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martedì 13 novembre 2018

Guida alla saga di Darkover parte II! Quali libri leggere per primi? Quali scartare? Un excursus trama per trama dell'intera saga di Marion Zimmer Bradley, per decidere da cosa iniziare

 Ordunque: cosa leggere della sterminata saga di Darkover?
Ill by Rick Ayers

 E' una domanda legittima considerando che si parla di decine di libri, antologie incluse.

 Ebbene, in questo titanico post cerco di farvi un breve riassunto di tutti i libri della saga sottolineando quelli, a mio parere, tralasciabili e quelli che invece vale la pena leggere e con quale precedenza.

 Per quel che riguarda le antologie, ce ne sono varie, di ancor più difficile reperibilità, credo, dei libri,

Si tratta di raccolte di fanfiction ambientate nel mondo di Darkover e selezionate personalmente da MZB e, in alcuni casi, ci sono anche dei racconti originali della stessa MZB, tutti molto belli e che, talvolta, riempiono delle importanti lacune (penso a quelli su Rohana Ardais e Regis Hastur).

 Le mie favorite in ogni caso sono "Darkover e l'impero" e "Le libere amazzoni di Darkover", il primo per i racconti, il secondo per l'argomento (non ricordo racconti notevoli onestamente).

 Dunque, come leggere questa mia guida?

 Con una sola indicazione: i libri sono raggruppati per ere darkovane.

 L'arco temporale della saga infatti si estende per più di due millenni e MZB, anche se la maggior parte delle storie sono concentrate nell'era dei Comyn (un vero peccato perché anche altri periodi avrebbero meritato).
 Detto ciò, buona lettura e buona avventura sul pianeta dal sole rosso!


L'insediamento

 Navicella terrestre carica di gente desiderosa di fondare una colonia stile Scozia medievale naufraga per disgrazia su un pianeta strano e inospitale. I coloni la prendono bene, l'equipaggio no.



NAUFRAGIO SULLA TERRA DI DARKOVER:

 Primo libro in ordine temporale, è uno di quelli che chiamo libri di servizio.

 Ci spiega per filo e per segno, in modo quasi schematico, com'è nata Darkover: mondo fantasy con una genesi fantascientifica.
 Navicella terrestre che trasporta coloni desiderosi di vivere Scozia medievale style, naufraga senza rimedio su questo pianeta gelido e ostile.

 I coloni sono contenti, l'equipaggio della navicella è disperato. Sopravviveranno? E a che prezzo?
 Interessante dilemma morale su quando, in condizioni estreme, debba prevalere la volontà del singolo e quando il bene collettivo.


Le età del caos

 Le origini terrestri sono state dimenticate, il mondo Darkovano ha assunto una struttura sociale di tipo feudale e si è creata una sorta di casta nobiliare, i Comyn, dotata di forti poteri Psi (a furia di incrociarsi geneticamente hanno anche sviluppato alcune caratteristiche estetiche particolari: molti hanno i capelli rossi e sei dita). 
 Il mondo è preda di una serie di guerre continue peggiorate dalle armi magiche create grazie al laran (i poteri Psi) e le matrici.

LA SIGNORA DELLE TEMPESTE:

 Forse uno dei libri scritti meglio della serie, assieme al successivo è quello più prettamente fantasy della saga.

 La storia si svolge ad Aldaran, quello che poi divenne "il regno canaglia" e racconta le vicissitudini che si svolgono attorno alla giovane Dorilys Rockraven, preadolescente dotata del potere di comandare i fulmini e gli ementi atmosferici.

  In verità comandare gli elementi atmosferici in misura più o meno elevata è prerogativa del casato di sua madre, i Rockraven appunto, ma durante le epoche del caos, i nobili, aiutati dai sapienti, avevano messo su una sorta di programma eugenetico che portava ad unioni atte a generare bambini sempre più psichicamente potenti.

 Dorilys e le disgrazie che segneranno la sua famiglia, preda di un padre in delirio di onnipotenza, sono la dimostrazione di come l'ambizione possa letteralmente radere al suolo intere famiglie.

 La trama è un po' contorta e si basa tutto sulle relazioni amorose tra i vari personaggi che si muovono attorno a Dorilys fino all'epilogo, abbastanza tragico.
 Se siete più appassionati di fantasy che di fantascienza, è il libro per voi.



LA DONNA DEL FALCO:

Primo libro che ho letto in assoluto della saga, narra le vicende di Romilda McAran,  il cui dono è la comunicazione con gli animali (ovviamente non immaginate esseri umani che parlano con animali tipo Disney, si tratta di un'interazione più profonda a metà tra l'empatia e la telepatia).

 Romilda, che ha ereditato il potere in misura molto maggiore del fratello erede designato, ma in quanto femmina la cosa viene ignorata, viene promessa in sposa dal padre, un uomo alquanto despotico, a un vecchio che ha già seppellito un paio di mogli e così decide di fuggire vestita da uomo.

 Si ritroverà ad avere un ruolo involontariamente centrale nella guerra dinastica in corso e, dopo svariate avventure, vivrà la vita che vorrà e non quella che volevano imporle.
 Uno dei romanzi più belli della saga. Fantasy purissimo con una protagonista con cui è facile empatizzare (non come Dorilys Rockraven o Margaret Alton), tosta e volitiva.

 DA LEGGERE.


I CENTO REGNI


 Darkover ormai è frammentata in tanti piccoli regni, ma viene finalmente approvato il patto di Varzil il saggio che vieta l'uso di qualsiasi arma abbia una gittata di oltre un braccio e finalmente le cose sembrano quietarsi.


IL SAPIENTE DI DARKOVER:

 Assieme a "L'esiliato di Darkover" è uno di quei libri che invece di concentrarsi sull'evento principale, ce lo racconta, incomprensibilmente, da un punto di vista che molto meno ci interessa.

 Il sapiente di Darkover è infatti Varzil il Buono, l'uomo che riuscì a porre fine alle ere del caos grazie all'approvazione del Patto che proibiva di usare armi magiche o comunque qualsiasi arma impedisse di ammazzare qualcuno dalla gittata più lunga di un braccio.

Il concetto era: se vuoi uccidere qualcuno devi metterti in condizioni di rischiare tu stesso la vita.

 Tenete presente che nei libri precedenti, grazie ai poteri Psi, erano andate in giro armi devastanti, dalla pece stregata, alle armi chimiche con conseguenze paragonabili alla bomba atomica.
 Il libro però sceglie di raccontarci le avventure, principalmente amorose di Bard di Asturien, il potente generale che accettò il patto di Varzil ponendo fine al delirio.

 In tutto ciò Bard viene anche fornito di gemello spaziale catapultato su Darkover. Davvero non uno dei migliori.


GLI EREDI DI HAMMERFELL:

 Storia quasi vittoriana, con due gemelli di piccola nobiltà separati alla nascita per volontà del destino.

 Gli Storn attaccano il castello degli Hammerfell e finisce male: Alester viene essere portato in salvo e finisce a fare il dandy nella capitale alla corte degli Hastur (mi è rimasto impresso il personaggio stereotipato e abbastanza curioso di un cantante d'opera, cosa che non viene mai più menzionata in nessun altro romanzo), il fratello Conn invece viene creduto morto e cresciuto dalla povera gente degli Hellers.
 Ovviamente il primo sarà un viziato deboluccio e il secondo un popolano di saldi principi e a un certo punto si rincontreranno.

 Non fondamentale onestamente.


L'ERA DEI COMYN


 I 100 staterelli vengono raggruppati in 7 grandi regni con a capo 7 grandi famiglie Comyn. Nascono le libere amazzoni, congregazione di sole donne con specifiche e stringenti regole che si autosostenta e diventa un rifugio per donne che, per vari motivi, trovano il coraggio di fuggire in una società fortemente maschilista.
  In tutto ciò i terrestri riscoprono casualmente la colonia perduta di Darkover.



LA RISCOPERTA DI DARKOVER:

 Libro di servizio per dare il via alla parte più nutrita della saga, quella che sembra effettivamente interessare maggiormente MZB.

 Ad un certo punto, dopo che Darkover ha vissuto due millenni di beata solitudine in una parte sperduta dell'universo, una navicella terrestre decide di inviarvi una spedizione.

 Non hanno idea dell'esistenza della civiltà nata dalla navicella perduta tanto tempo prima e lo shock del nuovo incontro sarà enorme e non si placherà in nessuno dei libri successivi.
 Appare la centrale Leonie Hastur, potentissima Comyn presente in numerosi libri successivi.
 Evitabile.


