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giovedì 11 dicembre 2014

Consigli per il Natale: libri su principesse e regine. Aneddotica per iniziare lettrici trash alla saggistica e carteggi seri per storiche (e storici) consumati, e su tutti quanti grandi corone scintillanti!

 E anche quest'anno è arrivato il magico momento dei consigli natalizi!
 Inizio questo tedio regalatorio con una grande hit natalizia che dovrebbe risolvervi alla grande una serie di regali: le storie di regine e principesse. 
Sin da quando ero piccola ho visto molti film di Natale.
 La ragione era solo una: passavo molto tempo natalizio coi miei nonni locali, in alternativa, chiusa in casa dalla mia nonna estera (la madre di mio padre da cui andavamo a Natale e che abitava geopoliticamente in un'altra parte d'Italia).
  In tali anziane mura domestiche non è che si potesse fare molto oltre a mangiare, così o guardavo insistentemente "Fantaghirò", oppure, coi miei nonni local c'erano delle grandi hit: "Don Camillo" (inimmaginifici gli arrampicamenti sugli specchi dei miei nonni, non proprio di sinistra, per spiegarmi cosa fosse il Pci) e "La Principessa Sissi". 
 Mio nonno era un uomo che anche quando avevo ormai vent'anni compiuti continuava ad imbarazzarsi se vedevamo un bacio sulle labbra in un film insieme, perciò con questi due filoni andava tendenzialmente sul sicuro.
 Codesto fatto, ha voluto che io collegassi per sempre il Natale a romantiche principesse in crinoline e trovi particolarmente jingle bells tutto ciò che le riguarda, così il consigliare libri del genere diventa un passo piuttosto facile. Storcete il naso? Datemi e date loro una possibilità!

PER LA PARENTE/AMICA/ZIA/CUGINA CHE LEGGE SOLO LIBRI ROSA:
 Le nominiamo spesso: persone che leggono solo trame spazzatura, seriali, spesso brutte, spesso identiche, ma in quantità industriale. Codeste persone sono le stesse che pronunciano la parola saggistica come se fosse un vocabolo appartenente ad una lingua stramorta da tremila anni: in modo dubbio e senza alcuna cognizione di causa. Mi riferisco a loro al femminile perché le statistiche sia empiriche sia vere, ci dicono che la stragrande maggioranza di questo tipo di lettori sono di sesso femminile. Perciò è come la storia del tradimento: se il lettore forte di trame spazzatura non sei tu, lo è tua moglie. 
 Ci sono molti titoli che possono farvi andare sul sicuro, ma soprattutto due personaggi storici in particolare: Maria Antonietta di Francia e la Principessa Sissi.
 Personaggi complessi ridotti dalla vulgata comune e da un cinema generalista ante litteram, vengono recuperati in belle biografie o documenti storici piccanti come:

1) "LA SARTA DI MARIA ANTONIETTA. LE MEMORIE DI ROSE BERTIN" ed. Clichy:
  Questa mania di biografia per interposta persona è molto comune negli attendenti e aiutanti dei personaggi famosi e storici (basti pensare alla defunta Diana su cui ha scritto, spettegolato e mangiato pure il palafreniere di palazzo), ma è comprensibile: la tentazione di dare la propria versione dei fatti può essere forte. Ed è il motivo per cui Rose Bertin, semplice modista miracolata dalla regina che ne fece la sua sarta personale, sente la necessità di scrivere: davanti alle innumerevoli calunnie che vede piovere sulla sua benefattrice, essa deve parlare. Il libro è piccolo e gustoso, veloce e ricco di quelle che osservazioni che sembrano stucchevoli e nascondono enormi scenari storici. 
 La Maria Antonietta che ne esce è tenera, dolce e scintillante come la ragazzina adorata da Lady Oscar nel celebre cartone, solo che questa è memorialistica vera.

 "LA VERA STORIA DELLA PRINCIPESSA SISSI E DELL'ANARCHICO CHE LA UCCISE"  di Renzo Castelli ed. Ets: 
 Ammetto che l'inizio prometteva molto di più: come possono due persone come Elisabetta di Baviera e il suo assassino, Luigi Luccheni, dai destini così enormemente distanti, appartenenti a mondi talmente diversi, incrociarsi fatalmente in una gelida giornata svizzera?
  E' una questione affascinante che mi pongo spesso: il modo in cui il destino si attorciglia sfiorandone migliaia di altri fino a quel momento distanti anni luce. Peccato per lo svolgimento.
 Il saggio che si propone in principio di sfatare il mito della Sissi televisiva cavalca velocemente lungo la sua lunga vita come un bignami ben scritto, tuttavia soffre di eccessivo puntinismo (puntini di sospensione) e non indaga davvero l'animo umano, soprattutto quello di Luccheni. Di quest'uomo, presunto anarchico, italiano, dalle origini miserevoli e una vita altrettanto miseranda, l'autore non fa che ripetere un solo mantra: difficilmente poteva essere un anarchico. Tuttavia non offre grande sostegno al riguardo, insiste piuttosto su una grande delusione lavorativa, e nonostante un'infanzia da Dickens, sembra provare molta più compassione per Sissi, che finisce per ammantare di uno strambo alone romantico. Comunque è scorrevole e grazioso, perfetto per iniziare alla saggistica la cugina riottosa a lasciare il principe azzurro col cupcake in mano.

PER L'APPASSIONATA STORICA VERA: 
Diciamoci la verità, la stragrande maggioranza di voi, quando ha letto la parola "principesse" ha smesso di leggere il post o, se è arrivato fin qui, si è chiesto se non fossi impazzita dando fondo alle mie muliebri arti. Se ci riflettiamo (e se lo avete pensato) potrebbe una cosa molto sessista, se avessi scritto che vi parlavo di libri su Carlo V o Filippo II l'effetto dato sarebbe stato tutto un altro. 
 Si collegano re e principi a guerre, sangue e beghe politiche, re e regine a frizzi e lazzi. Eppure il re Sole ed Enrico VIII in quanto ad amorazzi, tradimenti e pettegolezzi non erano secondi a nessuno, mentre Eleonora D'Arborea ed Elisabetta I sono delle regnanti ricordate per meriti politici, giuridici e militari.  Perciò, esistono molti libri da regalare anche a parenti, maschi e femmine, appassionati di storia, che sotto Natale vogliono spararsi un po' di sana aneddotica. Di cui sotto vi elenco:

1) "LETTERE D'AMORE DI ENRICO VIII AD ANNA BOLENA" ed. Nutrimenti: 
Carteggio di grande valore storico di cui purtroppo possediamo solo una delle due voci: quella del solerte e appassionato a Enrico. 
 Sarà che ero suggestionata dai dipinti che lo vogliono panzuto e imponente, ma la sua presenza fisica sembrava trasparire anche dalle lettere: imperiose, fisiche, passionali, ma molto concrete. Da questo carteggio per voce sola, si intuisce come Enrico fosse molto attratto dalla seconda moglie che fece decapitare e come questa lo tenesse sulla corda con grande bravura visto che non era certo uomo da farsi intortare. 
 Il momento tristezza giunge alla fine: la lettera di Enrico alla sua terza moglie, Jane Seymour, mentre la Bolena era ancora in vita, ha lo stesso identico tono dell'uomo passionale e vigoroso. Al che la domanda sorge spontanea: Enrico, ma tu ci credevi o ci facevi?

