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giovedì 9 luglio 2015

Chi ha paura di "Pezzettino"? Sul caso dei 49 libri per bambini censurati a Venezia! Cosa si nasconde dietro ad una lista per bambini che manda un chiaro messaggio agli adulti. Una riflessione e molte spiegazioni su una calunnia pericolosa: l'inesistente teoria del gender.

La lista dei 49 pericolosissimi libri
Chi segue la mia pagina di fb saprà che sono ormai settimane che tuono contro l'iniziativa che il sindaco di Venezia ha pensato bene di mettere in atto appena insediatosi come primo cittadino della città lagunare.
 Secondo voi, appena avuto il controllo della situazione, cos'ha fatto?
 Si è messo a capire come incrementare il turismo? Come rendere la vita meno disagevole a chi ci abita? Ha tentato di comprendere esattamente i bisogni della cittadinanza in materia di servizi, come mezzi pubblici o welfare? 
 No, una delle prima cose che quest'uomo ha pensato di fare è stato emanare una circolare in cui venivano banditi dagli asili nido e dalle scuole materne veneziane un elenco di 49 libri accusati di diffondere un'ideologia gender.
 Per sapere ESATTAMENTE cosa è successo vi rimando al link di Internazionale, in cui c'è un esauriente articolo di Chiara Lalli:


  Per sbrogliare la matassa e comprendere quanto insensata et pericolosa sia questa iniziativa, iniziamo con la premessa fondamentale.
 La teoria del gender NON esiste.
Per saperne di più potete leggere anche
"Il complotto" di Will Eisner o "I falsi
protocolli" di Sergio Romano
 Avete presente quelle calunnie storiche che hanno lasciato sulle strade dell'umanità morti e feriti in nome di terrori diffusi, non motivati e di cui nessuno all'epoca dei fatti si era mai preso la briga di verificarne la veridicità?
  Avete presente per dire, il protocollo dei Savi di Sion, calunnia storica in nome della quale si è fomentato il sotterraneo antisemitismo storico dei vari popoli, fino ad arrivare ai campi di concentramento? 
Ecco, la teoria del gender è ESATTAMENTE la stessa cosa.
 Mi ricordo che quando da bambina o da meno bambina, alle superiori, venivo martellata con la giornata della memoria, il "Diario" di Anna Frank, l'"Agnese va a morire", "Se questo è un uomo" e "La tregua" di Levi, pensavo sempre con un certo rimprovero cronologico: ma come è possibile che le persone del tempo non abbiano fatto nulla? Com'è possibile che abbiano permesso tutto questo?
 Perché, mi rendevo conto già a 12 anni che non era convincente l'ipotesi di un periodo storico in cui erano venute alla luce solo persone con inclinazioni fondamentalmente malvagie.
 L'evidenza dei fatti era però tale da lasciarmi perplessa. Dov'era stato l'errore? La causa scatenante? Questo a scuola non te lo insegnano.
 Ti dicono che c'era la crisi, che i "rossi" erano deboli, ti parlano del periodo giolittiano, di Rosa Luxemborg, del passato socialista di Mussolini, delle crisi da pittore fallito di Hitler, ma non è che ti dicono perché le persone in massa aderirono e soprattutto si lasciarono convincere a perpetrare orrori storici come le leggi razziali e le deportazioni.
Uno dei temibilissimi libri della lista dei 49
 Com'era nato quell'odio?
 Ecco. I corsi e ricorsi storici, permettono di vedere coi propri occhi e toccare con mano una versione anni 2000 dell'odio che le masse sentono di dover ciclicamente incanalare verso qualcuno, già predisposto in quanto minoranza, ad essere odiato e additato quale causa di tutti i mali. Se gli ebrei non ci fossero staremmo tutti meglio no? Se i gay non ci fossero la società sarebbe perfetta! 
Se fossimo tutti bianchi, il razzismo non esisterebbe!
 Fondamentalmente la colpa è della minoranza che osa ostinarsi ad esistere, non di chi la discrimina.
 Ed è qui che veniamo al punto fondamentale.
 Uno dei pregiudizi storici sugli omosessuali è che essere omosessuali sia una SCELTA.
 In quanto scelta non solo sei causa del tuo male, ma hai anche il potere di far deviare dalla retta via e dalle giuste scelte, uomini che fino al giorno prima correvano dietro alle gonnelle e donne amanti dei pettorali virili.
 Questa scelta verrebbe compiuta in nome, mi pare di capire, della perversione pura e dello stile di vita gay, fantomatico insieme di comportamenti che indicativamente ti condurrebbe ad avere una vita sessuale sfrenata e ad andare in discoteca tutte le sere (cosa che mi sembra possano fare e fanno tranquillamente anche gli etero, ma a quanto pare una cubista donna nuda è meno scandalosa di un cubista uomo in mutande).
 In nome di questa pericolosissima possibilità che l'omosessualità sia una scelta, gente terrorizzata all'idea di ritrovarsi con figli gay (e sarebbe da ricordare che i gay sono sempre nati da coppie etero, perché, che io sappia, raramente si trovano bambini sotto i cavoli) perché traviati da altri gay che osano essere sempre più visibili e rivendicare diritti manco fossero esseri umani come gli altri, ha inventato la teoria del gender.
 Tale teoria, se ho ben capito perché in quanto inventata è senza senso, contraddittoria, folle e tra l'altro priva di senso in lingua inglese (i gender studies sono un'altra cosa), condurrebbe a poter scegliere l'orientamento sessuale e l'identità di genere (che tra l'altro 'sta gente confonde alla grandissima). 
I ballerini maschi non esistono forse? E anche felicemente sposati con
gnocchissime star del cinema, come Natalie Portman?
 Uno dei sordidi piani della potentissima lobby gay impegnata in questo piano di dominio del mondo (vi ricordo che anche nei protocolli dei Savi di Sion c'era una lobby di ebrei impegnata a dominare il mondo) è convertire quante più semplici menti alla causa anche attraverso dei libri.
 Ed è qui che veniamo al sindaco di Venezia, il quale, eroe del libero pensiero, ha stilato una lista di 49 libri in nome dei desideri della maggioranza e sul fatto che su certi temi educativi decidono le famiglie (cit. Internazionale).
 Tra i temi educativi su cui decidono le famiglie ci sono: i bambini adottati, i bambini figli di due mamme e due papà, il fatto che una bambina possa sognare di fare l'ingegnere oltre che la ballerina (e viceversa, ricordiamo "Billy Elliot"), libri astratti che insegnano come l'inclusione di chi non è esattamente come la succitata maggioranza, ma non per questo deve fare paura o è sbagliato.
 Ora, se un bambino va all'asilo e conosce un bimbo adottato o figlio di due mamme, cosa deve fare? Ignorarne l'esistenza finché i genitori, verso la terza o quarta elementare non avranno deciso che è ora di far sapere loro che non esistono solo le famiglie del Mulino Bianco? Non c'è il vago rischio che così facendo il bambino non solo sia confuso, ma percepisca i suoi compagni come sbagliati perché diversi? 
 Inoltre veniamo al punto fondamentale che rende la teoria del gender una menzogna e i suoi sostenitori dei ciarlatani (molto pericolosi).
 Genitori di tutta Italia,voglio darvi questa sconvolgente notizia. incredibile davvero. Mai sentita.
Spero non aveste un bicchiere in mano
 L'omosessualità NON E' UNA SCELTA.
 Omosessuali si nasce, alcuni se ne accorgono subito, già da bambini di essere gay, altri, tipo me, ci hanno messo un pochino di più, altri addirittura si sposano felicemente, fanno figli e poi si scoprono omosessuali e/o bisessuali (quando vedete una donna che sta con un uomo poi con una donna poi con uomo, non è "tornata sulla retta via", è solo bisessuale).
 E se uno nasce gay, lesbica o bisex, vi chiederete, perché non lo sa dalla culla?
 Perché, vi sfido, a nascere in una società completamente eterosessualizzata. 
 Fino a pochissimi anni fa non c'erano modelli Lgbt positivi, ti veniva detto che eri condannato ad una vita infame e infausta, ti si montava dentro un senso di colpa enorme.
 Pensate ad un ragazzino che sente la parola Frocio come insulto sin da quando è piccolo, vorrebbe mai ammettere con se stesso di essere proprio lui il frocio? E pensate alle ragazzine lesbiche che fino all'avvento di internet e anche ora troppo spesso, si guardano attorno, accendono la tv, vanno al cinema e non trovano nessuno come loro. Sono le uniche lesbiche sulla terra? Sono solo loro a provare questo infausto pensiero?