LA CATENA SPEZZATA:

 Primo libro della minitrilogia delle libere amazzoni, ha un'interessante introduzione su come causò grande scompiglio tra alcuni gruppi femministi alla sua pubblicazione.

 In effetti è in parte comprensibile perché la storia viene apparecchiata in perfetto stile "Sovvertiamo il patriarcato" per poi filare verso un finale pesantemente conservatore (che poi verrà ribaltato nel libro successivo).

 La storia inizia nelle Terre Aride (sì, Martin ha copiato anche questa idea), regno che si trova a sud dei sette regni dove prospera una nazione terrificante in cui le donne vengono incatenate da quando sono adolescenti e per tutta la vita, letteralmente proprietà prima del padre e poi del marito.

 Non sono provvisti di poteri Psi e i sette regni cercano di avere a che farci il meno possibile.

 Fatto sta che una dozzina di anni prima, un signorotto locale aveva fatto rapire una nobildonna Comyn per avere il sospirato erede maschio per poi avere, al solito, un'unica femmina: la bellissima Jaelle.
 La storia comincia con un gruppo di libere Amazzoni, assoldate da una vecchia amica della rapita, che 12 anni dopo cerca di liberare la nobildonna, incintissima stavolta di un maschio e sua figlia.
 Ci riescono, ma la nobildonna muore di parto e Jaelle decide di unirsi alle libere amazzoni. Normalmente a una nobile non sarebbe concesso, ma nessuno vuole la figlia di un signore delle terre aride per casa, quindi va bene così.

 Una decina di anni dopo Jaelle incontra Margali, terrestre nata e cresciuta a Darkover, partita per salvare un suo compagno di lavoro (appartengono a una sorta di servizio segreto terrestre in forza sul pianeta) nonché suo ex marito.
 Dall'incontro si promettono le doverose scintille per un'epica coppia lesbica, ma non andrà così.
 O almeno non ancora.

 Interessante il tentativo di spiegare l'eterno conflitto tra le catene che pensiamo ci frenino e crediamo di dover spezzare e quelle che invece realmente ci immobilizzano eppur non vediamo.


I REGNI DI DARKOVER:

 Libro dal titolo italiano assolutamente incomprensibile perché non vuol dire niente, (l'originale è il ben più sensato "La casa di Thendara"), inizia immediatamente dopo "La catena spezzata" e racconta le vicende parallele di Jaelle, darkovana ora sposata a un terrestre che lavora nella base terrestre, e Margali, terrestre che decide di passare un anno di addestramento tra le libere amazzoni di Darkover.

 Entrambe subiranno una serie di shock culturali molto interessanti da seguire e scopriranno diverse cose su loro stesse che condurranno a un finale che finalmente rende giustizia al primo libro (non ve lo dico, ma c'è da gridare "Evvivaaaaaaaaa").

 I miei capitoli preferiti sono quelli dedicati a Margali, sia perché è davvero interessante scoprire com'è strutturata una congrega di libere amazzoni, (in realtà sembra molto simile a una sorta di immaginifica comune lesbofemminista), sia perché Jaelle dà sui nervi.

 Non puoi fare a meno di pensare che bisogna essere delle vere sciagurate per passare dal comandare un gruppo di donne armate fino ai denti fiere della loro libertà a mogli di un omuncolo terrestre con manie di grandezza inappagate.

 E' uno dei miei libri favoriti in assoluto della casa, probabilmente anche perché, a lungo, ho sognato di vivere in un posto del genere!



LA CITTA' DELLA MAGIA:

 Ahimè indegno finale della trilogia.

 Jaelle e Margali sono ormai una coppia e partono per una missione verso la barriera dove vivono le sorelle nere (sì, molti decenni prima di Martin).

  La storia è un po' inconcludente e sembra sia stata scritta solo per farci sapere che fine avrebbero fatto le nostre eroine (una brutta fine in qualsiasi caso).
 Da leggere se volete scoprire quando Martin abbia spudoratamente saccheggiato MZB.


LA SPADA INCANTATA:

 Libro di servizio per presentare alcuni personaggi importanti in altri libri e preparare una storia che verrà sviluppata in modo più complesso ne "La torre proibita".
 Io l'ho letto dopo e non ho avuto nessun problema.
 Non indispensabile, racconta di come Andrew Carr, pilota terrestre, riesce a salvare Callista Alton, quasi custode della torre di Arillin, dal rapimento degli uomini felini.


LA TORRE PROIBITA:

 E' uno dei MUST HAVE della saga di Darkover. Uno dei capitoli più belli, importanti e commoventi in assoluto.

 Nel libro, Callista Alton sposa Andrew Carr e la sua gemella Ellemir sposa Damon Ridenow, un nobile allontanato dalla torre di Arillin.

 Anche in questo libro appare la figura di Leonie Hastur e qua, per poter andare avanti, è necessario spiegare cosa sia una custode.

 Tutte le torri, le cui più importanti sono Arillin e Neskaya, per funzionare hanno bisogno di una sorta di capo, un Custode, o meglio, unA custode, perché se un tempo era un ruolo che poteva andare a uomini e donne, ad un certo punto si è deciso dovesse toccare solo alle donne.

 E' un ruolo importantissimo, di comando, uno dei pochi concessi alle donne su Darkover MA ovviamente c'è la fregatura.

 Se sei una custode devi anche rimanere vergine e intatta per tutta la vita, questo perché i canali che "trasportano" le energie psi e quelli che trasportano le energie sessuali rischiano di sovrapporsi e di far cortocircuitare la custode incenerendola letteralmente.

 Su questo problema si fonda l'ìntera storia de "La torre proibita".

 Callista, condizionata sin da bambina a diventare una custode, non riesce quasi a farsi toccare da Andrew e deperisce a vista d'occhio.

 Il problema sembra insolubile finché Demon non inizia a fare alcune ricerche sul passato: se un tempo anche i custodi erano uomini e questo divieto della verginità non esisteva. Questo vuol dire che avevano un sistema per sbloccare la situazione, ma quale?

 La storia è bellissima: i personaggi che si avvicendano intorno a una trama priva di molta azione, ma basata quasi solo sui rapporti interpersonali, disegnati in modo magistrale.

 E' uno splendido racconto non solo sul potere, ma anche sul potere esercitato sul corpo delle donne e sulla resistenza che altre donne e altri uomini pongono  per non mettere in discussione lo status quo, che pure è conservatore, superato e marcio.

 DA LEGGERE.


RITORNO A DARKOVER e IL SIGNORE DI STORN:

 Sarò sincera, ricordo poco e niente di questi due romanzi.

 Nel primo si racconta un'avventura di Larry Montray (figlio di un odioso personaggio ricorrente nella trilogia delle amazzoni) e dell'erede di Alton, Kennard Alton.

 Nel secondo c'è una storia stile cappa e spada con un terrestre che si ritrova a combattere per liberare alcuni nobili darkovani presi d'assedio.
 Non so dirvi se ve li consiglio o sconsiglio perché ho proprio il vuoto.


I Comyn e l'impero terrestre


 Dopo un tot di anni di convivenza tutto sommato pacifica, i rapporti tra darkovani e terrestri iniziano a mostrare la corda.
  I terrestri contavano che ad un certo punto i darkovani avrebbero apprezzato tecnologia terrestre e benefici della federazione e si sarebbero uniti a loro rigettando la loro ostinata indipendenza. 
 I darkovani, dal canto loro, sono ben lungi da avere queste idee anche se il popolo inizia a mostrare i primi segni d'insofferenza verso i Comyn, la cui natura presuntamente divina è stata smascherata.

L'ESILIATO DI DARKOVER:

 Questo è il classico libro della saga che merita un gigantesco PERCHE'?

 Il protagonista infatti è il figlio di Cleindori Aillard, personaggio importantissimo nell'economia della storia darkovana e pluricitata a cui però non è mai stato dedicato un libro.

 Si tratta di un romanzo di servizio che ci spiega cosa è successo ai ribelli che misero in piedi La torre proibita e anche come la trilogia delle libere amazzoni avesse un senso nella consecutio temporum.

 Cleindori è infatti la figlia di Andrew Carr e Jaelle Aillard.

 Bisogna infatti sapere che i darkovani non hanno una sessualità che piacerebbe molto al ministro Fontana e forse neanche ad alcune femministe estreme: poiché la cosa più importante è arrivare ad avere un figlio (ovviamente la mortalità infantile tra malattie e altro è molto alta su Darkover), qualsiasi mezzo è lecito.
  Capita così che se una coppia è poco fertile, se ci sono donne single libere (tipo le libere amazzoni), se un uomo o una donna di una coppia non riescono a procreare, si faccia ricorso a una sessualità più libera.