2)"PRINCIPESSA LUISA" di LUCINDA HAWKSLEY ed. Odoya:
 In questi ultimi tempi va molto di moda la regina Vittoria, non riesco a capire perché. 
 Personaggio ignorato lungamente, viene riscoperto con sommo stupore, nonostante abbia regnato per lunghi anni e avesse una storia (soprattutto in gioventù, quando dimostrò grande carattere sfuggendo al dominio materno), molto intrigante. L'Odoya ha recentemente pubblicato una biografia di una delle sue figlie, la principessa Luisa, famosa per essere stata una grande innovatrice e continua fonte di scandalo per la famiglia reale. Pittrice,  (ma non per diletto, sul serio), amica dei preraffaelliti, visse una vita il più possibile borghese battendosi per i diritti femminili e dopo vari affair amorosi molto discussi, sposò, per la prima volta dopo secoli un common, con grandissimo accoramento familiare. 
 (Se Luisa è troppo leziosa, potete sempre far ricorso ad uno dei bei libri usciti su Matilde di Canossa, altra complessa figura di regnante donna, che si trovò al centro di uno dei più grandi scontri tra potere temporale e secolare, per lei c'è "Matilde di Canossa" di Eugenio Riversi ed. Odoya).

 Vi ho aiutato abbastanza a far felici parte di amiche e familiari? Avete già letto qualcuno di questi libri e volete confutarmi o consigliarli a vostra volta? Leggete, scrivete et commentate se ve va!  

martedì 9 dicembre 2014

E anche quest'anno il cliente natalizio è tra noi! Quali affascinanti tipologie di clienti tipicamente natalizi infestano la libreria stavolta? Rateizzatori, furetti, sperduti e amanti delle liste!

Questa oscena moda degli alberi fatti da libri deve finire.
 Natale is coming! 
 Le librerie e i negozi iniziano a riempirsi di clienti sciamanti e in cerca di libri. Regalare un libro a Natale è una cosa maravigliosa che peraltro può risolvere un sacco di situazioni, si può regalare un libro per gratitudine, un per dire love, ma anche uno per vendicarsi (e verrete da me aiutati nei prossimi giorni al riguardo).
 Tuttavia la crescita esponenziale di clienti in libreria in codesto periodo dell'anno permette di vedere esemplari fatati generalmente abituati a sciamare altrove.  
 Già l'anno scorso avevo fatto due brevi elenchi delle tipologie di cliente natalizio ("Il cliente natalizio" e "L'appendice al cliente natalizio") che amano trastullarsi tra gli scaffali in cerca del libro giusto da poter regalare, raramente con cognizione di causa.
 Poiché la varietà umana non ha limiti né confini, anche quest'anno ecco a voi un primo grazioso elenco, che ha sempre la possibilità di arricchirsi nei giorni, il 25 è mooooolto lontano.

IL CLIENTE CHE PARLA A RATE:
 Certe volte fare il libraio è un po' come essere Dottor House. I pazienti ti dicono le cose a rate perché non vogliono ammettere la verità ("Sì un livido" "Sì me lo sono procurato dondolando" "Dal soffitto" "mentre facevo sesso" "con un procione", ammissione che avviene solo quando ormai si è in fin di vita), e posso anche capirlo, ma mi sfugge seriamente perché in libreria bisogna estrarre le informazioni al cliente con le tenaglie.
Lo sguardo dei clienti in attesa mentre uno prima di loro ci
mette ore ad esprimere un concetto
 La scena tipo vede arrivare il cliente e chiederti: "Cerco un libro di psicologia", tu cerchi di circoscrivere il campo, ma lui dice di non avere idea di cosa cerchi. 
 Lo porti nel settore e allora mentre stai per tornare a servire altri clienti ammette: "In realtà ho un titolo". Torni al computer consulti il catalogo e no, il titolo non c'è, pensi stia per andare via, ma dice: "Ah, in realtà ho un altro titolo", lo trovi, glielo dai e ammette "Però in effetti non mi interessava, mi interessa più un terzo titolo". 
Intanto gli altri clienti lo fissano come furetti assassini nella notte.
 La variante è il cliente che arriva, chiede un libro, glielo trovi e te ne chiede un altro, glielo trovi e ne aggiunge un altro. A quel punto, onde evitare di scavare solchi sul pavimento a furia di fare avanti e indietro vedendo la fil,a natalizia crescere, lo implori di dirti tutti i titoli tutti insieme. Tendenzialmente egli si inalbera, non ho mai capito perché, come se fare un solo giro per ricevere i libri fosse inaccettabile e gli togliesse il gusto di essere servito. La spiegazione del risparmio di tempo convince pochi di loro, i più ti fissano torvi, come se non volessi lavorare.

IL CLIENTE CON LA LISTA STERMINATA: 
Esempio di disagio grafologico provato dai librai
quotidianamente
E' un cliente che infesta la libreria durante tutto l'anno, specialmente sotto le sessioni d'esame, quando pretende che tu gli recuperi venti libri di cui la metà fuori commercio e l'altra metà pubblicati da case editrici locali senza distributore, in 24 ore e senza costi aggiuntivi. Tuttavia, sotto Natale, egli vede un'implosione considerevole. 
 Lo vedi aspettare pazientemente il suo turno per poi sfoderare un foglio protocollo A4 vergato a penna in una grafia incomprensibile e mettertelo sotto il naso dicendo: "Mi servono questi libri". 
 Ora, questa di non abbassarsi neanche a pronunciare il titolo del libro cercato pretendendo che in un attimo di sublimazione paleografica il libraio sia costretto a decriptare calligrafie da denuncia, è una nuova moda che non sopporto (penso che ci si possa sprecare a pronunciare titolo e autore), ma in generale, come si può pretendere che un libraio con quindici persone in fila stia lì a indovinare la differenza tra una esse e una effe scritta male? Il cliente con la lista sterminata generalmente ha bisogno di venti libri per fare venti regali diversi e non si rassegna al fatto che essi siano in punti diversi della libreria. Indignato, ammette di aver cercato per tre secondi, ma di non aver capito l'ordine alfabetico da dove comincia. 
 Se, come avviene sempre, non trova i libri che gli servono disserta alla disperata ricerca di un'alternativa, implora che si chiamino altri punti vendita, non prevedendo che in un sabato pomeriggio di dicembre i colleghi potrebbero essere in altre faccende affaccendate (tipo servire degli altri maniaci delle liste), invocano ordini e soprattutto promettono di tornare con un'altra lista...

IL CLIENTE CHE NON TI PRESTA ATTENZIONE:
Facile da riconoscere grazie a queste due esatte espressioni
Mai compreso, a Natale diventa particolarmente molesto e ancor meno comprensibile. 
  Il cliente che non ti presta attenzione fa la fila, spesso trafelato come se due secondi dopo dovesse correre a compiere un'operazione a cuore aperto, soffre di un improvviso calo di attenzione non appena il libraio gli rivolge parola.
 Non sa perché sia lì, chiede indicazioni su come arrivare ad uno scaffale o a un settore e ti fissa muto mentre cerchi di spiegarti chiaramente: "In fondo a sinistra!" "Come ha detto? In fondo a destra?". Tale cliente può anche avere una sorta di attenzione selettiva, ossia ascolta esattamente solo quello che più gli aggrada: "Non ho il libro che mi chiede, risulta fuori commercio", "Bene, me lo ordini", è la risposta più comune. I successivi tentativi di spiegazione si svolgono in un infruttuoso italiano che sembra non essere la lingua madre del perplesso interlocutore. Sotto Natale la difficoltosa comunicazione con codesto cliente è particolarmente molesta per la mancanza di tempo: diventa difficile mantenere l'autocontrollo quando si spiega per la diciannovesima volta con la coda che un libro che non è ancora uscito non può essere venduto.