E perché a 16 anni ancora non hai avuto il fidanzatino? Sei troppo cessa?
  E se la tua migliore amica lo scopre e lo va a raccontare a tua madre che magari è una cattobigotta che va al Family Day e scrive sui cartelli che "Gender sterco di satana"? (Grammaticalmente senza senso, ma il senso vero si capisce benissimo).
 Provate a stare un giorno senza poter tenere per mano il vostro compagno o compagna, senza poterlo baciare, provate ad accendere la tv e trovarvi Costanza Miriano che vi ritiene la causa dei mali del cosmo, a sentire la Meloni che vi dice che "Ok, siete gay e siete forse uguali a noi, ma pensione di reversibilità costa allo stato e voi non ve la meritate".
 Provate a capire l'umiliazione e la rabbia che si possono sentire sapendo che il mostro del Circeo, un pluriomicida, stupratore, ha potuto sposarsi in carcere e voi no! 
 Pensate ai ragazzini che si suicidano, a quelli che vengono cacciati di casa, ai gay e le lesbiche di tutto il mondo che devono vivere in clandestinità i loro sentimenti perché altrimenti rischiano la condanna a morte. 
Davanti a questo capirete perché molti ci mettono anni ad ammettere e perché non ha nessun senso logico pensare che l'omosessualità sia una scelta. Se si potesse scegliere chi baratterebbe una serata in discoteca (che possono avere, identica gli etero), per una vita senza ansie, senza paura o discriminazione?
 Questa dei 49 libri, di cui domani farò l'elenco dettagliato con tutte le orride trame, è una cosa che sembra piccola, una boutade estiva, ma non lo è. Per molti di noi non lo è, non lo è per i 100.000 bambini figli delle coppie arcobaleno, per i bambini che hanno solo un papà o solo una mamma, per quelli adottati, per tutti quelli che sono fuori dalla norma, per quelli che un giorno saranno uomini e donne gay. 
 C'è una frase pluricitata, "La sola cosa necessaria affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla" di E. Burke, vedete voi. 
 Intanto vi lascio con una canzone di Tricarico, la celebre "Io sono Francesco", l'ho riascoltata per caso dopo anni e solo ora ho capito che il punto focale non era "Puttana la maestra", ma tutto il resto. 
 Quando vi viene la tentazione di dire "Eh, ma sono cose che riguardano l'educazione, decidono i genitori", provate a ricordare che i genitori non decidono dell'esistenza degli altri e non dovrebbero neanche decidere del rispetto che gli si deve portare, dell'umanità e del dolore che possono causare.
 Scusate se mi sono dilungata troppo.
Ps. Se volete conoscere un'infornata di storie Lgbt su cosa si prova da ragazzini, come ci si è accorti di essere gay o lesbiche, i terrori, le paure e compagnia cantante, cercate "Le cose cambiano" ed. Isbn!


Ps2. Domani avrete l'elenco completo delle trame dei 49 pericolosissimi libri!

mercoledì 8 luglio 2015

Ciò che rimane agli "Uomini senza donne" di Murakami e agli esseri umani quando si infrange l'immagine di chi hanno sempre creduto di essere. Perché è sempre difficile trovare "Il senso di una fine", di un inizio e di un cammino. Due recensioni unite da un filo.

I nati negli anni '80 (e penso anche inizio anni '90), potranno forse ricordare un cartone animato, "Rossana" (nome della protagonista, ignoto come i traduttori dei cartoni scegliessero i nomi italiani), in cui una giovanissima idol giapponese, viveva con una madre single che l'aveva adottata quando era in fasce.
 La madre single era una scrittrice che viveva con un criceto in testa (sì, schifo) e con un tizio della casa editrice che la tallonava di continuo: aveva finito di scrivere il nuovo libro? Aveva finito?
 Questo tizio la inseguiva perennemente, non faceva che bussarle a casa, piangeva evocando tragedie bibliche e la implorava di impegnarsi: la casa editrice aspettava, doveva rispettare un contratto!
 Vedendo perciò la prolificità dei veri scrittori giapponesi, mi si para davanti sempre questa immagine della Yoshimoto o Murakami inseguiti da un ometto della casa editrice (tale personaggio appariva anche in altri manga, cosa che mi fa sospettare esista davvero).
 Ovvio che se qualcuno ti si attacca alle costole stillandoti libri pure quando non ti va, (perché va bene che la scrittura è lavoro serio, ma non è neanche solo lavoro), finisci insomma per partorire dei "libri di servizio".
 Ammetto che questa raccolta di racconti "Uomini senza donne" sembra un po' un libretto gettato così nel mucchio della bibliografia.  Intendiamoci, scritto benissimo, tra l'altro, secondo me, Murakami spesso dà il meglio di sè nei racconti, tuttavia manca quella certa potenza sotterranea che attraversava altre raccolte.
Il titolo sembra vagamente pretestuoso poiché non è vero che tutti i protagonisti sono uomini senza donne, le donne ci sono, alcune sono morte, altre vanno e vengono da case misteriose, altre sono un vago rimpianto di gioventù, però non sono loro il punto.
 Ciò che manca agli uomini protagonisti di questo libro, che parte con due racconti davvero belli, in piena atmosfera "Norwegian Wood" e finisce un po' gnègnè, è altro e ha poco a che vedere col genere femminile che, più che altro è usato come contraltare per indagare quella vaga perdita che tutti i protagonisti hanno subito.
 Tutti gli uomini di questi racconti sono adulti e hanno oltrepassato una certa soglia d'età.
  Hanno vissuto tutti quanti esperienze più o meno appaganti e al contempo mortificanti, la gioventù è passata da un pezzo e  le persone che per lungo tempo sono state sono ormai scomparse, ma non senza lasciare una traccia o un rimpianto.
 L'attore del primo racconto che ha perso la moglie e si accorge, alla sua morte, di averla amata moltissimo senza però mai davvero conoscerla, si trova appeso al rimpianto di non aver voluto conoscere la verità condannandosi ad una perenne sensazione di incompletezza. 
 Il protagonista di quello che è a mio parere il racconto più bello, ricorda una breve amicizia di gioventù con un ragazzo singolare al punto da chiedergli di uscire con la sua fidanzata. Sono innamorati da quando erano bambini e anche se lei è bellissima e molto intelligente, perfetta, per qualche ragione è stranamente conscio che un amore senza sussulti, una vita troppo prevedibile, seppur felice, rischiano di diventare qualcosa di cui aver paura.
 Si può dire di aver vissuto davvero se tutto è stato semplice, la linea tracciata dritta e senza pericoli, gli ostacoli spianati senza problemi? 
 Non una domanda oziosa se si pensa all'antico dilemma di Achille: vuoi una vita breve ed eroica o un'esistenza felice ed anonima? La volontà di sfidare il proprio destino a costo della propria già pronta felicità, è una delle grandi tentazioni umane.
 Forse il titolo del libro andrebbe ribaltato, a questi uomini non manca qualcosa, il punto vero è ciò che è rimasto di loro, dopo una malattia che non ha nome, dopo un divorzio traumatico, dopo un amore finito male a causa di una donna manipolatrice, dopo la perdita di un'amicizia, dopo la scoperta di una verità.
 Perché non è tanto l'evento a minare l'integrità di qualcuno, l'evento è solo ciò che permette all'immagine di infrangersi e svelarci ciò che siamo diventati, ciò che rimane di chi pensavamo di essere.
 Cosa rimane di noi dopo troppi anni passati a combattere? A mantenersi in vita? A lottare? A cercare del nostro meglio? Quale parte di noi abbiamo sacrificato e quale salvato? Ed era davvero necessario? Non c'era altro modo di sopravvivere? Uno migliore?
C'è un libro, un bel libro, più bello di questo specifico di Murakami, che affronta con dolorosissima delicatezza lo stesso tema. Si tratta de "Il senso di una fine" di Julian Barnes che ebbe successo qualche anno fa e rimane splendido.
 Nella storia il protagonista, ancorato ad alcuni ricordi di gioventù, un'amicizia irripetibile e un amore fortissimo, scopre dopo anni la verità sul triangolo di cui credeva di aver fatto parte. Aveva percorso la sua vita con un rimpianto specifico, l'immagine agiografica di persone che credeva di aver conosciuto, un dolore di cui pensava di cui pensava di essere l'unica vittima.
  La scoperta di essere stato il più fortunato di loro, il "salvato" di fronte al destino, è per lui sconvolgente e rende vani i ragionamenti, i pianti, la nostalgia che lo avevano accompagnato per un'intera esistenza.
 Cosa rimane dopo una verità tanto forte? Cosa rimane di chi credevamo di essere?
Se "Uomini senza donne" ha un filo conduttore, è questo.
 Per finire. Il tanto pubblicizzato racconto su Gregor Samsa, scarafaggio diventato uomo, in una kafkiana metamorfosi al contrario, non è poi così interessante, se non nella misura dell'evidente omaggio a Kafka.
 Non è importante ciò che prova Gregor scoprendosi umano, ma il senso di disfacimento e della perdita di senso di un mondo sull'orlo dell'abisso. la guerra sta per iniziare, i morti iniziano già a riempire le strade, la metamorfosi mostruosa non è quella di Gregor, ma quella del mondo che mostra il suo lato bestiale, e si trasforma in un inferno.
 Un mondo perduto, senza né uomini né donne, senza nessuno.