 Insomma, si pratica l'eterologa con metodo naturale e nessuno si scandalizza.

 Cleindori, figlia di Jaelle, decide di combattere il sistema dall'interno e di diventare una custode per cambiare le regole antidiluviane che le vogliono sacre e intoccabili.
 Purtroppo i fanatici estremisti esistono pure su Darkover e finirà male per tutti.

 Il problema è che noi questa storia la conosciamo per interposta persona in questo libro dedicato all'inutile figlio di Cleindori che man mano ricorda. Perché? Boh.


L'EREDE DI HASTUR:

 E' con alta probabilità il libro più bello e magnificente della saga, superiore a tutti gli altri per la complessità della trame e, soprattutto, la profondità di tutti i personaggi.

 Riesce ad affrontare temi molto complicati con estrema delicatezza: repressione sessuale da parte della religione, omosessualità, abusi, scontro di civiltà, sovversione e inadeguatezza giovanile.

 E', il libro che mi ha fatto capire di essere lesbica.

 La storia viaggia su due binari paralleli che si incontrano solo alla fine: le vicende del giovane Regis Hastur e quelle di Lew Alton, ragazzo poco più grande di lui, suo grande amico.

 Regis è un quindicenne, unico erede della casata più importante dei sette regni, e, sembra dotato di un risibile potere Psi, un vero e proprio handicap che cruccia il suo anzianissimo nonno, preoccupato per il futuro (il padre di Regis è morto, ma questa è un'altra storia).

 Come previsto per tutti i nobili maschi, viene spedito nel corpo dei Cadetti, una sorta di collegio militare dove viene istruito nell'arte della guerra e conosce conosce altri ragazzi provando un'immediata simpatia per Danilo Syrtis, suo coetaneo appartenente a una famiglia nobile caduta in disgrazia, il cui potere è "catalizzare i poteri Psi".

 Tutto è molto importante in questo libro perché niente viene lasciato al caso, neanche i poteri Psi dei singoli.

 Mentre Regis vorrebbe un rapporto d'amicizia più profondo con Danilo, l'altro ragazzo sembra in preda a una non specificata agitazione che gli causa un loro insegnante, Dyan Ardais, e ne viene continuamente respinto.

 Nel frattempo Lew Alton si trova ad Aldaran, il regno "canaglia" quello che non solo si è slegato dal potere degli Hastur, ma ospita anche la base terrestre.

 Lew che è terrestre per parte di madre e malvisto dagli altri Comyn, si ritrova a far visita a suo zio e ad essere coinvolto in una sorta di piano sovversivo lastricato di buone intenzioni: fondare una nuova torre assieme ad alcuni terrestri dotati di poteri (poiché è Darkover a risvegliare i poteri Psi in chi li ha naturalmente sopiti, anche alcuni terrestri possono esserne dotati), maneggiare una matrice di livello altissimo e dimostrare che i Darkovani possono reagire e non solo subire il potere terrestre.

 La storia di Lew è affascinante, ma è quella di Regis e Danilo la vera gemma: riesce a parlare di risveglio della sessualità, scoperta di sé stessi, repressione interiore dovuta ai condizionamenti subiti nell'infanzia dall'esterno, in un modo che non ho mai più trovato in nessun altro testo.

 Regis e Danilo si amano da subito, ma prima di poterlo capire, poterlo accettare e persino poterlo vivere (cosa che accade in realtà in un racconto contenuto in un'antologia) devono superare tali scogli interiori da rendere necessarie (e dico NECESSARIE) centinaia di pagine.

 E' un libro meraviglioso che racconta l'adolescenza come non ho mai visto
altrove perché, grazie alla scusa del fantasy, riesce a farlo con una libertà illimitata.

 Una MZB in stato di grazia che riesce a rendere profondo persino un personaggio orribile come Dyan Ardais (di cui vengono parzialmente spiegate le origini in un altro racconto esterno).
 DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE.


LE FORESTE DI DARKOVER:

 Risale al 1958 questo romanzo che narra un'avventura di Regis Hastur con alcuni terrestri e vi appare con una non più ripetuta centralità, un popolo autoctono di Darkover: gli uomini delle foreste.
 Non uno dei migliori perché MZB stava ancora prendendo le misure, ma piacevole.
 E' l'unico che all'epoca non trovai in libreria e mi procurai con uno scambio di libri su un sito Lgbt.


L'ESILIO DI SHARRA:

 Uno dei grandi romanzi di Darkover, riscrittura estesa di un libro precedente, "La spada di Aldones" (che vi consiglio di recuperare solo se siete grandi appassionati di MZB perché dimostra l'incredibile crescita stilistica dell'autrice, ma per il resto è una prova debole) anche qui torna il doppio racconto: quello che accade a Regis Hastur e quel che accade a Lew Alton.

 Dopo "L'erede di Hastur", Regis ha finalmente capito di amare Danilo, di non doversi sentire in colpa per questo e, di conseguenza, ha liberato il suo enorme potenziale Psi.
  Danilo ha fatto un po' pace con la sua sofferta adolescenza ed è diventato il compagno di Regis (anche se nonno Hastur spinge per matrimonio etero e sfornare un erede ufficiale) che si appresta a regnare  saggio sui sette regni.

 Nel mentre, Lew Alton, che ha pagato il suo tentativo di sovversione molto caro (non vi dico come altrimenti vi svelo il finale del libro precedente), viaggia con suo padre per l'universo come delegato darkovano nella federazione terrestre tenendosi lontano dai Comyn che ancora non gli perdonano di aver riportato in giro Sharra, una matrice potentissima risalente alle ere del caos che a momenti distruggeva il regno di Aldaran.

 La faccenda però non è ancora chiusa e Sharra, oltre ad essere mira di alcuni avventurieri senza scrupoli, sembra proprio avere una sua volontà ovviamente distruttiva.
 Consigliatissimo MA non come primo libro della saga.
 E' uno di quelli da leggere dopo che si è entrati nel mondo darkovano e in sintonia coi personaggi. Da leggere per forza solo dopo "L'erede di Hastur" altrimenti capirci qualcosa è arduo.


IL RIBELLE DI THENDARA:

 Scritto nel 1975 con l'idea che dovesse essere il capitolo conclusivo della saga, è una prova non tra le migliori di MZB. 

 Si tenta una conciliazione finale tra la cultura umana, quella darkovana e i Chieri, che, alla luce della complessità degli altri libri, appare un po' troppo semplice (famo un'orgia e risolviamo tutto, concetto affascinante, ma non molto applicabile dopo Woodstock).

 Ci tengo a sottolineare la nota assurda della Tea che diceva come questo libro aveva procurato "una fama ASSOLUTAMENTE involontaria alla Bradley come simpatizzante della causa omosessuale" questo perchè "per esigenze di trama si trovò ad affrontare un tema considerato tabù: l'omosessualità femminile".

 1) Di tutti i libri di MZB infarciti di gay e lesbiche, questo non è certo quello in cui si tratta il concetto in modo più manifesto, anzi. Non mi ricordo neanche il personaggio lesbico in questione (ne "I regni di Darkover" per dire c'erano continui riferimenti a coppie lesbiche).

  Qui anzi l'argomento spinoso riguarda il protagonista che, ad un certo punto, si ritrova a fare sesso con un Chieri, essere ermafrodito, e non si sa bene come finirà il tutto.
 Il turbamento sulla questione è stato affrontato assai meglio e in modo infinitamente più struggente da Ursula K. Leguin in "La mano sinistra delle tenebre" CAPOLAVORO ASSOLUTO che dovete recuperare.

2) MZB in gioventù aveva scritto dei lesbian pulp e, ripeto, tutti i libri hanno una forte componente lgbt, quindi mi domando perché il curatore si sia premurato di scrivere una cosa del genere.

 In ogni caso non una delle sue prove migliori, inoltre, essendo stato scritto prima de "L'erede di Hastur" e de "L'esilio di Sharra" dona a Regis Hastur una moglie che proprio stona col personaggio.
 Vabbeh.


LA SFIDA DEGLI ALTON - LA MATRICE OMBRA -ATTACCO A DARKOVER:

 Anche altri romanzi di MZB sono stati scritti in collaborazione con altre autrici, ma in questi ultimi tre, quando al centro della storia viene messa la famiglia Alton, nella figura di Margaret Alton,
secondo me è particolarmente evidente.
 Devo dire, i componenti della famiglia Alton non sono mai stati i miei preferiti.