QUELLO CHE ENTRA IN LIBRERIA SOLO A NATALE:
La faccia del cliente che entra in libreria solo a Natale è quasi identica
 Esperti come un dromedario nell'artico, il cliente che entra in libreria solo a Natale si guarda attorno guardingo, come se rischiasse un'aggressione da un momento all'altro.
  Dopo aver molestato i cassieri chiedendogli lumi mentre essi cercano di battere cinque scontrini al minuto, entrano dichiarando "Ho bisogno di un'informazione", cercando di assalire il primo libraio che vedono, incurante delle file ai punti informazione.
  Quando scoprono che anche in libreria vige la pratica della fila, si dibattono come anguille nel disperato tentativo di comprendere da soli cosa fare e dove andare, ma scoprono con sommo orrore che i libri di cucina non sono mescolati a quelli fantasy, cosa stupefacente che, unita all'improvviso analfabetismo che li rende incapaci di leggere i cartelli, rende vano il loro tentativo di cavarsela. 
 Sconcertati, e soprattutto prova provata del fatto che se l'essere umano si ritrovasse di nuovo a vivere in condizioni primitive morirebbe subito per scarsa perspicacia, attendono che un libraio li aiuti. Tendenzialmente dichiarano di non entrare mai in libreria, tipo referenza, poi dicono di aver tanto sentito parlare di un libro che vorrebbero regalare. Solitamente sono libri di cucina o di sport, non è che si vada molto lontano. I dubbi sullo strano oggetto libro continuano quando se lo ritrovano in mano: dov'è il prezzo? Ma è quello scritto o è un altro? E non possono avere un'edizione economica di un libro uscito tre giorni prima? Come fa un libro a costare così tanto? Inermi, vagano verso la cassa sperando in cuor loro che l'uscita sia gioiosa e di non dover tornare mai più.

Avete suggerimenti per altri clienti? Vi riconoscete in qualcuno di essi?

venerdì 5 dicembre 2014

Morbosità inquietanti da lettori: sconfinare dai confini del libro per precipitare in uno strano mondo ambiguo fatto di amicizie di carta, gattari dei libri, groupie, amori impossibili e machi insospettabili.

 Mentre stilo l'elenco dei libri che vi suggerirò di strennare per i vostri amici (ma anche i vostri nemici, che magari siete costretti a far loro un cadeau, ma potete sempre vendicarvi donando loro qualcosa di davvero speciale, tipo il romanzo della Chiabotto) concludo questa delirante e lo so, poco piena di post, settimana, con un post che mi frulla nella mente da un bel po'. 
Ci sono dei lettori,  che hanno un rapporto talvolta morboso coi libri. 
 Possono avercelo di due tipi, a seconda di quello che loro giudicano importante in questo grazioso oggetto:
1) Hanno ambigui rapporti con la trama e i personaggi.
2) Hanno ambigui rapporti con l'oggetto libro.
 L'idea di tale post mi è venuta in mente guardando le gallerie foto della pagine fb di moltissime bookblogger (soprattutto anglosassoni) che invocano un Mr. Grey nella loro vita e spammano continuamente copertine pieni di maschi villosi e seducenti. Mi sono sempre chiesta, come scatti l'idea di diventare la groupie di un personaggio. Io amo moltissimo alcuni libri e al massimo posso capire diventare una fan sfegatata di uno scrittore o una scrittrice in carne ed ossa, ma mi è sempre sfuggito il meccanismo mentale che porta a idolatrare degli esseri che per quanto ben scritti esistono solo su carta, ma vabbeh, se ne parlo di cui sotto.
 Morbosità da lettori, un breve elenco:

"I LIBRI SONO I MIEI UNICI AMICI":
  E' vero, i libri non tradiscono, ci sono sempre, anche il sabato sera, quando ti lasci, quando perdi il lavoro o il tuo ex o la tua ex si fidanzano e sposano nel giro di tre giorni dopo che ti hanno tenuto in ballo per  anni dicendo che non credevano al matrimonio, quando tutto precipita, i libri sono lì.
  Vi comprendo, anche io quando sono triste, basta che apra un libro e anche per tre minuti me ne sto al sicuro in un mondo parallelo, però regà quando si chiudono si ritorna alla realtà. 
 Nella realtà tendenzialmente si ha bisogno di amici reali che ti facciano uscire, parlino con te, ti aiutino a ragionare e a scrivere un cv quando vuoi solo buttarti da un ponte dopo l'ennesimo colloquio senza risposta. Sono esistiti nella storia esseri umani che hanno potuto fare a meno del contatto fisico e anche persone che hanno fruttuosamente tratto beneficio dalla sola compagnia dei libri senza per questo diventare sociopatici, tuttavia teniamo sempre presente Guglielmo da Baskerville.
 Il protagonista de "Il nome della Rosa" perde quasi la vita per le proprie idee, insegue un libro e ha fondato tutta la sua vita sul loro studio. Se non ci fossero stati i libri non ci sarebbe neanche stato il personaggio. Eppure alla fine tra morire bruciato assieme ad essi e salvarsi salvando l'incauto discepolo, sceglie di fuggire.
   I libri possono anche essere i nostri migliori amici, ma non possono essere i nostri unici amici, altrimenti, che lo si voglia o no, la vita rischia di diventare fine a sé stessa.

QUELLE CHE SI INNAMORANO DEI PROTAGONISTI DEI LIBRI:
Fatevi un giro in internet, lo dico seriamente e concentratevi sulle gallerie delle foto delle pagine fb, peraltro alcune parecchio seguite, di molti blog (per farvi capire vi lascio un link casuale a una di esse, così guardate con occhi quello di cui parlo: https://www.facebook.com/BexnBooks/photos_stream).
 Le innamorate (raramente gli innamorati sono uomini) dei protagonisti dei libri, sono quelle donne che pervicacemente vogliono credere al principe azzurro. 
 Sono le Twilight mom che inquietantemente si dichiaravano innamorate di un diciassettenne eterno che beveva il sangue degli animali per sopravvivere e generava figli da morto, sono le sospiratrici indefesse di corpi nudi, depilati o villosi, carichi di desiderio e genitali fuori misura che promettono gran sesso e gran matrimonio.  Uno degli uomini che passerebbe una vita terribile se fosse di carne e ossa e non di carta, sarebbe il famoso Darcy, il cui merito principale, peraltro, sta nell'interessarsi a una donna intelligente e stranamente riottosa per la sua epoca (quindi tecnicamente ha meriti riflessi). 
 Gallerie di foto piene di machi si ammassano a gruppi di lettura tematici e a inquietanti forum, dove signore che non riesco a immaginare, parlano di ciò che farebbero ai loro beniamini se solo potessero respirare. La mia domanda è: ma se le italiane hanno tutti questi desideri sopiti di muscolo, eros, pathos, uomini selvaggi e vena pulsante sul collo, come mai mi sembra di essere circondata principalmente da beghine? Dove si nascondono queste connazionali passionali pronte a tutto pur di essere sdraiate su un tavolo da un ventisettenne che le tortura non facendole andare in bagno? Perché va bene sublimare, va bene sospirare e non so che altro sulla rassicurante carta (o su un rassicurante e-reader), ma 'sto desiderio se non si traduce in qualcosa di vivo, cos'è, se non l'ennesimo tentativo di sfuggire alla noia?

