Pagine

sabato 24 agosto 2013

Fenomenologia dell'Anziano in libreria. Parte one.

L'anziano in libreria è una creatura estremamente facile da avvistare e può assumere varie forme, più o meno moleste. Probabilmente attirato dalla supposta tranquillità della libreria, mediamente meno rumorosa degli altri negozi, fresca in estate e calda in inverno e sempituramente aperta, suole adagiarsi sulle poche poltrone libere impedendone l'uso a chiunque altro.
 Ma passiamo in rassegna le tipologie più diffuse.

 IL VECCHIO SCESO DALLA MONTAGNA: Trattasi degli anziani che vivono spersi da qualche parte, comunità montane, campagne insondabili, paesi ancora privi dell'adsl. Vengono in città una volta ogni due o tre mesi e si aspettano di disbrigare tutte le faccende possibili e inimmaginabili in un pomeriggio. Entrano in libreria e non riescono assolutamente a capire perché non disponiamo di tutti i libri ci cui hanno bisogno (i quali libri in genere sono così specifici sull'agricoltura diretta, gli animali, i fiori alpini e i pesci degli abissi che risulterebbero introvabili anche in una libreria specializzata).
 Messi davanti alla possibilità di ordinarli e riceverli in una o due settimane, rispondono indignati che passeranno di nuovo in città solo dopo il disgelo, minimo tre mesi dopo.

 L'ANZIANO RIOTTOSO: O anche, quando la libreria funge da sfogo sociale. Sono gli anziani convinti di aver sempre e comunque ragione in funzione del loro secolo d'età. Qualsiasi cosa tu dica è sbagliata perché sei più giovane (e in genere anche perché sei donna, visto che la rivoluzione sessuale è passata indenne su di loro), sono certi che il libro che il nipote si è autopubblicato su qualche sito sia nascosto da qualche parte, ma tu non voglia mostrarglielo di proposito. In genere hanno un linguaggio colorito e cercano di essere fantasticamente rumorosi nelle loro proteste, sperando, credo, che qualche superiore si interessi al loro caso.

 L'ANZIANO CHE PRENDE LA LIBRERIA PER UNA BIBLIOTECA: E' una categoria che ha due varianti: una simpatica e una insopportabile.
 La variante simpatica viene tutti i giorni, si siede su una poltroncina per intere mattinate o pomeriggi, prende un libro che gli interessa e ne legge una buona parte tutti i giorni. Quando lo finisce ne sceglie un altro e via all'infinito. Si porta thermos (giuro) e comodità varie, talvolta anche copertine. Rimane in religioso silenzio, imperturbabile a qualunque caos e richiesta della poltrona. Mi fan simpatia perché immagino non possano permettersi molti libri nuovi e al contempo impediscono ai pazzi tutti di occupare poltrone con scopi molesti.
 La variante antipatica viene meno frequentemente, ma rompe le scatole a tutti, commessi di libreria e clienti, perché lui è venuto lì per leggere e la gente non può permettersi di fare casino. Anche lui occupa poltrone per ore, ma si mette vicino una ventina di libri da spulciare che poi provvede a disseminare ovunque causandone una protratta irreperibilità. Se osi avvicinarti per consultare la sezione o aiutare un cliente, protesta a oltranza. Anche lui dispone di thermos e talvolta anche di ripiani pieghevoli su cui riporre i suoi effetti personali nelle sue lunghe ore di permanenza.

 L'ANZIANO VITTIMA DEI SUOI NIPOTI: Il poveretto viene in genere tiranneggiato (dal suo punto di vista con amore) da adolescenti che non staccano gli occhi dall'I-phone o da nipoti universitari che non si degnano neanche di accompagnarli. Cercano libri di cui o non gli è stato riferito completamente il titolo e neanche l'argomento, oppure ce l'avevano scritto su un fatidico foglio che però è rimasto a casa. Pensano che la dicitura libro universitario ti consenta di entrare in contatto telepatico col nipote non presente e capire magicamente cosa stanno cercando. Quando capiscono che ciò non avviene, si attaccano al cellulare costringendoti a parlare con l'assente, il quale è anche scocciato per l'intrusione e risponde dimostrandosi molto contrariato quando gli annunci che no, il manuale di antropologia comparata del 1938 o gli studi di linguistica applicata in francese originale non sono presenti in libreria.

