Pagine

Visualizzazione post con etichetta sesso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sesso. Mostra tutti i post

venerdì 2 febbraio 2018

Quel perduto oggetto del desiderio. "Chiamami col tuo nome" un libro e un film che smascherano un'epoca in cui siamo ormai così attenti a quel che desideriamo da non farlo proprio più.

Molti anni prima che io nascessi, (non moltissimi, ma comunque un bel po'), Caterina Caselli cantava che nessuno poteva giudicarla.

 Famosa e inconsueta canzone d'amore nella quale a cantare non era il solito innamorato disperato o incredibilmente felice, ma una tizia che aveva lasciato uno per un altro per poi tornare indietro e dirgli: "Ognuno ha il diritto di vivere come può, per questo una cosa mi piace e quell'altra no", e aggiungendo anche "C'è già tanta gente che ce l'ha su con me chi lo sa perché", modo carino per dire che nessuno si fa mai gli affari propri.

 Del resto, forse più di questa canzone, della Caselli ho sempre trovato molto più incredibile "Arrivederci amore ciao", la canzone di una che se ne va e dice a quello che lascia che deve essere pure contento e farle gli auguri, un concetto peraltro ribadito anche con una certa malvagità dallo spiegone alla ex (che poi però sposò) di Guccini in "Vedi cara".

 Viviamo in tempi in qualche modo un po' perversi.
 Non perversi perché la gente fa le cosacce nel deep web e l'Italia è prima come turismo sessuale con minori nel mondo (grandi primati concittadini, grazie a tutti voi) o almeno questa volta non intendo quel tipo di perversione.

 Viviamo in tempi perversi perché in qualsiasi campo riusciamo a trovare il pervertimento di tutto, qualsiasi cosa può essere pervertita e anzi, se non lo è, quella cosa finisce per essere un po' sospetta o di poco valore

 Anche nella narrativa sembra che la tendenza sia quella: tutto è corrotto, in ogni modo, e se non lo è non vale la pena raccontarlo.

 Certo, c'è più gusto e spesso anche più gloria a raccontare gli oscuri recessi dell'animo umano, ma per quanto io sia sempre stata poco fiduciosa nei confronti del prossimo, trovo molto faticoso sondare sempre le tenebre e mai la luce.

 Non credo che la colpa sia di tempi che improvvisamente si sono fatti più cupi, ma di una nevrosi diffusa da giudizio universale inteso come giudizio degli altri.

 Prima quel che facevamo, anche se errato, rimaneva confinato in un periodo della vita, in un paese da cui potevi allontanarti, in una cerchia che eri libero di non vedere più per il resto della tua vita. Eri libero di di mandare tutti a quel paese stile Caterina Caselli e non roderti più della gente che ce l'ha su con te.

 Adesso è difficile vivere senza l'ansia montante di finire prima o poi al centro di un palcoscenico dell'orrore e tutto si perverte, diventa corrotto, diventa nevrotico, diventa prima apparire che essere e non perché siamo effimeri, ma perché, anche incosciamente, abbiamo un terrore spesso esagerato delle conseguenze catastrofiche dei nostri sbagli.

  L'errore non è più un concetto relativo nel tempo, ma un fantasma mostruoso che rischia di non abbandonarci mai più.

 Lo facevano anche prima eh, ma prima almeno non lo sapevi. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

 Questo e altri pensieri mi sono venuti in mente vedendo il bellissimo film di Guadagnino tratto dal bel libro di Aciman e del quale credo sia superiore.

 Chiariamo, il libro di Aciman è scritto benissimo, ma forse Guadagnino aveva dalla sua un fatto incontrovertibile: il desiderio quando lo vedi è sempre più potente di quando lo leggi
 Il difficile sta nel renderlo visivamente reale e Guadagnanino e i due attori protagonisti scelti ce la fanno benissimo.

 La trama è, all'apparenza, molto semplice. 

 Una ricca famiglia ebraica italo-americana-europea passa le sue estati in un paese della bassa cremasca, in una splendida villa di famiglia spersa tra frutteti e campagna, vicina a un paesello dove le uniche cose da fare sono giocare a carte, ballare ogni tanto e farsi il bagno nei canaloni. E ovviamente fare sesso.

 Siamo negli anni '80 e anche io che sono nata nel 1984 ho fatto in tempo a passare tutta la mia infanzia e adolescenza per tre mesi l'anno nel niente assoluto della Sardegna, senza tv, senza cellulare, senza posta addirittura, che mi fosse mai arrivata una e dico una delle lettere che le mie amiche mi scrivevano. 

 Il tempo mi sembrava scorresse lentissimo e all'epoca lo detestavo, esattamente come sembra detestarlo il protagonista, il diciassettenne Elio.

 Elio è il non tipico figlio unico di queste famiglie ricche e istruite. 

 Non tipico perché, anche se è ovviamente intelligentissimo, suona benissimo e ha colti interessi, è rappresentato come un adolescente abbastanza avvenente, consapevole della sua avvenenza e molto cool. Quindi già siamo fuori dallo stereotipo tipico di questi casi non essendo egli né spocchioso e vizioso né un disadattato sociale che qualcuno deve trarre dal suo disagio.

 Un punto enorme per Aciman.

 Ogni estate i suoi genitori ospitano uno studente straniero che aiuti il padre di Elio nelle sue ricerche e quell'anno arriva Oliver, un americanone bello come una statua greca che Elio DESIDERA appena vede.

 Il verbo è importante perché Elio non se ne INNAMORA all'istante, ma, semplicemente, lo vede e vorrebbe saltargli addosso

 Non sappiamo se Elio abbia già avuto amori omosessuali o se Oliver sia il primo a suscitargli tali passioni, ma in verità non importa a Elio, non importa ai genitori di Elio, non importa agli amici, non importa a nessuno e non importa neanche a noi.

 Oliver non è l'elemento che porta ad Elio la sua grande epifania gay.



 La grande epifania che Oliver porta ad Elio è quella del desiderio.


 E' possibile incontrare una passione al cui cospetto non ti reggono le gambe, a cui pensi così intensamente tutto il giorno da sentirti male? E' possibile non dormire la notte al solo pensiero di un altro corpo sul tuo? Non riuscire più a pensare? Arrivare a una tensione tale da farsi uscire il sangue dal naso? A passare intere giorni e notti a scrivere pagine su questo incontrollabile desiderio?