 Avendo come dono quello di poter entrare con la forza nelle menti degli altri, hanno sempre avuto quella patina di arroganza che proprio non ti fa sentire il palpito dell'empatia.

 Inoltre, Margaret-Marguerida Alton è proprio il prototipo della gattamorta letteraria: l'eroina suo malgrado, con un enorme potere suo malgrado, che passa tutto il tempo a dirti che avrebbe preferito non portare quel fardello.
 S'innamora di lei un principe principesco principoso e insomma tutto sembra accaderle per caso, ma ci viene costantemente ripetuto quanto sia meravigliosa.

 Inoltre il periodo storico darkovano in cui viene ambientato, ossia il momento in cui i Comyn capiscono che non possono più far finta che il resto dell'universo non esista e mandano un delegato nella Federazione terrestre, in questo caso il Lew Alton, non mi piace particolarmente.

 In "Attacco a Darkover", libro che MZB lasciò incompiuto a causa della morte improvvisa, Darkover deve difendersi dalle improvvise mire della federazione terrestre che ha sostanzialmente deciso di eleggere un governo di fasci sovranisti con mire espansionistiche.
 Onestamente non i miei volumi preferiti della saga.


 Questa è la mia personale selezione, siete concordi? Ne preferite altri? Quali sono i vostri personaggi favoriti? Fangirlate con me!


lunedì 12 novembre 2018

Guida alla saga di Darkover parte I! Come ho scoperto il pianeta rosso di MZB e i suoi abitanti e una piccola intro per capire di cosa stiamo parlando!

Avevo quattordici anni quando mi regalarono il primo libro in assoluto di Marion Zimmer Bradley.

 
I miei favoriti, manca solo "L'esilio Sharra"
Si trattava de "La signora del falco
" ed era, anche se ancora non potevo saperlo, uno dei migliori della serie di Darkover.

 La storia raccontava le vicende di una ragazzina, Romilda, figlia di un piccolo nobile specializzato nell'arte della falconeria, il cui pensiero principale è tarparle le ali in quanto figlia femmina per farla sposare a un nobilastro locale che ha già seppellito qualche moglie.

 Romilda, che ha molto talento e poca voglia di diventare l'ennesima moglie morta di parto di un tizio molto più vecchio di lei, si traveste da uomo e scappa, finendo, per caso o per destino, in mezzo a una guerra dinastica di cui diventerà una pedina fondamentale.

 Mi piacque, ma non bastò ad accendere in me la fiamma di MZB.

 Io sono stata sempre una tipa poco da fantasy. Mi piace, ho giocato a d&d tanti anni divertendomi come una pazza, ma non sono mai diventata una fanatica.
 In generale, in verità, credo di avere proprio un carattere poco dedito al fanatismo appassionato verso qual che sia cosa, e il fantasy è un genere letterario in cui passione e devozione sono spesso una conditio sine qua non.

  Comunque ci fu un buco di vari anni, lessi qualcos'altro di MZB, tra cui "La signora delle tempeste" (molto bello, ma onestamente non tra i miei preferiti) e "Le nebbie di Avalon" che ammetto di aver apprezzato molto di più anni dopo, un po' più adulta.

Tuttavia quella luce continuava a non accendersi.
 Fu alla fine del primo anno di università che scoppiò l'amore vero.
 Mzb ritornò nella mia vita in un momento molto particolare.

 Al termine di quel primo anno avevo dato tutti gli esami, ma ero molto indecisa sul da farsi: avevo scelto la facoltà giusta?

 Non sarebbe stato meglio mollare la strana biblioteconomia in favore della più normale lettere?

 Ci rimuginai e infine tentai un trasferimento in un'altra università nella facoltà di lettere (prego che non dobbiate farlo mai, è la roba più burocraticamente contorta della terra) e quando lo ottenni ci passai un mese sonnolento, comprendendo di aver sbagliato tutto.

 Mi resi conto, durante una lezione di dialettologia, quando il professore disse che in Sicilia esistono 34 modi diversi di dire lucertola, che volevo tornarmene alle mie elucubrazioni sulla produzione della pergamena e la concia del pellame per le copertine dei manoscritti, alla codicologia e alla storia delle biblioteche.
 Andai in segreteria il giorno stesso e bastò una firma per rispedirmi dritta a biblioteconomia e alla mia vecchia università. Tanto era stato complicato trasferirmi, tanto era stato semplice tornare indietro.
 Pagai comunque cara la mia indecisione: persi la borsa di studio e un mese e mezzo di tempo da dedicare agli esami, così passai un tardo autunno molto deprimente chiusa in casa a studiare follemente.

 Fu lì che dal niente apparve dalle tenebre del cosmo la nostra Marion.

 Una sera, dopo aver studiato tutto il giorno, uscii da casa un po' confusa  e andai nell'allora splendida libreria indipendente che c'era nel mio paese (e che purtroppo chiuse qualche anno dopo per lasciare il posto ad un hi-fi, impresa che sembra altrettanto fallimentare, ma in alcuni paesi tipo il mio prospera).

 Non avevo un'idea precisa di cosa volessi, ma non una cosa complicata, desideravo solo un libro che mi aiutasse a scaricare, tipo messa a terra.

 Fui attratta da un angolo molto colorato in cui troneggiava tutta la collana tea dedicata a Marion Zimmer Bradley e presi un libro a caso (talmente a caso che non ricordo neanche quale fu) e fu così che scoprii la saga di Darkover.
 Da quel momento fino all'inverno successivo centellinai i libri costringendomi a non divorarli in due pomeriggi.

 Avevo proprio una tecnica bastone-carota consolidata: sulla mensola davanti alla scrivania se ne stavano impilati tutti i volumi nuovi e io li fissavo. 

Avrei potuto raggiungerli solo dopo aver studiato tot pagine e, autocontrollo sommo, per non finirli subito, avrei potuto leggerne solo tot pagine ogni sera (mi chiedo ora come abbia fatto).

 Il tutto ascoltando un terrificante cd di canzoni celtiche cantate incomprensibilmente da un nativo americano che le mie sorelle detestavano.

 All'epoca non sapevo quanto fossi stata fortunata a poter investire buona parte dei soldi che guadagnavo con le ripetizioni in quei libri. Non conoscevo ancora l'osceno gorgo del fuori commercio che condanna all'oblio e ai capricci incomprensibili degli editori.

 Li compravo, li leggevo centellinandoli e qualcosa, oscuramente macinava nel mio cervello.

 Per folle che possa sembrare, quei libri che parlavano di fantamondi lontani mi misero un tarlo nell'orecchio che rosicchiò con grandissima fatica per circa un anno, quando, infine, arrivò al cuore della faccenda.
 Se c'è un libro che posso dire mi abbia cambiato la vita nel vero senso della parola quello è "L'erede di Hastur".

 E' stato grazie a questo romanzo, costruito in realtà in modo da essere una criptata scoperta della propria sessualità, che ho capito di essere lesbica.

 Un'evidenza a cui non ero ancora giunta a un'età, ve lo assicuro, fin troppo veneranda e il fatto che ci sia arrivata attraverso un libro mi è parsa una cosa accettabile solo dopo aver letto che ad Alison Bechdel è successa la stessa cosa.

 Diciamo pure che MZB è riuscita con me in un intento letterale: i suoi libri, alcuni almeno, parlavano di me così bene che mi ci sono riconosciuta prima ancora di riconoscermi da sola.
Perdonate la contorsione.
 In realtà, io credo, è proprio questo il motivo per cui la saga di Darkover è l'unica saga fantasy ad avermi realmente e totalmente appassionato nella mia vita: MZB usava fantasy e fantascienza per raccontare altro, costrizioni sociali, sessismo, omofobia, scontro di culture, condizionamenti da parte del potere, qualsiasi tipo di potere.


COSE CHE DEVI SAPERE SE VUOI INIZIARE A LEGGERE LA LUNGHISSIMA SAGA DI DARKOVER 


 La saga di Darkover è stata costruita dalla stessa MZB come un insieme di libri singoli (anche se alcuni hanno una forte consequenzialità) da poter leggere separatamente, tanto che, per sua stessa ammissione, vi sono delle incongruenze che ha preferito sacrificare alla bontà delle singole trame.
 Se una trama avesse richiesto una forzatura rispetto alla linea temporale, lei l'avrebbe fatta e l'ha fatta.

 La storia si svolge nell'arco di svariati secoli su un pianeta da grande sole rosso: Darkover.

