Pagine

Visualizzazione post con etichetta violenza sulle donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza sulle donne. Mostra tutti i post

giovedì 4 giugno 2020

Piccole recensioni tra amici! Due novità freschissime: "Clara e le ombre" di Andrea Fontana e "Ali d'argento" di Camilla Lackberg

Ed ecco un nuovo Piccole recensioni tra amici con ben due novità freschissime d'uscita.

Cercando illustrazioni anni '80 di biblioteche
su Pinterest ho trovato questa serie di poster con
star anni '80 a favore delle American's Libraries.
Impegnative.
 Purtroppo la mia rinnovata voglia di leggere è frenata da un terribile mostro: le biblioteche di Milano stanno riaprendo solo ora e non hanno decine di migliaia di titoli, rimasti bloccati a causa degli utenti dal caos del covid.

 Mi era venuta una voglia pazza di leggere "L'estate che sciolse ogni cosa", ma visto che sembra la piùomenoeconomica sia in uscita a metà luglio, nell'attesa ho ordinato all'usato "Acqua buia" di Lansdale.

 E' il momento in cui ho voglia di leggere storie del sud degli Stati Uniti: caldo, ingiustizie, ruralità, razzismo, ragazzini coraggiosi che crescono e capiscono come diventare adulti (solitamente in estate, quando fa ancora più caldo).

 A tal proposito, visto anche il tragico momento negli Stati Uniti, ho pensato di scrivere un post a tema (non mi oso a farlo a tema razzismo perché ho paura di dire troppe cose sbagliate con le parole sbagliate).

 Bene, ho cianciato dei fatti miei abbastanza. Buona lettura!

CLARA E LE OMBRE di Andrea Fontana ill. di Claudia Petrazzi ed. Il Castoro:

Ci sono alcuni autori che scrivono chiaramente le storie che vorrebbero leggere.

 "Clara e le ombre" scritto da Andrea Fontana e disegnato benissimo da Claudia Petrazzi è uno di questi.
 E' una storia per ragazzini scritta da chi ragazzino lo fu negli anni '80-'90, cresciuto con un immaginario spettacolare e non più ripetuto (attenzione, non dico irripetibile) di fantasy, fantascienza, una certa dose di ingenuità, ma anche di coraggio nel creare nuovi mondi.

 Un gusto per l'avventura e la voglia di procedere per tentativi che nei calcolatori, perfezionisti e un po' freddi anni digitali si è andato perdendo. Ora, se un film non ha almeno 16 chiavi di lettura, complessità che neanche Freud e citazionismo a ogni angolo, sembra che non si possa far uscire.

 Un immaginario ormai talmente forte a livello collettivo da essere assurto a livello di setting.

"Clara e le ombre" di Andrea Fontana ed. Il Castoro
in una composizione anni '80 by me

 "Clara e le ombre" è un libro per chi amava i "Goonies" e cerca di propinarli con arte e con frode alle nuove generazioni.

 Clara è ragazzina afflitta da una leggera forma di epilessia che si trasferisce col padre da New York a un paesello del Vermont tutto boschi e provincia americana alla Stephen King.

 Non è felice, sua madre è andata via, a scuola la bullizzano e si sente sola al mondo nonostante le buone intenzioni del padre, reo ai suoi occhi di averla trascinata in quel posto sperduto.

 Siamo nel 1988 è ottobre e ovunque spuntano zucche di halloween e alberi rosso sangue.

 Alcuni ragazzini iniziano a svanire e Clara scopre che lei ed alcuni amici riescono a fare delle cose incomprensibili e speciali.

 Se avete visto quel film meraviglioso che è "Un ponte su Terabithia" (preparate pacchi di fazzoletti se non lo avete fatto e trovatelo subito) avrete il dubbio fino al finale che il gioco nella storia sia lo stesso, ma l'autore è stato (probabilmente anche per l'età nel target della storia) ben più clemente.

 E' indubbiamente un fumetto per ragazzi che vale la pena perché riesce a non essere pedante e pedagogico pur affrontando alcuni temi complessi dal bullismo, all'abbandono fino alla violenza domestica.

 Tante ombre circondano Clara e i suoi amici, ma capiranno che la lotta potrà essere vinta solo nel momento in cui accetteranno una verità fondamentale: le ombre non potranno mai essere sconfitte del tutto, ma insieme si può tenerle lontane, confinate nei luoghi oscuri dai quali scaturiscono e in cui rischiamo sempre di impigliarci.