I GATTARI DEI LIBRI: 
C'è gente, molta gente purtroppo, che vive in case discutibili. 
 Io non sono Martha Stewart e manco SOS Tata, casa mia è l'incasinata casa di una che a malavoglia pulisce a malavoglia mette a posto, ma comunque lo fa regolarmente (anche perché se no la dolce metà farebbe di me tante allegre polpette). 
 Lo dico così non posso essere accusata di sciuraggine (che poi le sciure, tendenzialmente hanno la domestica).
  Io mi riferisco perciò a quelle persone che non puliscono casa mai o che hanno la fissa dell'accumulo. Alcuni accumulano cibo, altri vestiti, altri gatti, altri libri. 
 La fissa dell'accumulo dei libri che sembra una cosa tanto favolosa e commovente e anche letteraria, in realtà rischia di essere inquietante esattamente come l'accumulo di bottiglie di birra. 
 Il gattaro dei libri infatti, spesso ha iniziato la sua collezione con un intento nobile (anche perché diciamocelo, l'accumulo smodato dei libri è un rischio in cui ogni lettore forte rischia di incorrere), ma poi, ad un certo punto, ha completamente perso la Trebisonda. L'accumulo sensato ha preso la via dell'accumulo bulimico. Quintali di tomi, spesso non letti, hanno preso ad accatastarsi senza pietà, prendendo il possesso dell'intera casa. Generalmente, poiché l'accumulatore di libri, ci tiene al possesso, ma non all'oggetto, i poveretti sono lasciati letteralmente a marcire, prender polvere o riempirsi di insetti, in cumuli su cui i pochi sventurati ospiti vanno a sbattere. Non c'è un ordine, una cura, un tentativo di collezione, niente. 
 Per quelli che obietteranno al solito: eh, ma con l'e-reader il problema è risolto, rispondo subito che no, non è risolto per niente. Il gattaro dei libri schifa l'e-reader (al massimo accatasta pure quelli), un aggeggio che non gli consente di possedere nulla di concreto, di visibile, che non lo appaghi nel suo desiderio. 


QUELLI CHE VIVONO PENSANDO DI ESSERE IN UN LIBRO: 
Nel film "Neverwas", Ian McKellen è un uomo che pensa di essere
il re di un complesso mondo incantato che nella sua follia ha
descritto tanto minuziosamente da esserne "creativamente" derubato
da uno scrittore che a sua insaputa, ha usato, le sue immaginifiche
invenzioni e visioni per scrivere una serie di libri fantasy di grande
successo.
E' bello cercare di trasformare in realtà le proprie fantasie, non nego di aver passato buona parte dell'adolescenza nel disperato tentativo di immaginarmi in un manga, perciò comprendo quale sia il meccanismo mentale che scatta. 
 Inoltre, come se non bastasse, la maggior parte dei libri rosa partono dal presupposto che i tuoi sogni non si sono avverati solo perché tu, distrattamente, ti sei dimenticata di farli accadere. 
 E' un po' il concetto di quel librazzo di new age di imperituro successo, "The Secret" e di tutte quelle robe sulla: "legge dell'attrazione". 
 Se speri intensamente che una cosa ti accada, step dopo step, essa accadrà. Perciò ragazzi da domani speriamo tutti intensamente di diventare delle stelle di Hollywood e di sposare Monica Bellucci (persino io potrei farlo visto che ora Monica è mezza francese) che ci accadrà. Comunque, sostanzialmente esistono tutta una serie di persone che tempo fa avevo classificato, in parte, come "il cliente che non smette mai di sognare" che vive nella convinzione di essere in un libro. 
 Poiché raramente si immedesimano in personaggi complessi, sviluppano una modo di fare sostanzialmente bidimensionale, con pochi nessi logici e schemi mentali che non prevedono alcuna complessità. Non solo, diventano anche molesti di conseguenza, come le sciure che cercano di sedurre i librai, gli uomini che si credono machi senza macchia e senza paura et ovvio irresistibili.
 Molti confondono anche la politica di un paese con la fantascienza o, al contrario, fingono di vivere in un libro a parte, mentre fuori il mondo va avanti, come se il mondo su di loro non potesse avere conseguenze. Del resto, le pubblicità ci martellano ovunque: sii protagonista, protagonista, scrivi il tuo libro, la tua vita da protagonista. 
 Poi, il problema è che qualcuno non riesce più a capire dove finisce la finzione ed inizia la realtà. 
Variante visiva: quelli che vivono pensando di essere in un film.

 E voi? Conoscete altre morbosità librarie? Ho omesso volontariamente le molestatrici di librai perché ormai di questa simpatica cricca ho parlato più volte.

martedì 2 dicembre 2014

10 buoni motivi per leggere LIBRI. Un breve elenco istruttivo per chi considera leggere una perdita di tempo e per i lettori che si difendono tutti i giorni (e 10 motivi sono anche pochi)

Prima che inizi ad inondarvi di post natalizi su clienti molesti e libri che indubbiamente anche quest'anno vi ritroverete sotto l'albero (finalmente, chiaroveggenza a parte, ormai se ne ha un'idea chiara) darò corda oggi a questo nuovo trend internettiano che elenca i 3000 buoni motivi per fare una cosa.
 Se navigate un po' saprete che ora è necessario elencare i 30 motivi per cui è meglio non buttarsi dalla finestra o le 20 buone scuse per preferire un uomo con la barba ad uno senza (ho capito donne ve piace la barba ultimamente mobbasta però).
 Perciò ecco che declino questa moda bloggosa alla maniera libresco-letteraria: 10 buoni motivi per leggere un libro, da poter eventualmente usare contro coloro che vi guardano con quel sorrisetto di sufficienza chiedendovi perché non spendete meglio il vostro tempo.
 Dedico questo post alla ragazzina dall'occhio vitreo che ieri il padre in libreria ha blandito per dieci minuti scusandosi per averla portata lì, "Tesoro papà deve prendere solo una cosa, poi giuro che ti porto via da questo posto".
 Qualcuno dovrebbe giurarle, prima o poi, di donarle un cervello (o almeno un libro).

 1) E' DIVERTENTE:
  Pensi che le pagine stampate o digitali siano una sterminata prateria di "Promessi sposi"? Credi che ogni libro sia di una pesantezza incommensurabile? Caro mio, se fosse così le librerie avrebbero due scaffali in croce.
 Con cosa credi che riempiamo i ripiani noi librai? Solo con Tolstoj e Yourcenar? Gli scaffali delle librerie sono pieni di libri, moltissimi anche per te.
   Una regola della biblioteconomia dice che "Ogni libro ha il suo lettore", e un'altra che "Ogni lettore ha il suo libro". E' vero. L'appassionato di Calcio non vuole conoscere la vita del suo campione preferito dalle sue stampate parole? L'appassionato di moto non ci tiene a conoscere la storia della Harley che lucida tutte le domeniche? La sciura che lacrima davanti a Barbara d'Urso non ci tiene a vampirizzare il settore di tragedie personali? 
 Si possono avere dei giudizi morali sulla questione, ma resta un fatto: leggere è un esercizio. Non si può pretendere da chi non riesce neanche a toccare il tartan nei campi sportivi di correre una maratona, perché dovremmo pretendere da uno che non tocca un foglio dalle scuole medie di innamorarsi seduta stante di Keats? Meglio che si avvicini allo strano oggetto divertendosi e capendo che leggere di calcio può essere appassionante quanto tirare un calcio con gli amici il sabato sera al campetto.

