lunedì 29 giugno 2015

Piccole recensioni tra amici! Quando la serendipità funziona male: tra Alligatori, ladri di libri, esistenzialisti francesi, province americane e perdenti, tre libri che non mi hanno convinta!

 Ed ecco un nuovo piccole recensioni tra amici!
Horace Walpole, glorioso "coniatore" della serendipità
Considerando che ci sono una graphic novel, un giallo e un romanzo non di genere, la cosa principale che accomuna questi tre libri è l'assoluta serendipità.
 Non sono libri che volevo leggere, ma che per varie circostanze mi sono ritrovata tra le mani quando non avevo nulla che potesse soddisfare i miei bisogni lettori, ed è probabilmente il motivo per cui nessuno dei tre mi ha fatto impazzire.
 In genere io amo anche affidarmi al caso, perché il caso mi ha donato tra i libri più belli che abbia mai letto (mentre la scienza della ricerca mi ha dato grandi delusioni), in questo caso il fato non è stato benevolo con me.
 In generale quanti di voi si affidano al caso come metodo di scelta dei libri?
  Devo dire che un tempo ero assai più spericolata e mi lanciavo nel vuoto, adesso sono più scientifica e ho la mia brava wishlist da depennare con calma, pazienza e qualche centinaio di anni a disposizione.
 Ma vabbeh, bando alle ciance! Ecco il magro raccolto!

UNA CANZONE PER BOBBY LONG" di RONALD EVERETT CAPPS ed. Mattioli 1885:
 Mah. Mah. Mah. Premetto che questo era proprio il genere di libro che, se non per ragioni di
necessità (ore in cui non avevo nient'altro da leggere, ma che in qualche modo dovevo far passare), non avrei mai letto.
 Io detesto le storie ambientate nella provincia americana dove non succede niente e si annidano anime perse schiacciate dalla vita. Un po' perché mi riesce difficile immedesimarmi, un po' perché le trovo mortalmente noiose, un po' perché fondamentalmente non succede mai niente se non il fatto che le anime perse continuano incessantemente ad essere perse.
 "Una canzone per Bobby Long" il cui linguaggio tra il becero e lo slang deve aver fatto impazzire il traduttore (diciamo pure che il linguaggio è la cosa migliore del libro), parla di due amici sulla cinquantina, Bobby e Byron, intelligentissimi e acculturati, ma alcolizzati, senza famiglia, fissati col sesso e senza un preciso scopo nella vita.
 I due sono stati giovani di ottime speranze, (uno dei due ha persino un dottorato), ma poi, ad un certo punto, la vita li ha schiacciati rendendoli degli emarginati che non fanno nulla per togliersi dalla loro condizione di emarginazione.
 Qualcosa in loro è morto, sarebbe interessante capire cosa, ma l'autore decide che è meglio concentrarci su un'altra storia edificante: quella di Anna, la figlia adolescente e abbandonata a sè stessa, della loro migliore amica, Lorraine, la quale muore improvvisamente davanti a loro.
 Anna, che ha abbandonato la scuola e vive arrangiandosi, giunge cercando la madre defunta e finisce per rimanere a vivere insieme a loro in un quartiere malfamato di New Orleans. Qui si lascia convincere a riscriversi a scuola ecc ecc ecc
 La trama è assai banale, i personaggi più interessanti. Personalmente avrei gradito di più sapere perché due persone che potevano avere un avvenire luminoso non sono state in grado di reggere il peso della vita. Peccato che l'autore abbia pensato fosse meglio farmi capire come funzionano le borse di studio negli Stati Uniti d'America. Voto 2 stellette e mezzo.
 (Ps. Se qualcuno che lo ha letto è riuscito a non strillare alla settantesima volta in cui appare la parola "passerina" mi faccia sapere).

"LA VERITA' DELL'ALLIGATORE"di MASSIMO CARLOTTO ed. E/O:
 Avevo letto un'unica cosa di Carlotto, vari anni fa, il famoso "Arrivederci amore ciao". Non mi dispiacque, ma lo trovai curioso, somigliava più al trattamento di un film (che infatti ne avevano tratto ed era assai migliore) che ad un romanzo: veloce, secco, senza tanti fronzoli, ma anche troppo. ero ben disposta verso questo libro con protagonista l'Alligatore, pregiudicato per motivi politici (ma più che altro incastrato), poco dedito alla violenza, con nessuna voglia di uccidere qualcuno, e una forte etica. Ecco, l'etica è la cosa che ho più apprezzato di questo libro la cui trama, graziosa, procede in un modo troppo schematico.
Comunque, l'Alligatore viene contattato da un'avvocatessa preoccupata per un suo cliente, un ex omicida con un passato di tossicodipendenza, scomparso durante la giornata lavorativa a pochi mesi dalla fine della condanna. L'Alligatore accetta di cercarlo e, risalendo a lui, scopre un omicidio fresco fresco di cui lo scomparso sembra di nuovo l'autore: trattasi di una donna che frequentava e che, guarda caso, era uno dei giudici popolari che lo aveva condannato tanti anni prima. Inizia così un'indagine che scava nel passato e negli ambienti dell'alta borghesia padovana, tra medici inappuntabili, avvocati irreprensibili, festini sadomaso, ricatti, bustarelle, e quell'omertà che però al nord viene pacatamente passata come "riservatezza" (che insomma fa più nobile). 
 Ripeto l'etica di fondo è la cosa migliore: gggente coi soldi e senza morale che fa pagare i suoi errori a gggente che forse non ha una morale, ma di sicuro non ha i soldi. L'importante è sempre l'apparenza, poi chi ne paga le conseguenze non è affare di chi può permettersi di rimanere pulito.
 Il problema del libro, che pure ha dei bei personaggi, è che procede per confessioni-fughe-confessioni-fughe-confessioni-fughe. Cioè, si saltabecca solo da una confessione estorta all'altra, senza guizzi particolari e senza neanche quella caratterizzazione che permette ai libri di Montalbano di procedere sullo stesso schema senza risultare pedante. Anche perché poi, alla quarta confessione pensi: ma questi confessano tutto così lungamente, così tanto, così riccamente senza un problema?
 Dopo un po' pare una puntata di Dragon Ball con Majin-Bu che ti spiega il suo perfido piano per filo e per segno mentre intanto le ore passano e passano e passano. Voto quasi 3.