 Elio scopre di sì e scopre anche che l'attesa del desiderio non lo placa, ma lo catalizza, lo incendia, lo brucia letteralmente dall'interno.

 E' un desiderio che non c'entra niente e mai col possesso. Elio non pensa: Oliver deve essere mio. Elio pensa: voglio che Oliver mi prenda, ovunque, come vuole, quando vuole, perché vuole.

 L'attore scelto per la parte di Elio (e giustissimamente candidato all'oscar) nel film è talmente bravo nel rendere questo desiderio con tutto il corpo, con lo sguardo, con l'abbandono che ci mette, da non farti neanche notare che, sebbene sia un film molto sensuale e, ad un certo punto ci sia anche un buon numero di baci, fondamentalmente non ci siano scene molto erotiche. 

 Io l'ho notato solo dopo aver letto un post in cui si diceva che il film, inizialmente in mano a James Ivory, prevedeva parti di sesso molto spinte.

 Invece, secondo me, bene ha fatto Guadagnino a toglierle perché avrebbe detonato la potenza del  vero punto centrale della storia: quel desiderio così potente che sembra passare come un uragano sul niente cosmico dell'estate padana.

Ho pensato, dopo aver letto anche il libro, che il motivo per cui questo film dalla trama potenzialmente banale, sta avendo così grande successo è per il fatto paradossale di affrontare un tema poco di moda in questa nostra pervertita società.


 Siamo tutti così impegnati ad aver paura di tutto e di tutti, a cercare l'insidia, a diffidare, a vedere le tenebre dietro la luce, da non aver più spazio per gli assolutismi che forse portano dolore, ma non crudeltà.

 Desiderare qualcosa con tutte le proprie forze può arrecare un grande dolore se lo ottieni e poi lo perdi e, soprattutto, se non lo ottieni mai.
 Imparare a maneggiare quel dolore senza che degeneri è una cosa che spesso non sembriamo più saper o voler fare.

 E' brutto fare discorsi generali e ovviamente ci sarà chi molto desidera e chi ha vissuto passioni assolute come quella raccontata nel film, ma è innegabile che la nostra epoca non sarà ricordata per questo. Non è un'epoca desiderante, è un'epoca punente.
 Un'epoca in cui chi sbaglia deve essere punito e sappiamo bene che quando si desidera qualcosa si finisce sempre, prima o poi, per sbagliare.

 Allora anche un libro come quello di Aciman che parla di una passione che ti strappa il cuore, di una voglia così intensa da mandarti il sangue al cervello, diventa non uno dei tanti libri sull'incontrollabile desiderio che può scatenarsi in ognuno di noi, ma una sorta di strano unicum che racconta una passione sopra le righe, un caso isolato e per questo affascinante.

 Siamo diventati così perbenisti da trovare particolare un film in cui il desiderio non è per forza legato all'amore. 

  Non sappiamo se Elio e Oliver siano anche innamorati oltre che amanti, personalmente credo di no e credo anche che questa ambiguità sia voluta per smascherarci.

 C'è una tendenza a voler vedere una purezza nel sesso solo quando è collegato all'amore.

  Il desiderio ormai, nei libri, nei film, nelle serie tv e anche nella realtà sembra avere un suo compimento solo se è legato a un grande amore, altrimenti è qualcosa di minore, di sbagliato, di non rilevante, un incidente sul cammino.

 Bisognerebbe capire se il problema è la perversa evoluzione dell'umanità, sempre più asettica, impaurita, nevrotica e orientata verso il possesso più che verso il desiderio, o se siamo solo vittime di una sorta di slut-shaming sociale.

 Siamo noi ad essere diventati troppo emotivamente deboli per desideri tanto forti o abbiamo solo il terrore di non poter dire come Caterina Caselli che non vogliamo essere giudicati e di finire, in qualche modo, alla gogna?
 La paura del giudizio, amplificata ormai a livelli di nevrosi, ha ucciso il desiderio fine a sé stesso?

 Si diceva un tempo che dovessimo stare molto attenti a quel che desideravamo perché avremmo potuto ottenerlo. Forse siamo diventati così attenti da aver smesso direttamente di farlo.

venerdì 10 aprile 2015

Libri da leggere prima dei 17 (facciamo 18) anni. Passioni, sesso, dolori, incomprensioni e vita tra i banchi che si gustano appieno solo finché sui banchi ci siete ancora e carpite l'attimo!

Circa un annetto e mezzo fa, durante un trasloco che mi esaurì, feci un post sui libri che secondo me andavano letti prima dei trent'anni per sorbirne appieno il fascino e la forza. 

E' ovvio che i buoni libri mantengano la loro bellezza anche se li leggi a settant'anni, tuttavia è altrettanto indubbio che leggerli ad un'età particolare dona loro un'aura che altrimenti ci resterebbe ignota.
 Questa seconda lista di libri che secondo me andrebbero letti prima dei 17 (facciamo 18, ma 17 è un'età più di confine), nasce dalle grida di tutte quelle ragazzine alla ricerca degli inquietanti sick-lit ora di moda. Per sick-lit si intende quella narrativa di cui è esempio sommo attualmente, "Colpa delle stelle" di John Green, in cui il o la protagonista rischiano la morte o generalmente muoiono a causa di un male incurabile. Ovviamente sono giovanissimi. Ovviamente si innamorano perdutamente proprio pochi mesi o giorni prima di morire.
 Si potrebbe dire che la moda romantica di Jacopo Ortis e del giovane Werther, giovani suicidi per una donna (e anche un po' per la patria) sia l'antesignana storica di questo delirio giovanile che aspira ad una morte precoce per rimanere immortale nel suo assoluto. Ma, visto che non mi pare questo filone malaticcio stia sfornando capolavori, potremmo anche dire di no.
 Per invitare i ragazzini e soprattutto le ragazzine (vittime maggiori di quest'ansia da principe azzurro con la flebo o da bella addormentata nell'ospedale) che passano per volontà o per sbaglio per questo blog, a leggere altro, ecco alcuni titoli.