 Il disegno è adattissimo secondo me. Non troppo classico, ma neanche troppo sperimentale (che è una cosa che spesso mi disturba, certe volte ho voglia di leggere un bel fumetto, non di rincorrere lo stile un po' troppo da illustratore di alcuni disegnatori).

 Ora però attendo una storia per adulti sullo stesso tono, sperando che in futuro Andrea Fontana, profondo conoscitore di cinema e fumetto prima ancora di autore, ci stupirà. Io ci conto!


ALI D'ARGENTO di Camilla Lackberg ed. Marsilio:

 In estate do sempre una chance a qualche nuovo giallista.

 Riempio la mia valigia di libri e me ne parto (è l'unico momento in cui vorrei un e-reader anche se so che poi camperei con l'ansia di distruggerlo in spiaggia o negli spostamenti).
 Qualche anno fa mi dedicai a Camilla Lackberg iniziando anche a scrivere un lungo post su come la maternità fosse l'elemento assolutamente focale di tutti i suoi libri. Volevo terminarlo con la scusa della lettura di questo suo nuovo giallo, "Ali d'argento", il secondo della serie dedicata alla bellissima Faye, ma l'autrice ha qui inaspettatamente virato verso altri orizzonti.

 Innanzitutto devo avvisarvi che è abbastanza indispensabile aver letto il primo romanzo della serie.

 Senza, passerete gran parte del tempo come me, a cercare di capire chi è cosa e perché fa quello che sta facendo. Ci sono serie gialle che possono essere lette in modo disordinato ed altre no, qui la consecutio è troppo stringente.

 Detto ciò questa nuova serie è da una parte diversissima, dall'altra molto simile alle avventure di Erica Falck a Fjallbacka che hanno fatto la fortuna della scrittrice.
"Ali d'argento" di Camilla Lackberg ed. Marsilio

 La parte molto simile è la struttura. Esattamente come nella serie primigenia, anche qui l'autrice procede su due piani temporali fino al finale nel quale le sconvolgenti e orribili storie del passato riveleranno le loro devastanti conseguenze nel futuro.

 La parte diversa è il tono molto più cruento e inverosimile. Se la cosa più inverosimile delle storie di Erica Falck era il fatto che tutti i più temibili delitti accadessero nello stesso paese svedese (ma quello è un problema di tasso di mortalità che condivide con qualunque altro giallista, quindi fa perfettamente parte del gioco), qui ci troviamo più dalle parti della Lisbeth di Stieg Larsson.

 Faye è una donna in megacarriera che dirige la Revenge, un'azienda che sta per espandersi negli Stati Uniti. Qui e lì si capisce che nel primo libro si è liberata dalla morsa di un marito violento e manipolatore attualmente in prigione per aver ucciso la loro figlioletta (che invece è viva e in Italia e tu stai lì a pensare che ci sia qualcosa che non va fino a quando Faye non fa una sconcertante rivelazione).

 Nel corso del libro Faye è alle prese con un uomo misterioso che si è lanciato nella scalata alla sua società, un miliardo di conti in sospeso con davvero una marea di persone (tutti nati nel primo libro), una nuova relazione e l'improvvisa evasione dell'ex marito.

 Il libro si fa leggere benissimo, io l'ho finito in un pomeriggio e avevo davvero bisogno di una lettura del genere. Ma soffre, stranamente, di un effetto Muccino al contrario.

 Come Muccino mostra tutti i personaggi femminili come fossero il peggior incubo partorito dalla mente di un uomo, la Lackberg ci regala una sfilza di personaggi maschili che il più pulito c'ha la rogna.

 Di uomini orribili che fanno cose orribili è pieno il mondo per carità eh, ma una concentrazione del genere neanche se li vai a stanare col lanternino.

 Tuttavia, devo dire che, dopo aver letto davvero tanti gialli nordici, mi sono resa conto che per i giallisti scandinavi, uomini e donne nella stessa misura (quindi non si tratta di scrittrici donne e basta anzi, a partire da Stieg Larsson appunto) i temi come l'ascesa dell'estrema destra e a violenza domestica/violenza di genere sono importantissimi.