 E' un pianeta piccolo, dal clima molto freddo e abbastanza inospitale, dove, per puro caso, millenni prima, una navicella spaziale, carica di una colonia terrestre diretta altrove (per loro fortuna a fondare un mondo tecnofobo basato sulla Scozia medievale altrimenti sarebbero morti tutti in due giorni), aveva subito un'avaria ed era rimasta bloccata.

 I terrestri, tra mille difficoltà, erano riusciti a prosperare su questo piccolo globo già abitato da alcune specie autoctone, la cui sola pienamente senziente è quella dei Chieri, sorta di elfi ermafroditi che vivono celandosi all'occhio umano, ma che, di tanto in tanto, si uniscono a loro per generare qualche figlio.

 E' proprio grazie ai Chieri e a un insieme di circostanze "biologiche" date dalla conformazione del pianeta che i coloni bloccati iniziano a sviluppare, in alcuni casi, potenti poteri Psi che consentono la loro sopravvivenza in un mondo assai ostile.
 Passano i secoli, la lontana provenienza terrestre viene completamente dimenticata e si sviluppano, accanto a una forma primitiva di cristianesimo, alcuni culti.

 Si crea inoltre, dopo un periodo di violentissime guerre in cui viene fatto uso di armi devastanti di matrice persino nucleare, un sistema sociale di tipo feudale caratterizzato da regni, prima piccoli e frammentati, infine solo sette, dominati da altrettante famiglie nobili, i Comyn, tutti dotati di uno specifico potere Psi.

 Accanto ai Comyn, il potere è condiviso dalle Torri, delle vere e proprie torri dove operano dei tecnici Psi, persone (prima anche comuni, poi, a causa di un periodo di selezione genetica e anche di un'involuzione classista della società, solo nobili) che dedicano la propria vita allo studio e all'esercizio dei poteri Psi, in grado di lavorare in circoli che controllano delle matrici, misterosi minerali in grado di catalizzare le energie mentali per diventare immense forme di energie che, incotrollate, potrebbero portare alla distruzione del pianeta.

 Il mondo feudale che si sviluppa, molto simile al medioevo terrestre, è, ovviamente, un mondo fortemente sessista: le donne sono soggette al potere maschile e dei sette regni solo uno segue una linea ereditaria femminile.

 I numerosissimi libri che compongono la saga di Darkover sono stati scritti,nell'arco di 40 anni di MZB in modo completamente caotico rispetto a un'ideale linea temporale e diventa molto evidente, nel corso della lettura, come alcuni periodi siano stati esplorati pochissimo rispetto al loro potenziale, a favore di altri.

 Questo e anche la volontà di MZB di continuare la saga, interrotta fatalmente nel 1999 a causa della sua morte improvvisa, hanno fatto sì che continuassero a uscire, postumi, svariati libri che però, ve lo dico molto sinceramente, non valgono assolutamente la pena.

 Diventa evidente come i libri scritti dalla Bradley avessero un sottotesto gigantesco che usava come scusa trame fantasy, mentre i libri spuri, affidati anche a scrittori di livello, sono semplici fantasy senza nessuna seconda pretesa.

 Tanto per farvi capire, la Bradley aveva previsto con decenni di anticipo alcune istituzioni giuridiche e sviscerato problematiche morali che il progresso medico avrebbe portato nell'ambito della riproduzione.

 Basti pensare che su Darkover esistono due tipi di istituti giuridici per il matrimonio:

1) Il matrimonio di catenas, quello che nessuno può sciogliere per nessun motivo, neanche volontariamente e che può essere contratto solo da un uomo e una donna.

2) I liberi compagni. Una sorta di matrimonio più soft, che si può sciogliere, comprensivo di stepchild adoption e che può invece essere contratto anche da persone dello stesso sesso.

 Questo perché, escludendo i darkovani cristiani (comunque non moltissimi), tendenzialmente i darkovani hanno una sessualità molto fluida ed è incoraggiato avere un fratello o una sorella elettiva durante l'adolescenza (dopo diventa riprovevole, ma se prendi moglie e fai figli te lo passano comunque) che di solito è anche compagno di letto.

 Nel periodo del caos, particolarmente (anche troppo) sperimentatore, in cui l'uso dei poteri psi era al culmine e privo di alcun limite morale (e che unisce splendidamente mondo fantamedievale e terrori fantascientifici), MZB inserisce anche alcuni interessanti incubi riproduttivi come i ragazzi e le ragazze fiore.
  Splendidi giovani, sterili e molto androgini, vengono "fabbricati" col solo scopo di essere sex toy per i potenti. Come? Usando embrioni umani cresciuti negli uteri dei Cralmac, specie umanoide creata artificialmente durante le sperimentazioni delle epoche del Caos.

 I darkovani sono retrivi nei rapporti tra i sessi, ma molto meno per quel che riguarda la riproduzione: avere un figlio è la cosa più importante e puoi averne anche da donne o uomini diversi se il partner è d'accordo, come puoi scambiare bambini con parenti (se tu vuoi un maschio e l'altro una femmina per dire).
 Sono persino previste le persone transgender (sia mtf che ftm, resi tali in modo non specificato da persone dotate di grandi poteri Psi).

  Uno dei personaggi più belli della saga, Camilla, è un'emmasca che, in verità, precisamente non sarebbe neanche un ftm essendo una donna che ha deciso, per una serie di motivi abbastanza tragici in realtà, di "rinunciare alla propria femminilità" mantenendo però un nome e un'identità femminile (ed inoltre è lesbica).
 Non credo esista una serie di fantasy che dedica così tanta attenzione ai rapporti interpersonali in modo così specificatamente queer.

 I personaggi lgbt sono così tanti e diffusi che, ad un certo punto, si capisce come sia proprio la società darkovana ad avere una dicotomia curiosa per noi terrestri: estremamente binaria dal punto di vista della gestione del potere, anche familiare, incredibilmente diversificata e libera sul fronte della sessualità.

 Come decidere quali libri leggere della prolificissima saga, peraltro arricchita da numerose antologia con scritti originali di MZB e altre protofanfiction di fan che le inviavano racconti ambientati su Darkover?

 Io tenterò nel post di domani (questo è già lunghissimo e lo sarà anche quello di domani) di dirvi quali, a mio parere valgono più la pena di altri.

Tenete presente che sono opinioni personali e che, se vi appassionerete, tutta la saga varrà la pena, anche a costo di dover scartabellare negozi e siti che vendono usati.
 Siete pronti per partire a razzo verso il pianeta dal sole rosso?

Ps. Non potete capire la gioia dello scrivere questo post sapendo, finalmente, dopo anni, che potrò condividere il mio delirio di fan con qualcuno!!

giovedì 8 novembre 2018

La giovane libraia a Perugia! L'11 novembre alle 11:15 alla festa della rete per parlare di bookblogger!

Masse! 

 Dopo quattro anni di onorate candidature ai Macchianera Awards quest'anno parteciperò ad un panel  della Festa della rete sul mysterioso e mysterico fenomeno dei bookblogger: sogni o solide realtà?

 Domenica 11 alle 11:15, dopo un viaggio che manco Frodo verso Mordor (quanto è collegata male la splendida Umbria??), sarò a Perugia al Centro servizi Camerali Galeazzo Alessi,  via Giuseppe Mazzini 10 a parlare di bookblog con Ambra Garavaglia, Tegamini e C'era una vodka.

 Se siete dalle parti della cinghialosa Perugia, accorrete!!


mercoledì 7 novembre 2018

Piccole recensioni tra amici! Due inquietanti romanzi per novembre: "Quella strana ragazza che abita in fondo al viale" di Laird Koenig e "L'assassinio del commendatore" di Haruki Murakami.

 Nel mese di ottobre, oltre a tornare dal Giappone, lavorare e andare a Lucca e opprimervi con Halloween, ho anche letto un bel po', quasi tutti libri a tema halloweenoso.

 Credo continuerò sulla via anche per l'ultimo mese scarso d'autunno (povero autunno, preso tra l'estate e natale, dura sempre pochissimo) ed è giunto il momento che condivida il mio sapere con voi.

 Eccovi dunque due piccole recensioni tra amici accomunate dall'inquietudine autunnale con venature horror: il primo "Quella strana ragazza che abita in fondo al viale" è fuori commercio dal 1977, ma si trova in biblioteca in qualche modo (io l'ho preso lì), il secondo, "L'assassinio del commendatore" è invece l'attesa novità di Murakami che però ha il grave difetto di essere spezzettata in due parti (cioè 'sta mania de fà "Kill Bill" coi libri deve finire).

 Bando alle ciance! Ecco a voi due nuove piccole recensioni! Tode per voi! 