"PORCI CON LE ALI" di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice:
Libro che fece furore ai tempi delle rivolte studentesche, fu scritto da una giovanissima Lidia Ravera e da un po' meno giovane Marco Lombardo Radice ed è scritto con la tecnica dei capitoli alternati: uno lei, uno lui. I due hanno una storia breve e travagliata, fanno le superiori durante il delirio studentesco degli anni '70 e hanno tanti punti in comune con gli adolescenti di adesso, quanti punti non in comune. 
 A parte la questione del coinvolgimento politico che è più frutto di un tratto di una specifica generazione non riproducibile per partito preso su un'altra, ciò che davvero lascia da pensare è il differente rapporto col sesso.
 Celebre l'incipit in cui la ragazzina, Antonia, cerca in tutti i modi di masturbarsi infilando una serie di parole tanto provocanti, quanto insensate dietro le altre, il libro si snoda sulle alterne avventure dei due che, dopo essersi innamorati, fanno un gran casino.
  I ragazzini di adesso metterebbero un it's complicated su facebook, ma difficilmente si lancerebbero nelle loro complicazioni: una festa che degenera in una specie di festino con sesso a casa di un amico, rapporti sessuali con coetanei dello stesso sesso e un gran parlare di sessualità senza particolari taboo tra amici, per lettera e dal vivo.
 Detta così pare "100 colpi di spazzola", in realtà è un libro dolce, ironico, rivelatore. Ricordo che pur non essendo mai stata bigotta (addormentata sì, bigotta no), mi fece una grandissima impressione, mi resi conto che a 17 anni, in un mondo più libero, si potrebbe sperimentare senza essere vittime per forza del pregiudizio e tutti ne trarrebbero gran beneficio.

"SOTTOBANCO"  ed "EX CATTEDRA" di Domenico Starnone: 
Il primissimo libro di questo ormai famosissimo autore campano, "Ex cattedra" è il resoconto di un tranquillo anno scolastico di paura in un liceo classico dove gli alunni sono impegnati a fare tutto ciò che ci si aspetterebbe da loro: si rimorchiano a vicenda, vanno male e bene a scuola, sono secchioni o capre assolute, descrivono sordidi strafalcioni su intonse lavagne. 
 Su tutto gli occhi di un professore ironico che non giudica ciò che non può essere giudicato: nessuna età come l'adolescenza servirebbe a crescere e non a sviluppare le mitiche tre I: inglese, informatica e impresa. Altrimenti si rischia di far confusione e di ritrovarsi in un mondo spietato che misconosce la solidarietà sociale.
 "Sottobanco" è invece il libro da cui è tratto il celebre film "La scuola" con Silvio Orlando. 
 Mi capitò di recitarlo alle superiori, nella parte del preside ignorante (per l'occasione la convertimmo in una preside donna di mezz'età: feci in modo di avere una sesta imbottendo un reggiseno di mia nonna con degli asciugamani), una recita fiume di due ore e mezza anche tre che descrivevano lo scrutinio di una classe alquanto miserabile piena di casi umani, sia tra gli studenti che tra i professori. Dal professore di religione che non si lavava a quello doppiolavorista ("Cirrotta verme") e un po' porco, dalla prof. di storia dell'arte in sciura mood a quello di francese trucido e frustrato. Su tutti aleggia la mitica figura di Cardini, sventurato studente con una situazione familiare pesantissima che si sfoga sublimando il suo dolore nell'imitazione straordinaria di una mosca. Il libro descrive una situazione più organica, assai più simile al film, con la storia d'amore mancata tra i prof. Di tutti il meno riuscito è il film.
 Leggetelo finché vi trovate tra le mura di una scuola superiore. Dopo vi farà un effetto nostalgia che coprirà gran parte delle sfumature e soprattutto, magari capirete cosa si smuove nei cervelli di chi c'è dall'altra parte della barricata.

HERMANN HESSE: 
Probabilmente è un consiglio superfluo visto che non ho mai conosciuto nessuno che abbia letto Hesse dopo la scuola superiore e non prima, ma, nel caso foste in ritardo ve lo ricordo: leggete Hermann Hesse.
  Autore talmente tanto di culto tra i sedicenni da finire suo malgrado citato da Muccino nel "L'ultimo baci"o, quando fa regalare "Siddharta" a un insopportabile Stefano Accorsi da una meravigliosa Martina Stella sedicenne. Lui vede il libro che lei gli ha regalato con ardore e capisce cosa ha davanti: un'adolescente gnocca, ma pur sempre un'adolescente.
 Ciò non vuol dire che il povero Hermann sia esclusivamente materiale per i teenager, ma che, le sue storie, quasi tutte di formazione, quasi tutte su giovani uomini alla ricerca di loro stessi e soprattutto di un posto nel vasto mondo, è di certo una di quelle bibliografie a cui non si può rinunciare al liceo.
 I motivi sono tanti. Per prima cosa ha finalmente un linguaggio un filino più complesso che vi aiuterà ad uscire da un mondo di sintassi senza subordinate e coordinate, facendovi crescere come lettori. In secundis è difficile capire e immedesimarsi negli ardori estremi narrati dal buon Hesse quando ormai hai, non dico tanto, dieci anni di più. "Narciso e Boccadoro", "Demian", "Gertrud", sono personaggi che diventano vivi quanto più sentiamo di poter essere vivi noi. E nonostante tutti gli sforzi, non esisterà mai più un'epoca tanto passionale nella nostra vita.

"NORWEGIAN WOOD" di Haruki Murakami: 
La locandina del film
Non è un libro solo per adolescenti, ma quando lo lessi da adolescente mi segnò tantissimo.
 E' quel che ci vuole quando pensate di essere dei sedicenni poco svegli, quando, dopotutto, pensate che vi state perdendo qualcosa, ma non capite cosa. Tutti sembrano divertirsi così tanto più di voi, essere così tanto più al loro posto, più giusti, più sciolti, più avanti, cos'avete che non va?
 Questo libro non ve lo spiega, ma vi spiega che al mondo esistono tante persone che si sentono così e non per questo sono peggiori delle altre, o meglio, non per questo gli altri non sono migliori di voi. 
 L'adolescenza è un'età senza tempo, in cui tutto sembra possa segnarci in modo fondamentale, tanto che una figuraccia è vissuta come una tragedia, la fine di un amore come la fine di tutto (ok, il fatto che molti adulti lo pensino non gioca a loro favore, non si sono accorti ad un certo punto che dovevano crescere), la fine di un sogno come il termine delle speranze. Ed è vero, ci segna, ma come ce ne accorgiamo solo quando siamo adulti. 
Una celebre frase di Aldo Busi recita, "Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovane?", lo scrittore si rispondeva "Niente". Questo libro vi risponderà che forse rimane qualcosa. Voi stessi.