"IL LADRO DI LIBRI" di A. TOTA e P. VAN HOVE ed. Coconico Press:
 Il titolo libresco di questa graphic novel, il fatto che sia ambientato durante il periodo glorioso e dorato degli esistenzialisti francesi tra Sartre, Nizan, Camus e Simone de Beauvoir, mi avevano attratto nonostante il tratto molto pesante, in bianco e nero (e talvolta un po' scopiazziato da Pazienza) non mi attirassero troppo. Il risultato è NI.
Daniel Brodin è un giovane di buona famiglia con un'ossessione cleptomane per i libri. Si sente insoddisfatto dalla sua esistenza borghese, vorrebbe essere un poeta, ma non si osa, e il giorno in cui capita ad un reading provocatorio in cui l'intellighenzia invoca nuove voci poetiche dal popolo, lui finisce per declamare una poesia italiana semisconociuta raccogliendo consensi.
 Spaventato dall'improvvisa possibile notorietà, scappa e finisce tra i bassifondi parigini dove entra in contatto con una sorta di peggio gioventù: arraffoni, ladri, nullafacenti fieri di esserlo in opposizione alla dittatura borghese del consuma produci crepa. Tra loro, lui che si è sempre sentito un pesce fuor d'acqua, trova comprensione e sollievo: finalmente sa chi vuole essere. Un provocatorio signor nessuno. Ma l'ansia di riconoscimento e il desiderio di diventare un intellettuale rimane e in qualche modo lo rende cieco di fronte alla sua mediocrità finendo per precipitarlo in un destico tragico e imbarazzante.
 La storia rende molto bene un personaggio mediocre che, credendosi assai più di quel che è, si perde drammaticamente. Il problema è che non ho per niente apprezzato il punto di vista un po' snob nei confronti del periodo esistenzialista francese. Sartre e gli altri vengono passati come degli snobboni alla ricerca del giocarello intellettuale con cui farsi belli, loro ricchi, famosi e su tutti i giornali che si divertono con un poveraccio, come per metterlo nella loro collezione di stranezze. Mi è sembrata una grande ignoranza storica, soprattutto in considerazione delle biografie degli intellettuali di quel periodo, a cominciare da Camus, nato poverissimo e diventato scrittore solo grazie alla tigna di un irripetibile insegnante nell'Algeria coloniale. Va bene il contrasto, ma al contrasto c'è un limite.

 E voi ne avete letto qualcuno? Volete smentirmi (felicissima eh soprattutto per i romanzi si va a gusti personali)? Testimoniate!

lunedì 22 giugno 2015

Perché la narrativa italiana non è più capace di scandalizzare? Mondi che non comunicano, talenti che non nascono, piazze distopiche, tweet schizofrenici per provare a dare una risposta a una domanda troppo difficile.

Non molto tempo fa un cliente in libreria ci ha posto una domanda che a lui pareva tanto semplice e invece ha ingenerato il panico in me e nei miei colleghi. 
 Il quesito recitava: "Ciao, vorrei leggere un libro come quelli che scriveva Pasolini, ma che parli dell'Italia attuale".
Spiegandosi meglio, cercava una sorta di critica del sistema Italia, non solo politico, ma anche sociale, rarefatto in un romanzo. La domanda era:  chi eravamo noi adesso?
 Dopo varie proposte, tra l'altro, più che altro di saggistica, abbiam dovuto cedere all'evidenza. Noi, non solo non abbiamo Pasolini, ma manco un epigono, un imitatore, un millantatore. Noi, adesso non abbiamo niente.
 Il 20 Giugno sono accaduti due fatti che probabilmente non avrei collegato se non avessi un account twitter schizofrenico. 
 C'è stato quella specie di family day a Roma, dove al grido di "morte al gender" della gente ha pensato che valesse la pena scendere in piazza per dire no ai diritti altruim nello specifico ai matrimoni gay (in un misto di calunnie, fascismi, fantascienza degni di distopie alla "V per Vendetta"), e la notte bianca della lettura, "Letti di notte".
 La bacheca di twitter perciò aveva un assurdo mix di gente che mi diceva quanto profondamente l'avesse colpita l'ultimo libro di Missiroli o di come si stesse commuovendo ad ascoltare il reading nella libreria di quartiere, misti a tweet apocalittici di omofobi che additavano i gay come sterco del demonio o di militanti Lgbt che invocavano un fulmine definitivo su piazza San Giovanni.
 Erano ovviamente due eventi diversissimi, ma accadevano in contemporanea e non si parlavano in nessun modo. Non c'era un solo nesso da nessuna parte. Voi direte, che nesso vuoi che ci sia tra una notte dedicata ai lettori e ai libri e una piazza di omofobi?
 In realtà il nesso c'è eccome: viviamo nello stesso identico paese e siamo soggetti alle stesse identiche leggi, viviamo insieme, non in due compartimenti stagni.
 Ho ripensato allora al tizio che chiedeva il libro inesistente di un Pasolini contemporaneo inesistente e mi sono posta due domande.
1) La realtà e la letteratura hanno smesso di comunicare in questo paese?
2) Esiste ancora quello che Gramsci chiamava intellettuale organico? Esistono gli intellettuali impegnati (non i radical-chic, gli impegnati davvero)? 

La risposta alla prima domanda, personale, ma voi mi direte spero cosa ne pensate nei commenti, è che SI' la letteratura e la realtà in questo paese non si parlano più. Non so da quando visto che devono aver smesso assai prima che io raggiungessi l'età della ragione, ma non riesco a ricordare un solo libro, inteso come romanzo (la saggistica, a sprazzi illumina parti di realtà, ma è un'altra cosa), che dia un affresco della società italiana. Ne è una prova evidente il fatto che nessun libro sia degno di scandalo da decenni.
 Un tempo i libri venivano processati per oscenità, creavano dibattiti, litigi accesi sui giornali, polemiche da stadio, adesso la colpa sarà anche dei lettori meno impegnati, ma seriamente, per quale libro dovrebbero infuocarsi i lettori italiani?
 Non posso menzionare un solo libro italiano che abbia scandalizzato le masse. Scandalizzare, una parola che praticamente manco si usa più e che pure, tra le connotazioni negative date dal dizionario ne ha una che negativa non lo è affatto: "turbare la coscienza di qualcuno".
 Potete effettivamente dire che un libro scritto negli ultimi 20 anni vi abbia "turbato la coscienza"? No perché a me l'hanno turbata "Gli indifferenti" di Moravia, "Teorema" di Pasolini (io ho dei problemi col concetto di borghesia), ma non ho preso in mano un solo romanzo italiano che mi abbia dato da pensare.
 Perché è questo che manca quando la letteratura parte per una sterile tangente immaginifica e dimentica completamente il contatto con la realtà: i libri smettono di dar da pensare. Che non basti leggere per essere colti o per farsi una coscienza critica lo sappiamo tutti, molto dipende da cosa leggiamo, oltre che dagli strumenti che abbiamo per comprenderlo, ma ora manca la materia prima, quei libri che ti diano da pensare, ti mostrino la realtà.
 Un libro non scandalizza per le scene di sesso o di violenza, (se lo fa facciamoci due domande), un libro scandalizza quando mostra quelle piaghe della realtà che non vogliamo vedere.
 La coscienza si turba solo quando tu mostri il reale di cui tutti sanno che preferiscono ignorare. Non basta provocare per creare uno scandalo, quella provocazione deve colpire esattamente una ferita che tentiamo di coprire, il nostro punto debole.
 Per fare un esempio, "Sottomissione", il romanzo di Houellebecq uscito recentemente in Francia colpisce violentemente un punto scoperto dei francesi, il terrore di un'inculturazione passiva.
 L'unico libro italiano che abbia ingenerato un dibattito popolare negli ultimi anni, ossia "Gomorra" (che non per niente ha dato vita all'unico autore che tenta di fare il mestiere dell'intellettuale tout court), svelava all'Italia non solo un sud in mano alla criminalità organizzata, ma una gioventù misera e abbandonata, campi fumanti acido brucati dalle bufale di cui noi mangiamo le mozzarelle, regioni intrise di morte letteralmente alle radici.
 Ci colpiva nel vivo e non solo perché raccontava fatti reali (ci sono pacchi di libri che lo fanno), ma perché lo faceva in modo da colpire la nostra coscienza, da far entrare quel fatto nel nostro vissuto. Ci poneva delle domande sconcertanti.
 Il fatto che il 20 Giugno migliaia di lettori in Italia twittassero beati e felici mentre accadeva una roba di una gravità enorme a Roma (provate a pensare se avessero marciato per il no al matrimonio agli ebrei o alle persone di colore), mi ha fatto domandare se i lettori in Italia non manchino anche per questo. A cosa serve leggere sempre e solo per svago? A cosa serve scrivere sempre e solo per svago?
 Perché il problema non è solo dei lettori, ma, ovviamente, anche degli autori.  
Indubbiamente nell'editoria esistono mode come nelle case discografiche.
 Negli anni '70 i cantautori italiani furoreggiavano al punto che Gianni Morandi dovette mettersi a studiare al conservatorio in attesa di tempi migliori, ora per trovare un cantautore devi andare ai festival indie e sperare, nella massa pretenziosa, che qualche cosa di vagamente ascoltabile emerga.
 Perciò immagino che, in tempi di crisi dell'editoria, l'ultima cosa che ti viene in mente di fare è pubblicare un romanzo che sappia descrivere gli italici vizi e le italiche virtù (quel tipo di libro che penso sempre, ingenuamente, che dovrebbe vincere il premio Strega). 
 Tuttavia per tortuose che possano essere le vie della pubblicazione, il dubbio che sorge spontaneo dando un'occhiata alla gittata continua di romanzi in libreria è che manchi la capacità generale di farla questa critica.
  Il romanzo che descriva i vizi e le virtù non esiste perché forse non esiste chi sa scriverlo.
 Detta così pare che aspetto il corrispettivo italico de "Il grande romanzo americano", in realtà l'altra sera ho visto, per assoluto caso, "Made in Italy" di Nanni Loy in tv, un film degli anni '70 che descriveva in numerosi episodi, come tanti splendidi cortometraggi, piccole storie che dicessero qualcosa sull'evoluzione sociale degli italiani.
 Ebbene, uno solo di quegli episodi bastava come trama di un romanzo di critica di costume, non troppo lungo, affatto noioso, molto popolare e raffinato al contempo.
 Ma allora com'è che mi ritrovo circondata da romanzi o troppo pretenziosi o assolutamente pieni di niente? Dov'è stato l'errore? Quando i lettori di Letti di Notte e quelli della piazza omofoba non solo hanno smesso di parlarsi, ma di essere a conoscenza gli uni dell'esistenza degli altri?
 Perché l'editoria non è più in grado di turbare le coscienze?
 Io non penso che esistano tempi in cui nascono persone più talentuose, penso che la nascita di un fermento culturale, l'emersione, ma anche lo sviluppo di determinati talenti venga spesso da una forza esterna, da un contesto favorevole o stimolante, dalla voglia di esplodere.
 Un'epoca tiepida, che si compiace di sè stessa, non ha dubbi. E non c'è niente di più stupido che non dubitare mai.

