La narrativa di viaggio non gode delle mie particolari simpatie ed è uno dei motivi per cui raramente recensisco qualcosa del settore.
La sensazione di guardare le diapositive del viaggio in Thailandia del mio vicino di casa, per quanto appassionante e rivelatore esso possa essere stato, non mi abbandona mai.
So che ha i suoi appassionati estimatori, ma io trovo difficile appassionarmi alle avventure vere di qualcun'altro.
Sicuramente è un mio limite, di certo non ho ancora trovato il libro che mi aiuterà a superarlo. Gli unici libri che mi ispirano vaghe eccezioni, sono quelli che contengono, volenti o nolenti una storia particolare a monte.
Per carità è particolare anche attraversare l'Asia in motocicletta, ma rimane secondo me, sempre un racconto con un carattere eccessivamente personale e assai poco universale.
I racconti di viaggio che mi appassionano, i rari, sono quelli che fotografano qualcosa che travalica l'esperienza del singolo e si estendono volenti o nolenti verso qualcosa di più grande. Raccontare un viaggio per capire un continente (come ad esempio erano anche "I diari della motocicletta" di Che Guevara), descrivere un luogo per capire la storia (la Storia vera non la nostra).
Non so se mi sono spiegata perciò bando alle ciance, ho selezionato una serie di libri di esploratrici donne, vissute quasi tutte tra la metà dell'800 e l'inizio del '900 epoca in cui viaggiare era assai più complicato e per le appartenenti al gentil sesso, un'impresa doppia!
FREYA STARK:
Esploratrice inglese, cresciuta (e morta) in Italia, ad Asolo, fu una viaggiatrice instancabile del medio oriente, i cui scritti, soprattutto il cicciuto "Lettere dalla Siria" (ed. La Vita Felice) sono assai interessanti per comprendere un po' meglio i travagli, i problemi, gli scontri di religione e civiltà, ma anche le meraviglie e la diversa imponente cultura, di una regione attualmente così sconvolta dalla guerra.
Nacque in Francia nel 1893 e durante la sua infanzia, trascorsa in Liguria si appassionò all'Oriente grazie a "Le mille e una notte" che una zia le regalò per i nove anni e ad un vicino di casa siriano che rinfocolò la sua fantasia. A sedici anni ebbe un brutto incidente che le deturpò parte del viso, i mesi d'infermità la convinsero che la sua vita non sarebbe mai stata tra quattro mura, perciò, dopo gli studi in Inghilterra, imparò l'arabo e iniziò a viaggiare per il nordafrica, attraversando la valle degli assassini, visitando approfonditamente la Siria e giungendo in luoghi impervi e pericolosi anche per corpulenti esploratori uomini (era un metro e sessanta la nostra Freya).
Durante la seconda guerra mondiale contribuì, su ordine dell'impero britannico, a costruire in Oriente quella che veniva chiamata "fratellanza", una rete di persone che contribuivano in loco a diffondere propaganda filobritannica. I suoi libri, reportage appassionati delle sue imprese, la resero celebre in patria e non solo ed ebbero il merito di gettare una luce più chiara sulla cultura dei paesi che visitò (specialmente sulla molto oscura condizione femminile). E' morta ad Asolo nel 1993, il suo ultimo viaggio era stato ad 88 anni, in Tibet.
ALEXANDRA DAVID-NEEL:
Figura discretamente folle, ma davvero incredibile, Alexandra David-Neel è stata l'emblema estremo del volere è potere. Nata in Francia da una famiglia benestante, sin da piccola mostrò segni di chiara inquietudine migratoria: da ragazza scappò dall'Olanda all'Inghilterra e ne fece ritorno quando si presentò quello che fu il suo problema più pressante, i denari.
Scappava e tornava non appena essi finivano, appassionandosi nel frattempo a pratiche e discipline teosofiche ed esoteriche e cercando di mantenersi tramite la sua voce che la portò in a vagare per l'Oriente come cantante lirica. Irresistibilmente attratta dall'Oriente fu la prima donna occidentale ad entrare nella città proibita a Lhasa, travestita da pellegrina. Si sposò con un sant'uomo che la sostenne sempre, spiritualmente ed economicamente, un ingegnere ferroviario che forse non poteva essere la persona più adatta ad un'anima inquieta come la sua.
Non persero mai i rapporti, ma si persero di vista a lungo in giro per il mondo, finché Alexandra non conobbe il monaco tibetano Aphur Yongden che la aiutò nell'impresa di Lhasa e divenne suo compagno (e figlio adottivo). Tra un viaggio e l'altro e dopo, una volta che con Yongden si stabili a Digne, scrisse numerosi libri su buddhismo, testi sacri tibetani e memorie di viaggio. Morì a 101 anni nel 1969, Yongden, più giovane di lei, se n'era andato nel 1955.
Per conoscere i retroscena della sua impresa più famosa potete rivolgervi a "Viaggio di una parigina a Lhasa" di Alexandra David-Neel ed, Voland.
