlioletto di India.

 Non ci sono drammi, ma la precisissima fotografia dell'anno che tutti abbiamo avuto: l'anno in cui tutto cambiò e diventammo adulti. 

 Quello che rende davvero particolare Babyji rispetto ai protagonisti di quasi tutti i romanzi di formazione è l'intelligenza che riesce, incredibilmente, a preservare in lei quella sorta di meraviglia verso il mondo.
 Nessun adulto riesce a schiacciarla, nessun coetaneo a farla sentire meno di quel che è. Lei va avanti dritta per la sua strada e di sicuro il mondo sarà suo.


RESIDENZA ARCADIA di Daniel Cuello ed. Bao Publishing:

 Su fb seguo vari autori di fumetti e, devo dire, che Daniel Cuello è uno di quelli che preferisco. 

 Mi piace il tratto e mi rivedo in molte vignette (già che ci sono rivelo che anche gli altri miei preferiti: Lorenza Di Sepio, Stefano Tartarotti e Odde), soprattutto quelle in cui si dispera per la malvagità che circola sul web.

 "Residenza Arcadia" è la sua prima graphic, dopo varie opere di altro genere e, secondo me, Cuello ha avuto la grande intelligenza di puntare sul suo pezzo forte: gli anziani.

 Non ci sono molte graphic che abbiano come protagonisti assoluti degli anziani, quella più famosa forse è "Rughe" di Paco Roca (meravigliosa, COMPRATELA), anche perché ci vuole, oltre che una mano felice, anche una sensibilità felice per affrontare quest'età della vita.

 Gli anziani di Cuello sono intrattabili e molesti, bruschi e despotici, ma al contempo teneri e, soprattutto, indifesi.

 "Residenza Arcadia" si svolge tutto all'interno di un condominio, fuori c'è una sorta di regime militare in stile Sudamerica (anche Cuello è sudamericano anche se vive in Italia da anni), perennemente alla ricerca degli ultimi dissidenti da stanare.

  Dentro il condominio varie famiglie convivono, loro malgrado, incontrandosi e scontrandosi con quel mix di falsa cortesia e rabbia repressa che ben conosce chi ha sempre vissuto in palazzi in condivisione.

 Nel palazzo vivono, tra gli altri, due anziani, la signora Marta e il signor Attilio. 
 Entrambi soli con il loro animali, apparentemente abbandonati a loro stessi, scorbutici e combattivi. Tra loro sembra esserci stato qualcosa in passato ed è lì la terribile, struggente, chiave di questa graphic.

 Perché gli inquilini non vogliono la nuova famiglia che sta per trasferirsi? Perché la signora Marta è così furiosa? Chi era il signor Attilio?

 Cuello ha misura e soprattutto possiede quella compassione che serve a raccontare la vita di chi è quasi arrivato alla fine e fa i conti col proprio passato, arrabbiato e indifeso.

 Straconsigliato (e preparate i fazzoletti).
 Per un po' di pagine di anteprima potete andare al link.

lunedì 13 giugno 2016

Eravamo tutti Bataclan, perché non sono tutti Pulse? Una riflessione sulla strage di Orlando a base di omofobia e terrorismo. (In Appendice un Cose realmente avvenute! Lo giuro! Perché insomma, tocca pure ridere un po').

Ebbene.
 La vignetta di oggi era in realtà pronta per ieri, ma poi, come avrete visto e saputo se abitate su questa terra, è arrivata la terribile notizia della strage nel locale gay a Orlando in cui sono state uccise 50 persone per mano di una persona che ora stanno cercando di capire se fosse terrorista, omofoba o terrorista e omofoba.

 Mai come in questo caso mi pare che questa categorizzazione sia assolutamente senza senso. 

 Perché mai un terrorista e un omofobo che ammazza 50 persone dovrebbero avere una definizione diversa? Lo scopo degli omofobi non è forse lo stesso dei terroristi? Seminare il terrore? Incutere timore? Eliminare chi riteniamo non si conformi alla nostra moralità, ai nostri desideri o stile di vita?

