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martedì 21 ottobre 2014

Le cinque frasi pubblicitarie apposte sui libri che mi convincono a NON comprarli: nuovi Bukowski, fucilate alle spalle, pianti, lettori ignoti, komplotti medievali e troppi autori risorti.

Poiché tra le mie tante venture non ho ancora avuto quella di lavorare in una casa editrice (ma visti i tempi che corrono dubito seriamente che ce l'avrò mai, anche se la speranza è l'ultima a morire), francamente non so chi partorisca le frasi sempre uguali cosparse sui libri come glassa decorativa tra fascette, quarta di copertina e sottotitoletti. 

 Suppongo che sia opera di un qualche genio del marketing, ma non voglio distribuire colpe senza conoscerne esattamente i colpevoli, fatto sta che la piaga della frase a effetto smarmellata nel disperato tentativo di attirare la nostra deliziosa attenzione, è uno dei flagelli che colpisce maggiormente i libri, specie le saghe, specie le nuove uscite.

 Per far giustizia ai poveri libri privi di parola, ai lettori che si trovano persi in questa selva di consigli e strilli non richiesti, ecco che elencherò le 5 frasi pubblicitarie apposte sui libri che mi convincono a NON comprarli. Let's go!


UN PROTAGONISTA CHE SEMBRA USCITO DA UN ROMANZO DI JANE AUSTEN:
Pescato da gaialodovica.wordpress.com
Sarà che io ho un po' l'idea che va bene avere degli autori di riferimento, va benissimo (anzi è necessario) leggere tanto, ma scrivere cose solo ovviamente originali, ma questa è la classica frase che mi convince a non comprare un libro. Capisco la strategia dietro, è tipo l'algoritmo "se ti piace questo, allora ti piacerà anche questo" che ormai piazzano su qualsiasi sito che venda libri (e che crea abomini tipo Anne Rice consigliata con "Il libro dell'ammmmore di Bella ed Edward"), tuttavia il fatto che uno scrittore abbia rievocato le atmosfere, i personaggi, le trame e i sentimenti di Simenon, invece di rendermi bendisposta contribuisce a darmi la sensazione che l'autore:
A) Non abbia molta fantasia e tenti di buttarla in caciara scopiazzando un autore di sicuro successo con la scuola che si sta "ispirando" a lui.
B) Abbia scritto se non un libro su commissione, un libro da commissione. Ossia da piazzare sul mercato editoriale senza proporre niente di nuovo che fosse mai dopo decenni si inventi qualcosa.
 Sostanzialmente se mi voglio leggere Simenon, mi leggo direttamente Simenon, non qualcuno che ha inventato un personaggio grasso, intelligente, investigatore e parigino che in onore allo scrittore francese, viene chiamata Maigrette. 


IL NUOVO BUKOWSKI:
Il retro del romanzo di il Cile
 "Ho smesso tutto
 Questa è proprio la frase da "Prendiamo questo libro e lanciamolo dalla finestra". 
 Non c'è scrittore più risorto di Bukowski. Intendiamoci, tutti risorgono: è risorta la Austen tante volte, Stoker, è risorto Joyce, anche Hemingway, Salinger (risorgeva anche in vita lui), ma nessuno è mai uscito dalla tomba tante volte quanto Bukowski. Sembra proprio che questo scrittore in particolare debba avere per forza degli epigoni e che tali epigoni siano tutti la sua incarnazione precisa. 
 Già a me Bukowski non piace, propormi pure la sua scopiazzatura di "donne-sesso-nullafacenza-vino-decadenza" mi pare troppo. Anche perché, nel suo caso specifico, se il mix letale aveva funzionato era proprio in funzione della sua persona, dell'epoca, dello scandalo di quelle parole in quel determinato periodo. Non basta scrivere tante scene di sesso di uno che si gratta la pancia e pensa ai suoi conflitti col padre. 
 Che poi, guardi 'sti scrittori, in genere tutti giovani e maschi esordienti, e pensi che forse nella loro vita la massima trasgressione contro il sistema, sia stato fumarsi una canna alle superiori.

"E' SUPER FANTASTRABIOLOSO" BY UN LETTORE X DI AMAZON:
Epifanie emotive
Ecco questa è una cosa che NON sopporto.
 Qualcuno mi deve spiegare per quale motivo arcano io dovrei fidarmi della recensione di un anonimo pubblicata su Amazon o frequentemente su Goodreads. Voglio sapere che base scientifica è una frase x che potrebbe essere stata pronunciata da una serie di discutibili personaggi tra cui:
1) Amazon istesso, l'autore istesso, la madre dell'autore, il fratello, la sorella, la suocera, il figlio, il nipote, il suo editore. Quindi diciamo lievemente di parte
2) Un essere umano il cui libro preferito è "Cinquanta sfumature di grigio"
3) Qualcuno che vuole indurmi in inganno per farmi spendere male i mieisoldi, per spirito di burla, vendetta (aveva creduto anche lui ad una recensione farlocca), malvagità, esperimento sociale, tentativo di scrivere una tesi sull'influenza dei commenti online sulla variazione delle vendite.
 Inoltre, anche io leggo spesso le recensioni su Anobii, non è che non ascolti nessuno. Tuttavia ci sono recensioni articolate e recensioni di una riga che non vogliono dire nulla. Per ragioni di spazio ovviamente sulla fascetta o la quarta di copertina ci finiscono le seconde.
 Deve essere un'ulteriore variante di: "Potere al popolo, w la gggggente, abbasso gli intellettuali venduti e komplottisti ke ti fanno prendere solo i libri ke vogliono loro ke le case editrici li pagano per konsigliargli!1!"


UN LIBRO CHE FA BENE, FA MALE, FA PIANGERE, MA DI GIOIA:
"Un romanzo che fa male, e poi fa bene"
 'Sta cosa che un libro ci fa bene e male, caldo e freddo, ci crea un misto di emozioni, un arcobaleno di sensazione, una sarabanda di intuizione, un rimescolamento di farfalle nello stomaco, un'evocazione degli spettri del passato, fa piangere, ridere, gioire, addolorare, fa tutto insomma, mi dà un urto che è difficile descrivere. 
 Una si mette a leggere una sinossi e non capisce chi è il protagonista, cosa fa, di che patisce, se è una commedia, una tragedia, una saga familiare, un horror, fantascienza, perché, nel tentativo di attrarti, hanno solo infilato una serie invereconda di aggettivi iperbolici dietro l'altro.
 Quello è il momento in cui poggio il libro e addio. Innanzitutto come si dice, chi si loda si sbroda, se già mi dici che rimarrà il libro del mio cuore foreva, caro mio sei fuori strada, se mi imponi di pensare che sarai il capolavoro che riscriverà la letteratura, c'è qualcosa che proprio non va, infine 'sta mania che il libro deve farti bene o male all'anima, basta. 
 E' vero, i libri fanno bene o fanno male se sono scritti davvero bene, ma possono anche non far niente. Inoltre non è detto che la storia di un malato terminale di lebbra, vedovo sedici volte, perseguitato durante la shoah e col cuore infranto perché la sua amante è dispersa per la steppa russa, mi farà davvero piangere.
  Le lacrime non sono un metro di misura.
   Io non voglio accanirmi, anche perché stavolta, la Mazzantini non c'entra pienamente, ma leggete la quarta di copertina di "Splendore" e capirete a cosa mi riferisco:
 "[...]E ogni fase della vita rende più struggente la nostalgia per quelletà dello splendore che i due protagonisti, guerrieri con la lancia spezzata, attraversano insieme. La voce narrante del protagonista ha la limpidezza poetica, l’ingenua epicità dei grandi inetti della letteratura, s’impenna funambolica, s’immerge tragica e gioiosa nelle mille insenature di questo romanzo che è insieme classico e sperimentale. Un romanzo che non somiglia a nessun romanzo, perché una storia d’amore non somiglia a nessun’altra storia d’amore. Margaret Mazzantini ci affida un romanzo ipnotico, dotato di una luce che ti fucila alle spalle, che avanza con l’urgenza folle e anticonformista di un narratore che rivendica il diritto di trasformare la vergogna in bellezza. Il diritto della letteratura, quello di risvegliarci lasciandoci nello stupore di un fragoroso sogno."
Ecco, in genere io evito di farmi fucilare alle spalle. 