I GRANDI CLASSICI:
 "Il giovane Holden", "I dolori del giovane Werther", "Le ultime lettere di Jacopo Ortis", "La strada" di Kerouac. Questi sono alcuni dei titoli che magari vi propinano a scuole e voi state lì lì per tagliarvi le vene alla sola idea di dedicargli due o tre ore della vostra vita. 
 State calmi, il sordido professore davanti a voi non vi sta fustigando con malvagità, vi sta magari offrendo un'occasione irripetibile per immergervi con cognizione di causa in un classico che letto vent'anni dopo potrebbe aver perso parte del suo sapore. Non sto dicendo che vi piaceranno, ma solo che potrebbero piacervi.
 Es. Ho amato tantissimo "Il giovane Holden" e per niente "La strada" (che lessi caldamente caldeggiata da un gruppo di aspiranti bohemienne del mio liceo).

Prima che qualcuno eventualmente gridi "Ma guarda che non ci conosci! Noi adolescenti non siamo tutti dei decerebrati!" col tono indignato che immagino avrebbe la mia sorella young adult, sappiate che ovviamente non mi riferisco alle giovani menti che leggono già cose migliori, ma quelle di cui ho parlato nell'intro.

E voi che ne pensate? Ne suggerireste altri? Ne toglieresti alcuni?

giovedì 21 agosto 2014

Il triangolo no, non l'avevo considerato. Combinazioni varie ed eventuali di scrittori famosi che hanno triangolato tra di loro con risultati alterni: suicidi, pianti, amicizie indissolubili e scomparse inquietanti.

 Un tempo, quando la musica italiana era vivace e seria e per vedere qualcosa di sessualmente alternativo non dovevamo ancora invocare Raffaella Carrà o il povero Tiziano Ferro che sventola la bandiera solitario e comunque gorgheggiando di faccende normalissime, come rotture amorose e lacrime, un Renato Zero preconversione (e pre pinocchiaggine) gorgheggiava ricoperto di paillettes: "Il triangolo no non l'avevo considerato".

 Erano gli ultimi scampoli di un'epoca assai meno noiosa della nostra, (il cui massimo della trasgressione che ci rimane è Kim Kardashian nuda su una specie di moto) e ricordavano anche in musica (no dimenticare pure "Pensiero stupendo" e "Resta vile maschio dove vai?") che nella storia chiunque ha provato a istituzionalizzare quella che è la combinazione amorosa più diffusa tra gli esseri umani dopo la coppia: il triangolo.

 Pochissimi ci sono riusciti, la maggior parte sono periti nell'intento (fisicamente o psicologicamente), innumerevoli ne hanno scritto. Ora, non ricordo esattamente quale sia stata la causa scatenante che al mare mi ha portato l'idea di codesto post, ma mi sono chiesta, quali sono più famose triangolazioni amorose tra scrittori nella storia?
 Ecco una breve carrellata.

SYLVIA PLATH-TED HUGHES- ASSIA WEVILL: 
Diciamo anche che era un triangolo
di strani scrittori tutti belli come attori
Caso di triangolo portato fino alle sue più tragiche conseguenze. Sylvia Plath e Ted Hughes erano sposati da qualche anno e avevano due figli, i lavori di entrambi iniziavano a dare i sospirati frutti, quando per uno di quei giochi del destino, diedero in affitto la loro casa di Londra ad una coppia di sposi.
Assia Wevill
La lei della coppia era Assia Wevill bellissima aspirante poetessa di origine ebraica di cui Hughes si innamorò all'istante. I due iniziarono una relazione che sfociò nel suicidio della Plath  che, già mentalmente provata, non resse l'abbandono del marito per Assia. Mentre Hughes iniziava così un'opera di censura e rimaneggiamento delle opere della defunta moglie, Assia iniziò ad esserne ossessionata come donna e poetessa. Sei anni dopo, al culmine del suo delirio, si suicidò uccidendo anche la figlia avuta col poeta, nello stesso identico modo in cui si era uccisa la Plath. Hughes è stato indicato da più parti come corresponsabile morale delle due morti. Fatto sta che la sua successiva compagna, rimasta tale fino alla sua morte, non fu più una poetessa, ma una pratica infermiera.

SARTRE-DE BEAUVOIR-ALGREN:
 Li cito sempre, ma non citarli in un post sui triangoli amorosi non avrebbe senso. Sartre e de Beauvoir sono forse l'inarrivabile archetipo per tutte le coppie desiderose di scrivere un finale felice per i propri triangoli amorosi. 
 Fino alla fine tennero fede al loro proposito di non sposarsi e avere tutte le relazioni parallele della terra mantenendo però la loro unione come principale e indissolubile.
 Se Sartre pur con tutte le donne che lo circondarono fino alla fine dei suoi giorni sembrò non vacillare mai, la de Beauvoir ebbe in realtà un altro grandissimo amore, lo scrittore americano Nelson Algren. Giallista all'epoca famoso, visse un'intensa storia d'amore con la scrittrice francese che ne descrisse i contorni ne "I Mandarini" attribuendola alla protagonista. Se si deve dar ascolto a quanto scritto nel romanzo, la storia d'amore terminò perché Algren, conscio di non poterla mai avere, se ne disamorò causandole un dolore grandissimo. E' il prezzo da pagare per il triangolo perfetto.
 Per chi volesse saperne di più esiste un bel libro di Fernanda Pivano "Lo scrittore americano e la ragazza perbene" ed. Tullio Pironti.

HENRY MILLER-JUNE MANSFIELD-ANAIS NIN:
Ho scoperto che hanno anche fatto un film "Henry&June" con Uma Thurman
nelle vesti della povera Nin. Non so se voglio vederlo.
Triangolo eccentrico che può scatenarsi nel mitico caso in cui almeno uno dei tre sia bisessuale, non ebbe un centro preciso. Henry Miller dopo un primo matrimonio incontrò June Mansfield che credette immediatamente al talento letterario del marito e si prodigò in ogni modo per permettergli di pubblicare. Lo mantenne, sostenne e ispirò per sei lunghi anni e fu in qualche modo ricambiata apparendo nei romanzi più famosi del marito. Fu nella solita Parigi degli anni '20 e '30 che incrociarono Anais Nin. Era essa una saggista e scrittrice che nel vederli rimase assolutamente folgorata. Da June. Iniziò così un triangolo che portò al celebre sodalizio intellettuale tra Miller la Nin, che peraltro, quasi per gioco, accettò di scrivere una raccolta di racconti erotici, scoprendosi particolarmente portata. Anche lei comunque non mancò di immortalare June nel suo "La casa dell'incesto".