 E questa breve carrellata è solo l'inizio. Più e più tipologie dell'anziano si annidano e possono ancora annidarsi. Ci sono anche quelli carini e servizievoli che sorridono sempre causandomi crisi di commozione. Mi ricordano tutti mio nonno e non è  proprio facile spiegargli perché interagisci con loro con gli occhi lucidi.

mercoledì 21 agosto 2013

Giovani vite cinesi bruciate. La borghese "Shanghai Baby" e il reietto "Il maestro della notte".

La mia passione per il mondo orientale mi ha spinto negli anni a leggere inopinatamente tutto quello che passavano le biblioteche dove amavo bivaccare da vera sfigata per interi pomeriggi (adesso sarei una nerd, ma alla mia epoca ero una sfigata, nemmeno secchiona perché studiavo solo le cose che mi piacevano e avevo buchi neri in matematica e fisica). Ciò mi ha sospinto a conoscere una quantità di libri oltre che giapponesi (il mio vero interesse), anche cinesi.
 Ho amato, confesso, i China-scrittori molto meno dei Japanese. Non so se la mia è un'opinione condivisa, ma trovo che i cinesi abbiano un gusto per il morboso e il particolare disgustoso (meglio se di origine corporale) che riesce e distruggere qualsiasi poesia e a guastare lievemente ogni trama. Non parliamo poi delle descrizioni dei rapporti sessuali et simili, così inutilmente particolareggiate da farti quasi dire: "Guarda di quanto sudi non ce ne frega niente".
 Tuttavia temo sia un mio limite culturale che prima o poi dovrò colmare dandomi alla lettura di qualche libro di critica letteraria cinese (se qualcun* ha suggerimenti sappia che son graditi).
 In Italia ho notato che vengono tradotti due grandi filoni della narrativa cinese contemporanea: gli scrittori very strong e very important tipo Mo Yan o Su Tong e le storie di adolesciiiienze e gggggiovinezze perdute (la Mian Mian generation), non so se è per dare un'immagine moderna della società cinese o per chissà quale altro motivo.
 Oggi perciò consiglierò due libri di questi gggiovani ribelli chinesi, che in fin dei conti non è che siano tanto diversi da noi, diciamo che hanno più sensi di colpa e trovano più gusto e pericolo a ribellarsi ad un sistema precostituito.
 Il primo è l'abbastanza conosciuto "Shanghai baby" di Zou Weihui, molto osteggiato in patria, con tanto di censure e diffusione tramite mercato clandestino, da cui so che è stato tratto anche un terribile film che mi sono sempre rifiutata di vedere.
 La storia, parzialmente autobiografica, narra la vita di Coco e dei suoi amici, giovani aspiranti intellettuali e artisti appartenenti però ad un ceto culturale e sociale discretamente elevato (per intenderci sono quelli che non diremo intellettuali impegnati, ma nonostante la ribellione intrinsecamente borghesi). Coco, che ha scritto una raccolta di racconti censurata, frequenta l'università Fudan e ha una storia con un bellissimo ragazzo cinese ahimè per lui impotente e con un uomo d'affari tedesco (biondo e peloso, la cosa dei peli viene ripetuta spesso in nome della morbosità culturale cinese), che nell'ottica orientale è il massimo del sex appeal. Tra amici, amori e parenti la vita scorre compulsivamente e falsamente luminosa come i cartelloni pubblicitari al neon appesi ai grattacieli di Shanghai.
 (Ne esiste, avviso anche un seguito, di gran lunga inferiore: "Sposerò Buddha", in cui lei scrittrice di successo vaga per il mondo alla ricerca di se stessa. Scontato e noiosetto, non cascateci).
 Il secondo libro, che volendo fa pendant, è invece "Il maestro della notte" di Bai Xianyong, tradotto in Italia dall'Einaudi.