GLI ANACRONISMI:
Se passeggiate per la sezione di storia, delle biografie o della critica letteraria potrà capitarvi di sovente di ritrovarvi tra le mani un saggio di storia romana con un'orrida fascetta che grida vendetta: "I vizi perversi dei nostri perversissimi antenati: i decadenti romani", oppure "Orge, sangue, potere e delirio nell'antica Roma. Da qui è stata tratta la serie della HBO". 
 C'è la mania di attirare il lettore proponendo improponibili anacronismi che generalmente vedono:
1) I romani e i greci come dei pervertiti che quando non guerreggiavano facevano tanto sesso (che può pure essere vero, ma c'erano anche delle motivazioni antropologiche dietro).
2) I templari vittime del komplotto di quell'appartenente alla massoneria dei Rosacroce del club Bilderberg di Filippo il Bello.
3) Anna Bolena come Taylor di "Beautiful".
4) Il Rinascimento come la Factory di Andy Wharol.
 Altra vittima illustri, la filosofia.
 Mi ricordo quando durante le elezioni dell'anno scorso, improvvisamente Simone Weil assurse agli onori dell'olimpo grillino per aver pubblicato una settantina di anni prima, in piena seconda guerra mondiale "Manifesto per la soppressione dei partiti politici" (in originale era "Note su.." la parola manifesto non c'era.
  Idem De La Boetie, recentemente ripubblicato da Feltrinelli direttamente con la maschera di Anonymous sopra. 
 Poi dici che la ggggente fa confusione, già è propensa, se poi si contribuisce...


E voi quale frase trovate terribilmente urticante? Cosa vi porta a poggiare un libro prima di subito? Cosa vi istigherebbe a chiamare la casa editrice per gridare vendetta e scandalo? 
Scrivete scrivete scrivete!

Ps. Non ho messo "successo del passaparola" e "ha scalato le classifiche" perché quelle frasi non mi danno urto, non le considero proprio.



venerdì 17 ottobre 2014

Fatti misfatti contraffatti e curiosità sui Nobel per la letteratura: "Chi è Monsieur Modianò?", lo spionaggio da guerra Fredda, fantascienza bistrattata e dubbi pari merito.

 Con il dovuto ritardo arriva anche qui un bel post sul Nobel per la letteratura, che quest'anno l'accademia svedese ha pensato di dare a Patrick Modiano, autore francese misconosciuto che fa il paio con un altro suo illustre misconosciuto precedente, il sempre francese Le Clézio.
 Poiché non ho letto nulla di costui, difficilmente posso dire se la sua prosa fosse tale da meritarlo, tuttavia anche basandomi sui bei tempi andati, quando il nobel lo vincevano pezzi da novantamila, una sottile critica verrebbe a prescindere. E' vero, solo il tempo ci dirà se l'accademia svedese ha avuto le allucinazioni o una grandissima pensata, ma sono propensa a dubitare della loro buona fede da quando la mia prof di italiano delle superiori si stracciava le vesti con svariati decenni di ritardo per l'inopportuna, a suo dire, assegnazione di tale premio a Carducci.
 Era una cosa che proprio non poteva sopportare, considerava tale italico poeta sopravvalutato e minore e cercava di capare dalla sua produzione di pargolette mani, qualcosa che considerasse se non alto all'altezza del programma. Il suo mantra di tragedia era: "In Francia avevano Baudelaire e non Giosuè Carducci", come darle torto? 
 In suo onore, in onore al povero Modianò bistrattatò e al Nobel, ho deciso di stilare una breve lista di particolarità su questo illustre premio (che quest'anno speravo molto vivamente andasse almeno ad Umberto Eco).

PASTERNAK E LO SPIONAGGIO:
 Il premio assegnato a Boris Pasternak (da lui rifiutato su pressioni del governo sovietico), si basava sul suo unico romanzo "Il dottor Zivago". La travagliata storia editoriale dell'epopea russa è celebre. Dissidente, controllatissimo dalle autorità, Pasternak si convinse a consegnarne una copia a Sergio D'Angelo, redattore per Radio Mosca e conoscente di Giangiacomo Feltrinelli il quale lo pubblicò con la sua casa editrice dopo un acceso scambio epistolare in francese con l'autore.
 Il romanzo uscì quindi in traduzione italiana prima della sua lingua madre e fu immediatamente un successo. Il problema della lingua di pubblicazione si presentò però al momento dell'assegnazione del nobel le cui regole prevedono si possano premiare autori le cui opere siano state (giustamente) stampate anche nella lingua madre, cosa che difettava a Pasternak. Così si racconta che l'M16, venuto a conoscenza di un manoscritto clandestino in lingua russa dell'autore, in possesso di qualcuno su uno aereo in viaggio per Malta, ideò una deviazione e con l'inganno ne fotografò le pagine una ad una per poi recapitarle alla CIA. Fu quindi preparata un'edizione a stampa che si sperava potesse circolare anche oltre la cortina di ferro e che permise l'assegnazione del nobel.
 Ci fu, altra particolarità, un'illustre vittima di tale operazione: se non si fosse riusciti a recuperare il libro, il nobel sarebbe stato assegnato a Moravia (e si racconta che in realtà furono proprio le pressioni americane a impedire all'italiano di vincere).

NOBEL RIFIUTATI:
Oltre al povero Pasternak, ci fu un altro scrittore che rifiutò il Nobel. 
Si tratta di Jean-Paul Sartre, che nell'ottobre del 1964, vide assegnarsi il premio che declinò con una lettera educatissima, ma molto chiara. Secondo Sartre, tali onorificenze in vita, anche se molto onorevoli, specie se molto onorevoli, in qualche modo finivano per limitare il campo d'azione e di pensiero di uno scrittore, perché lo toglievano da una condizione di realtà finendo per trasformarlo in un'istituzione.
 Per gli stessi motivi Sartre rifiutò la Legione d'Onore e il posto all'Accademia di Francia. Aveva un carattere piuttosto fumino e non posso dimenticare che prima della guerra era ferocemente apolitico, ma c'è da dire che almeno dopo dimostrò una certa coerenza.