 Sono domande praticamente sui massimi sistemi, eppure penso che sarebbe interessante un dibattito del genere (che fa molto dibbbbbbattito post cineforum in una sala semideserta con la gente che dorme rivoltata sulle siede, però oh, ogni tanto ce vò, se no che caspita leggiamo a fare?).

giovedì 18 giugno 2015

Camilleri, Montalbano e la cucina. Esperimentone da book-cook-blogger: un'intera cena che mangerebbe l'amato commissario siculo, che insomma, alla follia letteraria non ci può (e non ci deve) essere fine!

  Dunque, come tutti gli esseri umani routinari di questa terra, ho alcuni miei riti.
 Uno di questi, per molti anni,specialmente quelli infelici in cui mi avrebbe migliorato la giornata anche una moneta da 1 centesimo trovata per strada, erano "le serate Montalbano". 
Queste serate prevedevano la visione dell'ennesima replica del commissario in tv o la prima delle nuovissime puntate, e, a contorno, un menù speciale che prevedeva due dei miei piatti favoriti: spaghetti coi pomodorini freschi, il basilico e il parmigiano (piatto che potrei ingurgitare in quantità industriale) e le fragole con la panna. Tanto Zingaretti compariva ad allietare i nostri dopocena sono in estate e non c'era bisogno di molto altro.
 Questo per dire che Montalbano mi ha sempre ispirato cibo e, considerando la minuziosa descrizione dei piatti che esso divora ogni volta che ha bisogno di pensare o che deve interrogare un teste a casa sua, non era difficile che accadesse.
 Camilleri è probabilmente l'unico scrittore italiano che scateni in me qualche tipo di fangirlata (oltre a Zerocalcare) e ho avuto la ventura di vederlo una volta sola, anni fa, in condizioni inquietanti. Io ero giovane, grassottella e amavo molto una specie di mantellina nera col colletto alla coreana che credevo mi rendesse molto elegante (probabilmente avevo l'aspetto di una salsiccia col mantello di Robin) e mettevo nelle grandi occasioni, cosa che ritenni di dover fare quel piovosissimo pomeriggio.
 Una mia zia, che aveva la fissa molto teatrale di partecipare a tutti gli eventi che considerava di grido, mi trascinò alla presentazione del libro di uno scrittore di cui non ho memoria a cui partecipava anche Camilleri. Ho cancellato dalla memoria quale libro fosse, ma mi è rimasta vividamente impressa la presenza di Bruno Vespa e altro ignobile vippaggio (non doveva essere un gran libro, condivido). Alla fine, in mezzo a gente che champagnava, mi trascinai con una copia de "Il re di Girgenti" da un Camilleri che doveva chiedersi da solo che caspita ci facesse lì, e chiesi se poteva firmarmela.
Cena finale con altarino
 Un pomeriggio vagamente straniante che si concluse con un autografo che temo di essere l'unica della famiglia a sapere che abbiamo nella libreria di casa.
 Insomma, lovo molto Camilleri. Perciò, oltre ad aspettare che i dvd de "Il commissario Montalbano" vadano in svendita per potermeli comprare tutti, sono vittima di cose da fan come tentare di prenotare un fine settimana nella casa di Montalbano a Marinella (oh, tutti abbiamo un lato letterarial-trash) o l'acquisto di libri come "I segreti della tavola di Montalbano" di Stefania Campo ed. Il leone verde edizioni.
 Il leone verde è una casa editrice che cito ogni tanto e fa dei volumetti deliziosi  in cui unisce cibarie e letteratura: di cosa si nutrivano i grandi scrittori? E quali erano davvero i sapori citati nei nostri libri preferiti? 
 Lo trovo un modo per rendere più viva e tridimensionale un'esperienza di lettura che ci è piaciuta tanto da volerci entrare con più forza. Certo, non tutte le pietanze lette nei libri rischiano di dare la stessa sensazione.
 Ricordo un libro sulle ricette di Natale di Kay Scarpetta, la detective protagonista dei romanzi di Patricia Cornwell. Un'altra mia zia (sono piena di zie, e quando dico piena, intendo piena), appassionatissima della serie, lo comprò fiduciosa per poi ritrovarsi tra le mani una serie di porcate agrodolci all'americana immangiabili per un sano stomaco italico.
 Tuttavia, chiunque legga Camilleri sa che Montalbano mangia solo cose deliziose, arancini di dimensioni bibliche, spaghetti al nero di siccia, fritturine di pesce che si sciolgono in bocca, caponatine, la famosa (e per me misteriosa), pasta 'ncasciata, giganteschi cannoli e raramente, quando proprio un pastore è in buona, qualche capretto con patate condiviso in un casale di pietrazze.
 Perciò è stato un attimo: ho visto il libro ed è stato mio.
 Per dare un senso a questo acquisto compulsivo ho pensato di tentare un esperimento da food cook-blogger: dopo aver acquistato (quasi) tutto il necessario eseguirò tre ricette montalbanesche, realmente consumate dall'amato commissario, e vi posterò ingredienti e risultato finale qui, proprio come una Sonia Peronaci qualunque.
 Tenete presente che, avendo ascendenze (tra le altre) sarde, io mi reco sempre in quella simpatica isola e perciò non ho mai messo piede in Sicilia, perciò magari per i palermitani e i catanesi che mi leggono 'sti piatti sono più semplici della panzanella, ma per me sono robe esotiche.
 Siete pronti a questa giallozafferanizzazione del blogghe?