 Durante le stragi di Parigi si scrisse in ogni dove che i terroristi volevano colpire il nostro modo di vivere: la libertà di uscire a mangiare in un ristorante etnico, di ascoltare un concerto metal, di andare a vedere il calcio allo stadio.
 In questo caso cosa c'è di differente? 
 Che invece di colpire una maggioranza di persone, questo tizio si sia concentrato su una minoranza che, in fondo, sta sulle scatole a tutti gli estremisti di tutte le religioni monoteiste (e anche a molta gente che non ha manco bisogno del paravento religioso)?
 Stamattina la mia bacheca di fb era piena di messaggi di cordoglio e solidarietà, ma anche di posizioni senza senso: "Ah, se i gay non si recludessero in locali tutti "per loro" non sarebbero un bersaglio facile (risulta che qualcuno abbia mai detto agli ebrei di non recludersi nelle sinagoghe o ai cattolici di non andare in Chiesa la domenica?)", "Ah, ma se fossero più discreti questo non accadrebbe, lo diciamo per loro."
 No, forse lo dite per voi, perché è sempre la storia che "Non sono io a essere razzista, siete voi che siete negri".

Disegno della fumettista Patrizia Mandanici (storica
disegnatrice di Legs Weaver)
http://patriziamandanici.blogspot.it/
 Il fatto che si cerchi di definire (a livello mediatico, poi ovvio che per le indagini questo abbia un peso anche per comprendere se questo tizio aveva agganci di vario genere ecc) se questo fosse un terrorista o un omofobo x la dice lunga su quello che sottilmente in sotto testo si pensa: se colpisce la maggioranza è terrorismo, se colpisce la minoranza è omofobia
 No, è sempre terrorismo, "solo" la motivazione è diversa.
 Anche noi meritavamo ci si dicesse come un sol uomo e una sola donna: "Non permetteremo ai terroristi di incidere sul modo in cui vogliamo vivere". 

Non c'è nessuna differenza tra il Bataclan e il Pulse. 

 Semmai la differenza sta nella diversa percezione dell'avvenimento: nel primo caso tutti si sentivano colpiti, nel secondo, vabbeh, è omofobia, non è proprio una cosa che mi riguarda, hanno pensato in tanti.

 E questo pensiero è il motivo per cui abbiamo dovuto aspettare anni una legge sulle Unioni Civili, per cui non esiste ancora una legge contro l'omofobia in Italia, per cui abbiamo dovuto sopportare mesi di incivili discussioni alla Camera, al Senato, a lavoro, sul tram, in famiglia, su leggi che avrebbero dovuto riguardare la nostra vita.

Ill. di Alessandro Baronciani
http://alessandrobaronciani.blogspot.it/
Quando si tratta di combattere per un diritto di una minoranza, la minoranza è sola.

 Quando la maggioranza capisce che il sistema democratico le conferisce il "privilegio" di decidere cosa farne della minoranza, allora la questione diventa di tutti.

 Finché il punto sarà "noi e loro" e non sarà "il mio diritto è anche un tuo diritto", "il mio dolore è anche il tuo dolore", stiamo pur certi che di Pulse ce ne saranno eccome.

Il problema non è solo l'omofobia, il problema più dilagante è l'indifferenza o il magico "non sono fatti miei". Finché il mondo non sarà un posto più giusto, sono sempre fatti di tutti, siamo sempre implicati.

 Come diceva De Andrè in una frase molto abusata: "Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti".

 Scusate lo sfogo, so già che tra una settimana mi pentirò anche di averlo scritto perché questo è un blog che parla di altro, chi capita qui merita francamente di avere due minuti di sollievo dal delirio generale e magari farsi una risata. 
 Vi lascio (direte voi in modo completamente insensato, ma insomma oggi  non ci stavo proprio che mi privassero pure della vignetta) con un Cose realmente avvenute! Lo giuro! proveniente direttamente dal delirio scolastico di questi giorni.
 Cose realmente avvenute! Lo giuro! "Devastazione"!



lunedì 27 gennaio 2014

Il cliente appassionato degli anni '60-'70! Nostalgico al ricordo e sfracassatamente pedagogico e/o giovane, invidioso ed enciclopedico? Tutto questo e anche di piùùù.

E' un po' di tempo invece che volevo parlare di una tipologia diffusa in libreria: il cliente appassionato degli anni '60-'70. Ciò che lo rende davvero speciale è che non è solo un cliente, ma una vera specie sociale. Si definisce tale infatti, colui (o colei ovviamente) che ha verso quello specifico periodo storico un'adorazione/venerazione/ricordo struggente/invidia ruggente e imposta le proprie letture, interventi e conversazioni al solo scopo di ricordartelo. 
Ne esistono due varianti:

1) Il cliente che gli anni '60-'70 se li è effettivamente fatti: 
Se non ha appeso la protesta al chiodo negli anni '80,
ancora guerreggia attivo, ma non è più come una volta.
Cristallizzato nel ricordo imperituro di un'irripetibile giovinezza, non fa che riandare alla memoria ai tempi in cui il Pci non era stato suicidato da Achille Occhetto, in cui ok c'erano la Dc e Andreotti, ma almeno quello sì che era un vero partito. Tempi in cui l'università era davvero maestra di vita, si discuteva e si apriva la mente, i giovani erano impegnati e non lassisti, gli operai erano una vera classe e quindi facevano la lotta di classe, la Fiat era a Torino, i cellerini facevano i cellerini e andare alle manifestazioni era davvero pericoloso, in cui ok, la lotta armata era da condannare, ma almeno c'erano degli ideali. 
 Tutti costoro hanno una storia da raccontare e sentono che DEVONO farlo perché le giovani generazioni finalmente si sveglino, prendano i forconi e diano alle fiamme qualche banca. Le stesse banche dove loro hanno attualmente un cc.

2) Il cliente che non c'era e si maledice per non esserci stato: 
Tipica espressione assunta dalla seconda variante
 quando incontra la strabordante prima: ansioso e ammirato.
Costui viaggia sui venti/trenta/ora anche quasi quarant'anni e non fa altro che ingozzarsi di film e letture su quei magggici anni, quasi potesse assorbire l'atmosfera che per uno sciocco errore del destino si è irrimediabilmente perso. Quelli che soffrono di più in genere sono coloro che all'epoca erano degli infanti e quando sono arrivati all'età giusta per guerreggiare si sono ritrovati in mezzo agli anni '80 tra Tony Manero e gli Yuppie. In genere ha una conoscenza praticamente enciclopedica del periodo: è in grado di recitare a memoria l'intera formazione delle brigate rosse e l'esatta sequenza dei governi democristiani che cadevano ogni tre per due. Si stupisce che tu libraio non conosca tali fondamentali basi e davanti alla tua ignoranza rimpiange ancora di non possedere una macchina del tempo pret à porter.

Ma cosa legge il cliente anni '60-'70?

AVEVAMO VENT'ANNI: 
C'è tutto un filone di libri in cui reduci del passato ci ricordano con occhi sbrilluccicanti quanto magici fossero stati quegli anni. Sorvolando sulle possibilità di memorie corrotte dal tempo, ciò che rende davvero insopportabile il cliente che ne fa uso, è la sua volontà pedagogica nei tuoi confronti. Egli ti identifica quale libraia giovane, ergo probabilmente disinteressata alla politica e dedita solo a dipingersi le unghie, ignara della storia d'Italia e intenta a passare i suoi pomeriggi con l'I-phone 5. Non sprecherebbe neanche il suo tempo, ma considerando che di sicuro in quanto libraia almeno leggi, si sente in dovere di tentare l'impossibile e renderti politicamente consapevole. Inizia perciò un intrecciarsi di ricordi (Ci alzavamo la mattina e l'università era un campo di battaglia!), recriminazioni (State perdendo  i diritti, noi avevamo fatto del nostro meglio per voi), considerazioni generazionali (Del resto ci sono delle generazioni storicamente passive) e generali (Il benessere Vi ha rovinati, non avete nulla per cui lottare). 
 Quando finalmente se ne va, promette di tornare a parlare con te che è stato tanto bello. Dio ce ne scampi e liberi.

LA BIBLIOGRAFIA DI SERGIO FLAMIGNI: 
 Questo ormai anzianissimo signore è stato lungamente uno degli storici avvocati (nonché deputati) del Pci. Grazie ad un archivio personale decisamente cospicuo ha sfornato una bibliografia enorme soprattutto riguardo al caso Moro, interamente edita dalla Kaos. E' la gioia di tutti quelli che cercano a posteriori di ricostruire in modo affannoso quanto accadde in quei tragici giorni del rapimento, pronti a sfornare la loro ineluttabile verità (in genere è sempre stato lo Stato).
Talvolta ho il sospetto che molti clienti abbiano a casa una sorta di plastico stile Bruno Vespa, in cui ricostruiscono con attenzione l'evento facendosi in tal modo quadrare ogni cosa: l'appartamento affittato dai servizi segreti, il nascondiglio forse sulle rive del lago di Bolsena e non al centro di Roma, i depistaggi, i comunicati delle Br, i titoli dei giornali che se annagrammati con la sequenza di Fibonacci possono dare la soluzione del caso. 
Un grande evergreen per i complottisti CIA/Br/Infiltrazioni dei servizi segreti.