EMILY CAROLINE CREAGHE:
Si potrebbe dire che la Creaghe fu una predestinata del viaggio.
Figlia di un ufficiale inglese, nacque nel 1860 a bordo di una nave nel golfo del Bengala. Cresciuta in Inghilterra, si trasferì a 16 anni con la famiglia in Australia dove sposò l'irlandese Harry Creaghe col quale ad appena 22 anni compì l'impresa di visitare una lunga, misteriosa e impervia zona della parte nord del continente, in gran parte abitata da aborigeni alquanto comprensibilmente incattiviti dalla loro presenza (e dalle violenze subite). Fu l'unica donna a partecipare alla spedizione, durante la quale, oltre a rimanere incinta, scrisse un diario personale nel quale descrisse con dovizia di particolari i paesaggi, i luoghi, ma soprattutto le relazioni con gli aborigeni, non sempre, appunto, amichevoli.
Pochi anni dopo la spedizione il marito morì in un incidente e si risposò con tale Joseph Barnett da cui ebbe altri sei figli. Curiosamente, anni dopo visse una perigliosa involontaria avventura: la nave su cui si era imbarcata con alcuni dei suoi figli per la Nuova Zelanda ebbe un guasto e vagò in balia dei flutti per ben sette settimane, finché non venne recuperata. Morì nel 1944 in quel di Sidney, la Vita Felice ha pubblicato il diario della sua prima spedizione.
GERTRUDE BELL:
Tutti ricordano Lawrence d'Arabia (principalmente con le fattezze di Peter O'Toole, quasi nessuno sa che una donna giocò nella creazione dell'Iraq contemporaneo e nella creazione geopolitica del medio oriente, un ruolo altrettanto importante.
Si trattava dell'archeologa, orientalista, diplomatica e spia britannica, Gertrude Bell.
Figlia di industriali inglesi, si diplomò ad Oxford mostrando una spiccata propensione per le lingue e un grande interesse per le materie storiche e l'oriente. La sua ostinazione, ai frequenti viaggi in medio oriente e alla sua profonda conoscenza delle lingue e della cultura locali le valsero un ruolo strategico nella creazione dello stato iracheno, ottenuto dalla fusione di tre ex provincie ottomane.
Grazie alla sua influenza contribuì a delimitare i confini dell'Iraq, a insediare sul trono iracheno re Faysal (che ne ebbe sempre grandissima considerazione) e a stendere la costituzione dello stato nascente.
La sua storia diverge ampiamente dalle altre esploratrici dell'elenco per il peso non solo culturale, ma politico che ebbe la sua figura indubbiamente eccezionale e meritevole di ben altra considerazione. Morì, probabilmente suicida, tormentata da problemi di salute e circondata da una profonda solitudine.
Molti i suoi scritti, si consiglia di iniziare da "Ritratti persiani" ed. Elliot lungo reportage sociale, antropologico e politico della sua permanenza in Persia.
ANNIE KOPCHOSKY:
Un tempo c'erano primati che andavano abbattuti per molti motivi, e quello sportivo era solo l'ultimo di essi.
Annie Kopchosky, americana di origine lettone è stata un'eroina dell'emancipazione femminile e la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta, fatto notevole oltre che dal punto di vista atletico, soprattutto da quello sociale: era il 1894 e per le donne erano considerate sconvenienti e proibite molte cose, bicicletta inclusa.
Tutto iniziò quando due gentiluomini danarosi di Boston non avendo evidentemente molto da fare se non sparare divertissement sessisti, dichiararono che nessuna donna sarebbe riuscita ad eguagliare Thomas Stevens, il primo uomo a percorrere il globo in bicicletta una decina di anni prima.
Misero a disposizione una somma di denaro per la signora che avesse compiuto l'impresa (immaginando che nessuna avrebbe neanche raccolto la sfida) e si fece avanti questa ragazza ebrea, già madre di tre figli. Partì leggera, con una pistola, un solo cambio di biancheria e una bicicletta da uomo. Attraversò Europa, medio oriente e oriente usando vestiario considerato sconvenientissimo per l'epoca (mutande e persino pantaloni a sbuffo), si guadagnò da mangiare e da dormire per l'intera durata del viaggio (come previsto dai termini della sfida) e al suo ritorno, 15 mesi dopo, venne festeggiata come un'eroina. Per qualche anno il suo mito crebbe procurandole notorietà e denaro, poi l'oblio.
Suo nipote, Peter Zheutlin, ha scritto una bella biografia su di lei e sulla sua incredibile impresa: "Il giro del mondo in bicicletta" Elliot editore.
Ps. Consiglio aggiuntivo. Se siete appassionate di donne cicliste, sempre della Elliot esiste un romanzo basato sulla storia vera di due missionarie che percorsero la Cina e l'Asia centrale interamente in bicicletta tra il 1900 e il 1940: "Guida per signore in bicicletta sulla via della seta" by Suzanne Joinson.
Ne avete già letto qualcuno? Conoscete altre esploratrici degne di nota (immagino di sì, la sezione dei viaggi ne è colma!)? Testimoniate!