VIRGINIA WOOLF -VITA SACKVILLE WEST - VIOLET TREFUSIS:
  Sackville-West, poetessa e scrittrice, esperta di giardini (i suoi libri al riguardo stanno tornando in auge) per la quale si ispirò per il suo "Orlando", ma ignoriamo magari che in realtà rimaneva la parte periferica e più debole di un triangolo che vedeva la sua coppia principale nel rapporto che Vita aveva con la scrittrice Violet Trefusis. Le due scrissero assieme anche un libro, "Challenge" e viaggiarono molto, nonostante Vita mantenesse nel frattempo un rapporto molto stretto col marito (anch'esso bisessuale).
Tutti sappiamo che Virginia Woolf amò appassionatamente Vita
 In ogni caso si scrissero grandi lettere d'amore, celebre quella di Vita che comincia col mitico attacco "Sono ridotta ad una cosa che desidera Virginia". Ne esisteva una bella raccolta, "Adorata creatura" ed. La Tartaruga.

JULES ET JIM: 
O meglio il triangolo tra lo scrittore francese Henri-Pierre Roché, lo scrittore tedesco Franz Hessel ed Helen Grund, giornalista e intellettuale , membro della resistenza e moglie di quest'ultimo. Roché si ispirò al loro triangolo per scrivere il romanzo "Jules e Jim", reso immortale da Truffaut. In esso Roché sublimò quel fortissimo sentimento d'amicizia che nonostante la complessa relazione incrociata, lo legò per sempre a Hessel. Conosciutisi prima della guerra, si troveranno divisi senza mai smettere di scriversi e al loro nuovo incontro, nel 1920, Hessel è sposato con Helen che si innamora perdutamente di Roché. I due anni 1920-21 sono una bolla in cui vivono il sogno di un triangolo perfetto. Il film finisce con Jim (Roché) e Katherine (Grund) muoiono annegati, mentre Jules sopravvive. Fu forse un epilogo che Roché scrisse per consolarsi in vecchiaia della perdita del suo amico. Quando uscì il libro, nel 1953, infatti, Hessel era l'unico morto da molto tempo.
 Per saperne di più, oltre al romanzo, sappiate che è recentemente uscita una biografia di Helen Hessel: "Helen Hessel, la donna che amò Jules e Jim" di Marie-Francoise Peteuil ed. Baldini e Castoldi.

AGATHA CHRISTIE:

  Quello di Agatona nostra non è un vero triangolo amoroso tra scrittori famosi, ma merita indubbiamente una citazione. 
 Recentemente è stato rieditato un libro di Jared Cade "Agatha Christie e il mistero della sua scomparsa" ed. Giulio Perrone. Forse non tutti sanno che la giallista scomparve per un periodo di undici giorni. Nessuno sapeva dove fosse finita, la sua auto trovata in un fosso, un marito e una figlia a casa che asserivano di non sapere nulla. Venne trovata una decina di giorni dopo, si disse in stato confusionale e subito se ne partì per le Canarie con la figliola. Cos'era successo? Ufficialmente aveva avuto una sorta di crollo di nervi a seguito della morte della madre. Ufficiosamente forse Agatha voleva architettare lo sputtanamento matrimoniale del secolo. Il marito infatti, mentre lei scriveva, aveva stretto una relazione con tale Nancy Neele (il cui cognome Agatha usò per registrarsi alle terme dove si era rifugiata) e si era deciso ad abbandonare la moglie. Agatha, alla notizia, aveva reagito architettando un piano machiavellico che forse, se ben riuscito, avrebbe potuto gettare il discredito e il sospetto su suo marito e l'amante, rei di averla fatta sparire. Non le riuscì, divorziò comunque con grande dolore, ma si tenne il cognome e forse anche un po' di soddisfazione.



Mi spiace non aver citato nulla di medievale o moderno, se a qualcuno viene in mente qualcosa faccia un fischio!

martedì 29 aprile 2014

"Con l'obbligo di non leggere libri che avessero meno di cento anni": una riflessione sul caso Mazzucco al liceo Giulio Cesare, il caso Braibanti, l'ipocrisia e il sesso nel programma di italiano.

E finalmente sono tornata a fare il mio dovere scrittorio post-feriem.
Se la Mazzucco è pornografia, allora
stiamo freschi. Per le 50 sfumature in cui
una scema anoressica si mette con un ganzo
col frustino non ho notato proteste. Eppure
le ragazzine in libreria lo compravano. Ah,
i misteriosi ragionamenti dei genitori.
 Volevo iniziare con un fumetto, ma stamane mentre cercavo di infilare il carico di tre lavatrici in una, mi è capitato sotto gli occhi un articolo sul Corriere in cui alcuni zelanti genitori del liceo classico Giulio Cesare di Roma pare abbiano denunciato alcuni insegnanti per aver letto brani tratti dal libro di Melania Mazzucco "Sei come sei". Pietra dello scandalo: una scena di sesso omosessuale.
 Oooooh povere inermi, candide creature. Immagino questi 14-16enni ignari del mondo, del sesso e della vita, che mai guardano la tv, privi di una connessione internet (ovviamente ignorano l'esistenza di Youporn che scherzi) e degli occhi per notare le innumerevoli pubblicità a sfondo sessuale che tappezzano Roma. Questi angeli che neanche avranno mai dato un bacio a stampo, presi tra le grinfie di tremendi professori, che peraltro avevano proposto la storia nell'ambito di un progetto dell'Unar, l'ufficio nazionale antidiscriminazionale razziale. 
 Sulla scia dei genitori si sono immessi anche alcuni studenti dell'associazione Lotta Studentesca che hanno esposto il significativo striscione: "Maschi selvatici non checche isteriche".
 Le mie reazioni sono state varie. In primis mi sono domandata: ma questa gente sa che in libreria non c'è l'obbligo della maggiore età per acquistare un qualsivoglia libro? Un qualsiasi undicenne potrebbe comprarsi il Kamasutra senza alcun problema.
 Poi, mi è venuto il mente il caso Braibanti.
 Ve lo ricordate? Io no ovviamente visto che non c'ero ancora, ma ne venni a conoscenza quando lessi alle superiori i libri di Pasolini. Il povero Braibanti, morto peraltro a inizio di questo Aprile, era un professore, drammaturgo e scrittore, ex partigiano e comunista, reo, ad un certo punto della sua vita, di essere andato a vivere con un ragazzo di buona famiglia di ben ventitrè anni. 
 Erano entrambi omosessuali e maggiorenni, ma i cari genitori del giovane non solo non presero bene la cosa, ma non accettarono che il figlio potesse essere omosessuale senza che qualcuno lo avesse convinto, anzi plagiato.
Aldo Braibanti
 Vi era infatti nell'ameno codice fascista Rocco un reato che era stato introdotto e mai utilizzato: il plagio. Ebbene, venne tirato fuori in grande spolvero per l'occasione, Braibanti messo sotto processo e il ragazzo portato in manicomio a tirargli fuori a suon di elettroshock che era stato ignobilmente plagiato dallo scrittore.
 L'eco dell'avvenimento fu internazionale e, nonostante il ragazzo continuasse ad affermare di aver fatto tutto di sua volontà e le barricate degli intellettuali, Braibanti venne condannato.
 C'è un piccolo particolare in codesto processo che si intreccia fatalmente al comportamento di questi solerti genitori capitolini: quando il ragazzo venne dimesso dal manicomio, tra le clausole per la sua libertà ebbe l'obbligo di non leggere libri che avessero meno di cento anni.
E quel che mi domando è: ma i medici di allora, i genitori di questo ragazzo e i genitori degli allievi del Giulio Cesare, hanno mai letto quello che generalmente viene studiato al liceo classico? Perché direi che se si sono preoccupati della Mazzucco e non di tutto il resto, forse, c'è qualcosa che gli sfugge.
 Dite che una rinfrescata a questi padri e madri tutti casa e chiesa, ma a quanto pare pochi libri, bisogna dargliela? Io direi di sì!