PARI MERITO:

Eyvid Johnson e Harry Martinson. Altro che parentele al
premio Strega
Ci sono stati ben quattro casi di assegnazione di nobel a pari merito.
 Nel 1904 toccò a: Frédéric Mistral e allo spagnolo José Echegaray.
 Il primo è un poeta francese che lavorò tutta la vita per la rivalutazione della cultura provenzale e fu l'unico nobel di lingua occitana a vincere il premio. Il secondo fu un drammaturgo e matematico spagnolo.
Nel 1917 ai nordici: Karl Adolph Gjellerup (danese) e a Henrik Pontoppidan (danese).
 Il primo, romantico considerato scarsamente nel suo paese, scrisse principalmente in lingua tedesca, il secondo fu un apprezzato esponente del naturalismo danese.
Nel 1966 a; Shmuel Yosef Agnon e Nelly Sachs.
 Fu un premio all'insegna dell'ebraismo.Il primo era infatti uno scrittore israeliano che, tra l'altro, rimane l'unico scrittore di lingua yiddish ad aver vinto. La seconda una poetessa ebrea tedesca, rifugiatasi in Svezia durante la seconda guerra mondiale, trauma che la accompagnò per tutta la vita e su cui concentrò i temi delle sue liriche.
Nel 1974 a Eyvid Johnson e Harry Martinson
Sono un caso un po' particolare perché attualmente in Italia farebbero gridare al conflitto d'interesse cosmico: entrambi erano infatti membri dell'accademia svedese. Erano entrambi svedesi e di umili origini, il primo figlio di minatori, il secondo orfano si fece marinaio giovanissimo e quando dovette rientrare per problemi di salute, in patria, si dedicò alla poesia. Da segnalare che Martinson scrisse un romanzo di fantascienza "Aniara" ispirato idealmente ai terrori dovuti alla guerra fredda.

IL PIU' VECCHIO E IL PIU' GIOVANE: 
L'età media dei premi nobel per la letteratura è piuttosto alta (tanto che da bambina avevo la curiosa credenza che il premio nobel portasse male: pochi anni dopo tutti i vincitori morivano): 64 anni per la precisione. 
 Il più giovane a vincere il premio fu Rudyard Kipling, l'autore de "Il libro della giungla" a 42 anni a seguito del grandissimo successo della sua opera, mentre la più vecchia fu Doris Lessing (che nel frattempo a confermare le mie credenze di bambina è morta), a 88 anni. 
La Lessing ha avuto un percorso piuttosto peculiare. I suoi romanzi e i suoi saggi attraversano diversi temi del XX secolo: le speranze comuniste, le delusioni rivoluzionarie, il femminismo, l'apartheid. Tuttavia dedicò parte delle sue energie ad un genere spesso bistrattato dall'alta letteratura: la fantascienza. 
 Tale ultima predilezione pare sia stata tra le motivazioni di un così lungo rinviare l'assegnazione del premio a questa autrice fantastica.

NOBEL POSTUMI: 
Nella storia del premio c'è stata solo un'assegnazione postuma, nel 1931, allo scrittore Erik Axel Karlfeldt.
 Il suo, a scanso di futuri cambiamenti, rimarrà un caso unico, poiché dal 1974 non è più possibile assegnare il premio a persone decedute (a meno che esse non siano morte in quel lasso di tempo che va dall'assegnazione del premio alla cerimonia di premiazione). 
 Il poeta svedese, figlio di contadini, che decise di cambiare il suo cognome originale per prendere le distanze dal padre delinquente, si elevò intellettualmente al punto da diventare bibliotecario della Biblioteca reale svedese e membro della stessa accademia svedese che assegnava i premi nobel e che cercò di appiopparglielo già nel 1918. Rifiutò per correttezza, ma non poté accettare o rifiutare il secondo, che arrivò nel 1931, quando era appena morto.

Voi avete altre curiosità su codesto nobile Nobel premio? Scrivete e rendetemi edotta!

giovedì 16 ottobre 2014

La sindrome di Frodo Baggins. Katherine Mansfield e il destino di Paul, protagonista di "Poco raccomandabile" in quella lotta incessante dell'anima contro la normalità.