QUELLA STRANA RAGAZZA CHE ABITA IN FONDO AL VIALE di Laird Koenig:

 Consigliatomi un paio di anni fa durante un All Hallow's read, si tratta di un'introvabile libro la cui ultima edizione risale al 1977, ma da cui hanno tratto un fortunato film con Jodie Foster ragazzina.
 La storia è davvero strana, una sorta di favola nera che stride in più punti, ma che, in qualche modo oscuro, funziona.

 In una casa in fondo a un viale di un piccolo paese americano molto razzista e molto bigotto, vive Rynn, una ragazzina inglese, con suo padre, un noto poeta che esce pochissimo, anzi nulla.

 La sera di Halloween un uomo con una zucca in braccio, molto alcol in corpo e una certa infausta propensione verso le ragazze troppo giovani, fa letteralmente irruzione in casa sua: è il figlio della padrona di casa, una sorta di suprematista che crede di avere il diritto di vita e morte sugli abitanti della zona in quanto fu la sua famiglia a mettere piedino per la prima volta in tal luogo.

 Da quel momento in poi per Rynn non c'è più pace: la madre del maniaco cerca ripetutamente scuse per entrare in casa sua, il poliziotto di zona, un uomo di origini italiane, Ron Miglioriti, anche (ma con scopi più benevoli) e l'unica ancora di salvezza diventa, casualmente, il nipote dell'uomo, Mario, un ragazzo con la passione per la prestidigitazione.

 Potrebbe essere uno strambo dramma in cui la domanda principale è quale fine abbia fatto il padre di Rynn, ma diventa quasi subito una storia di tè avvelenati, morti a catena, oscuri segreti e mandorle.

 Con un lieve tocco d'ingenuità, nella casa di Rynn continuano ad accadere le cose più terribili in nome di una sola parola: sopravvivenza.

 Libro strano, difficile da classificare, ideale per Halloween viste le atmosfere, ma forse troppo surreale per essere un horror vero e proprio.
 Sono molto curiosa di vedere il film. 
Consigliato se e solo se siete appassionati del genere.


L'ASSASSINIO DEL COMMENDATORE di Haruki Murakami ed. Einaudi:

 Negli ultimi anni, per motivi difficili da interpretare, il nostro Haruki si è concentrato su trame contortamente contorte che però, in un modo o nell'altro, finivano per non sfociare da nessuna parte ( "1Q84") o in finali alla Banana Yoshimoto ("L'incolore Tazaki ecc ecc"), inoltre per colpa in parte sua, in parte degli editori, ora è presa la moda di spezzettare i libri e la lettura diventa difficoltosa (ha senso farlo se c'è un motivo logico, negli altri, tipo questo, è solo fastidioso).

 "L'assassinio del commendatore" o almeno questa prima parte che s'interrompe, sembra e dico sembra, più o meno a metà, ha quasi tutti gli elementi murakamosi: ragazzine intelligenti, sesso strano con donne strane, momenti weird con esseri provenienti da universi alternativi, ma mancano i gatti, incredibilmente.

 La storia comincia con quello che ormai credo sia un incubo ricorrente di Murakami: giovane uomo con talento inesploso, in questo caso pittore ritrattista quotato, viene mollato di colpo dall'amata moglie per un altro (io ho pure il dubbio di sapere chi sia quest'altro, ma lo scoprirò nel secondo volume).

 Preso dal dramma, l'innominato pittore comincia a vagare in macchina per il Giappone, ad un certo punto fa strano sesso con una strana sconosciuta e, infine, riceve un'insperata offerta d'aiuto: un suo caro amico ex compagno di studi, figlio di un famoso pittore, gli presta la villa del padre, ormai in clinica affetto da demenza senile.

 Qui inizia il momento film Dario Argento. 

Anche ne "L'uccello dalle piume di cristallo" c'era un quadro con un vivido
e inquietante omicidio
 L'uomo infatti s'installa in questa splendida villa isolata sui monti, vicina a un paesello dove scende solo per insegnare in una scuola d'arte locale, e il suo unico amico diventa, di colpo e abbastanza rocambolescamente, un ambiguo vicino di casa ricchissimo e con un piano fisso in testa (che non posso svelarvi). 

 Mentre lì si trova solitario, accadono due cose: un giorno ritrova un quadro del precedente padrone di casa, l'anziano ormai in clinica, che rappresenta un terribile omicidio, intitolato "L'assassinio del commendatore".

  L'immagine sembrerebbe una rielaborazione giapponese di una scena del don Giovanni di Mozart (l'assassinio del commendatore appunto), ma ci sono alcuni elementi che non collimano, inoltre è completamente diverso dal resto della produzione del pittore e, come se non bastasse, era accuratamente occultato in una soffitta. 

 Perché?

 Mentre tenta di venire a capo della faccenda, inizia a sentire di notte in notte, il suono di una campanella provenire da un piccolo tempietto in pietra nascosto in una parte del giardino, come se qualcuno vi fosse rimasto sepolto sotto.
 Ma chi? E' possibile che qualcuno stia chiedendo aiuto?

 L'atmosfera generale è incredibilmente piacevole, tinte fosche ben gestite e il classico clima surreale generale reso un po' più fantasmagorico del solito.

 Inoltre, dopo libri particolarmente ridondanti, è molto apprezzabile questa atmosfera quasi minimalista: pochi personaggi e pochi, ma precisi fili che li legano misteriosamente tra loro.
 La domanda, per la seconda parte è una: il pittore è come una grassa mosca finita al centro di una ragnatela che sta contribuendo a tessere oppure, al centro, ci finirà qualcun altro? 

 Attendo la seconda parte con trepidazione (MA BASTA SPEZZETTARE I LIBRI!).

giovedì 25 ottobre 2018

La giovane libraia al Lucca Comics! Ci vediamo lì dal 31 ottobre al 3 novembre!

 Finalmente, all'alba del 25 ottobre, ho gli orari e i giorni in cui sarò presente al Lucca Comics!

Potrete trovarmi allo stand 001 edizioni Padiglione Napoleone NAP 207 dal 31 ottobre al 3 novembre!


martedì 23 ottobre 2018

Piccole recensioni tra amici! Il queerissimo "La sfida di Harlan", il curioso spokon "Il giovane robot" e il falso giallo "La casa della bellezza".

 Durante le prime due settimane di settembre, nonostante il lavoro e la quantità di cose da finire, il nervosismo mi ha portato a leggere libri come fossero caramelle.

 Devo dire che non sono incappata in niente di memorabile, ma ho sfoltito di molto le mie riserve auree (ora prontamente rimpolpate in biblioteca).

 Eccovi quindi un bel piccole recensioni tra amici per smaltire un po' di recensioni, poi domani si va di libri sull'epoca vittoriana per Halloween! Yuhuu!

 Piccole recensioni tra amici todo per voi!


LA CASA DELLA BELLEZZA di Melba Escobar ed. Marsilio:

 Classificato come giallo e con una quarta di copertina ingannevole, in verità "La casa della bellezza" è un bel libro che di giallo, in verità, ha ben poco.

 Ci troviamo più che altro davanti a una sorta di dramma sociale dai toni quasi ottocenteschi (nei temi, non nella scrittura) in cui l'eroina principale, bella e talentuosa, ma povera e con figlio a carico da padre ovviamente scomparso, nonostante i suoi intensi sforzi per emanciparsi e vincere sulle avversità, ne viene invece divorata.
 La protagonista è un' avvenente estetista di Bogotà, Karen, venuta in città nel tentativo di guadagnare abbastanza soldi per mantenere dignitosamente (e anche più che dignitosamente) lei e suo figlio, momentaneamente affidato alla nonna.

 Mentre Karen si affanna a fare cerette e a risparmiare, due disgrazie contemporanee si accaniscono sulla poveretta: una giovanissima cliente che lei ha visto per ultima viene trovata uccisa e, tornando dal suo funerale, Karen viene derubata e violentata dal suo padrone di casa.

 Cosa fare? Dove andare a vivere? Continuare a lavorare? Tornare al suo paese? Aiutare la famiglia della ragazza a scoprire l'assassino o tenersi la loro ultima conversazione per sé?

 Si vorrebbe poter dire che esiste una risposta giusta a tutti questi quesiti, quella che se solo Karen avesse imbroccato avrebbe potuto cambiare il suo destino MA non è così.

 Questo perché in effetti esistono davvero dei poteri forti, hanno dei nomi, ma non hanno manine, solo milioni di subdoli tentacoli che stritolano i poveri e i deboli: capitalismo e patriarcato.