AUTORI GRECI E LATINI: 
Tomba del tuffatore a Paestum. Se non ci siete ancora stat*
andateci!
Per stare sicuri sulla chiusura mentale di tutto e tutti, ma soprattutto per non leggere scene di sesso esplicito, allora la cosa migliore è vietare la lettura di tutto quanto è stato prodotto dai pittogrammi in poi.
 I greci e i romani tanto per cominciare avevano una vita sessuale a dir poco piena e variegata. Soprattutto i greci non andavano per il sottile. Sanno i quieti genitori dell'esistenza delle falloforie, processioni in cui questo fantastico popolo portava enormi falli in trionfo? E conoscono quel capolavoro che è l'"Antologia Palatina"? Ben due libri (il V e il XII) sono dedicati al sesso, uno  a tematica omosessuale e uno eterosessuale.
  Posso assicurare che c'è di tutto: poeti che si portano a letto intere famiglie, prostitute bambine, ragazzini il cui maggior pregio è non avere ancora i peli sul sedere (non è volgarità, ma una delle preoccupazioni più grandi dei poeti che amavano minacciare i ragazzi che gli si negavano ricordando loro che allo spuntare del fatale pelo nessuno li avrebbe più voluti). Sesso orale, anale, orgie, prostitute sacre, tutto senza lasciar spazio all'immaginazione. E i romani, che pure degli amori omosessuali si vantavano di meno, non è che le mandassero a dire. Il tenero Catullo con le sue migliaia di bacetti, scriveva anche cose esplicite, come "A voi lo metto in culo e in bocca", senza contare di tutta l'ironia che solo un quindicenne può fare sul famoso passero che Lesbia teneva in grembo e con cui giocava tanto. E, genitori cari, avete mai preso in mano gli "Epigrammi" di Marziale?


BOCCACCIO e L'ARETINO:
 Anche nell'oscuro medioevo (e post) esistevano e pubblicavano uomini che non le mandavano a dire, primi tra tutti il caro Boccaccio appunto e Pietro l'Aretino. 
Nel "Decamerone" in cui dieci giovinetti si ritiravano in campagna per fuggire alla peste, ci sono storie che adesso sarebbero perseguitate dal Moige, come quella di Masetto da Lamporecchio che entra in un convento di monache vogliose e riesce a soddisfarle tutte, badessa compresa. O tanto per rimanere in tema religioso "La badessa e le brache del prete" in cui viene portata a giudizio ad una badessa una monaca trovata in atteggiamenti amorosi con un giovine. Piena di amore, ma soprattutto accidentalmente ornata delle brache del prete con cui stava facendo la zumba nella stanza accanto, la badessa la perdona e tutte le monache si sentono libere di darsi ai piaceri carnali con gioia. E Boccaccio non è niente in confronto di Pietro l'Aretino, un tipo talmente blasfemo e pornografico che Playboy al confronto è un giornale da educande. Avete mai dato un'occhiata ai "Sonetti lussuriosi"? E al "Ragionamento della Nanna e dell'Antonia"? Anche qui preti, monache, papi, prostitute, sesso e scene spinte non è che manchino, ma chissà magari sapere che l'autore del verso "Fottiamci, anima mia, fottiamci presto, perché tutti per fotter nati siamo" è morto da cinquecento anni fa sentire tanti bigotti più al sicuro.

GABRIELE D'ANNUNZIO:  
Ho trovato una foto fortunatamente tagliata nelle parti basse
E come non ricordare che negli italici programmi passeggia un tipo che si fece togliere due costole per riuscire a darsi piacere da solo in tutti i sensi? 
 L'eterissimo e molto destrorso D'Annunzio che faceva strage di cuori e posava nudo come un sirenetto (a proposito, io ricordo benissimo di aver trovato una sua foto nudo come mamma l'aveva fatto in un libro che mi diedero alle superiori), scriveva di bambini lasciati a morire sui davanzali, di ex zitelle che si masturbavano davanti agli specchi, di aborti, duelli all'ultimo sangue, uomini senza morale che seducevano schiere di vergini poi additate al pubblico ludibrio, donne sedotte e impigliate nella lussuria. Prima di esporre striscioni su maschi selvatici propongo ai ragazzini la visione delle foto di D'Annunzio nudo e intraprendente, poi ne riparliamo.