Man mano che si invecchia nella vita indubbiamente non si diventa più saggi, ma molti fantasmi vengono al pettine.  
Per fantasmi intendo quell'idea che da bambino uno si fa del modo in cui la vita dovrebbe andare e nella totale perplessità che sopraggiunge quando, venti o trenta anni dopo, ci si accorge che per molti è andata così, ma non per te.
 In questi giorni mi è capitato di leggere due libri legati, nonostante le grandi differenze, da un sottile filo comune: la percezione della normalità.
 Nella mia mente l'immagine della vita totalmente normale rimane, non so per quale assurdo motivo, quella delle madri in coda fuori le mie scuole elementari, mentre mezzo paese si ferma tra scuola bus, vigili, nonni che fanno i vigili e decine di bambini vocianti. Da pargola mi ero fatta la mezza idea che il giorno in cui io sarei stata dall'altra parte della barricata (cioè non pupo, ma adulto in attesa del pupo), allora la mia vita sarebbe stata totalmente incanalata. Considerando che non ho mai avuto la grande aspirazione di sposarmi né tanto meno di avere figli è una cosa che difficilmente avrebbe potuto verificarsi e infatti, finora, non si è verificata.
 Questo anelito ad una sorta di normalità vagheggiata mi è venuto in mente mentre ieri sfogliavo due libri che apparentemente in comune avevano poco e niente.
  Si trattava di "Breve vita Katherine Mansfield" di Pietro Citati, un libretto piccolo e leggero, adattissimo ad un piccolo tragitto, fresco di riedizione con l'Adelphi e della graphic novel "Poco raccomandabile" della bravissima,.... ed. Cononino press-Fandango.
 Il titolo è lievemente ingannatore perché non descrive la vita di questa scrittrice che morì giovanissima di tisi e che tutti i suoi biografi continuano a descrivere come ardente e profondamente appassionata. Piuttosto parla dei moti dell'animo di una donna inquieta per molti motivi diversi: un'intelligenza profonda, un amore morboso per la vita, una sessualità ambigua. un modo d'amare estremo e senza filtri che la portava a consumarsi per uomini che raramente la meritavano appieno, il rapporto con la madre lontanissima in nuova Zelanda. 
 Era inoltre afflitta da quella che io chiamo "Sindrome di Frodo Baggins". Questa sindrome si innesta nelle persone che potenzialmente vivrebbero una vita gioiosa nel loro luogo d'origine, amato e colmo di affetti e amici, ma che per un desiderio a loro incontrollabile abbandonano il locus amenus e iniziano a vagare inquieti e senza pace.
  Il problema non è tanto che siano diretti verso la terra di Sauron, quanto un misto di doloroso desiderio di ritorno alla patria natia e contemporanea consapevolezza che tornando quella dimensione mitica in cui l'hanno precipitata si frantumerebbe. La Mansfield che aveva un carattere ok ardente, ma al contempo estremamente lunatico, in una delle numerose lettere sue lettere( soprattutto al marito che la sistemava in vari luoghi di villeggiatura nel tentativo di guarirla dalla malattia, per poi squagliarsela lontano), un giorno, davanti ad una bambinaia cinese con due frugoli scrisse, 
 "Perché non una vera casa? Perché non una vera vita? Perché non ho una bambinaia cinese in calzoni verdi e due bambini che mi saltano addosso e stringono le ginocchia? Non sono una fanciulla, sono una donna e voglio le cose. Le avrò mai? Io voglio la vita, voglio degli amici, della gente e una casa"
 Evocava poi la madre, mitica figura della sua infanzia perfetta, cristallizzatasi ulteriormente dopo la morte dell'amato fratello. Per paradosso (ma seguendo tutti i sintomi della sindrome di Frodo), la scrittrice desiderava ardentemente una vita normale e al contempo si impegnava in tutti i modi per rifuggirla, perché la normalità negava l'assoluto che andava cercando. Una vita ardente non poteva piegarsi ad un desiderio normale. 
Costa 19 euro ma li vale tutti
Ed è questa dicotomia normalità-eccezionalità che percorre tutta la bellissima-issima-issima graphic novel "Poco raccomandabile" di Chloé Cruchaudet che con una narrazione per bozzetti dai tenui colori anni '20 (tranne il rosso che si accende nei nastri, nei vestiti, nei baci, nel sangue) rievoca un vecchio scandalo da tribunale. 
 Paul Grappe è un ragazzo come tanti altri, più bello forse, mascolino e prestante e si innamora di un'affascinante sartina che lo ricambia. Vivono un amore dolcissimo, ma subito dopo il matrimonio lui deve partire per la Grande Guerra che fa sempre meno notizia della seconda guerra mondiale, ma che traumatizzò un'intera generazione non solo per il continuo spettacolo dei morti, ma anche per quello dei vivi, nell'agghiacciante vita di trincea.
 Stremato, Grappe decide di amputarsi un dito per finire in infermeria e poi di disertare. Ma dopo un attimo di felicità, si rende conto che finché non vi sarà un'amnistia dovrà rimanere recluso, e nell'arco di poco tempo si sente un animale in gabbia. Così escogita un escamotage che sembra geniale e innocente e al tempo stesso: con l'aiuto di sua moglie si fa passare per una donna: Suzanne. La trasformazione è perfetta: via la barba con la depilazione elettrica, via i peli dal petto, movenze studiate un taglio di capelli grazioso e alla moda, vestiti cuciti letteralmente addosso. Tutto sembra andare per il meglio, ma nulla può impedire una piccola frattura che con gli anni diventa una voragine incolmabile.
 Per Paul/Suzanne la trasformazione diventa incontrollabile. Desidera essere Suzanne senza al contempo voler diventare una donna. Si innesca in lui una complessa dinamica sulla fluidità del genere che in un'epoca preliberazione sessuale porta l'ex militare ad un'escalation a cui non sa opporsi precipitando verso la catastrofe. Paul/Suzanne non è un perverso, non è una cattiva persona, non prevarica, non accusa, prova, sostenuto dalla moglie che lo ama, ad opporsi come può alle avverse onde del destino e a piegarlo al suo volere.
 Ma quello che lui tenta, ossia superare il genere, l'orientamento sessuale, percepirsi come un essere umano privato dalle imposizioni culturali, non poteva riuscirgli perché non aveva gli strumenti per gestirli. Paul non ragiona su ciò che sente, si limita a vivere una situazione straordinaria in cui si sente precipitato non per sua volontà, ma per colpe superiori.
 E' un uomo normale che vive una vita eccezionale, soffre di una "sindrome da Frodo Baggins" dell'anima, assai peggiore di quella vissuta dalla Mansfield che aveva strumenti per dominarla (pur soccombendo a tratti) partito per un viaggio da cui non sa tornare. Nella sua mente sempre più confusa il fatale anelito alla normalità gli sarà fatale.
 Proprio come il basso protagonista di Tolkien quando finalmente, a pace fatta, proverà a restituire il loro ordine a tutte le cose ma ciò non gli sarà possibile. Perché ci sono luoghi da cui mai più si torna.
 Non si può dire se la Mansfield avrebbe trovato una sua serenità se fosse vissuta più a lungo e probabilmente la storia di Paul non aveva molti altri modi di terminare (evito di dirvi cosa accade perché davvero DOVETE leggerlo).
 Ciò che rimane alla fine della lettura è sempre però è il più grande degli interrogativi: se non esistesse una normalità a tutti i costi alla quale fissare la nostra mente, come un modello ineluttabile, quante vite sarebbero diverse?

martedì 14 ottobre 2014

Italia, un paese di grandi polemizzatori. Le cinque polemiche più diffuse sulle librerie e la lettura, che l'importante è sempre gridare allo scandalo e mai trovare la soluzione.

C'è una cosa che in Italia piace fare sopra tutte le altre e non sto parlando del sesso purtroppo.
Se c'è infatti un diletto in cui noialtri italici eccelliamo, ebbene, quello è POLEMIZZARE
 Tutte le mattine trovo il modo di alzarmi e rendermi la vita tanto amara, nel momento in cui apro la pagina fb di questo blog e nel tentativo di rilinkare quattro o cinque articoli decenti, mi imbatto in una montagna di porcherie. 
 E' il web baby, se tutti avessero qualcosa di intelligente da dire, il mondo sarebbe un posto paradisiaco. Tuttavia dopo una serie di fumantine arrabbiature pre ore dieci del mattino, ho deciso che posso se non altro condividere con voi un piccolo elenco delle polemiche su libreria/lettura/lettori più diffuse che mi diano modo di rispondere virtualmente per le rime a qualsiasi "untore della cultura" passi per codesto blog.
 Cos'è un "untore della cultura"? Una figura purtroppo non mitologica più o meno sempre esistita durante la storia, ma che sta vivendo il suo apice nella nostra sventurata epoca. Esso ama gridare in vesti da Savonarola alla prossima fine di: lettori, librerie, librai, carta, cultura, arti varie ed eventuali. Non c'è pace, non c'è rimedio, non c'è perdono per nessuno, e chi prova ad opporsi alla prossima ventura fine del mondo culturale, è solo un povero illuso.
 Generalmente il Savonarola di turno è sempre accompagnato da un codazzo di commentatori accesi e molto accaniti, "Hai proprio ragione, per questo ho smesso di provare!" "Gli illusi che tentano sono tutti rakkomandati!" "Ke skifo la gggente che ti critica, Tu dici solo la VERITA'".
 Verità che non è mai accompagnata da una soluzione fattibile del problema o della polemica, che è più facile sparare proposte sui massimi sistemi o mostrare sconsolamento che rimboccarsi le maniche.
 Ma vabbeh, prima che scada nel retorico, ciucciatevi le polemiche che più mi danno ai nervi in assoluto!