martedì 7 luglio 2015

L'oroskopo farlokko dell'estate! Amici e amiche che amate leggere, siete curiosi di sapere che cosa non vi succederà quest'estate nel oroscopo più delirante che mi sia venuto in mente? Pierre la sultana, illuminismo, paura e delirio nel sistema solare e molto cotechino nei vostri influssi astrali!

 Come ogni estate, appena metto piede al mare, cado nel baratro delle riviste femminili. 
Indimenticata compagna delle mie notti insonni adolescenziali
è lei: Pierre la Sultana. Prima di Conchita Wurst, Pierre, armata
di oggetti poco sottilmente fallici, barba e capelli fluenti,
malmenava verbalmente, su reti locali laziali, le pazze che
osavano chiamarla. Essa non si faceva scrupolo alcuno di farti
notare come tu fossi un'illusa, un'idiota o una cretina che
continuava a stare con uomini sposati. Pierre era sincera, e ti
mandava spesso a quel paese. Pierre <3
 Tra un libro e l'altro oltre ad addormentarmi regolarmente (se c'è una persona che ci mette milioni di anni a prendere sonno, ma dorme all'istante appena si trova in spiaggia, quella sono io), non può mai mancare la mia dose di Donna Moderna, Grazia, Gioia ecc quotidiana. 
 Sò perversioni estive in cui apprendo tante cose, dal gossip, ai racconti erotici per sciure, da ricette infattibili all'ultimo fidanzato di Alessia Marcuzzi. 
 Le due cose che mi affascinano maggiormente rimangono però le lettere delle lettrici, che si interrogano su drammi esistenziali che spaziano dall'avere due amanti al classico marito meraviglioso che però non hanno mai amato (il loro cuore batte ancora per Pedro, conosciuto a 17 anni fa sulla spiaggia di Follonica e mai dimenticato), e, in secundis l'oroscopo.
 Non ho mai parlato dell'astrologia, ma penso si possa comprendere che la ritengo una farloccata micidiale.
 Io non credo a niente, dall'astrologia ai tarocchi, dalla lettura dei fondi di caffè agli angeli protettori. Ho dei seri problemi persino con cose come la medicina olistica, quindi pensate quanto credito posso dare al passaggio dei pianeti del sistema solare. 
 Tale impostazione illuminista, dovuta probabilmente ad un padre involontariamente altrettanto illuminista (anche se lui negli anni, ha preso una piega stranamente religiosa e quindi interpreta molte cose non come farloccate, ma come paganesimo), mi rende incomprensibile come si possa credere all'oroscopo. Siamo molto seri, ma come possiamo pensare che un dodicesimo dell'umanità per un'intera settimana, possa condividere lo stesso destino? Come può il passaggio della luna in Plutone decidere se avrò fortuna in amore o al gioco? 
 Ma vabbeh, immagino che sia una di quelle cose che aiutano a vivere. Proprio per questo, per prendere bbbbonariamente in giro questa pratica medievale ancora in voga, ho partorito al mare questo vero falsissimo oroskopo letterario. Divertitevi.

ARIETE:
Ahiaiahai miei cari e care arieti, avete Marte nella vostra casa Stark e le cose stanno per mettersi molto male, soprattutto se decidete di infilarvi in conflitti da cui sarebbe meglio rimanere fuori. 
 Con la costellazione del cotechino in opposizione, vi consiglio di rifugiarvi oltre la barriera alla ricerca di fresco e bruti da arruolare. 
 Ricordate di portare con voi "Il manuale delle giovani marmotte", nessuno potrà dirvi impunemente "Tu non sai niente".
 Amore non pervenuto, ma in generale evitate matrimoni, soprattutto quelli degli zii materni.

TORO:
 Wow la dea dell'amore ha deciso di fare un giro nel vostro segno!
 Venere ha le chiappe tenere e voi siete pront* a morderle! Perciò occhiali da cuccaggio estremo, vestito da acchiappo e abbronzatura fenomentale per tutte le uscite serali. Non sono ammesse sciatterie ques'estate piccoli tori e torette.
 Se vi sentite in vena di sporcellosità rifugiatevi in grandi classici della non letteratura come "The Game" o "Fallo felice", se invece vi state chiedendo se abbia bevuto, "L'amante di Lady Chatterley" andrà benissimo.
AAAttenzione: Un procione afgano nella quadratura ovest del vostro piano astrale potrebbe darvi qualche problemuccio. Verso il 20 di Luglio chiamate la disinfestazione.

GEMELLI:
Eeee Gemelli adorati,  vorrei darvi una gioia, ma non è questa l'estate giusta. 
 Saturno, di cui ormai conosciamo tutti l'influsso nefasto grazie al film di Ozpetek, è entrato nel vostro segno e ha deciso di squattarvi le dodici case per almeno 24 mesi, senza pagare l'affitto, distruggendo i mobili, litigando con l'amministratore di condominio e non facendo mai le volture del gas e dell'elettricità.
 Si prospettano, insomma, 24 mesi di tragedia.
 Fossi in voi comprerei l'opera omnia di Eschilo e me ne starei tranquilla mentre passa la buriana.
 Consigli per il lavoro: Con la costellazione dell'aquila chiaramente in opposizione quell'idea di aprire un chiringuito su un'isola greca, forse non è più ottima come sembrava la scorsa estate.