 Il che porta a una riflessione generale che forse rende anche più comprensibile il tono generale di questo libro che appare ingiustificatamente livoroso: se dovessimo basarci sui gialli i paesi scandinavi dovrebbero essere il posto più retrogrado della terra nell'ambito di rapporto tra i sessi, al contrario sappiamo benissimo che sono un esempio per tutti in tema di parità e uguaglianza.

 Cosa vuol dire?

 Immagino molte cose, tra le quali: i panni sporchi non si lavano in famiglia. Tutto ciò che è orribile va analizzato e decostruito per essere ricostruito in altri termini.
 Non dico che la Lackberg ci riesca o abbia mire così raffinate in questo giallo che non è una delle sue prove migliori (ci sono trovate qui e lì oggettivamente debolucce e una solidarietà femminile che va bene, ma neanche se fossimo in un matriarcato utopico), ma sicuramente aiuta a inserire nel contesto un libro altrimenti ostico da digerire per le cose orribili di cui parla, per il dolore che ci mette davanti, ma anche per la scelta di mostrare solo il male di una parte senza venature di bene.

 Come se dando una speranza temesse di oscurare un mondo terrificante che esiste, ma che troppe troppe volte non vogliamo vedere, rifugiandoci in pensieri ben più consolatori.



Ps. Già che ci sono volevo informarvi che hanno messo I Gremlins su Netflix!

sabato 25 novembre 2017

La giornata contro la violenza sulle donne e il vero fulcro del problema: quel legame potentissimo tra potere, virilità e sottomissione. Leggere "The Power" di Naomi Alderman per capire.

 In questa giornata contro la violenza sulle donne, potrei parlare di molti libri, infiniti, troppi purtroppo.

Potrei ricordare, e la ricordo ora, come ogni anno, Stefania Noce  per l'emblematicità della sua storia, quella di una studentessa universitaria, femminista, consapevole, uccisa assieme a suo nonno dall'ex fidanzato che non accettava la fine della loro storia.

 Emblematica perché distrugge molti alibi che vogliono la donna sempre complice della violenza che subisce: non era una persona debole, non era fragile, non subiva, non si era messa con un "poco di buono". E comunque nessuna di queste cose è una motivazione per subire violenza o per esserne dette complici.

 Il libro di cui credo sia il caso di parlare oggi è "The power" di Naomi Alderman, libro di fantascienza, infelicemente e incomprensibilmente tradotto dalla Nottetempo edizioni col titolo "Ragazze elettriche".

 Incomprensibilmente perché sì, la trama parla effettivamente di un futuro vicino in cui le adolescenti sviluppano d'improvviso una sorta di organo posto vicino alla clavicola che permette loro di generare scariche elettriche devastanti (ma anche in grado di dare piacere se usate in un certo modo), ma non è certo quello il fulcro della trama.
 Come, nella giornata sulla violenza sulle donne, non è davvero la violenza la questione su cui dirimere.

 Quello di cui si dovrebbe davvero parlare è lui: IL POTERE.


 Ho visto su fb che molti hanno già iniziato la solita tiritera del: ah, ma non sono solo contro la violenza sulle donne, sono contro la violenza in generale. Grazie. Davvero un contributo prezioso e soprattutto pregnante sulla questione. Siamo tutti contro la violenza. O almeno pare che oggi lo siano tutti, dopo aver passato mesi a buttare odio sui migranti e altre sciocchezzuole del genere.


 Il punto non è essere contro la violenza, ma capire perché esiste nella forma in cui esiste la violenza sulle donne che, personalmente, credo abbia la stessa radice di tutti i tipi di violenza: la sopraffazione e la sottomissione.

 Quel che è importante capire, e che il libro di Naomi Alderman spiega molto bene, è perché nel caso della violenza sulle donne ci troviamo di fronte a una manifestazione così frequente, virulenta, abituale eppure allo stesso tempo incompresa e incomprensibile, come visto anche durante il caso Weinstein.

 Nel libro della Alderman appunto delle adolescenti scoprono improvvisamente di possedere questo organo in grado di generare scosse elettriche violente, anche mortali se incontrollate.
 La cosa interessante è che la trama si concentra sul momento esatto della scoperta. Non ci troviamo 10 anni dopo o 20 anni dopo, ma nell'esatto momento.