PASTA ALLA NORMA CON PESCE SPADA:

Ingredienti

Maccheroncini
Pomodori maturi
Cipolla
Melanzane
Pesce spada
Vino Bianco
Basilico
Olio
Sale

 Non capivo perché la chiamassero alla Norma se non era prevista la presenza della ricotta (momento purismo alla Carlo Cracco), ma in realtà a piattazzo delizioso finito, forse, ho compreso la furbata: il pesce spada, nella salsa, finisce per sgretolarsi assumendo le fattezze di granuli di ricotta belli solidi e sostanziosi.
Comunque, prendete le melanzane, tagliatele a tocchetti e friggetele, poi mettetele da parte. Prendete la cipolla, sminuzzatela e fateci un bel soffritto, poi lanciateci dentro il pesce spada tagliato a tocchetti e sfumate col vino bianco. Quando il vino è evaporato, unite i pomodori tagliati a dadini e girate finchè non si è creata una bella salsina profumosa e assolutamente delicious. A quel punto preparate la pasta e, una volta cotta, unitela alla salsa di pesce e pomodori assieme alle melanzane. Mescolate il tutto e guarnite col basilico. Da bava alla bocca.

POLPETTE DI NEONATA:

Ingredienti:

Pesciolini
1 uovo
farina
prezzemolo
aglio
olio
sale e pepe

 Allora, io i pesciolini non li ho trovati. L'unica cosa che aveva l'unico supermercato col banco pesce in un raggio di metri accettabile, erano le alici (e sono stata anche fortunata perché di solito non hanno manco quelle). Spero si possano considerare pesciolini, alla fine sò pesci e sò piccole.
 Comunque, prendete questi pescetti e puliteli (togliere le capocce e le lische a 400 grammi di alici non è stato bello), poi sminuzzateli e unite la farina e l'uovo. Dovrebbe venire un composto abbastanza consistente (a me non è venuto e ho aggiunto pan grattato in quantità) che potrete pallottare in morbide polpette da friggere. Servite con un bel limone vicino per condire.

CANNOLI SICILIANI:
Ecco l'altarino Montalbano
creato al lato della tavola

Ingredienti (del ripieno):

Ricotta di pecora
Zucchero
Zuccata (non pervenuta)
Vaniglia
Cioccolato fondente
Scorza arancia candita
Latte

Ok, ho barato, la parte solida del cannolo non l'ho fatta io, ma comprata ignobilmente al supermercato di fronte casa (c'è un limite all'abnegazione). Il mio unico apporto alla ricetta è stato mischiare ricotta e zucchero assieme a gocce di cioccolato e scorzette di arancia candita.
 A rendere ancora più ignobile questo mio tradimento da discount contro questo dolcetto megafantadelizioso, è il fatto che non ne sono rimaste prove provate. Il tempo di dire alla mia dolce metà che dovevo fare una foto per il blog e il corpo del reato era già scomparso dentro le guance da procione. E' stato breve, ma intenso.

 Queste sono solo tre delle fantastiche, fattibilissime ed economiche ricette che il commissario trangugia con amore e IN SILENZIO. La prossima replica di Montalbano replico, anche se ora ho la cucina che grida vendetta (ma questa è un'altra storia).

sabato 13 giugno 2015

Cartoline dalla libreria! I più frequenti (e inutili) indizi forniti dai clienti per identificare il mysterioso (anche per loro) libro anelato!

Ed ecco che ritorno a trasmettere su questi schermi.
Celeberrima immagine che gira
su internet da un bel po'
Questi giorni sono stati un po' difficoltosi (ossia, avere un pc fisso e il tempo di starci è stato impossibile), ma ecco che sono di nuovo qui.
Comunque, poiché ho passato molto tempo in treno e sono riuscita a disegnare copiosamente e, per rimediare alla scarsità di post settimanali, ho deciso, questo sabato, non di propinarvi una sola stitica vignetta, ma una serie di cartoline dalla libreria, come quelle che feci in occasione di Natale.
Sono tutte accomunate dall'essere tra i più frequenti indizi dati clienti quando devono chiedere un libro di cui non ricordano praticamente nulla.
 Indizi, tanto inutili, quanto, talvolta, completamente inspiegabili e surreali.
Questa è solo la prima tranche, perché ci sono, a quanto pare, tante cose che colpiscono la clientela, ma quasi mai esse sono il titolo e l'autore.
Bando alle ciance! Tutte per voi: "Cartoline dalla libreria - Gli indizi dei clienti"!




mercoledì 10 giugno 2015

Intervista a Sebastiano Mauri, autore del gustoso "Goditi il problema" e del fondamentale "Il più bel giorno della mia vita", libello che spiega davvero a chiunque perché il matrimonio omosessuale è non solo il diritto fondamentale di una minoranza, ma un passo enorme per la civiltà di una nazione intera!