PASOLINI: 
 Pensate che io avevo una professoressa di italiano così integerrima che non ci fece leggere "Digitale purpurea" di Pascoli perché la considerava troppo erotica (c'è chi ci vede la descrizione di un rapporto sessuale tra due donne, leggetevela e ditemi) e saltò persino il duello tra Clorinda e Tancredi perché era ai suoi occhi la palese metafora di un orgasmo. Pur tuttavia ci diede da leggere "Ragazzi di vita" di Pasolini, un libro che se la Mazzucco viene considerata porno, mi domando cosa faranno i genitori di questi ragazzi quando scopriranno che i figli se lo ritroveranno nel programma dell'ultimo anno. Ho detto già come noi fossimo personalmente più interessate alla decriptazione del romanesco stretto che alla trama, ad alcune era persino sfuggito che i protagonisti fossero dediti al nobile mestiere del marchettaro. 
 Perché la mia professoressa era vittima di tale dicotomia? Perché per bigotta che fosse non era scema, anzi, era un'ottima insegnante (vi giuro che per scrivere questa cosa doveva esserlo sul serio perché mi odiava). Sapeva quando il suo bigottismo non creava danno particolare (alla fine "Digitale purpurea" potevamo sempre leggercela da soli e comunque voglio ricordare la tremenda poesia in cui Pascoli spia gli sposi nel letto nuziale) e quando invece andava messo da parte: non far leggere Pasolini era impensabile, come non analizzarlo.

 E con questo ho fatto solo una rapida carrellata che se no il post non finiva più. Vogliamo parlare della trama del "Satyricon"? Una storia talmente piena di storie gay da far sembrare il Muccassassina un ricovero per suore? O "L'amante di lady Chatterley", dove la signora e l'omo de furesta intrecciavano fiori tra i loro peli pubici?  
Anche Leonida avrà avuto la sua dose di rapporti omosex miei
cari maschi selvatici e non penso che voi siate più virili di uno
 che è stato 3 giorni in un fossato a difendere la Grecia.
Peraltro ragazzini che vi dite maschi selvatici, immagino che vi piaccia il film "300" con l'uomo insanguinato che comanda stuoli di virilissimi opliti pronti alla morte certa. 
 E' vero, i persiani andavano in giro conciati che manco lady Gaga, ma forse i vostri professori di greco si son dimenticati di dirvi che gli opliti amoreggiavano tra loro per rafforzare il legame in battaglia. Vi ritenete più virili di un oplita? Voi che senza l'i-phone vi buttereste dopo due secondi nel Tevere per la disperazione? Suvvia, smettetela di scrivere striscioni senza senso e fate qualcosa di utile tipo studiare. E se proprio volete essere selvatici campate nei boschi due giorni senza niente, poi ne riparliamo. 

martedì 21 gennaio 2014

Le vergogne dei clienti. Quali sono i libri che più ci si vergogna a chiedere? Chi detiene la palma del rossore? Ma soprattutto, perché non si vergognano gli unici che dovrebbero?

 Nella fausta giornata di ieri, mi è successo uno spiacevole fatto di cui ho già dato conto su fb.Un cliente mi ha chiesto dei libri per uscire dall'omosessualità. Davanti alla mia perplessità e al mio sconcerto, invece di mettersi paciosamente davanti al settore a tematica glbt (in cui comunque non teniamo niente del genere), notando che l'argomento mi dava fastidio, ha iniziato a punzecchiarmi, forte del fatto che il povero libraio di catena mai e poi mai può mandarti a quel paese.
 Prima ha iniziato a dire che era una malattia mentale visto che molti psicologi dicevano così, poi davanti alla mia domanda "Quali psicologi?", mi ha nominato quel Nicolosi già da me citato in precedenza e qui in Italia cristianamente pubblicato dalla San Paolo. Di seguito mi ha detto che tanti suoi amici erano usciti dall'omosessualità per poi cercare di intavolare con me una conversazione con un sorrisetto da schiaffi piantato in faccia. Ora, qualcuno mi accusa di essere malvagia coi clienti in questo blog, ma posso assicurarvi che molti clienti sono molto più malvagi di me. Per un'ora non ho avuto pace. Si ripresentava sempre col suo sorrisetto e nuove domande a cui cercavo di sfuggire scappando in un'altra sezione col sangue al cervello.
 Poiché in libreria passano e spassano tante persone è ovvio che si creino talvolta delle condizioni di imbarazzo tra i due fronti. Generalmente, a meno che non si abbia a che vedere con un sadico, come quello di cui sopra, è il cliente a vivere personali momenti di imbarazzo. In tanti pensano che il malvagio libraio sia una sorta di lepriacano giudicante con un enorme libro mastro in cui mettere il loro nome e accanto il libro che cercano. In genere le vergogne dei clienti sono assolutamente insensate, quelli che chiedono cose di cui vergognarsi davvero (come l'omofobo sopra), non hanno nessuna cognizione del fatto che dovrebbero seppellirsi seduta stante. Se anche voi vi siete mai vergognati in libreria ecco di seguito i casi più comuni e come farsi passare la voglia di avvampare.

I LIBRI SUL SESSO:
Pace all'anima sua.
 In assoluto sono i libri che causano più traumi e crisi mystiche nel cliente. Innanzitutto c'è sempre qualche maniaco piantato davanti a questa immaginifica sezione dove convivono giochi sul sesso da fare in coppia, manuali di educazione sessuale illustrati, il Kamasutra, vari testi tantrici, l'autobiografia di Califano e tutti quei libri su come far soffrire gli uomini da vere stronze. E' uno scaffale che è letteralmente impossibile da tenere in ordine, ma del resto è pure inutile visto che sono rarissimi i casi in cui il cliente vuole essere fisicamente accompagnato lì davanti. Improvvisamente servizievole, dopo averti chiesto un Kamasutra illustrato, annuncia che se lo cercherà da solo (nell'80% dei casi deve da te ritornare mesto e penitente). Poiché il 90% dei fruitori di tali libri è di sesso maschile, ha questo rapporto di simil cameratismo col libraio maschio, mentre fissa con odio la libraia femmina, magari dell'età di sua figlia, che gli spiega in un crescendo surreale, quale libro sul sadomasochismo sia in effetti più completo. Per evitare tali imbarazzanti momenti ho visto qualsiasi cosa. Clienti che venivano direttamente con l'isbn del libro pur di non pronunciarne il titolo, clienti che omettevano le parole considerate xxxx dalla frase col risultato che cercare il benedetto libro diventava impossibile, clienti che scrivevano il titolo su un foglietto rifiutandosi ostinatamente di rispondere a voce a qualsiasi mia domanda, altresì clienti che chiedevano espressamente la presenza di un simile del loro sesso pronto a consigliarli. In tutti i casi costoro erano uomini. Le donne non comprano apertamente libri sul sesso se non nell'adolescenza, dai 18 anni in su sanno già come procurarseli senza che il mondo venga a saperlo (sono già allenate coi sex toys). Il risultato ottenuto dai vari clienti vergognosi è solo uno: mettere in tale evidenza il loro imbarazzo da renderlo praticamente comico.