2) RENDE MENO PECORE:
 Vi kiedete kome mai tutti vi guardano kon orrore quando siete konvinti di sapere tutto dalla sola lettura di un giornale online o grazie a qualche blog o dalle arringhe appassionate del forconista di turno?
  Vi rendete vagamente conto che davanti ad un'obiezione che smonta le vostre convinzioni non avete niente da ribattere se non: "siete schiavi, siete servi del potere", senza addurre ulteriori spiegazioni? Ebbene, forse vi farebbe bene leggere un libro, anzi più di un libro, e per di più scritti da persone che la pensano diversamente, che portano non solo dati oggettivi, ma che sappiano contestualizzarli e spiegarli.
  Il documento da solo non è niente, l'informazione senza interpretazione non è nulla, è solo un mezzo per convincervi che vi basta un foglio per capire il mondo.
 Del resto è meno faticoso ripetere come un mantra una sola informazione che leggere un libro per comprenderla no? Eppure per non essere meno pecore ed uscire dall'incubo orwelliano della ripetizione a macchinetta ("Quattro zampe buono due zampe cattivo"), un po' di fatica tocca farla. Studiare il minimo per ottenere il massimo è un metodo che può funzionare alle interrogazioni di biologia, non nella vita.

3)NON CI CREDERAI MAI TI FA PASSARE IL TEMPO:
Hai presente quei momenti in cui non sai proprio che fare? Il cellulare non prende, sei in coda alle poste, dal medico circondato da malati che come minimo ti stanno attaccando una broncopolmonite fulminante o su un treno con Trenitalia che apologize almeno 75 minuti di ritardo.
 Tua moglie ti ha mollato ad aspettarla sul divanetto di un negozio mentre prova l'impossibile in camerino, tuo marito ti ha trascinato a vedere scapoli-ammogliati ventesimo round sul calcetto dell'oratorio (tocchiamo tutti i luoghi comuni possibili tutti insieme), tuo figlio sta facendo una maratona di nuoto di due ore e ha preteso giustamente che tu presenziassi, tuo nonno vuole per forza essere accompagnato all'ennesimo raduno di combattenti e reduci di qualche guerra? Ebbene, LEGGI. Leggere è molto meno riprovevole socialmente che mettersi a chattare, il libro non può scaricarsi, non ha bisogno di campo né di wifi e possiede quel dono favoloso di farti passare due ore in un soffio. Fidati, leggere è molto meglio che fissare il soffitto o parlare per tre ore di come x guardava y due giorni fa in discoteca o al lavoro, anche al caxxeggio c'è un limite.

4) FA FARE BELLA FIGURA CON GLI AMICI:
 Sei stufo marcio di essere preso per cretino dai tuoi colleghi, amici o superiori? In una discussione ti trovi sempre dalla parte di quello che non sa che dire e non sai balbettare niente di meglio di un: "A me queste cose non interessano?", beh leggi!
  E' vero che l'ignoranza va talmente tanto di moda che ormai da alcuni anni persino alcune campagne pubblicitarie ti invitano allegramente ad essere stupido (ed esiste gente così stupida da trovarlo deliziosamente divertente: "Oh regà ce dicono che semo cretini che forza!"), tuttavia dal vivo la situazione è un po' diversa, soprattutto quando non hai armi con cui ribattere e vieni sempre messo all'angolo.
 E fidati, se leggerai scoprirai che una larga fetta delle persone che conosci, millanta conoscenze che non ha o che gli derivano da un unico manuale di qualcosa letto tremila anni fa. Ti sorprenderai a scoprire che il dire di aver letto e il leggere c'è in mezzo un mare (di pagine).

5) AIUTA A RIMORCHIARE:
 A meno che tu non stia cercando di abbordare qualche buzzurro che non scambia il complemento oggetto per un complemento d'arredo (allora chiediti perché lo o la stai rimorchiando), fidati che leggere aiuta negli approcci.
   Nulla come "Hai letto qualcosa ultimamente?" ti può dare un'idea della persona con cui stai uscendo. Può darsi che non legga (e anche quello se sei un lettore può essere un indizio), come può darsi che si nutra solo di Moccia, può stupirti con qualche stranezza filosofica o iniziare a sciorinarti la trama del romanzo che la o lo sta tanto avvincendo. Ovviamente come ogni tecnica di rimorchio può benissimo fallire, ma, se riesce, avrai stelline da giocarti per un tempo molto lungo e farai sempre la figura dell'intellettuale, in qualsiasi modo, buono o tremendo verrai ricordat*.

6) RENDE IL MONDO UN POSTO MIGLIORE: 
Se c'è una tipologia di persone che sopporto ancor meno di quelli che si approfittano degli altri e che rendono il mondo un luogo peggiore, ebbene sono le persone che si fanno i cavoli loro per poi svegliarsi di punto in bianco e gridare che tutto fa schifo. 
 Va benissimo avere delle epifanie, ok, ma il fatto che tu ti sia fatto gli affari tuoi fino ad un certo punto ti rende se non colpevole di sicuro connivente e comunque, non ti rende migliore di chi, nel bene o nel male, mentre ti facevi una sana dormita, invece le maniche se l'è rimboccate.  Rimanere ignoranti quando si ha la possibilità di non esserlo non solo è una colpa gigantesca, ma rende il mondo peggiore. Leggere, informarsi, conoscere, avere sete di sapere è il più grande modo, il più semplice eppure il più gigantesco, che ogni essere umano ha per riparare alle storture del mondo. Piangere non serve a niente, lamentarsi neanche, arrabbiarsi fino ad un certo punto, se ti senti perso, se tutto sembra precipitare, prendi un libro in mano, tenta di capire e poi quando ti rimboccherai le maniche almeno saprai che cosa stai facendo.
 Per rendersi conto che non dico fandonie, leggere "Galassia Gutenberg" di Marshall McLuhan please.

7) LEGGERE TI SVELA A TE STESSO:
 In "Stoner" c'è verso l'inizio un momento che spiega meglio di ogni altra cosa questa motivazione che sembra presa da un bacio perugina. Stoner è un ragazzo, unico figlio di una famiglia di contadini ignoranti e sta studiando agraria. E' bravino, studia con costanza, non si pone domande, vive la sua vita come un mulo che lavora, onesto, laborioso, senza interrogarsi eccessivamente sul proprio destino. 
 Viene dalla terra, studia la terra, alla terra ritornerà. 
 E' tutto fisico e poco pensiero, perché è così che è sempre vissuto e gli hanno insegnato. Un giorno il professore di inglese, all'università, gli chiede di interpretare il significato di un sonetto di Shakespeare e lui va in palla. Non capisce cosa il professore voglia da lui. La letteratura non è una scienza esatta, se si è in mano ad un bravo insegnante non basta imparare a memoria le pagine di teoria e non ci sono formule che, comprese, rendono possibile un'equazione. Per capire una poesia devi fare uno sforzo in più, personale, devi in qualche modo uscire da stesso. Stoner capisce in quel momento di non averlo mai fatto, di aver sempre vissuto dentro di sé, da qualche parte, e ne viene travolto. Il libro giusto ci svela sempre qualcosa che noi non sappiamo di possedere, un pensiero che abbiamo nascosto a noi stessi e ce lo mette davanti. Tu sei questo qui, è scritto, non puoi sfuggirgli, come hai sempre fatto.