 In Italia, come ripeto spesso Cassandra style, la narrativa a tematica Lgbt o con protagonisti gay e lesbiche è assai bistrattata. Mentre all'estero è ormai editorialmente accettato che un libro possa avere anche un protagonista non eterosessuale (e una storia al contempo decente), in Italia 'sto concetto rimane misterioso.
Sebastiano Mauri
 Eppure, nonostante tutto, anche l'Italia ha avuto i suoi gloriosi autori gay, senza scomodare Pasolini, abbiamo avuto Sandro Penna e il mai troppo ricordato Pier Vittorio Tondelli, scrittore fantastico la cui omosessualità era parte fondante di libri che certo non sono ricordati per essere narrativa a tematica Lgbt.
 Insomma, editori, un tempo c'era assai più vita su Marte, sarebbe tempo di ripeterla.
 Nel frattanto, dal nulla indistinto, fortunatamente è emerso qualche autore (ovviamente non siamo ancora abbastanza avanti per avere anche autrici lesbiche, magari nel 2080 ci arriveremo) di quei libri che al cinema sarebbero l'equivalente di una brillante e divertente commedia un po' più all'americana e ogni tanto all'italiana.
 Trattasi di Matteo B. Bianchi (già intervistato), di Luca Bianchini, (che ha raggiunto la gloria con "Io che amo solo te" commedia dai toni queer all'italiana) e Sebastiano Mauri che, due anni fa, ha dato alle stampe "Goditi il problema" ed. Rizzoli.
 "Goditi il problema" era la passione di un mio collega che lo straconsigliava a tutti, ma io mi son decisa a prenderlo solo con un buono regalatomi da mio padre, ed è stato un ottimo acquisto. Martino, il protagonista, è figlio di quelle famiglie ricche e fricchettone al contempo, ha un fratello (molto etero) e una sorella maggiori, due genitori un po' eccentrici, una fidanzata storica con cui ha rotto dopo dieci anni e un segreto che si porta appresso da quando era bambino: è omosessuale, ma non riesce a confessarselo fino a quando, in America per lavoro (è aiuto regista), scopre di non trovare particolarmente interessante una meravigliosa modella che gli si offre e capisce che forse è ora, non solo di riesumare il problema, ma anche di goderselo. 
Inizia così una sarabanda di episodi assurdi tra follie familiari, follie lavorative (Hollywood è un brutto posto), fidanzati sudamericani e favolose etero che tentano su di lui strane conversioni con la forza della coercizione.
 Conquistata da tale romanzo, ho letto con giuoia il secondo libro "Il giorno più felice della mia vita", un libello in cui, con ironia, smonta capitolo per capitolo le obiezioni folli degli omofobi.
 Voi, amici e amiche etero, non potete capire il delirio che dobbiamo passare: colleghi e amici che pensano siano state approvate le unioni civili (quando? come?) e non capiscono perché non ci sposiamo, gente che fa manifestazioni per proteggere i figli da noi (non ho mai capito il nesso, esiste una brigata gay per il rapimento dei figli degli etero?), gente che ci accusa di robe al limite del malthusiano (non procreando porteremo all'estinzione l'umanità, come se essere gay o lesbica ti rendesse biologicamente sterile, ehi, l'utero ce l'ho pure io!) e follie varie.
 A voi farà ridere, per noi è una tragedia e Mauri finalmente ha scritto un libro grazioso, for dummies, senza stereotipi, su questo scollamento tra i diritti civili, le persone gay e la responsabilità dello stato (e dei suoi cittadini). LEGGETELO, è un imperativo categorico!
 E intanto leggete anche l'intervista che mi ha gentilmente concesso e di cui lo ringrazio, anche per la cortesia, la velocità e la disponibilità dimostrate.
L'INTERVISTA A SEBASTIANO MAURI TUTTA PER VOI!


Cosa leggevi da bambino?

Leggevo molto da piccolo, i classici dell’infanzia per lo più. Tra quelli che ho più amato ricordo L’isola del tesoro, Gianburrasca, Ventimila leghe sotto i mari, Il mago di Oz, La storia infinita, Momo. Alle medie, non ricordo come sia cominciata, leggevo soprattutto classici sull’olocausto. I diari di Anna Frank, Quando Hitler rubò il coniglio rosa, Se questo è un uomo, Un sacchetto di biglie.

Tu hai vissuto e vivi molto all'estero, quali differenze vedi tra la narrativa a tematica Lgbt italiana e straniera?

Nei quindici anni che ho vissuto in paesi anglosassoni leggevo quasi esclusivamente in inglese per migliorare la mia conoscenza della lingua, e ora che sono tornato in Italia, per non perderla, continuo a leggere tendenzialmente in inglese. Il risultato è che conosco molto poco la narrativa Lgbt italiana. Preferisco non avventurarmi in paragoni o generalizzazioni. 
 Essendo mezzo italiano e mezzo argentino, e avendo vissuto lungamente negli Stati Uniti, mi sento spesso straniero, o almeno non propriamente autoctono, dovunque io sia. In fondo, non mi dispiace mantenere questo scarto prospettico anche ora che sono tornato a vivere a Milano, la mia città natale. Amo molto Tondelli e Pasolini, ma i miei scrittori di riferimento sono David Sedaris, Augusten Borroughs, Jeanette Winterson, Jonathan Ames.

Com'è nata l'idea del tuo primo fortunato libro, “Goditi il problema” e quanto c'è di autobiografico?

Ho scritto la storia di Martino Sepe pensando a un film, solo che l’ho scritto sotto forma di romanzo. E una volta finita la sceneggiatura il romanzo, per mio sommo gaudio, Rizzoli si è offerto di pubblicarlo. Direi che è autobiografico anche nelle parti inventate di sana pianta, che sono molte. Martino Sepe, il protagonista di Goditi il problema, sono io anche quando il suo percorso si distacca completamente dal mio. La sua schizofrenia amorosa, le sue paure, le sue speranze e i suoi dolori, sono miei. Abbiamo un rapporto simbiotico da gemelli identici, istintivamente connessi, anche se lontani.

Il tuo secondo libro “Il giorno più felice della mia vita” è un libello che smonta con grande intelligenza tutte le obiezioni che vengono portate in Italia contro l'approvazione delle unioni omosessuali. 
 Dopo il voto irlandese il tema è tornato con forza nel dibattito politico, tu pensi che vedremo mai le unioni civili anche in Italia e quando?

Le unioni civili le vedremo per forza in Italia, direi entro il 2015, perché già riceviamo forti pressioni dall’Onu e la Comunità Europea per colmare il vuoto istituzionale intorno ai diritti delle coppie same-sex. Il punto è che le unioni civili rimangono pur sempre uno stato di apartheid: istituzioni speciali per cittadini speciali. 
 Il traguardo, invece, e credevo che la rivoluzione francese ci avesse già insegnato questa lezione, è l’uguaglianza, la libertà e la fratellanza per tutti i cittadini della Repubblica. Io mi riterrò soddisfatto solo quando in Italia ci sarà il matrimonio egualitario. Stesso nome, stessi diritti, stessi doveri.

Cosa stai leggendo in questo periodo?

Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, Panti: A woman in the making di Rory O’Neill e La vita che scorre di Emmanuelle de Villepin.

Molti ragazzi e ragazze omosessuali, nel loro percorso di accettazione, leggono tantissimi libri a tematica gay. Anche tu hai vissuto questo periodo o c'è stato comunque un libro che ha avuto un significato particolare per te in tal senso?

Sì, assolutamente. Nei momenti in cui ero più sperso, i libri mi hanno aiutato moltissimo. 
 È fondamentale leggere storie in cui ci si può riconoscere. Storie in cui non ci sente esclusi, ignorati o usati come espediente tragicomico. Ti fanno sentire meno solo, e quindi più forte. In quel senso sono stati importanti per me i libri di David Leavitt, Gore Vidal e Edmund White.

I tuoi libri preferiti?

Barrel Fever e Naked di David Sedaris, Running with Scissors e Dry di Augusten Burroughs. Oranges are not the only fruit di Jeanette Winterson.

Progetti scrittori prossimi venturi?

Quest’estate riprenderò a scrivere il mio secondo romanzo, ancora incentrato attorno a Martino Sepe  (protagonista di "Goditi il Problema" ndcs) e la sua stravagante famiglia. Solo che questa volta, invece che tra New York e la Brianza, sarà ambientato tra l’Argentina e il Benin.

Hai o hai avuto delle librerie favorite?

Al liceo, la mia mecca era La libreria dello Spettacolo, mentre quella che ho più frequentato negli anni è stata la storica Milano libri
 Ultimamente amo molto una piccola libreria, sempre a Milano, molto energica e creativa: Il mio libro di Cristina di Canio.

Tu ed altri due autori italiani, Matteo B. Bianchi e Luca Bianchini, descrivete tutti e tre un mondo Lgbt molto simile, con uno stile divertente e ironico. Da cosa pensi derivi la vostra somiglianza stilistica?

Non saprei, forse abbiamo visto troppi film di Woody Allen.