L'UOMO CHE LEGGE ROMANZI ROSA:  

Esistono. Sono ben nascosti ma ci sono. Il loro nume tutelare è Federico Moccia, che ha cercato inutilmente di invitarli al coming out raccontando in ogni dove quanto San Valentino sia per lui la festa nazionale, ami sua moglie e vorrebbe avere di nuovo 15 anni per amare e correre in moto in libertà, ma niente: i veri uomini non piangono e non leggono romanzi rosa. Tuttavia in libreria c'è una nutrita schiera di uomini che non leggono romanzi rosa, ma li comprano spesso. Tutti costoro hanno delle pigrissime mogli che non schiodano il sedere da casa e li mandano in giro a compiere spiacevoli missioni come fargli prendere pacchi di assorbenti con e senza ali, ma soprattutto pile di libri pieni di amore e torte a NY. Di tanto in tanto, questi mitologici esseri, che continuano a ripetere a gran voce, scandendo bene le parole "E' per la mia fidanzata" o "E' per mia moglie", arriva a farsi consigliare dal libraio. Ovviamente il libraio deve aver sempre ben presente che lui non sa nemmeno esattamente di che parlano, sono cose che non lo riguardano, è solo una vittima degli eventi. Lo sappia, la prego, mi creda, glielo giuro. C'era un cliente in una precedente libreria dove ho lavorato che tornava più volte in settimana, faceva man bassa di romanzetti rosa e se li faceva impacchettare uno ad uno ripetendo che erano regali. L'uomo più generoso del mondo.

L'ADULTO CHE CERCA LIBRI PER BAMBINI: 
Chiariamo, come ho già detto ci sono dei libri da adulti che in effetti vengono sistemati nella sezione dei ragazzi per puro pregiudizio. Tuttavia esistono anche degli adulti che, appassionati di libri per adolescenti (di cui alcuni son splendidi, leggetevi "Wonder" di R. J. Palacio o "Quando mi troverai" di...) o di fiabe illustrate o di autori come Bianca Pitzorno, stazionano nella sezione per bambini con crescente panico interiore. Quando gli viene il dubbio che tu lo stia giudicando o fissando male in genere si rivolta come una biscia e lancia un'invettiva contro i librai rei di infilare perle meravigliose nella sezione per ragazzi. Ma li leggiamo davvero i libri? Con che criterio decidiamo gli spostamenti? Altresì si lancia in complicate elucubrazioni su come "La guerra dei bottoni" sia un libro per adulti, "Harry Potter" pure (gli harrypottiani rappresentano l'80% della comunità) e chiedendosi perché mai i giochi di prestigio dovrebbero essere appannaggio dei soli seenni. Tutto giusto, tutto condivisibile. Solo che togli qui, annuisci là, dai ragione lassù, praticamente i bambini dovrebbero leggere praticamente solo Peppa Pig e una manciata di altri libri. Tutto il resto è CHIARAMENTE per adulti. Ammettere che piace leggere cose di età trasversali non è un'opzione prevista.

IL CLIENTE CHE SI LANCIA IN ACCOPPIATE VIRTUOSISTICHE:
E' quel distinto cliente dai raffinati gusti letterari che ogni tanto vorrebbe tanto leggere un libro di Fabio Volo o magari una biografia su Marilyn Monroe. Altresì è il tizio che vorrebbe comprarsi "The little book of the big penis" o "The big butt book", siccome teme lo sguardo indagatore del libraio o del cassiere, usa la vecchia tecnica dell'edicola. Per comprare l'unico libro che gli interessa, ma di cui intimamente si vergogna, ne prende altri dieci di tenore completamente diverso. Ecco quindi "Organon" di Aristotele, "L'uomo in rivolta" di Camus, "Perché leggere i classici" di Calvino e "Amore, zucchero e cannella" apparire nella stessa cesta. Grazie a questa vergogna si raggiungono picchi di assurdità considerevoli. I migliori avvengono quando il cliente non trova il libro vergognoso e deve chiedertelo. Alcuni, nel disperato tentativo di non gettare il discretito su di loro arrivano a mostrarti Tolstoj e Sveva Casati Modigliani in contemporanea chiedendoti "Sono indecisa tra questi due libri, non è che potrebbe darmi un suggerimento?"
 Certo signore, certo, guardi cassi Tolstoj, sopravvalutato, la Casati Modigliani invece è quello che le serve, si fidi di me.

IL GAY VELATO: 
Giunge, agitato come se stesse per farti una fatidica dichiarazione o fintamente noncurante mentre in realtà suda le proverbiali sette camicie. Vuole un libro a tematica, il titolo lo dice a bassa voce, ti chiede vergognoso se esista la sezione Glbt, finge di stupirsi se gli dico che un saggio sui matrimoni gay si trova nella sezione dedicata all'omosessualità e se proprio è nel panico aggiunge che non è per lui, ma per un amico, anzi, glielo hanno consigliato, anzi non sa proprio di cosa parli. Ragazzi e ragazze ve lo dico, io sono una di voi, quindi magari c'ho l'occhio clinico e non conta quello che dico, ma davvero, quando state per chiedermi un libro io lo so già che siete gay. Lo so pure se mi chiedete una cosa che non c'entra niente, tipo "La storia dei servizi segreti". Non è che si capisce che siete gay solo se domandate al libraio "Apocalissi queer". Vi dirò di più, al libraio non importa niente, egli vuole solo vendervi il libro e che possibilmente lo disturbiate il meno possibile con domande cretine come "Per uscire devo usare la porta?". Nel caso sfortuito incontraste un libraio omofobo (ma considerando il grado non solo sinistrorso, ma anche glbtq del mestiere mi pare difficile), ricordate che siete voi il cliente e in quanto tale avete il coltello dalla parte del manico. Pensate al caso inverso: al libraio gay che se la deve vedere col cliente omofobo senza potergli dire niente. Quelli sì che sono drammi.

 E voi cosa vi vergognate a chiedere in libreria? E perché, soprattutto?
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...