 E di capitalismo e patriarcato si muore, anche se cerchi disperatamente di salvarti e ti dibatti fino all'ultimo come un pesce che muore sulla riva asciutta.
 Forse è bene ricominciare a ricordarseli i nomi dei VERI colpevoli per mezzo dei quali molti (e anche noi talvolta) agiscono.


IL GIOVANE ROBOT di Yosuke Sakumoto ed. E/O:

 Onestamente poco invogliata da una copertina davvero respingente (lo so che sembra banale, ma brutta è davvero brutta) si tratta di un curiosissimo libro che inizia come una storia di fantascienza e termina come uno spokon (manga a tema sportivo, stile Holly e Benji o Mila e Shiro).

 La storia è raccontata in prima persona da un giovane robot progettato per essere invito in un mezzo a un gruppo di liceali per comprenderne le dinamiche a fini scientifici: dorme per ricaricarsi, mangia come tutti, ma guarda tutto con distacco ed è perennemente terrorizzato dal commettere qualche errore che sveli la sua identità, condannandolo in tal modo alla rottamazione.

 In verità, pian piano si trasforma in un altro libro (ma non posso dirvi esattamente come altrimenti svelerei il principale e unico plot twist del libro) e dalla fantascienza si passa alla cruda realtà quella in cui, inspiegabilmente eppure ineluttabilmente, finiamo per essere più crudeli proprio con le persone che dovremmo amare di più.

 Ah, il finale spokon. 

 Mmm, non so, io l'ho trovato un po' appiccicato lì. L'idea di guarire attraverso una grande passione va bene MA la foga e l'assoluto con cui l'autore si dedica improvvisamente a spiegarci la nobile arte del ping pong sono onestamente soporiferi.
 Voto insomma. Da leggere solo se molto appassionati di autori orientali.


LA SFIDA DI HARLAN di Patricia Warren ed. Fazi:

Seguito del best seller "La corsa di Billy", a quanto sembra fu un libro all'epoca implorato da casa editrice e fan.

 "La corsa di Billy" (qui la mia recensione per chi se lo fosse perso) è una sorta di pietra miliare della narrativa lgbt e, più in generale, un romanzo in cui si comprende cosa voglia davvero dire discriminazione.

 Pare che adesso se dici "mah guarda le minoranze sono discriminate", parecchia gente venga presa dalle convulsioni e con la bava alla bocca inizi a gridare che no "ora è discriminata la maggioranza che non è più libera di fare polpette di chi vuole, giuridicamente, linguisticamente e ovunquemente e qualunquemente". 

Ecco ad essi farebbe bene questo libro per capire di cosa stiamo parlando.

 Senza farla tanto lunga ne "La corsa di Billy" si raccontavano le vicende di tre talentuosi corridori gay e del loro allenatore, gay anch'esso, e della loro lotta per non essere emarginato nel sistema sportivo americano.

 Tu dici: com'è possibile?

 Eh, io pensavo che bastasse essere i più forti, portare i risultati e via alle olimpiadi, ma a quanto sembra, almeno negli USA, almeno negli anni '60-'70, senza l'autorizzazione delle federazioni sportive di categoria, potevi pure essere Carl Lewis e non fregava niente a nessuno, al massimo continuavi a correre nel cortiletto di casa.

 E' un po' quello che succede ai tre ragazzi, ma Billy, il più bravo dei tre, quello che inizia la storia con l'allenatore, Harlan, riesce a combattere il sistema e ad andare alle olimpiadi solo che...


SPOILER MA SE VOLETE LEGGERE LA RECENSIONE DE "LA SFIDA DI HARLAN" E' NECESSARIO


...un fanatico finisce per ucciderlo durante la gara.

 "La sfida di Harlan" racconta sostanzialmente la vita del suo allenatore e amante Harlan dopo la triste faccenda ed è un libro COMPLETAMENTE FOLLE.

 Mentre "La corsa di Billy" manteneva una parvenza di verosimiglianza (per quanto la trama avesse richiesto alcune estremizzazioni), "La sfida di Harlan" è una sorta di fantascientifico action movie gay che spero qualcuno un giorno giri sul serio.

 Harlan, infatti, perde tutto: licenziato dall'università, privato del suo amore e schifato dai figli avuti dal primo matrimonio (con tanto di ex moglie psycho), viene perseguitato dal complice dell'uomo che ha ucciso Billy.

 Egli lo segue ovunque vada ed è per questo che entra in gioco una sorta di task force di mercenari gay veterani del Vietnam, pagati da un mysterioso magnate gay che nessuno conosce ma che sostiene la causa.
  
Come se non bastasse, uno dei due amici di Billy sopravvissuti, l'avvenente Vincent, decide di abbandonare le notti brave per entrare a far parte di una sorta di gruppo tipo Pantere arcobaleno, cioè le pantere nere, ma gay, in nome della rivoluzione lgbt nel mondo.

 La follia. 

 La storia poi non è che migliora, ma diventa sempre esponenzialmente più folle, o almeno è così finché non si comprende che l'unico stato d'animo con cui ad un certo punto va letta è  il RuPaul mood.

 Non importa quello che stai vedendo, se quello che stai vedendo è favolosoh.

 Spero che qualcuno ne tragga un film molto colorato.
  Consiglio la lettura solo a chi ha amato il primo libro (onestamente bellissimo) e chi è alla ricerca di letture lgbt.


lunedì 15 ottobre 2018

L'amore non sempre vince sul dolore. Una recensione di "Una vita come tante" di Hanya Yanagihara tra gli abissi della miseria umana e il potere dell'amicizia che non guarisce sempre, ma (quasi) sempre salva.

 Non è semplice scrivere una recensione di "Una vita come tante".

 Ne ho cercate alcune su internet per capire cosa altri pensassero e provassero dopo un libro del genere, ma tutte quelle che ho trovato (mi scuseranno gli autori) mi sono sembrate in un certo senso inadeguate.

 Non è una colpa, il punto è che davvero difficile non essere inadeguati davanti a un libro che ti mette davanti alla stessa sensazione che si prova, talvolta nel corso dell'esistenza, quando qualcuno decide di metterti a parte di un grande, spiacevole, segreto sulla sua vita.

 Raramente ti trovi preparato quando succede una cosa del genere. 

 Il più delle volte, invece di avere la giusta reazione, inizi a ridere nervosamente o annuisci gravemente e in entrambi i casi il tuo cervello mulina a velocità supersonica qualche frase intelligente da dire che non ti faccia sembrare troppo freddo, ma neanche troppo disinteressato, ma neanche troppo stupido.
 In genere vuoi avere la reazione giusta, ma non ce l'hai. 

 Ecco, "Una vita come tante" è un libro del genere, vorresti dire la frase giusta, ma non sai quale sia.

 Il dolore, scrivevo in un'altra recensione, può avere amici, ma è vero anche che è più facile non li abbia perché ha sempre due canali di comunicazione, due vie che devono essere contemporaneamente aperte e senza ostacoli: quella di chi il dolore lo prova e quella di chi il dolore accetta di provarlo o almeno di capirlo assieme a te.

 Le possibilità che questo accada sono, se non altro, rare. 

 E' difficile capire un grande dolore ed è difficile condividerlo e, per quanto tutti i film e molti libri si affannino a spiegarci il contrario, bisogna accettare l'evidenza che spesso, non sempre per fortuna, il dolore amici non ha. 

 Gli amici possono alleviare ed enormemente le ferite del passato, ma non sempre possono guarirle perché il passato per alcune persone è un eterno presente dal quale non possono fuggire.

 E' di questo che parla "Una vita come tante", mille pagine di libro che mi avevano un filino inquietato (quando un libro ha 1000 pagine raramente vale la pena leggerle davvero tutte, si invoca di tanto in tanto una sapiente scorciatina) e che invece fuggono nella lettura velocissime.

 Inizia come una grande storia d'amicizia, quella tra quattro ragazzi promettenti che vivono in una sorta di New York senza tempo in cui lo sfondo storico è completamente assente (aggiungerei "Grazie a dio" visto che di traumi interiori per la morte di JFK ne ho letti abbastanza): JB, aspirante artista figurativo, Malcolm, aspirante architetto, Jude, aspirante avvocato e Willem, aspirante attore hollywoodiano.

 Dopo l'università tutti stanno attraversando quel tipico momento nella vita in cui devi trovare il modo di far diventare i tuoi sogni realtà

 In teoria dovrebbe essere l'istante più esaltante dell'esistenza, quello per il quale ti sei preparato anni, in realtà scopri che sei solo terrorizzato di fallire: hai poco, pochissimo tempo per concretizzare prima di dover passare a un qualsiasi tipo di ripiego e, in secundis, sai che se ciò dovesse accadere vivrai una vita di rimpianti e di delusioni.