Hai degli scrittori a cui ti ispiri o da cui, negli anni, ti sei ispirato?


Oltre ai vari autori già menzionati sopra, aggiungerei il grande Alan Bennet, sagace maestro d’ironia. Non ho mai letto qualcosa di deludente scritto da lui.

 Sperando che l'intervista vi sia piaciuta, ringrazio ancora tantissimo Sebastiano Mauri (mi raccomando date un'occhiata ai suoi libri, valgono super la pena!)

martedì 9 giugno 2015

Un giallo per l'estate. Le mie recenti letture gialle come ideuzza per l'estate.Tra scambi di persona, inesorabili, libri malvagi e ladri gentiluomini perché il caldo concilia il mistero.

 Lo scorso fine settimana ho avuto la ventura di starmene per ben un giorno e tre quarti al mare, ove oltre a dormire, ringraziare Iddio per essermi risparmiata un weekend con canicola infernale in città, guardare il mare, mangiare come un porco e abbronzarmi un minimo, sono riuscita nell'impresa di leggere ben tre libri.
Ovvio che ciò non sarebbe stato possibile se essi fossero stati dei romanzi russi del diciannovesimo secolo o delle pietre miliari della letteratura italiana, ma io, personalmente, al mare, specialmente se devo starci poco tempo e rilassarmi al massimo, preferisco dilettarmi.
 E secondo me il massimo rendimento in tal senso lo donano i romanzi gialli.
 Nulla è più piacevole che starsene sdraiati a indovinare pigramente un omicidio avvenuto nelle primissime pagine, a dipanare un mistero che in momenti di maggior lucidità magari risolveremmo alla decima pagina, ma, ottenebrati dal sole e dal sonno, ci tiene incollati fino alla fine. 
 I gialli sono il cibo del lettore estivo.
 Per questo darò conto delle mie recentissime letture in tal senso nel caso voleste qualche spunto per la spiaggia (non so come funzioni in montagna, mi spiace, sotto questo punto di vista sono nazionalpopolare: l'unica vacanza vera che posso concepire è rotolarsi su una spiaggia, le camminate in montagna a rinvigorirsi, cogliere bacche e more e guardare stambecchi, non riesco a percepirle come tali).
 Pronti? Via!


"GLI INESORABILI" by Edgar Wallace ed. Gremese (temo fuori commercio): 
Gli autori del neo-Sherlock Holmes forzuto e piacente aka Robert Downey Jr. accompagnato dall'altrettanto piacente Jude Law (un uomo che sta sfiorendo rapidamente, mia nonna la chiamerebbe "la bellezza dell'asino") dovrebbero confessare di aver ampiamente saccheggiato questo romanzo che ho casualmente trovato su una bancarella a 3 euro.
 Malgrado sia scritto in modo estremamente moderno, "Gli inesorabili" risale agli anni '20 ed è opera di Edgar Wallace, uno dei primi giallisti moderni, assai amato da Stephen King, autore di numerosissimi libri e sceneggiature, tra le quali quella del celebre "King Kong".
 Cosa accade ne "Gli inesorabili"? Un brillante ispettore, Robert Long, riesce a catturare il più famoso truffatore di banche del Regno Unito, il misterioso Clay Shelton, che verrà impiccato giurando vendetta. Puntualmente infatti tutto i coautori della sua cattura e del suo processo, dal poliziotto che si trovava assieme a Long al giudice, vengono uccisi in date preannunciate. Ma se Shelton è morto, chi è che commette gli omicidi? Long ha nella mente la fumosa idea che possa esistere una misteriosa organizzazione "Gli inesorabili", pronta a tutto per vendicare il truffatore e continuare la sua opera. Ma da chi è composta? E perchè?
 Non manca nulla: la storia d'amore, rapimenti, l'omicidio perfetto, l'intrigo familiare, un certo approfondimento psicologico dei personaggi. Da leggere e cercare subito altro di Wallace.

 "LA GIOSTRA DEGLI SCAMBI" di Andrea Camilleri ed. Sellerio:
 Vabbeh Camilleri non ha bisogno di recensioni, almeno per me. Tutto quello che scrive scorre una facilità e una gioia nel leggere che è rarissima.
  Le ultime trame di Montalbano però, pur essendo sempre godibilissime nei pomeriggi di mare pigro, sotto un sole troppo caldo e la sola voglia di rilassarsi, leggere e dormire, insomma 'ste trame non erano sublimi. I primi Montalbani, senza l'ansia della vecchiaia e della morte, con i personaggi sempre un po' statici, ma con ancora qualche evoluzione privata (Mimì che si sposa, il piccolo Francois, Livia che ancora spera di essere impalmata, ma inspiegabilmente rimane attaccata a Boccadasse come il pesto ai tagliolini), con indagini più articolate, erano di sicuro più avvincenti. Con gli anni Montalbano si è dato alle fimmine, al tradimento, a perdersi in omicidi di cui avrebbe indovinato il colpevole persino Catarella. "La giostra degli scambi" è invece, finalmente, godibile nella lettura e anche avvincente.
 Un misterioso sequestratore narcotizza di seguito due giovani impiegate bancarie, senza però far loro nulla. Il negozio di un commerciante a cui piace fare la bella vita viene dato alle fiamme, l'allarme viene dato dal commesso perché da un mese a Lanzarote e non torna. Beato lui, diremmo noi, peccato che nessuno ne sappia niente da troppo tempo e forse non è più in vacanza. Cosa succede a Vigata? La mafia non tollera che non gli si paghi il pizzo? Un maniaco si aggira indisturbato nelle vie? Una strana organizzazione terroristica contro le banche ha intenzione di rovinare gli istituti della zona?
 Vorrei potervi dire che vi regalerà due piacevolissimi pomeriggi estivi, ma lo divorerete in uno -.-.

"IL MISTERO DEL LIBRO MALEDETTO" di Ugo Cundari ed, Cento Autori:
 Io ho un debole grosso come una casa per tutti i libri in cui sono implicati i bibliofili, specialmente se hanno un risvolto malvagio.  
 Tutti pensano che le persone appassionate di libri siano buone, dolci, tenere e vecchieggianti, quando invece la passione per i libri può assumere i contorni di un'ossessione che di buono non ha niente. 
 Senza contare che molti criminali, fidando di ingenti quantità di denaro, sono appassionati d'arte o libri antichi (fate una ricerchina su internet e vedete chi è uno degli attuali più grandi bibliofili in Italia, un indizio: è in galera con accuse mafiose).
 Un libro dal titolo (forse un po' banale) "Il mistero del libro maledetto" non poteva che attirare la mia perversa attrazione per i libri malvagi, inoltre era edito "Cento Autori" casa editrice napoletana che ha scoperto De Giovanni (oggi esimio giallista, un tempo appassionato scrittore delle imprese del Napoli).
 Allora, partiamo dalle cose buone: l'idea di base, quella di una pianta in grado di scatenare un'epidemia e di un tomo antico,  che tutti misteriosamente cercano, è muy graziosa. 
 Il protagonista è Elemire Caccioppoli, investigatore di successo, ma  dalla triste infanzia in orfanotrofio nonostante il cognome importante, quello di un importantissimo matematico morto suicida all'estero (che ricorda vagamente Pontecorvo), in lotta contro un passato misterioso, è ben strutturato, come anche i co-primari della sua agenzia di investigazione.
 Inoltre la cosa di gran lunga più apprezzabile è l'affresco di quella Napoli che viene poco raccontata eppure esiste: una borghesia barocca dai molti cognomi stranieri, una nobiltà decaduta che detta legge, un mondo ovattato che si muove ai limiti della legalità pur legando poco coi bassifondi. Napoli sono anche i salotti ottocenteschi ormai polverosi, i riti praticamente borbonici ancora vivi e potenti, le ville magnifiche, gli intellettuali raffinati fino all'estremo. 
 Purtroppo. Le cose negative: l'autore cerca di essere spiritoso in molti punti, ma l'ironia non è il suo forte, cosa che rende molti dialoghi evidentemente artificiosi, inoltre la seconda parte è inutilmente confusionaria. La trama c'era, lineare, sdoppiare il piano di investigazione tra l'investigatore Caccioppoli (tra l'altro, l'unico investigatore straricco che la storia ricordi) e il giornalista Ungaro, è non solo inutile, ma molto, come dice a teatro "telefonato". Non ho capito poi la critica sul controllo dell'informazione nel finale. L'autore è giornalista e comprendo ci tenesse, ma non c'entrava poi molto. 
 E' un'opera prima, si può migliorare (molto sul piano dei dialoghi e del controllo della trama), anche perché il protagonista merita. 

