In principio era Saffo. L'amabile insegnante di Lesbo coronata di viole amoreggiava con le sue allieve sperando sempre che queste non se ne andassero dall'isola per sposarsi e chiudersi nel gineceo. Dedicava loro immortali poesie in cui guardava le stelle da sola, si sentiva triste, scolorava di verde (o in qualche altro colore molto dibattuto) e ardeva d'amore. Finì, secondo vendicative leggende etero, giù da una rupe per amore di un certo pescarolo Faone.
Poi ci furono una serie di persecuzioni, sfighe, cattolicesimo, guerre, sottomissione della donna e soprattutto l'entrata in voga del sempre di moda movimento de "le lesbiche non esistono" che pose una pietra tombale sulla faccenda visibilità. Ogni tanto qualcuna dava segni di vita, ma si trattava di casi se non altro eccezionali, come Cristina di Svezia che, appunto per farsi i cavoli propri e mollare il clima della Scandinavia per Roma, rinunciò al trono, pentendosene poi vita natural durante. E anche io, ci pensavo spesso, Cristì ma chi te l'aveva fatto fare? Un Signorini di corte che ti aveva beccata ad amoreggiare con una dama di compagnia?
Poi swram ecco apparire molti secoli più tardi, la madre di tutte le tragedie lesbiche, dal significativo titolo "Il pozzo della solitudine" di M. Radclyffe Hall. Primo romanzo apertamente lesbico della storia di cui amiamo ricordare che:
La parola lesbica non viene mai pronunciata sostituita spesso da invertita.
Venne sottoposto ad un megaprocesso per oscenità.
Ovviamente finisce in tragedia.

Questa moda dei finali lesbici che devono terminare o con la morte di una delle due (o entrambe) o con la rinuncia di quella più innamorata, al grande amore, liberando l'altra, confusa e ancora riassorbibile dalla società etero, non muore manco adesso. Se ai gay è riservata almeno una sorte migliore no, la lesbica deve patì.

Una storia su un periodo delicato che non ha uguali. Se la Maroh, che lo ha iniziato a 19 anni fosse rimasta in quel confine avrebbe fatto un capolavoro, invece punta alla tragedia totalizzante e alla fine del libro ti rimane un'angoscia infinita.
Perciò, il mio giudizio su "Il blu è un colore caldo" è:

Se non siete lesbiche e peggio ancora siete uomini, direi che dovreste prima dargli una letta, potrebbe folgorarvi o lasciarvi indifferenti. E' uno di quei libri di cui è difficile dire "E' un capolavoro assoluto".
Diciamo che è "Un capolavoro tipo", di quelli che a molti piacciono e a molti no. Non è Rihanna, ma Tilda Swinton (che ad esempio, nonostante sia abbastanza ambigua da aver interpretato "Orlando" io trovo orrenda).
E dopo questa agghiacciante similitudine, buona giornata!
il blu è un colore caldo. Poi c'è questa: http://www.youtube.com/watch?v=pR2ECElNRSk
RispondiEliminaaltre? :)
"potrebbe folgorarvi o lasciarvi indifferenti." Effettivamente la trama stile romanzo di formazione sembra un po' cliché...
RispondiEliminaIl clichè è la tragedia ed è un peccato perché il modo in cui è trattata la storia non lo è per niente..
EliminaBene bene, così Tilda resta tutta per me XD (ettolitri di bava)
RispondiEliminaNoooo, l'ho sempre trovata bruttissima!!!
EliminaE' bene differenziare i gusti! Comunque, guardala in Io sono l'amore e ridillo ad alta voce... Certo, ha quella faccia un po' da marziano, ma per noi checcipiacepureX-Files che sarà mai!
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