 Come se voi domattina vi svegliaste e scopriste che siete in grado di mandare in tilt tutti gli elettrodomestici di casa o poteste diventare una sorta di teaser vivente.
 Come vi sentireste?
 Terrorizzati, spaventati, non credo felici di una cosa potenzialmente mortale che non sapete che conseguenze potrebbe avere sugli altri, ma anche su di voi. Potrebbe uccidervi? Potrebbe uccidere?

 Ma se voi vi trovaste in una situazione terribile. Se voi foste la ragazza rumena ridotta in schiavitù da quell'uomo in Calabria, se foste una donna finita nella tratta delle bianche, se vi trovaste in un paese del mondo in cui essere donna vi impedisce di uscire di casa senza la presenza di un uomo, come la prendereste?
 Non vedreste forse una possibilità di fuga? 

 Ed è quello che le protagoniste della storia, la figlia di un boss della mala che vede sua madre uccisa da scagnozzi rivali e una ragazzina abusata dalla famiglia affidataria, si rendono conto di poter fare.
 Loro POSSONO usare a loro vantaggio le potenzialità del nuovo inaspettato organo. Loro hanno POTERE finalmente.

E lo scoprono le donne dell'Arabia Saudita, lo scoprono le donne costrette alla prostituzione, lo scoprono pian piano tutte le donne sottomesse del mondo. Quelle che finora il potere lo hanno subito.
 Più lenta e terrorizzata è invece la consapevolezza di chi, dopotutto, quel potere non lo subiva con forza, di chi vorrebbe che tutto restasse uguale perché andava tutto bene, non c'era nessun problema.
 La sottomissione data dal potere costituito, su di loro, non era davvero forte.

 Ed è quello che accade alla figlia adolescente di un'altra protagonista, una politica americana che si batte perché vengano istituiti dei campi per addestrare queste ragazze, cosa a cui gli uomini si oppongono strenuamente, speranzosi che il problema così com'è nato, muoia.

 Ma il problema si aggrava quando si scopre che non solo le ragazzine posseggono quest'organo, ma sono in grado di "risvegliarlo" anche nelle donne adulte.

 In un crescendo si arriva ad un punto in cui il sistema basato sul potere precedente inizia a scricchiolare: l'Arabia Saudita vive una stagione di rivolte femminili che cacciano gli sceicchi al potere, a est sorgono degli stati indipendenti, negli Stati Uniti viene fondata una religione femminile e le ragazze più giovani capiscono che il potere adesso pende dalla loro parte e iniziano a farne assieme all'uso anche un abuso. Le parti iniziano a invertirsi e il mondo corre verso un'inevitabile, gigantesca guerra.

 Perché questo libro è particolarmente bello?


 Perché non parla di difetti maschili e virtù femminili o difetti femminili e virtù maschili. Non ci dice che un mondo governato da donne sarà migliore perché le donne "sanno ascoltare, sono madri, sono assertive, sono qui e sono lì" (anzi) questo libro racconta benissimo qual è la vera questione in gioco: il potere.



 Il sistema di potere vigente, di stampo patriarcale (in occidente picconato abbastanza nell'ultimo secolo, ma non tanto quanto crediamo) si fonda su un'idea di maschile e femminile contrapposti.

 Non solo, ma pretende che la virilità, l'essenza stessa degli uomini, debba essere continuamente comprovata tramite atti di forza e sottomissione nei confronti di altri uomini, ma, soprattutto nei confronti di chi si ritiene più debole: donne, omosessuali (non ritenuti "davvero" uomini e anche per questo confusi con le donne transgender), minoranze varie ed eventuali.

 Ma, in primis, gli uomini per essere "veri" uomini devono stabilire il loro potere su coloro che per prime ritengono "altro" rispetto a loro: le donne.


 Un "vero" uomo non si fa mettere i piedi in testa da una donna, non permette che una donna comandi, non tollera una donna sopra di lui, non tollera che una donna possa prendere la decisione di lasciarlo, di andarsene, di essere indipendente.


 Un uomo che non ha "il controllo" della propria donna come fa a dirsi tale? La virilità si misura nella quantità di potere che riesci a dimostrare di avere.

 Ovviamente so che per molti uomini finalmente non è così e dico finalmente anche e soprattutto per loro.