8) LEGGERE TI CONSOLA: 
Il novero delle giornate che diventano esponenzialmente pessime col passare degli anni, è talmente gigantesco che ad un certo punto inizi a sentirti come Daniele Silvestri in "Salirò":(più giù di cosi non poteva andare, più in basso di così c'è solo da scavare)?
  Ebbene, quelle sere in cui l'unico rimedio è recluderti in casa, preda dei tuoi foschi umori, guardando la tv o qualcosa in streaming, stringendo il the in mano come tuo unico amico, (e ti prepari mentalmente ad un'altra giornata orrenda), puoi aprire un libro. Non c'è persona che non abbia un libro destinato a curare la sua l'anima: ci hanno scritto vari libri sulla libroterapia, più o meno (generalmente meno) seri. Ebbene, io in tanti anni non ho ancora trovato qualcosa che migliori le mie serate completamente no più dei libri (ok forse una cosa è meglio dei libri, ma non è che sia sempre possibile). Nulla uccide una tensione lavorativa più di qualche ora passata a passeggiare in qualche saga fantasy, solleva il morale più di un romanzo che infiamma gli animi o ripara cuori spezzati più di una storia d'amore che restituisce fiducia nell'umanità. Un libro è come la porta per un altro mondo, generalmente migliore del nostro.

9) LEGGERE RENDE UMANI:
 Leggere è un atto di estrema civilizzazione. Non è un bisogno primario dell'uomo, una cosa che riesce naturalmente, ma bensì come spiegato in vari libri tra cui "I neuroni della lettura" di Stanislas Dehaene, un procedimento molto complesso per il nostro cervello. Leggere è quindi un'attività particolarmente complessa che si è inserita nell'evoluzione umana e noi la sottovalutiamo o spesso evitiamo di usarla, manco rischiassimo di contrarre la peste.

10) LEGGERE IMPEDISCE DI CREDERE AI KOMPLOTTI: 

 Leggere in modo continuativo e profondo ti apre gli occhi e non solo su quello che vedi, ma su ciò che ti dicono.
 Bisogna dubitare sempre senza diventare paranoici, dubitare quel giusto che serve per prendere il tempo di capire. Quando da ragazzino ti dicono di sbagliare sempre con la tua testa, si dimenticano di aggiungere che però la testa devi avercela e, capisco che molti sono fan della grande università della vita (che come ripeto sempre per me non vuol dire niente), ma senza conoscenza non vai da nessuna parte. 
 Non si spiega altrimenti come esista una scatervata di persone, anche tecnicamente colte (leggi laureate), con lavori considerati di responsabilità, con grandi esperienze e viaggi, capaci di credere a idiozie come i komplotti. Noi li prendiamo in giro, ma c'è gente che crede ancora ai "Protocolli di Sion" uno dei più grandi komplotti falsi della storia a cui il nazismo ha fatto amplissimo riferimento nel suo antisemitismo.
 Il sonno della ragione, ripeto, genera mostri, non solo scie chimiche.
Perciò leggete, prima che sia sempre troppo tardi.

 E voi? Avete altri buoni motivi per leggere?

giovedì 27 novembre 2014

Autori che hanno avuto successo solo post mortem: è possibile scrivere tutta la vita senza avere (quasi mai) un pubblico? Suicidi letterari, reclusioni, mitizzazioni e prigioni nelle vite di quattro autori famosi a posteriori.

 Uno dei grandi successi dell'anno è stato "La verità sul caso Harry Quebert" di Joel Dicker, un po' perché la trama non mi attirava, un po' perché mi riesce difficile consentire a libri moderni di tal stazza di occupare il mio tempo di lettrice (diffido sempre delle opere contemporanee sul migliaio di pagine, preferisco subiscano prima il tribunale del tempo), non l'ho letto. 
Tuttavia ho apprezzato il giovane autore che ha candidamente confessato di essersi dato un'ultima chance: aveva provato a proporre i suoi precedenti romanzi a destra e a manca e questa era la sua ultima speranza, dopo avrebbe chiuso bottega.
 Lo so che c'è tutta una specie di mistica romantica dietro la scrittura, che non se ne può fare a meno, che un vero scrittore scrive sempre e comunque, dovunque. In tanti che si credono anche buoni scrittori o scrittori, pensano che basti essere pervasi dal dio, come scriveva il buon Democrito, e zam praticamente si va di scrittura automatica.
 Io ci credo poco. Credo sia vero che l'ispirazione non vada a comando, ma non credo ai libri che "si scrivono da soli", alle persone (fatti i salvi i geni assoluti) che per buttare giù un libro ci mettono due mesi, nessun ripensamento, nessuna revisione, nessun tormento.
 Leggo perennemente nelle interviste che "le storie erano dentro di loro e chiedevano solo di uscire", ma non riesco a crederci. Sarà perché anche io scrivo, ma sono più della scuola masochista alla Capote: "Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta serve unicamente per l'autoflagellazione".
 Qualsiasi cosa non può essere abbastanza buona e non sarà mai abbastanza. Per quello mi faceva simpatia l'autore del caso Harry Quebert, perché si era dato un tempo (poi per carità, penso che avrebbe continuato a scrivere, ma non ad accanirsi).
 Il mantra che prima o poi sei hai talento qualcuno ti scoverà è smentito da numerosi autori e autrici che nella storia sono morti bellamente sconosciuti, per poi diventare famosi solo anni dopo la morte. Per carità una cosa bellissima, però, io farei un pensiero supplementare a queste persone che, armate solo della frusta, senza mai ricevere la carota del successo, hanno perseverato per tutta la vita nella scrittura, con coraggio, frustrazione e talvolta disperazione.
 Vogliamo vedere alcuni casi? E vediamoli!

GUIDO MORSELLI: 
Peraltro io vorrei leggere il suo "Roma
senza Papa"
Se ci fosse un santo patrono degli scrittori morti senza aver avuto successo in vita, Morselli dovrebbe averne la carica sopra ogni ombra di dubbio. 
 Nato in una famiglia benestante nel 1912, inseguì per tutta la vita il desiderio di diventare uno scrittore, scrisse numerosi saggi e romanzi principalmente di fantascienza, scrisse industriosamente per anni. 
 Convinto della poca vocazione, dopo la guerra, visse di una piccola rendita familiare che gli consentì di dedicarsi completamente alla scrittura, tuttavia nessun editore accettò mai di pubblicare i suoi numerosi scritti.
  Nonostante le consegne brevi manu, le innumerevoli visite alle case editrici, il lavoro incessante, non ci fu mai per lui soddisfazione, caso esemplare che rimane inspiegabile a decenni di distanza. Fino alla sua morte produsse articoli, reportage e romanzi con cui cercava di inseguire le mode editoriali, riuscì quasi a pubblicare con Rizzoli, ma all'ultimo saltò tutto. Calvino apprezzò il suo stile, ma non si impegnò nell'aiutarlo.
  Il suo ultimo romanzo, "Dissipatio H. G." uscì postumo, poichè nel 1972 dopo decenni di insuccessi Morselli, stremato dalle delusioni si suicidò. Nel suo diario già nel 1959, scriveva:
“Tutto è inutile. Ho lavorato senza mai un risultato; ho oziato, la mia vita si è svolta nella identica maniera. Ho pregato, non ho ottenuto nulla; ho bestemmiato, non ho ottenuto nulla. Sono stato egoista sino a dimenticarmi dell’esistenza degli altri; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho amato, sino a dimenticarmi di me stesso; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho fatto qualche poco di bene, non sono stato compensato; ho fatto del male, non sono stato punito.  Tutto è ugualmente inutile” 

EMILY DICKINSON:
 Al contrario di Morselli la Dickinson non cercò mai il successo in vita.
 Fu il suo un caso di autore che non può fare a meno di scrivere, ma senza fare della pubblicazione delle sue opere e della necessità di avere un pubblico la sua ragione di vita.
 E' un caso a mio parere particolarissimo, giudtificato esclusivamente dal genio, poiché immaginare di vivere chiusi per decenni in una casa, circondata solo dalla propria immaginazione, la propria sorella e infinite poesie scritte per un pubblico immaginario, richiede una costanza e una passione assolutamente straordinarie.
  Al momento della morte infatti delle moltissime poesie scritte dalla Dickinson, ne erano state pubblicate neanche una decina. Fu sua sorella che invece di bruciarle, come le era stato chiesto, decise di pubblicarle.
 In lei, la figura dell'autore immerso completamente nella propria arte implode. 
Erano, come si suol dire, altri tempi. Passioni così estreme nel nostro razionale mondo contemporaneo, sono irripetibili.