LIBRERIA DI CATENA VS LIBRERIA INDIPENDENTE: 
Chissà se si sono mai visti casi di amore tra due appartenenti
a specie tanto diverse.
Questo dibattito tiene impegnata una quantità di gente che mi spaventa. 
 Generalmente funziona che la libreria di catena è vista come una multinazionale simile alla Monsanto, e la libreria indipendente come le quattro mura piene di amore, bambini e buoni sentimenti che lotta indefessamente per la divulgazione della cultura. 
 Come ho ripetuto svariate decine di volte, trattare il libro come una comune merceologia è sbagliato: il libro non è solo un cubo fatto da carta e non è solo contenuto. Tuttavia pensare che la vendita di libri renda automaticamente dei benefattori dell'umanità mi pare un filino eccessivo. Mi manca poi l'ulteriore passaggio del diventare benefattore dell'umanità, ma solo se possessore di un'attività in proprio indipendente e di piccole dimensioni. Si può essere dei librai perfettamente incapaci e ignoranti et scortesi pur essendo indipendenti (ne ho conosciuti e non pochi), anche se, ne convengo, non ha molto senso visto che in caso di fallimento oltre al posto di lavoro ci si rimettono anche un mucchio di soldi. Al contempo non è assolutamente vero che le persone che lavorano in librerie di catena siano dei mentecatti che fissano il soffitto come capre in cerca di una risposta alla domanda: "Potrebbe darmi l'ultimo libro di Alessandro Manzoni?".
 Il manicheismo buono-cattivo non ha mai giovato a nessuno, anche se, concordo è molto più facile concepire il mondo così che pensare esistano conclamate sfumature (e non di grigio).
 La polemica comunque è sentita in tutto il mondo, basti pensare che persino Hollywood ha sentito la necessità di raccontare lo straziante amore contrastato tra l'erede di una catena di librerie e una tenera libraia bionda e circondata da bambini: si trattava di Tom Hanks e Meg Ryan in "C'è post@ per te", un francamente non memorabile film precedente all'intervento di chirurgia plastica molesta sulla faccia ormai bombata della cara Meg.

LA NON VOGLIA DI LAVORARE:
 La non voglia di lavorare è una grande hit che fa sempre il paio con "le corporazioni che proteggono gli scansafatiche da anni"
 Allora, non starò qui a sviscerare la complessa questione del lavoro, dei carichi che esso comporta e del bordello totale in cui le vigenti normative sui contratti hanno ormai gettato tutti noi. Il punto è questa mitologica accusa che in genere trova le sue vittime più comuni nella pubblica amministrazione.
 Il morbo dell'accusa di non-lavoro è passato però col tempo anche a chi lavora nel privato. Generalmente i non- aventi-voglia-dilavorare sono quelli dei settori in crisi o che, a causa della crisi, finiscono per fallire. Ai librai (ma questo è un destino che condividono con tutto il settore del commercio) si chiede di: non avere orari, non avere domeniche, non avere giorni di riposo, far giungere prima di subito caterve di libri ordinati il giorno prima, non fare la pausa pranzo, non prendere un caffé in otto ore di lavoro, non sedersi mai in anche dieci ore di lavoro, non uscire a respirare mezza boccata d'aria o fumare trenta secondi una sigaretta e avere sempre il sorriso sulle labbra. Si pretendono cioè servizi superiori a costo non aumentato (anzi ribassato) mentre il terrore di essere fotografati dal primo tizio di turno voglioso di postare su internet una foto di un libraio reo di prendersi un caffé in orario di lavoro, cresce esponenzialmente.
 E' evidente che tali privilegi sono loro garantiti dalle "corporazioni" (la famosissima corporazione dei librai), altrimenti filerebbero come agnelli.

IN ITALIA SI LEGGE SEMPRE MENO:
 E' un evergreen del nostro infelicissimo paese che invece di essere accompagnato da proposte ha sempre un coro di peana e prefiche e che si strappano i capelli piangendo con ululati altissimi.
Il film "Tutti i santi giorni" ben dimostra che non si può pretendere
che le persone leggano in età adulta, se all'età adulta ci
arrivano in condizioni mentali precarie
Quando qualcuno vuole fare l'intellettuale, la frase ha effetto migliore è: "In Italia si legge sempre meno".
 "Oooooh com'è infelice questo paese! La gente non legge!" o l'alternativa è "La gente legge Fabio Volo. Dovete leggete solo Salinger, capirete la vita!". Più di ogni altra polemica questa smaschera il grande problema italiano della totale mancanza di coordinazione dalle parti: perché la gente legge poco? Perché i libri costano? Perché è pigra? Perché non ha tempo? Sbagliato.
 La gente legge poco perché, è il caso di dirlo, il livello collettivo è basso
 E' basso perché da noi non esiste NESSUNA cultura della lettura. Gli unici che osano farti leggere sono gli insegnanti e c'è gente che dopo quarant'anni scrive sul suo blog che è rimasto TRAUMATIZZATO dalla lettura forzata dei "Malavoglia", per non parlare delle madri che si stracciano le vesti se i figli sono costretti a leggere due libri durante le vacanze. Per educare gli italiani alla lettura servono investimenti che partono dalla nascita a tutto campo, a casa, a scuola, in biblioteca, sui genitori, sui nonni, sugli insegnanti. Hai voglia a dire che la colpa è delle librerie che impilano libri spazzatura o si macchiano dell'orrendo crimine di venderti un caffé mentre acquisti Tolkien, la gente leggerà sempre meno e sempre meno e sempre meno.

I LIBRI COSTANO TROPPO: 
Alcuni in effetti manco le lamine d'oro di Pyrgi
Talvolta concordo. E' vero che alcuni libri hanno dei prezzi assurdamente alti
 Edizioni economiche che vengono 20 euro (per non parlare di quelle mai fatte), graphic novel che va bene tutto, ma devi vendere un rene per entrarne in possesso, saghe che a conti fatti ti ci compravi una cucina nuova. 
 Tuttavia questo che è un cavallo di battaglia polemico di chi non legge (non leggo perché costa troppo) è in realtà un problema dei lettori forti, che vorrebbero tutto e devono limitarsi per forza di cose. I prezzi medi infatti si aggirano sui 15-16 euro (dico medi) con picchi verso l'alto e talvolta verso il basso. Quanto fa? Due pause pranzo fuori? Un ventesimo di una borsa di Louis Vuitton? 15 caffè presi a casa la mattina invece che al bar? Le polemiche hanno un senso se sono mirate, non se sparano nel mucchio. Si è mai visto protestare qualcuno per il prezzo medio delle magliette di H&M? Eppure, credo di poter affermare con ragionevole certezza che dietro di esse c'è molto meno lavoro che dietro un'opera a stampa dello stesso valore.