 Perché se ritengo che una donna debba essere libera dagli stereotipi che la vogliono, moglie, madre, sposata, sottomessa, meritevole di lavori ancillari e mai di comando, angelo del focolare e via dicendo, penso che un concetto di virilità del genere debba essere insostenibile anche per molti uomini.
No, non è una vecchia pubblicità progresso,
ma una delle "terrorizzanti" cartoline
anti-suffragette 


 Il dover sempre dimostrare qualcosa, ostentare, mostrarsi, essere sempre sottoposti al giudizio di chi misura ogni gesto, di chi controlla se piangi, se hai un lavoro migliore di tua moglie, se guadagni abbastanza, se hai abbastanza oggetti di potere, se banalmente hai la patente o no, se preferisci stare a casa ad accudire la pargolanza mentre tua moglie lavora ecc, credo sia un peso terribile da sopportare.


 Un peso particolarmente gravoso per chi, per educazione o contesto sociale, misura la propria vita in base a quello che riesce a dimostrare e a dimostrarsi, non per quello che alla fine realmente è.

 E così se un uomo esiste agli occhi degli altri e di se stesso solo se dimostra di "avere il potere" e di poter pretendere "sottomissione" da qualcuno sempre e comunque, per quell'uomo il potere è la cosa più importante.

 Senza, cosa rimarrebbe di lui, pensa? Niente.

 Se dimostro che lei può lasciarmi, chi sono io? Nessuno.

 Il potere è una cosa molto importante anche quando non determina chi siamo, ma quando è l'unica ragione della nostra esistenza, diventa tutto.

 Se davvero vogliamo che la violenza sulle donne termini, se vogliamo che qualsiasi tipo di violenza termini ciò che dobbiamo davvero spezzare è il nesso tra virilità e potere e tra potere e sottomissione, della donna in primis.



 Quando questo circolo perverso sarà spezzata allora saremo tutti liberi, tutti, uomini e donne, etero e gay, autoctoni e migranti, chiunque.


 Un gioco di potere da cui molte donne non sono esenti.


Ci si chiede spesso: perché tante donne non sembrano essere dalla parte delle altre donne che subiscono violenza?
Perché anzi, spesso, gli insulti peggiori sembrano arrivare da loro? 

 Perché nel caso Weinstein molte si sono dimostrate incapaci di empatia (e mi spiace non credo che esista donna sulla terra che non abbia subito una molestia)?

 Perché anche qui parliamo di potere.

 Se pensi che una vera donna acquisisca un ruolo (e quindi uno status) dall'essere sottomessa, dal comportarsi in un certo modo, dal dimostrare continuamente di essere inserita esattamente nei canoni prestabiliti, quelli della purezza, della devozione assoluta, della fedeltà, della sessualità nascosta e repressa, allora per te dimostrare di essere migliore di chi non si adegua diventa una conferma della propria importanza.


 Io seguo davvero le regole e a me quello che capita alle altre non succederà mai.

 Chi vuole sovvertire le regole se la va a cercare.
 Una "vera" donna sa stare al suo posto.
 Una "vera" donna sa dove risiede il suo potere: nell'appartenere a un uomo in grado di esercitare un grande potere.

 Non sono così ottimista sullo sgretolamento del sistema patriarcale in tempi brevi. E non lo è nemmeno la Alderman nel suo libro.
 Nessuno cede il potere senza combattere e il potere, proprio come l'anello di Sauron ne "Il signore degli anelli" è una tentazione potentissima, che muove eserciti, scatena guerre, divide le famiglie e resiste in ogni modo alla volontà degli uomini di distruggerlo.



 Ps. Non mi sono soffermata lungamente sul concetto della donna come primigenio "altro" per l'uomo perché ci si potrebbe scrivere un saggio e ovviamente sono stati scritti.



 Ma è un nodo troppo importante per essere lasciato cadere così perché è su questo nodo che si basa gran parte del subdolo modo in cui si convincono molte donne a difendere con le unghie e con i denti quello che ritengono un ineluttabile destino, a minimizzare le violenze, a pensare che sbaglia chi vuole cambiare le cose, anzi, che chi vuole cambiare le cose sia un sovversivo che vuole rovesciare un presunto ordine naturale.