GOLIARDA SAPIENZA: 
 Scrittrice (e attrice) siciliana dalla vita tormentata, Goliarda Sapienza è un altro famosissimo caso di autore italiano rivalutato solo post mortem. 
 Durante la sua lunga vita, un'educazione peculiare ricevuta in gioventù da genitori socialisti e rivoluzionari, le donò un punto di vista eccentrico nei confronti del suo tempo che ella tentò di esprimere in vari modi. Iniziò attrice, tentò di finire scrittrice. Sebbene al contrario di Morselli, riuscisse ad avere degli sponsor editoriali, non furono mai abbastanza potenti da consentirle una grande pubblicazione che arrivò solo a fine anni '90, quando la casa editrice viterbese Stampa Alternativa pubblicò finalmente "L'arte della gioia". 
 Il libro, ripreso poi da Einaudi, divenne un grandissimo successo, tanto da scatenare la riedizione o primissima edizione di tutte le sue opere. Riconoscimenti che questa autrice, che durante la stesura del suo capolavoro si era ridotta in tale povertà da finire per rubare a casa delle amiche (e per questo finì in carcere), non vide mai. 
Si godette indubbiamente la vita più del povero Morselli, però che cavolo.

ROBERTO BOLANO:
 Bolano fa parte non tanto degli autori che hanno avuto successo da morti, quanto di quegli scrittori che sono diventati del MITI dopo la morte.
 Accade per una serie di congiunzioni, non ultima, nel mondo moderno, una grande capacità di fare del buon marketing su una figura che si presta al marketing. Non si vuol dire che Bolano, già famoso in vita (ma almeno in Italia non così famoso), non meriti la sua grandissima celebrazione postuma, tuttavia la capacità avuta dai suoi eredi di affidare la gestione del patrimonio ad un grandissimo agente letterario, ha concorso indubbiamente a rendere questo scrittore morto ad appena 50 anni, una figura mitica. 
 La sua biografia, in alcuni punti nebbiosa e particolare, si presta. Narrava infatti di essere giunto in Cile poco prima del colpo di stato e di essere fuggito dalla prigionia grazie ad alcuni suoi amici diventati guardie del regime. Tuttavia non c'erano prove (o quasi) della sua effettiva presenza nello stato, come del suo rocambolesco viaggio di andate e ritorno. Diventato famoso non in gioventù, ma dopo aver compiuto qualsiasi umile lavoro per poter riuscire un giorno a vivere di scrittura, morì quando le luci della celebrità erano finalmente su di lui: a 50 anni esatti in attesa di un trapianto di fegato mentre lavorava indefessamente al suo ultimo libro.
 La sua ultima opera "2666" è diventata uno di quei classici in cui è impossibile scindere l'autore dall'opera. L'idea che fosse il suo ultimo respiro letterario le conferisce quell'aura mitica che solo gli anni potranno confermare.

 Per concludere, ci tengo a citare Lovecraft, che, in vita non vide mai riconosciuto effettivamente il proprio talento, e infine decise che fosse meglio smetterla di imbrattare carte. Non tutti i geni hanno la forza di non sentire il bisogno di un pubblico, certe volte serve qualcuno che ti dica quanto sei bravo.

E voi conoscete qualche altro povero autore che in vita se l'è vista davvero brutta e solo in mortem è stato ricoperto di allori? Scrivete e scrivete!

giovedì 20 novembre 2014

Un piccole recensioni tra amici in onore di quella gloriosa terra piena di tortellini, mayali e comunisti che è l'Emilia Romagna: investigatrici, Rimini e Tondelli per un Eden immaginario.

Ed ecco che come penultimo post della settimana vi ripropongo (si vede tutta la buona volontà dell'inizio), piccole recensioni tra amici #2.
Il titolo di questo libro, pur escludendo la parola
maiale, sintetizza bene il mio pensiero mitico
su tale amabile regione.
 In verità volevo scrivere un altro post, ben più laborioso, ma questi giorni ho tempo quanto una donna con tre figli gemelli lattanti, perciò ecco che recensirò piccolezze o meglio, in questo caso grandezze, ossia due libri che hanno in comune molte cose: sono scritti entrambi da donne, molto toste, molto brave ed entrambe provenienti da quella meravigliosa regione che è l'Emilia Romagna.
  Da bambina, questa regione troppo lontana da me che ho visitato troppe poche volte, aveva nel mio immaginario le fattezze di una regione incantata.
  Innanzitutto si favoleggiava che tutti fossero di sinistra (un luogo dove la sinistra vince sempre era una specie di Eden della giovane politicamente impegnata), era sempre prima, assieme alla Toscana (altra regione del mio cuore), in tutto ciò che riguardava la qualità della vita e l'impegno nel sociale, vi aveva sede un'università che avrei frequentato molto volentieri (l'Alma Mater of course) e si mangiava superbene.
 La patria del tortello, della salsiccia, delle feste dell'Unità, dei salumi e del maiale, era davvero una sorta di valle incantata. Il fatto che io non sia riuscita a mettere piede a bologna che a 25 anni ha poi contribuito a cristallizzare questo immaginario.
 Mi è rimasta perciò questa infantile/giovanile passione per questa terra, che viene sostenuta peraltro dalle performance dei suoi scrittori che riescono ad ottenere spesso una variazione sul tema preferito da troppi scrittori italiani: la provincia triste e abbandonata, ove si commettono ogni tipo di nefandezze (ci avevo scritto anche un post un annetto fa).
 Gli scrittori, perlomeno quelli che ho letto io, provano un qualche tipo di amore per la loro terra e non si limitano ad additarla come luogo da cui scappare in preda alle febbri, ma ne offrono un panorama alla odi et amo.
 Le due recensioni di cui sotto rendono bene l'idea.