CANCRO:
L'ingresso inaspettato della cometa di Halley nel vostro segno vi renderà particolarmente tenerellanti e cucciolosi. 
 Inizierete a richiedere coccole a tutti coloro che incontrate e il vostro partner prenderà in considerazione l'idea di portarvi per un periodo in campagna da un parente che ha lo spazio per farvi correre liberi. In questo vostro periodo di particolare comunione con la natura che vi circonda sentirete un'empatia immensa per gli amici animali, perciò sentirete l'irresistibile desiderio di diventare vegani per tutta l'estate (e pazienza se dovevate fare il banchetto di nozze in una churrascheria). 
Per il vostro compleanno siete ancora in tempo per farvi regalare un ricettario vegano o il dizionario "Uomo-cane Cane-uomo".

LEONE:
Roarrrrr gli astri ascoltano il vostro ruggito! 
 Ma non gli prestano attenzione e anzi, si sentono anche un po' disturbati nelle loro pennichelle estive.
 Per punirvi di averlo svegliato dopo aver cercato di prendere sonno per più di tre giri attorno al sole, Giove vi punirà mettendovi a dura prova, e quando s'intende dura, s'intende molto dura. Mettete in salvo l'oro e riempite il frigo.
 Mentre attendete di sapere cosa ha in serbo per voi il principe dei pianeti, si consiglia la lettura di "Robinson Crusoe"
Le stelle consigliano: diffidate delle commesse dei negozi di erboristeria.

VERGINE:
  Una pioggia di romantiche stelle cadenti attraverserà i vostri cieli e vi accorgerete troppo tardi che si tratta di una pioggia di meteoriti pronti a cadere sulla vostra testa.
Presi come siete dalla perenne contemplazione del bello, vi fermerete un po' troppo a guardare il cielo stellato.
 A tutti capita di prendere fischi per fiaschi, ma avrete tempo di riflettere su questi misteri del cosmo e della linguistica nel bunker sotterraneo dove attenderete la fine di questa catastrofe naturale.
 Si consiglia l'abbonamento alla Settimana Enigmistica e l'opera omnia di Bartezzaghi.
 Il biscotto della fortuna astrale dice: Al cuor non si comanda, ma al portafoglio sì. State attenti agli shottini.

BILANCIA:
 Astrosamantha ha deciso di okkupare la vostra quinta casa (per la quale, tra l'altro, pagate un Imu spropositato). In tal modo, il tanto atteso arrivo di Urano è saltato e il pianeta sarà costretto ad orientarsi verso un altro coachsurfer.
 La recensione negativa che vi verrà fatta come ospitante  insolvente funesterà la vostra intera estate e gli influssi negativi si protrarranno nel tempo e nello spazio. La vostra auspicata vacanza su Mercurio salterà e sarete costretti a orientarvi su Plutone, il pianeta che non è manco un pianeta.
 Per capire meglio la psicologia dell'astronauta che vi costringe a fare le sabbiature nella Zagarolo dell'universo, si consiglia la lettura di "Memorie di un'astronauta donna" di Naomi Mitchinson ed. Castelvecchi.

SCORPIONE:
 Una capra marina ha mangiato il vostro oroscopo ed è corsa verso il mare in preda alle allucinazioni danzando tra trote marine magiche, sirene e unicorni anfibi.
 Il cosmo vi sta chiaramente consigliando di leggere "Animali che si drogano" di Giorgio Samorini, Shake edizioni.



SAGITTARIO:
 Come ben sapete Giove presiede al vostro segno rendendovi fortunati come Gastone. Quest'estate non sarà da meno, accumulerete fortuna su fortuna in modo talmente evidente e gigantesco che essa prenderà forma solida! Purtroppo non si consustanzierà in lingotti, ma in cellule di lardo che andranno ad adipeggiare i vostri cosciotti d'oro. Il vostro sedere diventerà degno di Kim Kardashian e avrete braccia così possenti da poter gareggiare nel lancio del tronchi d'albero. 
 Felici? Se fosse novembre immagino lo sareste di più, ma in tempi di bikini, forse sarà meglio consultare la sezione delle diete in libreria. Non temete avete l'imbarazzo della scelta: preferite quella senza muco, quella digiuno, la chicchissima Dukan o l'iperproteica paleodieta?

CAPRICORNO:
 Approfittando della confusione che regna sulla vostra forma reale, un leprecauno ha trollato il vostro segno sbattendovi fuori dalla vostra costellazione astrale. 
 Presi da angoscia inizierete a vagare per l'universo senza una meta e ve la dovrete vedere con gli abitanti verdi del pianeta "Ruspa", con il diritto della navigazione interstellare e con il permesso di soggiorno richiesto per oltrepassare la fascia di asteroidi. Mentre ve la vedrete con la burocrazia cosmica, una buona lettura per sopportare le interminabili file, sarà "Guida galattica per autostoppisti".
 Fateci sapere com'è finita!

ACQUARIO:
 Amici e amiche dell'Acquario, perenni vessati dello zodiaco, finalmente Mercurio, il pianeta dei cuculi strillatori, delle fave fresche, dei cotechini natalizi e della vendetta, è nel vostro segno! Avete atteso questo momento dal 1954 quando il pianeta aveva annunciato di essere uscito un attimo dalla vostra ottava casa per andare a comprare le sigarette.
 Voi, pazientemente lo avete atteso, come Penelope Odisseo, mentre i vostri vicini di segno vi rubavano le effemeridi, e finalmente ora è qui e vi sentite assetati di rivincita e di livore.
 Per poter incanalare bene le vostre energie si consiglia la lettura de "Il conte di Montecristo" di Dumas.
 Gli astri dicono: problemi con un Leone, amore con un procione, fortuna con un licaone.

PESCI:
 La vita a volte gioca brutti scherzi. Sapendo che che la Luna passava da voi avevate deciso di dormire un pochino di più  (tutti sanno che con la Luna in casa il sonno passa), e non avete visto l'effrazione compiuta da Venere che ha scassinato la vostra porta blindata e vi ha svaligiato casa. 
Al vostro risveglio vi siete accorti del furto e ora la state inseguendo con un randello, scombinando in tal modo il naturale ordine dei pianeti. Il vostro oroscopo risulta quindi totalmente inattendibile.
 Unica certezza: a Venere non piace essere inseguita, perciò quest'estate sarete condannati alla solitudine e all'astinenza.
 Per dare a questa tragedia almeno un senso spirituale si consiglia la lettura de le "Confessioni" di Sant'Agostino.

Fatemi sapere se ci ho azzeccato!

giovedì 2 luglio 2015

I libri migliori (o più vividi) della mia infanzia/adolescenza. In quel gran mescolone di ricordi che diventa quel periodo quasi mitico ecco cosa è rimasto: doppelganger, falconi, tesori scomparsi e cattive gestioni agrarie!

 Per quanto abbia letto molto durante tutta la mia infanzia a preadolescenza, ho un ricordo di quelle letture piuttosto confuso, come se tutto facesse parte di un immenso calderone in cui troppe trame finivano mescolate a quantità assolutamente gigantesche di Topolino anni '70 che la sorella di mio nonno si era procurata non so dove (per quantità gigantesche intendo centinaia di numeri).
 Di libri che perciò mi sono rimasti impressi con forza ne sono rimasti poco. Mi rimane più che altro la sensazione che provavo quando leggevo, tra l'altro sempre con paesaggi estivi, perché nei tre mesi al mare, isolata dal mondo (sembra che abbia 70 anni, ma era in epoca presmartphone, quindi davvero ere geologiche fa), per passare il tempo non facevo altro che leggere.
 Ecco, se dovessi ricordarmi qualcosa di quei tempi lontani, rimembro principalmente un'immagine più romanzesca che di un romanzo: me, seduta sulle scale della casa al mare di mio nonno, che leggo e leggo e leggo nel caldo sardo.
 Comunque, romanticismo a parte, volevo fare un post sulle letture che hanno significato qualcosa per me nella mia infanzia, ma, visto il succitato calderone, ho fatto un po' fatica a fare un elenco degno di questo nome. Con un esercizio di memoria (pensavo di averne una migliore) infine ce l'ho fatta!
 Iniziamo!