 Insomma, sei in quel momento dell'esistenza in cui hai mille strade da imboccare, ma solo una è quella giusta, se sbagli, al 99% hai buttato al macero la tua esistenza (o almeno la penserai così per un buon numero di anni successivi).

 Per circa 400 pagine la storia fila così tranquillamente: io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla, come i pini di NewYork la vita non li spezza, questa notte ancora nostra.

 Devo aggiungere che è un gran leggere perché Hanya Yanagihara fa in modo che in questa amicizia non ci siano ombre: tutti sono animati dai migliori e genuini sentimenti d'amicizia, sono persone, pur con tutti i loro difetti, completamente pure.

 Non ci sono doppi fini o tentativi di tradimento, non c'è mai quel sotto testo malvagio che a un certo punto prende il sopravvento a indicarci che tutti, davvero tutti, dopotutto, abbiamo un lato oscuro.

 I quattro amici si vogliono davvero bene e davvero morirebbero l'uno per l'altro.
 Sono, fatto raro nella vita, ma ancor più nella letteratura, quattro brave persone, quattro buone persone.

 Mentre leggi pensi che è davvero un libro meraviglioso sull'amicizia, sentimento spesso subordinato all'amore al quale viene sacrificato come fosse incontrovertibilmente giusto così, come se l'amicizia non fosse altro, a un certo punto, che una versione depotenziata del GRANDE amore, unico e inimitabile al cui cospetto tutto deve inchinarsi.

 Poi passano gli anni e il focus si sposta.

 Il protagonista assoluto diventa Jude. Nella prima parte del libro, oscuramente, abbiamo appreso che ha degli imprecisati problemi alle gambe e un passato oscuro, ma niente vi prepara alla parte centrale del romanzo, quella in cui scopriamo PERCHE' Jude ha quei problemi e qual è DAVVERO il suo passato.

 E' una parte molto molto molto tosta, non solo perché descrive degli abusi innominabili, pur non descrivendoli nella sua parte più cruda (si dice ciò che accade, ma almeno non come accade perché penso che non avrei mai avuto lo stomaco di leggerli), ma distrugge qualsiasi speranza hollywoodiana.

 Sempre, in tutte le storie, c'è il momento in cui accade qualcosa che è salvifico per il protagonista e gli permette di andare avanti
 Puoi tirare la molla per un tempo che sembra infinito, diceva un mio professore di sceneggiatura, ma ad un certo punto inevitabilmente salterà.
 Raggiunto il fondo puoi solo risalire.

 Jude ci racconta la parte più dura: abbiamo sempre creduto a una menzogna.

 E' vero, puoi risalire, c'è questa possibilità, ma puoi anche non farlo, una volta raggiunto il fondo puoi davvero rimanere sotto il mare per sempre.

 Hanya Yanagihara tira questo suo ragionamento alle estreme conseguenze perché fa vivere a Jude l'infanzia e l'adolescenza più orribili che si possano immaginare e poi gli regala la vita dei sogni, una vita in cui ha tutto: due genitori adottivi amorevoli e che lo adorano, degli amici che farebbero ogni cosa per lui, una grande carriera e un amore da film.

 Eppure tutto il bene che il mondo riesce a regalargli non può colmare tutto il male.

 E' una cosa su cui Jude si aggroviglia per tutta l'esistenza: perché non riesce a dimenticare? Perché quello che è stato non passa mai e rimane sempre in agguato in un angolo delle sue giornate? Perché il suo passato è il suo presente?

 E', ve lo dico, la cosa più difficile da accettare di tutto il libro. Il fatto che, pur disperando, pur sperando, quell'attimo di redenzione, quel momento in cui la molla si tende e poi di colpo torna indietro mettendo tutto a posto, non arriva mai.

 E poi c'è Willem.
 Ad un certo punto del libro (ve lo spoilero, ma vi assicuro che è uno spoiler fino ad un certo punto), Jude e Willem iniziano una storia d'amore.

 Mentre JB e Malcolm diventano dei personaggi di contorno e Jude viene assurto a protagonista assoluto, al suo fianco continua a brillare di una speciale luce propria Willem, il suo migliore amico e, infine, suo compagno.

 C'è un punto che non ero riuscita a sviscerare nella recensione di "Chiamami col tuo nome" e che torna, in un altro modo, eppure incredibilmente simile in questo libro: quella certa mimesi delle due parti che è propria dell'amore omosessuale.

 Quando sei molto giovane e inizi a capire di essere gay (per chi non lo sa da subito) in molti cercano di convincerti che la tua "è solo una fase" e che stai in qualche modo confondendo "l'amore con l'ammirazione". 
 In tanti cercano di dirti che quando ti interessa qualcuno del tuo stesso sesso non sta succedendo perché lo vuoi, ma perchè "vorresti essere lui".

 E' una cosa che non può succedere nell'amore eterosessuale per due motivi:
 1) Nessuno cerca mai di convincerti che l'eterosessualità è una fase.
 2) Le relazioni eterosessuali vengono culturalmente basate su un'ossessiva differenza. Le donne fanno questo, gli uomini quest'altro, i mariti si comportano così, le mogli cosà. Se ascoltate qualsiasi programma radio, tv, pubblicità con attenzione, scoprirete che è un punto presente in un modo quasi disturbante.

 Nell'amore omosessuale questa costrizione culturale non c'è, non hai bisogno di dirti che sei differente ogni tre secondi, non hai ruoli da rispettare (NB non penso assolutamente che tutti gli etero ci si trovino bene in questa ossessiva differenziazione, anzi non invidio per niente questa categorizzazione a tutti i costi), e in effetti è innegabile che esista una sorta di zona grigia in cui amore, ammirazione e amicizia s'incontrano.

 Alcune volte è difficile comprendere dove si ponga quel confine sottile tra desiderio dell'altro e di essere l'altro e, cosa più assurda, quel confine la maggior parte delle volte non esiste perché nell'amore c'è sempre una componente di totale fusione.

 E' quello che succede tra Willem e Jude. Non c'è un colpo di fulmine o un momento esatto in cui s'innamorano, ma quando accade, entrambi capiscono che è un processo in atto da molto tempo, forse dal momento esatto in cui si sono conosciuti e riconosciuti.

 Tu stesso lettore non puoi fare a meno di pensare che doveva finire così perché c'è una sorta di complementarità nei due personaggi: entrambi di una sconfinata bontà, ma tanto è solido Willem tanto è fragile Jude, tanto Willem è un uomo senza passato tanto Jude è incapace di sfuggirvi, tanto è spensierato il primo tanto è perpetuamente angosciato il secondo.

  •  E' difficile dire per entrambi dove s'incontrino l'amore, l'amicizia, l'ammirazione e la completa fusione in una sola persona, finalmente pacificata, guarita e in un qualche piccolo modo felice.


 Ci sarebbero molte altre chiavi di lettura per questo libro impressionante, una su tutte l'evidente coincidenza che vuole tutti gli amici senza figli, per caso e per scelta e l'incredibile evidenza di come le vite dei nostri genitori possano con una singola scelta sbagliata condizionare per sempre la nostra.

 In realtà Yanagihara mente dicendo che quella di Jude è una vita come tante.
 Quella di Stoner, anonimo professore che sposa la donna sbagliata senza aver mai il coraggio di lasciarla, lo è, ma quella di Jude è in un certo senso una vita ingombrante, enorme, fatta di eventi che raggiungono l'apice dell'orrore e dello splendore.

 Eppure è vero, al contempo, che nel nostro mondo esistono gli Jude e noi ci passiamo accanto senza neanche saperlo, convinti in modo infantile che le orribili piaghe inflitte loro dal mondo guariranno, come siamo sempre genuinamente convinti che il dolore (non per forza così terribile) che per stanchezza, noia, crudeltà o stupidità infliggiamo agli altri dopotutto prima o poi scomparirà.

 Ma cosa accadrebbe se fossimo tutti come Willem, splendenti come una cometa, buoni in un modo che sembra poter esistere solo nei libri?

 Quanti Jude potremmo, se non salvare, almeno un po' sollevare, quanto migliore potremmo rendere questo mondo se solo ci ricordassimo che l'amore forse non sempre guarisce, ma diluisce il dolore?

Ps. Voglio ringraziare Teresa e Walter per avermi costretta a iniziare questo libro. 
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