 "QUO VADIS BABY?" di GRAZIA VARESANI:
 Nell'ormai lontano 2004 (oddio sono passati 10 anni di mio), andai a vedere l'omonimo film in un piccolissimo cinema di provincia.
  Le circostanze vollero che vedere un giallo ambientato in inverno, immersa in un'insopportabile calura estiva, rendesse l'ambiguità della storia straordinariamente efficace, e rimane tutt'ora uno dei film che mi sono in assoluto più goduta al cinema. 
Ricordo chiaramente che era estate, io ero vestita troppo pesante e la sala non era adeguatamente arieggiata. Risultato: morii di caldo, ma mi godetti in modo straordinario il film.
 Per motivi inspiegabili ho aspettato dieci anni per leggere il libro da cui è tratto, il primo in cui appare l'investigatrice privata Giorgia Cantini. Io non ho particolare simpatia per queste donne non toste, di più, che non devono chiedere mai, ruvide come la carta vetrata e sempre in cerca di una specie di amore che alla fine però in fondo non vogliono, tuttavia il personaggio disegnato dalla Varesani ha una sua forza che emerge sopra gli stereotipi che rischiano di soffocarla. In particolare "Quo vadis Baby?", rispetto agli altri della serie (che comunque si fanno leggere molto molto molto volentieri), riesce ad affondare il coltello in quei rapporti familiari propri delle famiglie che si autodistruggono per eccesso di ostentata e malata normalità. 
 Il padre carabiniere in carriera, uomo tutto d'un pezzo, severissimo e impenetrabile, sposa, manco a dirlo, la persona sbagliata. Per quel moto dell'animo che spesso hanno le persone con una natura ben definita, sceglie per la vita una compagna completamente opposta e ci sono incontri che come reazioni chimiche possono ingenerare solo enormi catastrofi. Così la moglie si suicida, la seconda figlia, Giorgia, rileva l'attività di famiglia, ma gestisce la sua vita personale in modo completamente anarchico e la prima, Ada, vezzeggiatissima principessa, diventa una ragazza disposta a tutto per ottenere quello che vuole.
  Il personaggio di Ada, la cui morte misteriosa morte ha definitivamente frantumato quel che rimaneva di tutti gli altri, è molto interessante. Non è una vittima, non è positiva, non è completamente negativa, è solo qualcuno che tecnicamente pecca di hubrys. Ce ne sono tanti, persone che commettono l'enorme errore di credersi più talentuosi, più forti, più furbi, di ciò che in realtà non sono, e corrono disperatamente verso la catastrofe. La cornice bolognese tetra e funestata da personaggi pietosi (nel senso che ispirano pietà), rimane solo a sfondo di quella che è una tragedia greca su tutta la linea. Ripeto, il migliore della serie, visto che negli altri la cornice, pur apprezzabilissima e originale, diventa invece la parte forte della trama.

"HAI MAI NOTATO LA FORMA DELLE MELE?" di MABEL MORRI:
 Mabel Morri è un'autrice che per sentito dire conosco da un bel po' di tempo. 
 Sapevo di questa fumettista preinternettiana, che non potendo usufruire dei blog ancora a divenire, stampava i suoi lavori su fanzine autoprodotte con la casa editrice/collettivo Studio Monkey, per poi distribuirle brevi manu in giro. 
 "Hai mai notato la forma delle mele?", recentemente ripubblicato dalla RenBooks in un bel formato dal prezzo, secondo me, eccezionale (12,90 è un affare), raccoglie i 4 gloriosi numeri che ne uscirono. 
 Il libro è composto da tante storie, quasi tutte brevissime con racconti nell'intermezzo scritti ovviamente con la cara vecchia macchina da scrivere, che non hanno in comune nessun filo logico a livello di trama. Ciò che le unisce è la comune, davvero ben resa, descrizione di un mondo.
 L'autrice, classe 1975, è riminese e si vede. Nelle sue storie viene fuori quella gloriosa provincia che vive la vita in due tempi: quello invernale, lungo, abbastanza lineare, senza particolari momenti di eccitazione, e quella estiva, in cui, in nome del turismo, si riempie e nasce a nuova vita.
  Ho sempre pensato che questi luoghi donino una particolare prospettiva a chi ci vive, abituato a vedere la propria vita correre su due binari temporali completamente diversi. Mabel Morri ha, secondo me, quel tocco tondelliano che si vede benissimo in quello splendido libro che è "Rimini". Persone e personaggi autoctoni e provenienti da luoghi lontani per pochi brevi giorni, si incontrano e danno vita a infinite possibilità, rendono possibili un enorme ventaglio di storie.
 I disegni così pieni, poi, particolareggiati, appuntiti, i dialoghi colloquiali, senza ricercatezze letterarie, rendono poi bene quel linguaggio tondelliano diretto ed estremamente visivo. Avevo letto da qualche parte, che la scrittura di Tondelli restituiva le luci velocissime e livide di quegli anni '80 pieni di luci al neon e del buio dei locali, ebbene Mabel Morri riesce a disegnare quelle luci. 
E perciò davvero ve la straconsiglio.

 Bene, detto ciò ne approfitto per salutare tutti gli emiliani e i romagnoli (non ricordo mai chi è chi) e se vorrete consigliare qualche libro su codesti gloriosi luoghi o di qualche loro glorioso autore, commentate, consigliate, commentate!!

Noto solo ora un altro punto in comune: stranamente entrambi i libri hanno come titolo una domanda. Coincidenze? Io non credo...

mercoledì 19 novembre 2014

Avviso ai naviganti che ci tengono a contribuire al blog: prende vita come una pianta grassa piena di spine e amore "Piccolissime recensioni tra amici"!

Come noterete, sull'ormai incasinatissima barra destra del blog c'è una nuova apparizione: le piccolissime recensioni tra amici.
Forza, non volete essere affascinanti protagonisti pieni di stelle
come l'incantevole Creamy?
 Chi mi segue su fb, (dove spendo buona parte del mio tempo libero), saprà di questa geniale idea avuta a seguito della richiesta di un'assidua commentatrice che chiedeva in qual modo i lettori del blog avrebbero potuto interagire con esso oltre a commentare random.
 Il mio cervello ha fumato per una giornata intera e poi ecco l'idea: parafrasando la neonata rubrica di recensioni di dimensioni meno giganti del mio solito, ho partorito "Piccolissime recensioni tra amici".
 Sostanzialmente qualunque lettore del blog lo desideri, può mandarmi tramite la mail lagiovanelibraia@libero.it o in pvt sul fb della pagina, una recensione di uno o due righe al massimo, di un libro che vuole assolutamente consigliare al mondo o che, al contrario, vuole distruggere perché nessuno incappi nel suo stesso errore.
 Le uniche regole oltre alla lunghezza sono:

1) Dovreste mandarmi anche una foto del libro fatta a vostro piacimento (con voi nascosti dietro una siepe, col libro appeso ad un camino, col libro solo in un teatro ecc. ecc). Ovviamente tutto nei limiti del buon gusto che tanto se no, non la pubblico.
2) E' fatto assoluto divieto di recensire un libro di cui siete autori, mogli o mariti, parenti e amici degli autori. E' vero che non posso avere la certezza al tremila per mille visto che non vi conosco, ma vi prego di essere eventualmente corretti.
3) Se distruggete un libro dovete motivare (ergo non vale "Porcata megagalattica. Punto") e non dovete essere offensivi o volgari in modo gratuito, ironici ovviamente sì, satirici pure, ma insomma lo sapete voi.

 Sappiate che non esistono doppioni. Quindi se Pinco Pallo ha già recensito il libro del vostro cuore o distrutto il libro dei vostri incubi, ebbene potrete farlo anche voi. Non esistono doppioni, visto che non possono esistere opinioni doppione!
 Dato questo elenco che manco la signorina Rottermaier, ringrazio ufficialmente Chris Po in quanto primo donatore di recensione e Tina Pica in quanto miccia che ha messo in moto codesta novità.
 Attendo consigli allora!

 (Mi sa che la barra comunque è ormai troppo incasinata e dovrò modificare un po' il layout del blog).
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