LE LIBRERIE TEMPLI DEL SAPERE ORMAI SVALUTATI: 
 O tempora, o mores! Se potessero tornare quei bei tempi d'oro in cui i libraio era come Yoda, i libri solo ed esclusivamente di alto livello, i bestseller non esistevano e soprattutto, a quanto pare, gli esercizi commerciali non avevano bisogno di guadagnare, ma facevano tutto per la gloria.
 Concordo anche io che il capitalismo ha esasperato e snaturato tutto, ma c'è anche un'altra dura verità da accettare: Gutenberg ha inventato la stampa aiutato dai fondi di un banchiere (che l'ha poi fregato) per fare soldi, da quando esiste il libro a stampa, certo ci sono stati gli illuminati (e in epoche più spirituali della nostra indubbiamente erano un pochino più diffusi), ma il desiderio comune del commerciante di libri era sempre l'amico denaro. E' per lo stesso motivo che non hanno senso gli inviti ai librai a non vendere determinati titoli perché poco culturali o troppo mainstream. Il punto non è che si vendono quei titoli, ma quanto il libraio è bravo a venderne anche altri, meno in vetrina, meno conosciuti e diecimila volte più belli.
 Ne parlai diffusamente in un post un annetto fa e ve lo ripropongo: La mysteriosa epoca d'oro delle librerie.

 Scusate, mi sono dilungata, trattasi della grafomania causata dall'astinenza da vacanza. E comunque la cartina tornasole per decretare che in Italia nulla cambia mai è la canzone di Rino Gaetano "Ma il cielo è sempre più blu". Il giorno che non ci sembrerà fresca di una settimana, allora forse avremo fatto mezzo passo in avanti. Io credo almeno.

mercoledì 8 ottobre 2014

La mia lettera di giustificazione per le vacanze autunnali. Non posterò per qualche giorno, ma..

 Volevo riuscire a scrivere anche ora che sono qualche giorno in vacanza, ma i miei parenti mi
L'espressione più comune tra i miei parenti in questi giorni.
Con tanto di vassoio in mano e cibocibocibo

stanno chiaramente dimostrando che stare al pc in loro presenza non è possibile, ergo riapparirò in tutto il mio magnificente splendore lunedì. 

Cercherò almeno di:

1) Postare alcune vignette che ho pronte (devo solo elemosinare uno scanner a qualcuno).

2) Leggere varie cose, tra cui "Sesso, droga e rococò" e "Maledetti fumetti", che mi è giunto e sono ansiosa di scartabellare quanto prima.

3) Postare le interviste dei fumettisti appena me le invieranno.

4) Ho iniziato per caso un nuovo ciclo di vignette, ma poiché l'argomento esula dai libri e codesto è un blog di libri, ho deciso di aprire un blogghino parallelo su cui postare ogni tanto quasi solo vignette e fumetti. Così mi esercito, chi non vuole leggere cose non libresche non le legge e siamo tutti felici e contenti. Sto pensando ad un titolo sensato, je la faremo.

 Vabbeh, ora vado a farmi ingozzare dalla parentela. Buona giornata!

Ps. Alla pagina di fb starò comunque dietro.

lunedì 6 ottobre 2014

Intervista a Lorenza Di Sepio, autrice del delizioso "Simple&Madama"! La prima di un ciclo dedicato al prossimo Lucca Comics (dove quest'anno andrò andrò andrò)!

 Sono anni che dico che andrò al Lucca Comics e poi per una cosa e un'altra (generalmente i due problemi principali sono soldi e turni a lavoro), finisco per saltare il lieto evento.

Quest'anno, oltre a tentare di farlo esaudire con tutte le mie forze, ho cercato di attirare forze benevole a me, con una serie di interviste a ggggiovani (alcuni meno gggggiovani fuori ma di sicuro ggggiovai dentro) fumettisti emergenti o quasi.
 Il mio amore per i fumetti risale più o meno alle medie, quando in modo semiclandestino, comprai con una paghetta dei nonni un numero a caso di "Ranma 1/2", cartone che seguivo su una rete locale nonostante l'opposizione ferma di mia madre, convintissima che in qualche modo mi avrebbe traviato. Da allora non si è mai spento. Ma questa è una storia che andrò a raccontare nel caso approdassi davvero in quel di Lucca.
Oggi infatti c'è la prima intervista! La vittima è Lorenza Di Sepio, l'autrice del delizioso "Simple e Madama", che vede una serie di tavole e/o vignette sulle idiosincrasie e la quotidianità della giovane vita di una giovane coppia.
 L'ho scoperta grazie a quello sport a cui librai e affini vengono costretti a dedicarsi da tutti i loro parenti e conoscenti: mi controlleresti, quando hai tempo, se in libreria hai questo libro? (Domanda proveniente da ogni parte d'Italia almeno una volta al giorno).
 Mia cugina che la conosceva, desiderava "Simple e Madama" per Natale e nel viaggio in treno verso casa l'ho letto tutto, cercata su facebook e iniziato a postare a chiunque (la mia dolce metà in primis, che le follie di coppia sono uguali in TUTTE le coppie), le sue storie.
 Così quando ho pensato ai fumettisti che mi sarebbe piaciuto intervistare mi è subito venuta in mente lei ed è stata gentilissima, disponibilissima e ha persino fatto un maraviglioso disegno apposta per l'occasione (messo in coda all'intervista così non solo dovete leggerla tutta, ma è anche ben visibile).
 Buona lettura!!

Com'è nata l'idea di “Simple&Madama”?

Il libro di "Simple&Madama"
pubblicato dalla Shockdom
La maggior parte dei disegnatori, quando è felice e contento, disegna anche extra orario di lavoro.
Io ho fatto lo stesso.
Le prime gag di Simple&Madama sono nate per puro diletto e assolutamente senza pretese editoriali, anzi.
Autoironia, una presa in giro su gaffe fatte, frasi dette, discussioni avute, insomma, roba davvero vissuta da condividere solamente col mio ragazzo e qualche amico per ridere tra noi.
Poi, vuoi o non vuoi, con blog e social non hai il controllo. Le vignette hanno iniziato ad essere “rubate” (non condivise, proprio rubate) da pagine più o meno grosse. Gli apprezzamenti erano da subito altissimi, così ho deciso di creare una pagina dedicata, dove le coppie o gli appassionati avrebbero potuto trovare tutte le storie originali raccolte insieme.
Ho iniziato a gestirla per scherzo e a tempo perso, ma da subito è diventato più impegnativo di un lavoro, nel giro di un mese c'erano già più di 10.000 persone a seguirla!

Quando e come hai deciso che saresti diventata una fumettista?

Da che ho memoria, ho sempre voluto lavorare disegnando. Guardavo i cartoni animati in tv e dicevo che da grande ne avrei fatti anch'io.
Ho seguito un percorso per diventare cartoonist, lavoro che faccio ormai da circa 8-9 anni, poi la passione e la dedizione (nonché una buona dose di sacrificio) hanno fatto il resto!

 Tu hai frequentato la Scuola Internazionale di Comics , ti sentiresti di consigliarla a un ragazzo o una ragazza che vorrebbero fare questo mestiere?