 "LA BAMBINA COL FALCONE" e "ALLA CACCIA DEL TESORO SCOMPARSO":
 Grazie a dio i miei genitori non sono mai stati quel genere di genitore che ti riempie di libri sulle principesse (ok, mia madre si ostinava a ficcarmi in abiti che detestavo, pieni di colletti giganteschi e gonne da DDR, ma erano pur sempre gli anni '80 non posso fargliene una colpa totale) e, se proprio non avevano genio di comprarmi qualcosa loro, mi portavano di peso in biblioteca o, soprattutto in estate, mi lasciavano pascolare con mio nonno in libreria.
 "La bambina col falcone" di Bianca Pitzorno, nello specifico, arrivò a me, dalla libreria dismessa di un'insegnante bolognese che abitava vicino a noi durante il periodo estivo.
Nel mare magnum di libri completamente privi di senso logico, oltre alla strana storia di una tipa molto esuberante che il padre spediva in collegio di educande perché gliela rispedissero confezionata come una bomboniera e pronta a sposarsi a 17 anni, c'era, fortunatamente una vecchia edizione de "La bambina col falcone".
 Se non l'avete letta, sappiate che pur adulti, siete ancora in tempo. L'affresco storico, quello di un'Italia del sud sotto il dominio di Federico II, è maestoso e descritto minuziosamente senza troppi cedimenti al romanzesco e la storia delle due sorelle Melisenda e Costanza molto veritiero. 
Il falconiere del re ha infatti una moglie che ama molto, ma partorisce solo figlie femmine. Lui non è troppo dispiaciuto, ma sua moglie sì perché vorrebbe dargli un erede maschio. Nel frattempo, tra una sorella e l'altra, Costanza, la primogenita, cresce col mito delle crociate in Medio-oriente e vorrebbe diventare cavaliere invece di imparare a cucire e gestire la casa. Sua sorella minore, Melisenda, ha un carattere più dolce e cerca di mitigare le intemperanze della sorella che non ne vuole proprio sapere di fare la bella castellana in attesa del principe.
 Finirà in modo dolceamaro, senza principi azzurri, ma neanche metamorfosi alla Giovanna D'Arco. Finirà in modo estremamente reale.
 Il secondo, "Alla caccia del tesoro scomparso", narra l'avventura in giallo di Giulia che i genitori spediscono in Sardegna invece che al campo scout, con suo sommo dispiacere. 
 Questo del non poter andare ai campi scout era un tema che sentivo molto visto che per anni furono proibiti anche a me, perciò mi ritrovai in questo libro con raro trasporto.
 Mai più riletto successivamente lo confesso, quindi ne ho un ricordo fumoso. Lo consiglio per tutte le ragazzine che vorrebbero fare le archeologhe (come ero anche io fomentata da Indiana Jones).


"L'ALTRA ISABEL" di KENNETH  LILLINGTON :
 Per lunghissimo tempo questo libro fu uno dei miei preferiti in assoluto.
 Era in fiero possesso della mia migliore amica dell'estate (una ragazzina pavese che, pure lei, passava non meno di due mesi nella stessa spiaggia stesso mare per anni e anni) e, nonostante glielo chiedessi in prestito di continuo, per qualche misterioso motivo finivo per non comprarne mai una copia per me (sadomasochismo da lettore? Boh).
  L'ho infine acquistato da grande all'usato e, rileggendolo, non ho ben capito perché mi affascinasse così tanto da ragazzina. Nel senso, è una bella storia, non stereotipata e c'è un grosso fattore di mistero inquietante, però chissà quale mie particolari corde toccava.
 Per chi volesse cercarlo per le proprie pargole o pargoli amanti delle storie di fantasmi, "L'altra Isabel" parla di un ragazzo, Michael, che ad una sorta di scuola estiva (vado a memoria) conosce la bella Isabel, una diciottenne molto riservata bravissima a disegnare. Subito si infatua di lei, ma non riesce a capire come mai talvolta appaia inquietantemente apatica e con occhiali da sole scurissimi.
 Presto detto, Isabel non ha nè una gemella nè si veste come il cieco di Sorrento, semplicemente ha un perfido doppelganger che la perseguita sin dalla sua infanzia e dal quale lei cerca di difendersi tramite i disegni che avrebbero una sorta di potere salvifico. Per quanto la rileggessi, questa storia che era d'amore ma mica tanto e metteva una certa ansia, mi catturava senza rimedio.
 Dopo tanti anni rimane il fatto che è una storia per niente sdolcinata, ma la magia è andata perduta. Se lo trovate in giro e avete una ragazzina sui 12 anni per casa io glielo regalerei. Libri così purtroppo non ne girano più tanti, altro che doppelganger malvagi, a quell'età si è già sulla strada dei sick-lit.

"LA FATTORIA DEGLI ANIMALI":
 Ebbene sì,un'incauta prof costrinse tutta la classe a leggerlo come libro dell'anno in quinta elementare lasciandomi un ricordo indelebile della trama e una curiosa interpretazione della storia che nulla aveva a che vedere col comunismo.
Tra l'altro, dopo la visione del film, pensai che si trattasse di
una specie di fiaba ecologista: la natura corrotta dagli esseri
umani.
 Quando mi parlate di questo libro io non vedo Trotsky e Stalin e la rivoluzione d'ottobre, ma davanti ai miei occhi si para l'immagine del pony infiocchettato che sparisce per riavere i suoi lazzi da schiavo del vicino capitalista, ricordo il grasso palla di neve (nel mio immaginario una specie di porcellino bianco molto molto grasso), vedo Gondrano, il grosso cavallo sfruttato (altro che popolo cieco militante fedele), vedo le pecore che brucano imbelli e imbecilli (altro che intellettuali asserviti).
 Ai miei occhi di decenne "La fattoria degli animali" era una storia di cattiva gestione agraria, in cui, un branco di maiali mostrava tutto il suo egoismo facendosi corrompere da carrubbe dorate. Non ci vedevo manco nulla di particolarmente strano: erano maiali, alla fine era logico che la rotella gli sarebbe partita.
 Ecco, le maestre mi avranno dato da leggere non so quanti libri, ma gli unici che ricordo con vividezza sono questo e "La capanna dello zio Tom", altra storia di drammatico razzismo di cui avevo solo una vaghissima percezione (mi ricordo principalmente i miei pianti disperati alla morte dello zio Tom).
Ps. Mi fecero vedere anche il cartone animato, una roba da incubo alla Stephen King

 Di libri di quando era veramente piccoooola piccoooola non ricordo me ne sia rimasto impresso nessuno se non una sorta di Galateo illustrato con Topolino e Minnie su cui mio padre mi insegnò a leggere a 5 anni. Stop.
E i libri che hanno segnato la vostra infanzia quali sono??

mercoledì 1 luglio 2015

"Il lago" di Banana Yoshimoto e il sacrosanto diritto a leggere quello che stracavolo ci pare quando ne abbiamo bisogno. Perché la lettura è tante cose, anche lo zucchero nel caffè. (Post con incontro with Yoshimoto e spoiler nel finale!)

 Come ogni inizio estate, la Feltrinelli ha tradotto un libro di Banana Yoshimoto.