 Per approfondire:

  "Il secondo sesso" di Simone de Beauvoir
  "Speculum. L'altro in quanto donna" di Luce Irigaray
  "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato" di Engels
  "Il racconto dell'ancella" (visto che peraltro adesso va di moda)
 "La fabbrica delle mogli" di Ira Levin
 "La mistica della femminilità" di Betty Friedan
 "Gli uomini mi spiegano le cose" di Rebecca Solnit


martedì 20 dicembre 2016

Consigli per regali natalizi in extremis parte I! Napoletanità concentrata, libri da parati, lettere cariche di fuoco e gialli a base di fame e pane.

 Ebbene, come ogni anno mi sono ridotta all'ultimissimo per i regali di Natale, sono pessima lo so.


 Tuttavia, le code in libreria mi suggeriscono che molti di voi sono ancora in cerca dei doni per il 24 e il 25 (senza dimenticare che ci sono poi tutte le persone che non avete calcolato vi faranno un dono costringendovi a riparare il 27) e per la befana del 6 Gennaio per la quale sono in amplissimo anticipo.


  In un rush finale che mi impedisce qualsiasi coerenza in questi due giorni vi consiglierò il grosso di quel che di regalabile c'è in libreria, secondo me. Ci saranno cose per ragazzi, gialli, saggi e tutto quello abbia destato la mia attenzione.

 Siccome, come ben sapete, ho dei gusti un po' eclettici, c'è di tutto un po' anche cose che sembrano poco regalose.

 In realtà, citando il buon Ranganathan ricordate sempre che "Ogni lettore ha il suo libro" e "Ogni libro ha il suo lettore", quindi nessun consiglio dovrebbe essere poi completamente sprecato.

 Buona lettura!

PANE di Maurizio De Giovanni ed. Einaudi:

 L'ultimo capitolo de I Bastardi di Pizzofalcone, la serie di Maurizio De Giovanni ambientata in un commissariato del centro di Napoli, è, secondo me uno dei più riusciti della saga (che secondo me ha una base meno potente dell'altra, quella che ha come protagonista il commissario Ricciardi).

 Il motivo è presto detto: De Giovanni ha una penna particolarmente felice nel descrivere le piccole miserie quotidiane, quelle che si nascondono dietro le facciate di sorrisi e apparenza o anche quelle molto palesi che però non siamo più capaci di vedere.

 In "Pane" viene assassinato un panettiere di quartiere, fa il panificatore da tre generazioni e lo vede come una missione. Anche per non allontanarsi dalla città ha ritrattato la testimonianza contro un camorrista che aveva visto in azione durante un omicidio.

 Tutti, soprattutto il giovane e rampante magistrato di successo, conteso dalle tv nazionali, seguono questa pista, ma l'ispettore Lojacono (che di magistrati rampanti è quasi perito) non ne è convinto.

 Chi avrà ragione?

 In tutta onestà non è davvero l'indagine, comunque godibilissima, la parte migliore del libro, ma il significato racchiuso da quella rosetta in copertina.

 Il pane, riflette De Giovanni, in Italia ce l'hanno tutti, nessuno si muore più di fame no?

 Ma gli anziani con la pensione minima mangiano davvero a fine mese? E mangiare solo pasta per dieci giorni e ridursi a 80 anni a rubare un pezzetto di parmigiano subendo l'umiliazione dei carabinieri è dignitoso? Vuol dire che mangiamo davvero tutti?
 Mangiano davvero tutti quelli che non hanno lavoro? O la vergogna di recarsi alle mense della Caritas li costringe a umilianti digiuni? E quelli che il lavoro ce l'hanno, ma non basta più?

Che ne è di tutta quella parte della società che conosciamo solo attraverso i dati Istat sulla povertà? Perché ce ne dimentichiamo tutti, narrativa compresa?

 Consigliatissimo per chi ama i gialli e la bella scrittura scorrevole.


IO IN TE CERCO LA VITA di Anna Kuliscioff, L'orma editore:

 Anna Kuliscioff, splendida figura di intellettuale italiana che inorridirebbe se sapesse che dai suoi tempi la radicalità del libero pensiero si è ormai piegata alla radicalità del pensiero liberista, è ricordata da troppi o come la compagna di Turati o per niente.

 L'Orma editore che ormai da qualche anno pubblica una graziosa collana "i pacchetti" di piccoli libri formati da epistole di grandi del passato (già passarono per la collana Virginia Woolf, Gramsci, Verdi e Mary Shelley).
 E' un'idea resa ancor più graziosa dal fatto che il libretto è già avvolto in un involucro potenzialmente spendibile con un piego di libri in posta. Un libro che contiene lettere e può diventare una lettera sostanzialmente.