MA L'AMOR MIO NON MUORE MAI:
 Filone diffuso tra i clienti giovani e invidiosi. Costoro prediligono i tomi in cui sono raccolte ristampe anastatiche, materiale d'archivio, inediti documenti del periodo e carte segrete della polizia.
 Anche qui immagino che ci sia un desiderio di immedesimazione estremo per il quale più conosci più riesci a calarti nel personaggio. Il cliente in questione ama chiedere libri stampati per un'unica volta negli anni '70 da una di quelle case editrici che nascevano e morivano dall'oggi al domani (come la mitica "Limenetimena") o da alcune contemporanee altrettanto introvabili (come "Sensibiliallefoglie") per poi lanciarsi in accorati appelli affinché tu con la tua saggezza libresca possa aiutarli. Poiché sei un'amica libraia della sua età, ti considera praticamente una compagna e ama intessere conversazioni sul valore intrinsecamente migliore degli scritti di Trovsky su quelli di Lenin. L'unico modo per toglierseli di torno è chiedergli se hanno letto qualcosa di Rosa Luxemburg. In quanto donna l'avranno sicuramente ignorata, ma per non ammetterlo diranno di avere un impegno improvviso allontanandosi con la loro sportina e i loro quindici ordini che non arriveranno mai.

CASI CONTROVERSI:
E' un po' un "testiamo che tipo di persona sei"  così ti faccio vedere che "persona sono io". Il cliente in questo caso vuole dimostrare una sua tesi, elaborata durante lunghe notti di studio, nonché testare quanta ingenuità ci sia nel mondo rivolgendoti domande trabocchetto a cui sarà ben felice di darti la vera risposta. Il casi principe sono: le stragi e il caso "Pinelli/Calabresi". Iniziano con lunghe circonvoluzioni che partono dall'ultimo libro divulgativo della Newton dall'inquietante titolo, per poi finire con la fatidica domanda: "Ma secondo te, Pinelli si è suicidato o l'hanno ucciso?".
 La successiva risposta determinerà il modo in cui passerai la successiva mezz'ora, se difendendo le tue convinzioni o elaborando un quadro storico credibile assieme al tizio che, non avendo nulla da fare, non ti molla. L'unica via di salvezza è la fuga in un'altra sezione.

L'ACERRIMO NEMICO DEL CLIENTE DEGLI ANNI '60-70: 
A metà tra il revisionista e il qualunquista è colui che ama i trucidi libri in cui si dice pane al pane e vino al vino. Non ci sono state cospirazioni, i comunisti e i fascisti erano uguali, Calabresi era un santo, Pinelli si è suicidato, Guido Rossa è stato ucciso dai suoi amici, questa gente che si ammazzava ti impediva di vivere decentemente piazzando bombe random. In genere hanno vissuto per sbaglio qualche evento storico che li ha traumatizzati a vita e ci tengono a raccontarti. Un giorno stavano camminando e hanno assistito ad una manifestazione terminata a manganellate, un loro cugino era stato cacciato da una riunione universitaria diventata collettivo improvvisamente, nel posto dove lavoravano da giovani un sindacalista si faceva palesemente gli affari suoi. Cose che non si dimenticano e determinano le convinzioni di una vita.

I FIGLI DI: 
Dovrebbe esserci una moratoria che dopo un po' impedisce ai figli di, di scrivere libri. Tutti i figli di qualcuno che ha avuto un ruolo negli anni '60-'70, hanno sentito il bisogno di raccontarci la loro storia. Il fatto che, storicamente e filologicamente, ci possano essere delle falle non solo storiche, ma anche di obiettività al riguardo, sfiora pochi. E', secondo me, ovvio che non ci si possa fare un'idea su quegli anni leggendo tali libri. Cosa vuoi che ti raccontino i figli di (non parlo solo degli uccisi, anche la figlia di Toni Negri ha scritto un libro "Con un piede impigliato nella storia")? Non solo nessuno può parlare male di suo padre o sua madre, ma soprattutto in caso di morte sopraggiunta, avrà quella sensazione di meraviglioso che si attribuisce sempre alle cose perdute irrimediabilmente. Genere molto amato dalle sciure, sempre pronte alle storie di vita vissuta e alla commozione, trova poca sponda (se non in casi eccezionali) nel filologico cliente anni '60-'70.

 Attendo ora il classico commento "Tutto vero, tutto giusto, grandi risate, PERO' se tu avessi davvero vissuto quei tempi sapresti che...". E' l'argomento principe di un'intera generazione che non lascia campare adeguatamente in pace quelle successive. Abbiamo capito è successo, è stato bello, c'erano condizioni storiche diverse, ora qual è il modo migliore di cambiare il mondo?
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