 La storia, in questo caso, ha per protagonista un ragazzo omosessuale nella Taiwan degli anni '70, che nonostante un'atmosfera vivace e sognante non era proprio il posto ideale dove essere gay. L'aria che si respira è completamente diversa dal mondo ovattato dei giovani ribelli della Zou Weihui: qui i ragazzi son reietti della società, poveri che si mescolano solo ad altri reietti (come "i figli della guerra" dalla pelle scura perché nati da padre afroamericano) e vivono avventure borderline in cui trovano una certa poesia, senza riuscire a sottrarsi però ad un sordido orrore di fondo.
 Istruttivo, scritto bene, notevole. Per fare un tuffo in un mondo che sembra sempre più vicino, eppure non lo sarà mai.

domenica 18 agosto 2013

Il grande Dramma del rientro. Altro che Maldive, la vera Isolatria è solo per la Sardegna.

Molto traumatizzata dal rientro e in una Milano che sembra il deserto dei tartari, mi accingo a scrivere il mio primo post post-vacanza. Poiché sono ancora sconvolta dal viaggio e il mio unico pensiero è poter tornare all'ombra dei mirti frondosi sulle rive del mare sardo, vi consiglierò due libri sull'isola più amata dagli italiani.
 Preciso. Io la Sardegna la amo sul serio e non perché la trovi una meta vacanziera di ineguagliabile bellezza (non solo almeno), ma per motivi familiari molto più profondi con cui eviterò di tediarvi non essendo questo un blog di fattacci privati e lacrimevoli sfoghi (insomma non quel genere di lacrimevoli sfoghi).
 Lascerò che a parlare siano due letture, brevi, veloci, agevoli, ma sentite, sull'amore che la Sardegna sa suscitare fino a lasciare il cuore pieno di un'infinita nostalgia.
 Il primo è del già consigliato Marcello Fois, "In Sardegna non c'è il mare" che recentemente la Laterza ha rieditato di un'edizione dalla copertina molto discutibile (pare fotocopiata), ma dal prezzo inoppugnabile, 6,90 euros.


Attraverso una serie di ricordi personali e familiari, Fois tenta di spiegare l'amore per la sua terra, la Barbagia ancor prima della Sardegna tutta. Ne ricorda i colori,i profumi, l'aria, l'assenza del mare e i viaggi per raggiungerlo sulla meravigliosa costa vicino ad Olbia. In 136 pagine si viaggia come se si fosse davvero a Nuoro e chiudendo gli occhi si attraversassero le lande brulle infestate di ginepri.
 Il secondo, sempre della Laterza, nella graziosa e originale collana Contromano (anche il precedente ne aveva avuto una prima esteticamente migliore edizione), è uscito da poco "Isolatria. Viaggio nell'arcipelago della Maddalena" di Antonella Anedda.


 L'autrice è molto ben conscia delle sue geografiche fortune e parla con trasporto del meraviglioso arcipelago della Maddalena, un luogo che chiunque sia stato a colonizzare il Mar Rosso o i Caraibi dovrebbe visitare domani istesso.
 Voi che acquistate biglietti per anonimi villaggi della Valtur in Kenya e alle Maldive, non sapete cosa vi perdete in mezzo al mar mediterraneo. Mari che altrove se li sognano, spiagge rosa di coralli, un'isola dove Garibaldi andò a passare i suoi anni post-eroici e a morire, (Caprera), un centro storico che è un incrocio tra la Spagna e la Grecia, passando per la Francia (la Maddalena).
 Sì, lo so, sembra che mi abbia pagato l'ufficio turistico della regione autonoma della Sardegna, ma sareste nostalgicamente sconvolti anche voi se aveste dovuto lasciare posti come questi.