 In questo, dedicato alla Kuliscioff, viene fuori il carattere di una donna simili ad altre del passato, come la Mozzoni, Luxemburg, Emma Goldman, aveva un carattere radicale e deciso che le permise di avere una vita ricca, appassionata, sempre fedele ai propri ideali.

 Di famiglia russa ebraica, fu costretta a fuggire in Svizzera a causa della sua fede anarchica e lì conobbe un giovane italiano, Andrea Costa da cui ebbe la sua unica figlia (Andreina, che come molti figli, ebbe una vita decisamente opposta a sua madre sposando un giovane industriale milanese) e successivamente divenne la compagna di Turati. 
Portò avanti la battaglia per il voto alle donne e fu tra le fondatrici del partito socialista italiano.

 Le sue lettere denotano una passione politica che non venne mai meno e che bruciò per l'intera esistenza.
Un libro che andrebbe letto in tempi oscuri in cui ci sentiamo incapaci di credere a tutto, comportandoci spesso come bambini privi di responsabilità.

 Siamo solo noi che possiamo rendere migliore questo mondo e la speranza di riuscirci rimane il più radicale dei pensieri.


I LIBRI DA PARATI di VERBAVOLANT edizioni:

 La VerbaVolant edizioni è una casa editrice che ha inventato e brevettato una tipologia di libro molto bella e molto regalabile, specialmente se conoscete persone che hanno i muri di casa orrendamente vuoti (io odio le case così, mi sembra sempre che gli abitanti ci vivano tra un trasloco e l'altro o siano pronti alla fuga): i libri da parati.

 Sono una versione particolare degli albi illustrati e si leggono aprendoli man mano come una cartina stradale. 
 Alla fine della storia, avrete su un lato l'intera vicenda e sull'altro un'illustrazione meravigliosa e appendibile.

 Splendidi "Primavere", "Le luci alle finestre" e "Mare chiuso", ma meritano tutti.

 Il prezzo, per la qualità e la bellezza delle illustrazioni, è davvero bassissimo: 12 euro.

 Straconsigliato. Fidatevi, farete un figurone.


VIA DEL GAMBERO 77 di Sara Garagnani e Camilla de Concini:

 Ogni troppo mi arrivano mail in cui mi si propongono romanzi e libri che hanno per protagoniste "donne forti" (che non so mai bene cosa voglia dire) o sono scritti da "donne forti".

 Oltre all'irritazione palese per essere considerata blogger privilegiata per questi tomi in quanto donna, non capisco mai perché dovrei trovare interessante un particolare libro solo perché ha per protagonista una donna. 

 Ovviamente ci sono delle eccezioni per alcuni argomenti e "Via del Gambero 77", graphic novel prodotta in occasione del venticinquesimo anniversario della nascita della Casa delle donne contro la violenza di Modena, è una di queste.

 La motivazione è presto detta: l'argomento è la violenza contro le donne e il modo in cui può essere superata a livello sociale.

  Le protagoniste sono infatti quattro donne di generazioni diverse che subiscono in modo diverso un tipo di violenza non tanto (o non solo) fisica, quanto psicologica e non solo da una precisa persona, ma da un intero contesto sociale inconsapevolmente sessista sino alla radice.

 Quella fatta dalle frasi di chi ti dice che "Devi sopportare tuo marito o il tuo compagno perché è tanto nervoso ed è un brutto periodo", del fidanzato che al liceo che "Preferirebbe non uscissi coi tuoi amici il sabato sera se lui non c'è, perché insomma chissà cosa potrebbe accadere" (tra l'altro in questo gioco malato di limitazioni prese per fedeltà spesso si precipita in modo incrociato).

 Una violenza subdola e nascosta che pian piano mangia la libertà del singolo o nel quale il singolo, cresciuto in un contesto sociale fortemente strutturato e oppressivo, non ha mai creduto di possedere.

 E' una bella graphic novel che punta il dito su quel lento lavorio di parole, pregiudizi e luoghi comuni che preparano il terreno alla violenza, alla giustificazione silenziosa a quelle insinuazioni che tempestano sempre la vittima e mai il carnefice. 

 E oltre a puntarlo ci ricorda cosa è stato possibile fare grazie a un'epoca di ribellione collettiva e cosa ancora si potrebbe fare tutt* unit*.