Per chi non lo sapesse perché magari non la segue come scrittrice o magari la segue e non ci ha mai fatto caso, la Feltrinelli non segue un ordine cronologico nella traduzione delle sue opere. 

Cioè, gli ultimi tradotti non sono per forza gli ultimi prodotti. E infatti "Il lago", appena uscito, risale al 2005, tanto che l'avevo visto già in edizione in inglese più volte, domandandomi, nella mia ignoranza linguistica, di cosa parlasse.

 La Yoshimoto, come scrissi in un vecchio post, è una scrittrice che nella mia adolescenza, significò molto per me e la compro ormai per affetto e per inerzia visto che ha perso grandissima parte della sua verve e praticamente tutto il suo fascino.

 Ormai è quasi un rito estivo, misto alla speranza vana di leggere nuovamente qualcosa di affascinante, misto alla segreta speranza di cogliere quel misterioso qualcosa che mi riporti per un'ora ai miei quindici anni. 

Anche perché, diciamocelo, la lettura di un libro della cara Banana, non comporta mai più di un'ora, massimo due.

 Da "Il lago" mi aspettavo qualcosina di meglio

 Nel mio immaginario i laghi sono luoghi privilegiati di mistero e follia pronti a occultare segreti inquietanti. Non è quello che accade in questo libro.

 La storia parla di Chihir, nata in una famiglia piuttosto particolare (pare imprenditore, madre gestrice di una specie di locale notturno) della pettegola provincia giapponese e da adulta, dopo la morte prematura della madre, conosce un ragazzo a dir poco singolare di cui si innamora.

 A quel punto la Yoshimoto rimane sospesa su tre trame: una lavorativa su un murales (insensata), una più delicata sull'innamoramento tra i due ragazzi e infine quella più interessante sul passato di lui.   Il finale, che è la cosa migliore, avrebbe meritato, come ormai praticamente tutte le trame della Yoshimoto, maggior senso dell'oscurità e del dolore.

 Insomma, al solito c'ho sperato, al solito è stato un buco nell'acqua. 

 Ma il mio bel rituale di giappolettura estiva per un breve pomeriggio (peraltro dopo una giornata lavorativa infernale), mi aveva in qualche modo appagato comunque. 

 Certe volte non è importante il contenuto di ciò che si legge, ma il fatto che, per almeno due ore, puoi smettere di pensare e preoccuparti e buttarti in un altro mondo. 

 "Il lago" non era un capolavoro, ma forse, anche per quel disimpegno che nulla chiede al cervello, mi ha fatto passare due ore serene e, alla fine, stavo meglio e avevo molta meno voglia di fare a pezzi i piatti di casa.
Benjamin Malaussène al cinemà
 Come faccio ogni volta che compro un libro, ho postato la foto sulla pagina di fb per condividere il mio acquisto compulsivo.

 Internet è un mondo ricco, ma anche strano, in cui ci si sente un po' liberi di poter dire tutto ciò che si vuole, così tra gli altri commenti ne è apparso uno in cui, in modo poco ortodosso tra l'altro, mi si accusava di privilegiare libri del genere quando Balzac giaceva solitario e ignorato sugli scaffali. 

 Visto che la conversazione col commentatore non scorreva su binari piacevoli e, al contrario di Benjamin Malaussène, nessuno mi paga per sopportare tutti i deliri altrui, ho bannato il contestatore in questione dalla pagina.

 Mò penso sia stato eccessivo, ma dopo una giornata passata a gestire deliri reali, era la cosa più sensata da fare (anche perché non ho mai capito chi commenta violentemente post di pagine che il medico non gli ha certo ordinato di seguire).

 Il commentatore non si è però dato per vinto e mi ha scritto sulla mail accusandomi in qualche modo di essere "venduta" e di dover ormai parlare di certi libri per il mio "ruolo". Vi risparmio la risposta a questa telenovela di rimbeccamenti internet e vado al punto: possibile che una debba giustificarsi se compra un libro della Yoshimoto?

 Pennac tempo fa aveva stilato una lista dei diritti del lettore e tra questi c'era anche quello sacrosanto a leggere quello che più aggrada. 

 Ovvio, anche io faccio dei distinguo: leggere SOLO narrativa considerata bassa alla lunga magari non è proprio edificante e non ti aiuta a innalzarti intellettualmente, leggere libri omofobi, razzisti, sessisti e via dicendo non aiuterà certo la tua mente ad aprirsi ecc. ecc.

 Ma, in generale, ogni lettore, nella sua carriera, ha il sacrosanto diritto di leggere quello che gli pare. 
 Giudicare una povera donna che si legge il suo bel Newton a base di sole cuore amore in metro, è facile. Magari a casa ha tutto Proust, ma dopo una giornata delirante a lavoro, vuole solo staccare il cervello e trovarsi su un'isoletta abbandonata della Gran Bretagna a sorseggiare the con un tizio avvenente.

No beh, Francè in questo sonetto m'hai popo
delusa. Io mi aspettavo de mejo. Sinceramente
tua. (Ecco a recensire i classici mi sento un po'
così).
Ci sono tanti motivi per cui si legge. 

 Ci sono tanti clienti che leggono solo classici e quella è una loro scelta, io ne leggo, anche se ne parlo raramente, è un mio limite, ma  francamente mi sento un po' idiota a dare giudizi su Petrarca. 

 Non perché siano libri intoccabili, ma perché, aver passato il giudizio del tempo è la loro miglior recensione. 

 Piuttosto forse mi piacerebbe recensire i libri meno conosciuti degli "alti" scrittori, il lato socialista di London, le dissertazioni politiche di Dickens (o i racconti di fantasmi) ecc.
 Tuttavia dare sottilmente del "venduto" a una persona solo perché si ostina a leggere libri di scrittrici giapponesi dal fulgido passato, mi pare eccessivo.

 Certe volte non si legge per istruirsi, ma per scappare. L'importante è sempre non leggere SOLO per scappare.

 Ammiro molto chi riesce a mantenersi sempre sulla barra del libro necessario e non devia mai su quello per sollievo e per piacere, di sicuro, spenderà in modo più proficuo di me ogni goccia del suo tempo. Ma come si dice dalle mie parti, "E metticelo un po' di zucchero nel caffè, già la vita è tanto amara".

 Frase nazionalpopolare per dire che ok, bisogna guardare in faccia la realtà, essere vigili, e leggere, e capire e interpretare, istruirsi, ma anche chiudere gli occhi e vagare per due ore in un altro mondo senza impegno può essere legittimo e non far male a nessuno.

PS. (CON SPOILER)
Oggi a Milano c'è stata Banana Yoshimoto.
Come mi è capitato di dire, dovevo riuscire a vederla vari anni fa a Roma, durante il festival delle letterature alla Basilica di Massenzio.

  Purtroppo all'epoca, George dabliu Bush decise di venire in città proprio quel giorno bloccando tutto il centro (c'era tanto di quel dispiego di forze che c'era persino la forestale che non pensavo manco fosse un corpo dello stato inteso in quel senso) e facendo slittare l'incontro con la giapposomma in un teatro con capienza minima. Il mio sogno perciò si infranse.

Foto mia di oggi!!
 Questa volta invece ce l'ho fatta!! 

 Forse lei non è più al top della forma scrittoria, non sarà di sicuro all'altezza dei classici, di certo molto del mio fangirlamento risale ad un attaccamento di adolescenziale memoria, ma l'emmmmozione di vedere un'autrice che molto ha significato per te dal vivo, di avere una dedica con tanto di cuore è stato fantastico.

Comunque per la cronaca:

1) Banana Yoshimoto non è per niente piccola come ti aspetteresti da una giapponese.