"RAFFLES" di ERNEST HORNUNG ed. CASASIRIO:
 Cercando in quel del Salone del Libro di Torino, libri che appagassero la mia voglia di gotico estivo (vd. post), sono incappata in questa riedizione di "Raffles" il primo libro della nuova collana "Morti e stramorti" della Casa Sirio Editrice. Come si evince dal nome abbastanza parlante, vengono rieditati libri che sono stati seppelliti da anni di fuori commercio. 
Intendiamoci, molti si strappano le vesti a sapere dell'esistenza di questo misterioso limbo in cui vanno a finire la stragrande maggioranza dei titoli, ma basterebbe entrare in una libreria dell'usato per capire che ci sono troppi cadaveri che non andrebbero resuscitati. 
 Comunque Raffles era tra gli eletti che meritavano di tornare tra i nostri schermi. Ma a chi appartiene codesto nome? Ad uno dei primi ladri gentiluomini della storia.
 Raffles è uno di quegli alto-borghesi inglesi che popolano così bene le commedie di Wilde: eleganti, scarsamente lavoratori (il vero dandy ottocentesco non lavora, spende, spande e vive di rendita grazie a misteriosi parenti che muoiono donando loro sterline in quantità che prima o poi finiscono), amanti del lusso, piacenti e spiritosi. 
 Raffles è uno di loro, come se non bastasse gioca magnificamente a cricket, cosa che lo rende particolarmente popolare nel circolo londinese dei gentiluomini, ed è assai bello. Ma. E' un ladro. Dopo aver sperperato la sua fortuna, oberato da debiti di gioco, diventa ladro per necessità e scopre che non solo è portato per il "mestiere", ma gli piace quel brivido di onnipotenza che lo attraversa quando compie qualcosa di illegale.
 La storia non è lineare, ma si divide in piccoli racconti sulle singole imprese, fino al finale da film. Il narratore è il suo secondo, Bunny, un giovane gentiluomo che, come lui, diventa ladro dopo aver sperperato tutti i suoi averi, e prova verso Raffles un'amicizia profondissima e un'ammirazione che provocano in lui un profondo dissidio interiore: come si può essere ladri e gentiluomini al contempo?
 L'autore era il cognato di Conan Doyle che molto apprezzava il suo lavoro, pur rimanendo perplesso sulla liceità della sua
diffusione: l'eroe non dovrebbe mai essere il ladro.

 Li avete già letti? Vi incuriosisce qualcosa? Ah, e avete qualcosa da consigliarmi? Siamo solo a metà giugno, la via è lunga!

venerdì 5 giugno 2015

I 12 motivi per cui bisognerebbe frequentare una donna lettrice secondo l'Huffington Post. Un elenco un filino inquietante, con punti fumosi e altri un attimo insensati. Tra curiosità, regali, comari, vacanze, la mia confutazione perplessa punto per punto.

 Stamane, prima di andare a lavoro, mentre vagavo per il web alla ricerca di articoli da spammare allegramente sulla pagina di fb (sempre carica di amabili suggerimenti), sono incappata nell'ennesimo elenco da giornalazzo (peccato fosse l'Huffington Post in questo caso, giornale da cui ci si aspetterebbe assai meglio)  in grado di elencarci i 12 motivi per cui è meglio frequentare una donna lettrice.
 Gli elenchi vanno di gran moda nel web, nel faccio uso anche io. 
Sono comodi, lineari e permettono di schematizzare bene i post, perciò non ho nulla contro (per la serie non si sputa nel piatto dove si mangia). Ciò detto però, quando si fa un elenco si deve avere un minimo di materiale con cui riempirlo, non si può andare a sentimento o creare sul momento per riempire una pagina.
 Per prima cosa i lettori lo capiscono, per seconda cosa si rischia di infilare un'idiozia dietro l'altra, specie se l'elenco, di suo, non è che parli proprio dei massimi sistemi.
 Riempirlo di Gif animate tanto cool, poi, non fa che peggiorare la situazione se l'articolo è tutt'altro che cool.
 L'effetto finale rischia di essere quello di un "matusa" che tenta di usare mezzi da gggggiovane (e usa la parola matusa, tra l'altro).
 Al link potete trovare l'articolo completo, di cui sotto, le mie personali obiezioni a questo articolo che non è manco carico di stereotipi, è proprio senza senso o pieno di nulla.
 Oh, perlomeno per quel che è l'opinione mia.
 Ma vediamo se sarete d'accordo!



1. Sapete già che non le dispiace passare del tempo da sola. Le persone che leggono sanno come intrattenersi, per ore e anche senza di voi.

In che senso? A quale essere umano non piace avere del tempo per se stesso? E in qualsiasi caso non stiamo parlando di un cane che deve essere in grado di attendere il padrone fuori dal supermercato, nè di un bambino che deve saper "intrattenersi" mentre i genitori sono in altre faccende importantissime affaccendati.
 Senza contare che generalmente il tempo da passare soli è talmente poco che una sa intrattenersi giocoforza. Anzi, ha tanti di quegli intrattenimenti arretrati tra amici che non vede da secoli, libri, film, sonno e via dicendo, che probabilmente al riapparire della dolce metà direbbe: oddio sei già qui?
 Ah, nel finale, il punto in questione suggeriva che se voi rampanti uomini lavoratori farete tardi dal lavoro non dovrete temere reprimende dalla moglie oziosa: una donna che legge si distrae e dimentica che non siete a tavola a condividere l'arrosto con lei, ergo essa sa sopravvivere anche senza di voi.

2. È empatica. Gli studi hanno dimostrato che le persone che leggono romanzi sono particolarmente comprensivi con gli altri.

Mah, mi piacerebbe pensarla così e non dubito che questi studi esisteranno, resta da capire come mai conosca tanti lettori forti che hanno l'empatia di un sasso. 
 Ma forse leggere libri come la biografia di Marina Ripa di Meana, per dire, rischia di non aiutare molto lo sviluppo di tale capacità.

3. Sa analizzare le situazioni. È una persona a cui potete rivolgervi se vi trovate di fronte ad una decisione difficile.