 La foto è by me. Prometto che da domani torno a postare cose meno melodrammatiche. Comprendetemi, ve prego.

sabato 3 agosto 2013

Le sudate ferie della giovane libraia!

Ebbene cavi e cave tutti e tutte che mi seguite (se qualcuno c'è nella galassia internet che lo fa, altrimenti è post cattedrale nel deserto style e va bene anche così), anche le giovani libraie addolorate hanno diritto alle loro ferie (ebbene sì ne esiste ancora il diritto per alcuni), perciò anche io mi dileguo come sta facendo l'80% della popolazione italiana e migro in un luogo privo di internet o quasi a smaltire i 40 gradi di questi giorni.
 Tornerò parzialmente meno addolorata tra due settimane. Per qualche giorno so che mi sentirò molto meglio, poi tutto ricomincerà come prima e i clienti torneranno carichi e molesti come non mai dalle ferie. Nell'arco di un mese sarò di nuovo seppellita dagli imperdibili best seller dell'autunno e dalle locandine con donne ricoperte di maglioni che sospirano davanti a finestre picchiettate di pioggia perché non vedono l'ora di leggere con un camino a fianco.
 Ma questa è un'altra storia (futura). Buon Ferragosto a tutt*!! Ci si rivede verso il 18!! :)



Grandi romanzi di formazione senza grande melodramma. Fante e Winterson!

Il romanzo di formazione, questo grande amato.
 E' uno dei generi che continuo a preferire, anche in talune (intelligenti) forme adolescenziali. 
 Se poniamo che una trama si fonda sempre sull'ingresso di un fattore straordinario in un contesto ordinario, l'ingresso dell'età adulta nella propria vita, è a mio parere, il fattore più sconvolgentemente straordinario a cui si possa andare incontro. 
 Ci son due libri in particolare che amo molto (ok, faccio anche un inchino nostalgico a "Jack frusciante è uscito dal gruppo", che molto mi fece sorridere a 15 anni), e si tratta di "Chiedi alla polvere" di John Fante e "Non ci sono solo le arance" di Jeanette Winterson.
 John Fante è un autore straordinario e non servo certo io per dirlo. Aveva quella grazia particolare che permetteva alle sue storie di essere amare eppure ricche di speranza, ed è senza dubbio uno degli autori che più è riuscito ad evocare le sensazioni inquiete dell'infanzia e della giovinezza senza risultare artificioso.


 Riscoperto da Bukowski per cui (tenetevi forte) francamente non ho una grandissima simpatia e trovo mortalmente noioso, Fante descriveva sconquassi di cui era vittima priva di vittimismo.
  In "Chiedi alla polvere" la formazione di uno scrittore alle prime armi incapace di gestire il proprio denaro e i propri incontri, c'è la naturale incapacità di tutti coloro che per giovinezza o indole non riescono ad aderire completamente alle regole della società e quando tentano, disperatamente, non fanno che sortire strani effetti tragici o comici (non tragicomici).
 E' un libro che consiglierei a tutti, ma in particolare a tutti i ragazz* che sognano di diventare scrittori. 
Ah, ignorate la copertina dell'edizione Einaudi, abominevole e insensata (che significano delle mani che tengono un palmare??) e l'introduzione di Baricco.
 Il secondo libro è invece straordinario sin dall'incipit :
"Come quasi tutti ho vissuto a lungo con mio padre e mia madre. A mio padre piaceva guardare la lotta, a mia madre farla; non importava quale. Lei era nel giusto e poche storie."
 E' uno degli attacchi più belli che abbia mai letto. La Winterson di cui ho letto anche altre opere, ma mai con lo stesso entusiasmo, racconta romanzandola la storia della sua infanzia e della sua primissima giovinezza.