Ho frequentato (ormai quasi 10 anni fa!) il corso di Animazione tradizionale 2D alla Scuola Internazionale di Comics e, anche se il mio percorso ha preso una piega diversa e inaspettata, si può comunque dire che gli insegnamenti avuti lì ne fanno parte.
Sono passati molti anni e so che molte cose sono cambiate all'interno della S.I.C., sia a livello di didattica che gestionale.
Di sicuro, il buon vantaggio che porta è di essere ben radicata nel settore perché gli insegnanti sono tutti, chi più chi meno, professionisti affermati.
Ci sono degli autori o autrici a cui ti ispiri?

Il mio stile è un frutto casuale di gusti che ho coltivato e maturato nel tempo, ma non mi ispiro ad autori particolari.
Guardo e leggo con piacere autori umoristici come Paco Roca, Guy Delisle, Leo Ortolani, Gud.

E-reader o carta stampata?

Contrariamente a quanto si possa pensare dall'autrice di un web-comic: decisamente carta stampata!
Mi è stato regalato un kindle, ma lo uso pochissimo.
Ammetto la comodità e praticità, soprattutto se si vuole leggere in un mezzo pubblico strapieno, ma la bellezza di sfogliare la pagina con il dito, sentire l'odore fresco di stampa o di colla, senza contare la collezione sullo scaffale...è insostituibile. Carta, carta, carta!

Cosa leggevi da bambina?

Ahimè, su questo devo fare outing.
Da bambina, i libri mi annoiavano e preferivo guardarne solo le figure...ho iniziato a leggere in modo sostanzioso solo da adolescente.
Tra i pochissimi libri letti in tenera età, al primo posto c'è "Il Mago di Oz"
Una storia che ancora adesso mi piace moltissimo!
Per il resto, pochi libri, ho più che altro fatto indigestione di cartoni animati e tv, soprattutto i classici Disney.


Cosa stai leggendo in questo momento?

In questo momento vorrei leggere il nuovo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, perchésono anni che aspetto...ma ancora non ho capito se deve ancora uscire, o se l'autore deve proprio finire di scriverlo!
Quindi, nel frattempo mi intrattengo in compagnia di Zafòn ed il suo "L'Ombra del vento".
Mi è stato prestato poco tempo fa il volume precedente “Il gioco dell'angelo” e mi è piaciuto sia nel modo di raccontare che nelle atmosfere, così continuo. Da quanto ho capito è una trilogia.

Un libro o fumetto che vorresti assolutamente consigliare?

Consigliare un libro o un fumetto è una cosa estremamente difficile. Credo che un libro sia ancor più personale di un vestito.
Tra i miei libri preferiti in assoluto c'è “City,” di Baricco. Ma non so se lo consiglierei a tutti, è per gusti un po' particolari!
Di fumetto, invece, mmm...si può dire “il mio”??

Andrai a Lucca Comics? Porterai qualcosa di nuovo o particolare?

Si, quest'anno sarò a Lucca Comics e con grandi novità!
Sarò ospite dello stand dell'Editore Magic Press con il primo libro di una serie.

Il titolo è “La scintilla” e stavolta la veste sarà un po' diversa dai "Simple&Madama" che conosciamo. C'è una storia e un filo conduttore, non più solo pillole sparse come sulla pagina facebook.
Ma non dico altro, scopritelo da soli a fine ottobre!

Progetti prossimi venturi?

Per Simple&Madama ho in mente tante e tante cose, ma non tutto è fattibile, o realizzabile in tempi utili.
 O a prezzi accessibili.
E' da un po' che stavo cercando di realizzare gadget di diverso tipo. Se tutto va bene, quello sarà il prossimo passo. Poi il secondo volume, il terzo, magari il quarto...e così via!



“Simple&Madama” come molti altri fumetti ha avuto una grande risonanza anche grazie ai social network, com'è il tuo rapporto con codeste amabili forme di comunicazione?

Sono sempre stata contraria non solo al loro utilizzo, ma anche alla loro esistenza.
Però ora che ci sono dentro devo dire che, se usati con la testa, possono essere una grande risorsa.
Purchè non venga taggata in foto terribili!

 E per finire l'intervista ecco la vignetta (volontariamente in bianco e nero per seguire quelle di codesto blog, che al confronto sembrano disegnate da un'alce ubriaca e zoppa)!

Volete vedere altre fantastiche vignette? Oltre a fb c'è anche il blog: simplemadama.blogspot.it

venerdì 3 ottobre 2014

In onore della Banned Books Week (in ritardo). L'uomo e la sua fissazione per la censura dei libri: trattati immaginari, senatori permalosi, maghetti cristianizzati e lesbiche damnate. Perché una cosa si è sempre saputa: il sapere è libertà!

In America a fine settembre c'è stata la settimana dei banned books, i libri censurati nella storia. 
 Avevo intravisto la notizia su internet, incamerata e giurato su fb (per chi segue la pagina) che avrei fatto un post. Poi mi sono persa a inseguire le farfalle e nel frattempo pure qualcuno di Repubblica.itte si è svegliato e mi ha preceduto bruciandomi il post pubblicando una lista di 15 tomi salvati dalle grinfie della censura. Ora, loro la fanno un filino tragica dicendo che avremmo anche potuto non leggere maimai questi libri, (un modo per leggere cose proibite si è sempre trovato, anche prima del deep web) e io avevo già scritto tempo fa un post su alcuni libri vittime di censura 
Ma repetita iuvant e sono talmente tanti i libri che qualche potere forte (più serio del club Bilderberg s'intende, tipo la Santa Inquisizione) ha cercato di far sparire e/o censurare da poter ripetere l'argomento senza tema di ripetersi o copiare.
 Pronti a sprofondare nel magico mondo della censura? Let's go!


"IL POZZO DELLA SOLITUDINE" di RADCLYFFE HALL:
 L'elenco di Repubblica ricorda la censura di numerosi libri a tematica gay, ma maschile. Eppure anche le storie lesbiche non hanno avuto vita facile. Una delle vicende editoriali più travagliate le ha vissute probabilmente "Il pozzo della solitudine" di Radclyffe Hall, una storia rimasta celebre tra la popolazione lesbica per essere stata la prima ad osare un accenno di vita sessuale tra le protagoniste con la celebre frase "e la notte non rimasero divise". 
 L'intera vicenda che narra le drammaticissime vicissitudini della protagonista Stephen (cresciuta dai genitori come un maschio tipo Lady Oscar e poi in preda ad una tragedia sentimentale via l'altra, con tanto di coppie lesbiche suicide a Parigi e condanna della società tutta), venne pubblicata in Gran Bretagna nel 1928 e immediatamente messa al bando. Nonostante la levata di scudi di molti intellettuali dell'epoca, tra cui Shaw e la stessa Virginia Woolf l'editore fu costretto a ritirarlo e si poté leggere di nuovo solo vent'anni più tardi, nel 1949. Ironia della sorte, la protagonista, Stephen, trovava un riscatto dalle angherie e angosce subite per il proprio orientamento sessuale, nel diventare una scrittrice di successo, apprezzata in tutta Europa.

TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI:
  Si tratta di un trattato che accusa i fondatori ideali delle tre religioni monoteiste, Mosè, Gesù e Maometto, di essere appunto tre impostori le cui invenzioni avrebbero ottenebrato le menti delle masse, e che nel corso dei secoli è stato attribuito a chiunque, da Averroè a Pier delle Vigne, dallo stesso Federico II (accusato dal Papa di averlo scritto) a Tommaso Moro (che si affrettò a scrivere un trattato antiateista per allontanare da lui il sospetto), da Aretino a Boccaccio fino a Spinoza. 
Di tutti i libri vittime di censura questo merita indubbiamente una menzione particolare per la sua storia a dir poco assurda.
 In realtà infatti la dicitura "tre impostori" è antichissima, e a seguito di essa si era creata la leggenda che esistesse anche un trattato collegato che però nessuno aveva mai letto né visto. Incredibile, ma vero, infatti per secoli chiunque si è accanito su un libro fantastico che non era mai stato scritto ed esisteva solo nell'immaginario comune.
 Poi ecco spuntare all'alba del 1700 col titolo di un testo di Spinoza, "La vita e lo spirito", il famoso trattato (che venne poi rinominato col suo vero nome dalla seconda edizione in poi).
 Nella prefazione si raccontava di come questo manoscritto inseguito da chiunque per secoli fosse infine affiorato dalle nebbie del tempo quando un soldato tedesco facile all'alcol, aveva cercato di vendere alcuni libri trafugati dalla biblioteca dell'elettore di Sassonia. Tra di essi c'era proprio lui, "Il trattato dei tre impostori", che l'anonimo prefattore si sarebbe fatto prestare e avrebbe copiato alacremente per poi darlo alle stampe.
 Poiché l'unico codice precedente è un falso cinquecentesco e lo stile appartiene all'epoca in cui fu pubblicato, si ritiene a ragione che semplicemente, qualcuno (in molti sostengono Spinoza) avesse dato infine corpo ad una fantasia e un'ossessione europea.
 Probabilmente è l'unico caso in cui una censura immaginaria ha dato vita ad un libro in carta e inchiostro.

CREMUZIO CORDO: 
Tiberio
 Vi direte, ma chi è questo qui? Cremuzio Cordo è probabilmente la prima riconosciuta ufficialmente, s'intende, vittima della censura occidentale. Narra Tacito come questo storico del I sec. d. C. fosse condannato per un "novo ac tunc primum auditum crimine", ossia per aver osato descrivere in modo un po' troppo lusinghiero, nei suoi Annales, le imprese di Bruto e Cassio. L'opera, riscontrò il favore di Tiberio, ma non quello di alcuni senatori che fecero in modo di bruciarla e spingere al suicidio lo storico. Era il primo caso di lesa maestà collegata ad una sorta di "reato d'opinione". La figlia dello storico, Marcia, mise in salvo comunque alcuni capitoli che vennero poi successivamente pubblicati in forma accuratamente rivista.
 Ai fini della storiografia romana fu un evento molto importante perché al processo che Cremuzio Cordo subì perse non solo lui, ma un caposaldo della storiografia romana: la necessità di un'obiettività nella narrazione della storia, svincolata dalle richieste del potere. 

HARRY POTTER:
 Ebbene sì, un po' in tutto il mondo che la Rowling se l'è vista brutta. 
 In quella strana nazione che sono gli Stati Uniti, ora libertaria fino all'assurdo, ora puritana e chiusa fino al medioevo, i libri del maghetto sono stati al primo posto tra i titoli più censurati nelle biblioteche delle scuole pubbliche americane. 
 Banditi nelle americhe da solerti pastori protestanti e negli Emirati Arabi perché considerati in entrambi i casi in contrasto con i precetti religiosi, i libri hanno visto persino l'attuale papa emerito Ratzinger entrare forse sì e forse no in campo. 
 Nel 2003 Gabriele Kuby, scrisse un libretto dal titolo "Harry Potter, bene o male?", che voci mai documentate affermano avesse incassato il beneplacito di un perplesso e attento alle delicate menti dei pargoli, Benedetto XVI. Realtà o strategia editoriale? Chi può dirlo.
 (Giusto stamattina però ho letto l'inquietante notizia di una madre americana che avrebbe riscritto Harry Potter in chiave cristiana. Egli non va a scuola di stregoneria, ma di preghiera e combatte Voldemort, un perfido tizio impegnato ad impedire ai cristiani di professare la propria religione. Spero vivamente sia una bufala).

"FAHRENHEIT 451":
 Anche la distopia sui libri per eccellenza ebbe qualche problema con la censura. 
 Lo stesso Bradbury ha ammesso che il libro, scritto in pochissimi giorni in una biblioteca pubblica in cui affittava uno studiolo per qualche ora tutti i pomeriggi (raccontato in "Lo zen e l'arte della scrittura"), era in qualche modo ispirato all'allora pesante periodo maccartista, dove chiunque poteva essere sospettato di presunte simpatie comuniste. Tale frangente influenzò molti artisti dell'epoca, tra cui Bradbury che descrisse il clima oppressivo dell'ansia di controllo dello stato sulle menti dei propri cittadini portata ai suoi estremi. Proprio per questa critica sottile lo scrittore non riusciva a trovare un editore che avesse il coraggio di pubblicarlo, venne poi edito a puntate nel 1951 dalla rivista "Galaxy".
 In qualsiasi caso, è il libro che io darei da leggere a chiunque in occasione di questa settimana dei banned books. Il controllo della conoscenza è cosa molto seria.

"ULISSE": 
Sylvia Beach e James Joyce
 Strano che nell'elenco manchi dei 15 tomi manchi proprio lui, l'"Ulisse" di Joyce, di cui si deve la pubblicazione solo al coraggio di due coppie di donne che subirono processi per oscenità a catena.
 Non si trovava infatti nessuno disposto a pubblicare un romanzo considerato scandaloso per l'epoca. 
 Furono infatti Margaret Anderson e Jane Heap, che insieme avevano portavano avanti il poderoso lavoro della rivista letteraria "The little review" a pubblicarne i primi capitoli. A seguito di ciò furono processate, persero la causa e tutti i numeri della loro rivista vennero bruciati. 
Nel 1929, strette da mille pressioni, pagarono il loro coraggio ponendo a malincuore fine alle pubblicazioni. Passarono il testimone ad un'altra coppia di donne, Adrienne Monnier, giovane libraia e scrittrice parigina e Sylvia Beach, americana che giunta a Parigi, scoprì per caso i lavori della Monnier, andò a cercarla e se ne innamorò. Insieme fondarono la celebre libreria "Shakespeare & Company" e pubblicarono il famoso e temuto "Ulisse" in tiratura limitatissima. Il libro circolò in forma clandestina fino al 1932 quando Joyce, senza neanche avvisarle, firma con un importante editore americano che dovrà poi vedersela con una lunga serie di processi per oscenità. La storia talvolta non premia il coraggio. Il libro divenne poi un bestseller e la libreria, nonostante gli sforzi di artisti come Hemigway, dovette chiudere.

 Ce ne sono millanta di libri censurati, da farne decine di post. Mi impegnerò in futuro non temete!
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