 Non comprendo perché la lettura di Fabio Volo o di decine di Harlequin (Harmony) Mondadori dovrebbe renderci particolarmente brave (i maschi no?) nell'analisi delle situazioni.
  Immagino che anche le ricette di Benedetta Parodi e le storie vere di Barbara D'Urso ed Eleonora Daniele aiutino in tal senso. Del resto, in effetti, se hai letto delle tragedie altrui vuoi non essere in grado di dire la tua quando qualcuno ti espone la propria?
Le comari lo fanno da una vita del resto e senza aver mai letto un libro, nella maggior parte dei casi.

4. Mantiene il senso della prospettiva. Non si lascerà certo trasportare dagli eventi negativi di Handsmaid Tale (Il racconto dell'ancella), il suo immedesimarsi non vuol dire farsi trascinare in una società totalitaria o essere costretta a partorire figli per altre coppie (si riferisce agli episodi del romanzo).

Un punto misterioso che non si capisce bene cosa voglia dire.Innanzitutto perché citare un libro, bellissimo tra l'altro, della Atwood completamente a caso?
Secondo poi, qual è il senso? Ci viene comunicato che se una donna legge un libro non ne verrà automaticamente plagiata rivendicando gli Hunger Games come Katniss o prendendo la barca come Ulisse? Più che mantenere il senso della prospettiva, mi pare dovrebbe essere una cosa normale, altrimenti bisognerebbe rivolgersi ad uno psicologo, temo.

5. Saprete facilmente come farla divertire.   Tutto quello di cui un lettore ha bisogno per vivere un'avventura è un posto dove stare comodi e una buona storia.

"Tesoro vorrei fare un viaggio."
"No amore, tu leggi, non hai bisogno di spendere e spandere per andare a vedere Londra o Tokyo, puoi sederti nella libreria sotto casa e sarai felice"
 "Ma non potremmo andare al cinema stasera?"
"No leggiamo, non ti diverti?"
"Una birretta fuori con gli amici?"
"E' più avventuroso pantofolare, guarda quante buone storie"
 "Ma neanche una passeggiata col cane?"
"Stiamo più comodi sul divano tesoro, leggi"
Dopo 365 giorni così immagino il grande divertimento.

6. Sarà capace di insegnarvi nuove cose.

E che cose saprà insegnarvi!
 E' in grado di insegnare cose solo perché legge? 
 Non credo che basti. Immagino che le trilogie sentimentali con uomini muscolosi, ricchi e villosi non abbiano lo stesso valore della Treccani. Piluccare romanzi casuali e mediamente mediocri e non aprire mai un saggio temo che non doni particolare arricchimento (anche se, bisogna a metterlo, aiuta gli uomini che non sanno proprio dove mettere le mogli quando hanno da fare, v. punto 1).
Inoltre, fatto non irrilevante, non basta leggere. Bisognerebbe capire cosa si sta leggendo o si finisce come la sentinella in Piedi che mentre manifestava contro la libertà altrui aveva il coraggio di leggere "Le origini del totalitarismo" di Hannah Arendt.


7. È curiosa. 

 Mah, non saprei. Per la milionesima volta: bisogna prima vedere cosa legge, non basta che legga. Poi, immagino siano curiosi anche i molti che non leggono, ma ascoltano musica che io non so neanche che esista, o tutti quelli che hanno la pazienza di scalare le montagne mentre io mi rotolo sul divano. Saranno curiosi i bravissimi in matematica e gli appassionati di cinema.
 Temo che essere curiosi non sia una prerogativa di chi legge, ma semplicemente di chi ha una passione.

8. Sa ascoltare. Chiunque passi ore ed ore a leggere le storie di qualcun'altro sarà di sicuro interessato a quello che avete da dire.

Ma anche no. Che razza di logica è? 
 Un conto è una storia ben scritta e appassionante, un altro la cartella medica della vicina ottantenne, i guai di vostro figlio che a 45 anni ancora non vede la via della laurea, un altro ancora l'indimenticabile racconto del vostro viaggio di nozze.
 Chi legge non è un boccalone che viene incantato come il topo da un pifferaio di Hamelin qualunque che ti racconta la propria giornata, ma una persona a cui piace calarsi in una storia che ha scelto, è libero di abbandonare se la annoia e che, soprattutto, nessuno le ha imposto.
 Quindi no, il lettore non sa ascoltare a prescindere.

9. Saprete sempre cosa regalarle.

Consiglio giusto se usato con parsimonia.
 Un libro è come un diamante, per sempre. Quindi vuol dire che se regalate un libro bellissimo una se lo ricorda per sempre, ma se ne regalate uno che fa schifo o prende il vostro interlocutore per scemo allora il danno sarà eterno. 
 Detto ciò, (potete sempre cavarvela con un buono regalo da spendere in libreria) non si può regalare SEMPRE un libro. Anche una vacanza è gradita, un vestito, una cena, un concerto. Non fate come i miei parenti che un anno a Natale mi regalarono 12 dico 12 libri. 
Splendido regalo direte voi, peccato che non me ne piacesse uno, rispondo io. Era l'epoca in cui andava di moda Cristian Jacq, ve lo ricordate? Egizi romanzati. Una palla epica. L'anno dopo ho dovuto diffondere la voce che ok, ero una grande lettrice, ma gradivo ricevere anche altre cose, come tutte le persone del globo.

10. Ha una grande memoria per i dettagli. 

Mah, non so, io ad esempio ho memoria per i dettagli, ma selettiva. Come hanno sempre detto i miei maestri e professori: la ragazza si impegna molto, ma principalmente in quello che le interessa, per il resto tralascia. Perciò ho una memoria di ferro per i particolari che trovo avvincenti e particolari, ma per il resto potrei ignorare un elefante che mi cammina davanti in pieno giorno.
 La lettura non ha nessun ruolo in questo mio esercizio.

11. Non vive fuori dal mondo, non importa in quale universo parallelo sia immersa. 


Mah, no, i lettori non vivono fuori dal mondo. Anche se è uno stereotipo comune quello della povera scema (raramente il povero scemo) che pensa di realizzare i propri sogni proprio come le protagoniste dei romanzi d'amore(Sansa Stark dimostra come ciò porti solo guai e sofferenza), in generale i lettori hanno i piedi ben piantati per terra. 
Poi possono o leggere saggi e libri che li tengono ben piantati nel mondo contemporaneo e li rendono anzi assai più consapevoli di chi non legge e guarda la tv dieci minuti al giorno, fregandosene di tutto, oppure romanzi che li aiutino a straniarsi per un po' dal mondo reale, perché allentare ogni tanto serve.
 Il punto 11 comunque è in contrasto col 4, il punto in cui ci viene ricordato che una donna che legge non è per forza vittima di circonvenzione di incapace da parte del tomo che sta leggendo.

12. L'aspetto migliore di uscire con una lettrice?
Probabilmente vi incoraggerà ad aprire un libro, così anche voi potrete godere dei benefici della lettura. 

Forse l'unico punto vero di questo elenco inquietante.
  I lettori se non pedanti e davvero appassionati possono riuscire a contagiare i non lettori, specialmente se ci dividono il letto e possono usare ricatti degni della "Lisistrata". Una donna lettrice, ma anche un uomo lettore, che francamente non vedo questa grande differenza di genere, sanno a quali libri rifarsi per ricattare la propria dolce metà.

 E voi di questo elenco, cosa ne pensate? Sono troppo in bacchettone mood?

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