 Purtroppo essendo un'autoproduzione della Casa delle donne contro la violenza di Modena è acquistabile solo online su youcanprint, ma se volete fare (o farvi) un regalo tosto e interessante vale la pena.


BELLA NAPOLI di Cristiano Cavina ed. Edt:

 Essendo piena di parenti partenopei, ogni anno vado alla ricerca del libro che mi svolti i regali per i parenti campani.

In genere me la cavo con generici libri di Luciano De Crescenzo o gol del Napoli, ma quest'anno l'EDT che di solito fa guide turistiche di successo, ma ha anche avviato alcune fiorenti collane di narrativa, mi è venuta in soccorso con un libretto graziosissimo ad un ottimo prezzo "Bella Napoli" di Cristiano Cavina.

 Come vede Napoli un viaggiatore un po' svampito proveniente da un ridente paesello dell'appennino tosco-romagnolo?

 Un luogo terribile degno della peggior Gomorra? Il paradiso del nordico che si ingozza di pizza alla mozzarella di bufala circondato da limoni di Sorrento?

 Nulla di tutto ciò. Conscio del fatto che Napoli è una città a sé, con una propria fortissima identità, Cavina la descrive come una grande città Europea con i pregi e i difetti delle grandi città europee (esclusi i mezzi pubblici, la cui follia rivaleggia solo con quelli romani).

 Gli expat che ti mettono in guardia da millemila pericoli che poi in loco si ridimensionano quasi sempre, l'impossibilità di trovare i posti dove mangiano i locali e non solite trappole per turisti.

 Il Napoli, i vicoli bui in cui è meglio non avventurarsi in stile Gotham city, il tipico nonno napoletano con la perenne tazzina di caffè e il "voi", i neomelodici che vendono migliaia di cd, i pachistani felici e molto altro in questo libro che è composto da piccoli deliziosi capitoli protesi nella disperata impresa di condensare l'inafferrabile: la napoletanità.

 Ok, primo round finito, spero di essere stata di un qualche aiuto, domani il secondo!



martedì 9 luglio 2013

"Quello che resta", per Stefania Noce

C'è un libro, tra i tanti che stanno uscendo sulla violenza sulle donne che mi preme suggerire.
Si tratta di "Quello che resta" di Serena Maiorana, Villaggio Maori edizioni.


E' la storia di Stefania Noce, studentessa di Licodia Eubea, uccisa nel 2011 a 24 anni dal suo ex ragazzo, coetaneo, assieme al nonno che cercava di difenderla.
 La storia di Stefania Noce, tra le tante che purtroppo solcano le pagine di cronaca di ogni giorno, è particolare ed emblematica e pone uno scudo alle tante obiezioni che si possono fare sulla questione della violenza.
 In tutti gli episodi di violenza sulle donne si cerca sempre di trovare una parte di colpa nella donna: lei era fragile, lei ha scelto male, lei sapeva lui chi era, lei non si è opposta abbastanza, lei era remissiva poi si è ribellata scatenando la furia omicida (?), lei lei lei.
 Raramente si pensa che è lui lui lui che ha preso mano ad un'arma qualsiasi e ha ucciso una persona che non è più lì a difendersi neanche a parole.
 Stefania Noce era una giovane militante politica, scriveva articoli molto intelligenti sull'autodeterminazione delle donne, aveva preso parte attiva del movimento Onda, non era una donna debole, inconsapevole, smarrita e indecisa.
 Era una ragazza esattamente come me.
 Prima di lei avevo sempre pensato che certe cose, come un fidanzato violento, a persone accorte, pronte a combattere tutti i giorni per i propri diritti, non potessero capitare. Credevo ingenuamente che combattere il patriarcato, difendesse almeno in parte dal patriarcato. Rendesse almeno consapevoli della vera natura delle persone incontrate e scelte sul proprio cammino.
 La storia di Stefania Noce ha mandato in frantumi tutte queste convinzioni infantili e dovrebbe essere un monito perenne a tutte le orribili obiezioni sulla colpa di lei lei lei che appaiono ogni giorno su colpevoli giornali. Perciò spero che questo libro giri tra molte persone e a lungo, perché di lei non si perda il ricordo e l'insegnamento che la sua tragica fine ha da darci.
 Perché alla fine è questo quello che resta.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...