2) Spoiler. Nel finale del libro si scopre che il protagonista è stato rapito da piccolo da gente non identificata che l'ha riempito di farmaci e fatto il lavaggio del cervello (ah, appare pure un personaggio che pare uscito paro paro da "X-1999" delle Clamp, altra opera di cui attendo la fine).
 Oggi Yoshimoto ha spiegato che l'ispirazione risale a episodi avvenuti durante il conflitto tra Giappone e Corea, nei quali cittadini giapponesi venivano rapiti da bambini da navi coreane e "addestrati" in modo da diventare spie una volta più adulti.

 Ok, ora forse si capisce un po' meglio la questione, e va bene che lei preferisce lasciare sempre una grande situazione di non detto, ma quando il non detto è troppo rischia di essere un po' evanescente.
 Detto ciò, è stata una giornata suuuuuuper (e non me la sento più di suonare "L'avvelenata" come quando ho ricevuto la mail del tizio di cui sopra).

lunedì 29 giugno 2015

Piccole recensioni tra amici! Quando la serendipità funziona male: tra Alligatori, ladri di libri, esistenzialisti francesi, province americane e perdenti, tre libri che non mi hanno convinta!

 Ed ecco un nuovo piccole recensioni tra amici!
Horace Walpole, glorioso "coniatore" della serendipità
Considerando che ci sono una graphic novel, un giallo e un romanzo non di genere, la cosa principale che accomuna questi tre libri è l'assoluta serendipità.
 Non sono libri che volevo leggere, ma che per varie circostanze mi sono ritrovata tra le mani quando non avevo nulla che potesse soddisfare i miei bisogni lettori, ed è probabilmente il motivo per cui nessuno dei tre mi ha fatto impazzire.
 In genere io amo anche affidarmi al caso, perché il caso mi ha donato tra i libri più belli che abbia mai letto (mentre la scienza della ricerca mi ha dato grandi delusioni), in questo caso il fato non è stato benevolo con me.
 In generale quanti di voi si affidano al caso come metodo di scelta dei libri?
  Devo dire che un tempo ero assai più spericolata e mi lanciavo nel vuoto, adesso sono più scientifica e ho la mia brava wishlist da depennare con calma, pazienza e qualche centinaio di anni a disposizione.
 Ma vabbeh, bando alle ciance! Ecco il magro raccolto!

UNA CANZONE PER BOBBY LONG" di RONALD EVERETT CAPPS ed. Mattioli 1885:
 Mah. Mah. Mah. Premetto che questo era proprio il genere di libro che, se non per ragioni di
necessità (ore in cui non avevo nient'altro da leggere, ma che in qualche modo dovevo far passare), non avrei mai letto.
 Io detesto le storie ambientate nella provincia americana dove non succede niente e si annidano anime perse schiacciate dalla vita. Un po' perché mi riesce difficile immedesimarmi, un po' perché le trovo mortalmente noiose, un po' perché fondamentalmente non succede mai niente se non il fatto che le anime perse continuano incessantemente ad essere perse.
 "Una canzone per Bobby Long" il cui linguaggio tra il becero e lo slang deve aver fatto impazzire il traduttore (diciamo pure che il linguaggio è la cosa migliore del libro), parla di due amici sulla cinquantina, Bobby e Byron, intelligentissimi e acculturati, ma alcolizzati, senza famiglia, fissati col sesso e senza un preciso scopo nella vita.
 I due sono stati giovani di ottime speranze, (uno dei due ha persino un dottorato), ma poi, ad un certo punto, la vita li ha schiacciati rendendoli degli emarginati che non fanno nulla per togliersi dalla loro condizione di emarginazione.
 Qualcosa in loro è morto, sarebbe interessante capire cosa, ma l'autore decide che è meglio concentrarci su un'altra storia edificante: quella di Anna, la figlia adolescente e abbandonata a sè stessa, della loro migliore amica, Lorraine, la quale muore improvvisamente davanti a loro.
 Anna, che ha abbandonato la scuola e vive arrangiandosi, giunge cercando la madre defunta e finisce per rimanere a vivere insieme a loro in un quartiere malfamato di New Orleans. Qui si lascia convincere a riscriversi a scuola ecc ecc ecc
 La trama è assai banale, i personaggi più interessanti. Personalmente avrei gradito di più sapere perché due persone che potevano avere un avvenire luminoso non sono state in grado di reggere il peso della vita. Peccato che l'autore abbia pensato fosse meglio farmi capire come funzionano le borse di studio negli Stati Uniti d'America. Voto 2 stellette e mezzo.
 (Ps. Se qualcuno che lo ha letto è riuscito a non strillare alla settantesima volta in cui appare la parola "passerina" mi faccia sapere).

"LA VERITA' DELL'ALLIGATORE"di MASSIMO CARLOTTO ed. E/O:
 Avevo letto un'unica cosa di Carlotto, vari anni fa, il famoso "Arrivederci amore ciao". Non mi dispiacque, ma lo trovai curioso, somigliava più al trattamento di un film (che infatti ne avevano tratto ed era assai migliore) che ad un romanzo: veloce, secco, senza tanti fronzoli, ma anche troppo. ero ben disposta verso questo libro con protagonista l'Alligatore, pregiudicato per motivi politici (ma più che altro incastrato), poco dedito alla violenza, con nessuna voglia di uccidere qualcuno, e una forte etica. Ecco, l'etica è la cosa che ho più apprezzato di questo libro la cui trama, graziosa, procede in un modo troppo schematico.
Comunque, l'Alligatore viene contattato da un'avvocatessa preoccupata per un suo cliente, un ex omicida con un passato di tossicodipendenza, scomparso durante la giornata lavorativa a pochi mesi dalla fine della condanna. L'Alligatore accetta di cercarlo e, risalendo a lui, scopre un omicidio fresco fresco di cui lo scomparso sembra di nuovo l'autore: trattasi di una donna che frequentava e che, guarda caso, era uno dei giudici popolari che lo aveva condannato tanti anni prima. Inizia così un'indagine che scava nel passato e negli ambienti dell'alta borghesia padovana, tra medici inappuntabili, avvocati irreprensibili, festini sadomaso, ricatti, bustarelle, e quell'omertà che però al nord viene pacatamente passata come "riservatezza" (che insomma fa più nobile). 
 Ripeto l'etica di fondo è la cosa migliore: gggente coi soldi e senza morale che fa pagare i suoi errori a gggente che forse non ha una morale, ma di sicuro non ha i soldi. L'importante è sempre l'apparenza, poi chi ne paga le conseguenze non è affare di chi può permettersi di rimanere pulito.
 Il problema del libro, che pure ha dei bei personaggi, è che procede per confessioni-fughe-confessioni-fughe-confessioni-fughe. Cioè, si saltabecca solo da una confessione estorta all'altra, senza guizzi particolari e senza neanche quella caratterizzazione che permette ai libri di Montalbano di procedere sullo stesso schema senza risultare pedante. Anche perché poi, alla quarta confessione pensi: ma questi confessano tutto così lungamente, così tanto, così riccamente senza un problema?
 Dopo un po' pare una puntata di Dragon Ball con Majin-Bu che ti spiega il suo perfido piano per filo e per segno mentre intanto le ore passano e passano e passano. Voto quasi 3.