Adottata da una coppia religiosissima aderente ad una qualche setta cristiana non specificata, da piccola costruisce plastici dell'apocalisse e sogna di diventare una missionaria . La descrizione del contesto surreale in cui cresce è fantastica, mai triste, mai accusatoria. Lei credeva veramente, si divertiva veramente ed era veramente convinta del suo mondo.
 Poi, un giorno si innamora di una ragazza e lo straordinario entra in una vita straordinaria sconvolgendola e riportandola sulla terra. La protagonista si sveglia dal suo torpore religioso e si ritrova accerchiata da un mondo che la accusa. Ma anche così non ne fa un dramma, capisce che la vita è altrove e accusare, piangere, essere privi di coraggio non serve a niente. E davvero, non c'è nulla che apprezzi di più in un libro della mancanza del melodramma.

 Perciò se siete alla ricerca di storie scritte bene che non tracimano lacrime sangue, sappiate che sono i libri per voi!


venerdì 2 agosto 2013

I libri fuori commercio e le leggi della biblioteconomia.

 Una delle cose che più sconcerta i clienti è la capacità dei libri di andare fuori commercio.
 Sgomenti, inveiscono increduli quando rivelo loro che un libro del 2005 è ormai vecchio e a meno che non sia un long seller o non abbia altri validi motivi per sopravvivere o molta fortuna, ebbene di certo non è più in giro.
 In verità, prima di cominciare questo lavoro, anche io credevo che per parlare di "vecchiaia" di un libro servissero molte più primavere e a posteriori mi dispiace non aver comprato una montagna di titoli (l'esempio più eclatante che ho visto di recente è "Fun home" della Bechdel).
 Ci sono vari motivi per cui un libro diventa introvabile, il più odioso di tutti, a mio parere è l'uscita dal catalogo perché ormai di argomenti arbitrariamente ritenuti non più di moda. 
 E' così che si finisce per avere la biografia di Fabrizio Corona mentre tanta conoscenza viene inghiottita dai magazzini.
 E' vero che esistono le sante biblioteche, ma biblioteche e librerie non si equivalgono, e anche se il succo del libro sta nel contenuto, gran parte della sua simbolica importanza sta nell'oggetto, (Ray Bradbury sull'argomento ci ha scritto un libro di direi discreto successo).
 C'è un esempio che mi sta a cuore e riguarda una  vecchissima collana della Newton (ormai appunto fuori commercio da secoli) che ho amato molto e che ho avuto l'onore di conoscere solo tramite una misteriosa donazione giunta alla biblioteca dove andavo sempre durante le superiori.
 Erano dei libri che raccoglievano le canzoni di qualunque protesta: femminile, sudamericane, studentesca, della resistenza.
 Non è una collana per cui in molti si strapperebbero i capelli forse, tuttavia il fatto che non sia disponibile all'acquisto secondo il proprio desiderio è una cosa che commercialmente sarà pure comprensibile, ma intellettualmente  è insostenibile.


 La questione, che è il nocciolo di tutte le questioni è cosa sia davvero il libro e non può essere sviscerata in un solo post. Tuttavia le cinque regole della biblioteconomia possono venire in nostro soccorso.
 Ranganathan diceva che ogni lettore ha il suo libro e ogni libro ha il suo lettore
Cosa accade quando il libro e il lettore non si trovano? Nulla. 
Ma cosa accade quando si trovano? La risposta ce l'ha ogni buon lettore.
 Per ora, l'unico rimedio al fuori catalogo dell'oggetto che per primo pare abbia fondato l'idea stessa della riproducibilità ergo del capitalismo (sì stiamo parlando sempre del libro), è l'usato o i banchetti nei mercatini, dove davvero si trovan tesori. 
Un giorno pare saranno i pdf, ma di essi diffiderò sempre e comunque e nessuno mi farà cambiare idea.

 (Attualmente, informo i più, stanno tornando con gran furore Adriano Olivetti e Piero Calamandrei, dei quali, se ne avete interesse farei man bassa, prima di dover aspettare il giro di giostra successivo.)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...