"IL LADRO DI LIBRI" di A. TOTA e P. VAN HOVE ed. Coconico Press:
 Il titolo libresco di questa graphic novel, il fatto che sia ambientato durante il periodo glorioso e dorato degli esistenzialisti francesi tra Sartre, Nizan, Camus e Simone de Beauvoir, mi avevano attratto nonostante il tratto molto pesante, in bianco e nero (e talvolta un po' scopiazziato da Pazienza) non mi attirassero troppo. Il risultato è NI.
Daniel Brodin è un giovane di buona famiglia con un'ossessione cleptomane per i libri. Si sente insoddisfatto dalla sua esistenza borghese, vorrebbe essere un poeta, ma non si osa, e il giorno in cui capita ad un reading provocatorio in cui l'intellighenzia invoca nuove voci poetiche dal popolo, lui finisce per declamare una poesia italiana semisconociuta raccogliendo consensi.
 Spaventato dall'improvvisa possibile notorietà, scappa e finisce tra i bassifondi parigini dove entra in contatto con una sorta di peggio gioventù: arraffoni, ladri, nullafacenti fieri di esserlo in opposizione alla dittatura borghese del consuma produci crepa. Tra loro, lui che si è sempre sentito un pesce fuor d'acqua, trova comprensione e sollievo: finalmente sa chi vuole essere. Un provocatorio signor nessuno. Ma l'ansia di riconoscimento e il desiderio di diventare un intellettuale rimane e in qualche modo lo rende cieco di fronte alla sua mediocrità finendo per precipitarlo in un destico tragico e imbarazzante.
 La storia rende molto bene un personaggio mediocre che, credendosi assai più di quel che è, si perde drammaticamente. Il problema è che non ho per niente apprezzato il punto di vista un po' snob nei confronti del periodo esistenzialista francese. Sartre e gli altri vengono passati come degli snobboni alla ricerca del giocarello intellettuale con cui farsi belli, loro ricchi, famosi e su tutti i giornali che si divertono con un poveraccio, come per metterlo nella loro collezione di stranezze. Mi è sembrata una grande ignoranza storica, soprattutto in considerazione delle biografie degli intellettuali di quel periodo, a cominciare da Camus, nato poverissimo e diventato scrittore solo grazie alla tigna di un irripetibile insegnante nell'Algeria coloniale. Va bene il contrasto, ma al contrasto c'è un limite.

 E voi ne avete letto qualcuno? Volete smentirmi (felicissima eh soprattutto per i romanzi si va a gusti personali)? Testimoniate!

lunedì 22 giugno 2015

Perché la narrativa italiana non è più capace di scandalizzare? Mondi che non comunicano, talenti che non nascono, piazze distopiche, tweet schizofrenici per provare a dare una risposta a una domanda troppo difficile.

Non molto tempo fa un cliente in libreria ci ha posto una domanda che a lui pareva tanto semplice e invece ha ingenerato il panico in me e nei miei colleghi. 
 Il quesito recitava: "Ciao, vorrei leggere un libro come quelli che scriveva Pasolini, ma che parli dell'Italia attuale".
Spiegandosi meglio, cercava una sorta di critica del sistema Italia, non solo politico, ma anche sociale, rarefatto in un romanzo. La domanda era:  chi eravamo noi adesso?
 Dopo varie proposte, tra l'altro, più che altro di saggistica, abbiam dovuto cedere all'evidenza. Noi, non solo non abbiamo Pasolini, ma manco un epigono, un imitatore, un millantatore. Noi, adesso non abbiamo niente.
 Il 20 Giugno sono accaduti due fatti che probabilmente non avrei collegato se non avessi un account twitter schizofrenico. 
 C'è stato quella specie di family day a Roma, dove al grido di "morte al gender" della gente ha pensato che valesse la pena scendere in piazza per dire no ai diritti altruim nello specifico ai matrimoni gay (in un misto di calunnie, fascismi, fantascienza degni di distopie alla "V per Vendetta"), e la notte bianca della lettura, "Letti di notte".
 La bacheca di twitter perciò aveva un assurdo mix di gente che mi diceva quanto profondamente l'avesse colpita l'ultimo libro di Missiroli o di come si stesse commuovendo ad ascoltare il reading nella libreria di quartiere, misti a tweet apocalittici di omofobi che additavano i gay come sterco del demonio o di militanti Lgbt che invocavano un fulmine definitivo su piazza San Giovanni.
 Erano ovviamente due eventi diversissimi, ma accadevano in contemporanea e non si parlavano in nessun modo. Non c'era un solo nesso da nessuna parte. Voi direte, che nesso vuoi che ci sia tra una notte dedicata ai lettori e ai libri e una piazza di omofobi?
 In realtà il nesso c'è eccome: viviamo nello stesso identico paese e siamo soggetti alle stesse identiche leggi, viviamo insieme, non in due compartimenti stagni.
 Ho ripensato allora al tizio che chiedeva il libro inesistente di un Pasolini contemporaneo inesistente e mi sono posta due domande.
1) La realtà e la letteratura hanno smesso di comunicare in questo paese?
2) Esiste ancora quello che Gramsci chiamava intellettuale organico? Esistono gli intellettuali impegnati (non i radical-chic, gli impegnati davvero)? 

La risposta alla prima domanda, personale, ma voi mi direte spero cosa ne pensate nei commenti, è che SI' la letteratura e la realtà in questo paese non si parlano più. Non so da quando visto che devono aver smesso assai prima che io raggiungessi l'età della ragione, ma non riesco a ricordare un solo libro, inteso come romanzo (la saggistica, a sprazzi illumina parti di realtà, ma è un'altra cosa), che dia un affresco della società italiana. Ne è una prova evidente il fatto che nessun libro sia degno di scandalo da decenni.
 Un tempo i libri venivano processati per oscenità, creavano dibattiti, litigi accesi sui giornali, polemiche da stadio, adesso la colpa sarà anche dei lettori meno impegnati, ma seriamente, per quale libro dovrebbero infuocarsi i lettori italiani?
 Non posso menzionare un solo libro italiano che abbia scandalizzato le masse. Scandalizzare, una parola che praticamente manco si usa più e che pure, tra le connotazioni negative date dal dizionario ne ha una che negativa non lo è affatto: "turbare la coscienza di qualcuno".
 Potete effettivamente dire che un libro scritto negli ultimi 20 anni vi abbia "turbato la coscienza"? No perché a me l'hanno turbata "Gli indifferenti" di Moravia, "Teorema" di Pasolini (io ho dei problemi col concetto di borghesia), ma non ho preso in mano un solo romanzo italiano che mi abbia dato da pensare.
 Perché è questo che manca quando la letteratura parte per una sterile tangente immaginifica e dimentica completamente il contatto con la realtà: i libri smettono di dar da pensare. Che non basti leggere per essere colti o per farsi una coscienza critica lo sappiamo tutti, molto dipende da cosa leggiamo, oltre che dagli strumenti che abbiamo per comprenderlo, ma ora manca la materia prima, quei libri che ti diano da pensare, ti mostrino la realtà.
 Un libro non scandalizza per le scene di sesso o di violenza, (se lo fa facciamoci due domande), un libro scandalizza quando mostra quelle piaghe della realtà che non vogliamo vedere.
 La coscienza si turba solo quando tu mostri il reale di cui tutti sanno che preferiscono ignorare. Non basta provocare per creare uno scandalo, quella provocazione deve colpire esattamente una ferita che tentiamo di coprire, il nostro punto debole.
 Per fare un esempio, "Sottomissione", il romanzo di Houellebecq uscito recentemente in Francia colpisce violentemente un punto scoperto dei francesi, il terrore di un'inculturazione passiva.
 L'unico libro italiano che abbia ingenerato un dibattito popolare negli ultimi anni, ossia "Gomorra" (che non per niente ha dato vita all'unico autore che tenta di fare il mestiere dell'intellettuale tout court), svelava all'Italia non solo un sud in mano alla criminalità organizzata, ma una gioventù misera e abbandonata, campi fumanti acido brucati dalle bufale di cui noi mangiamo le mozzarelle, regioni intrise di morte letteralmente alle radici.
 Ci colpiva nel vivo e non solo perché raccontava fatti reali (ci sono pacchi di libri che lo fanno), ma perché lo faceva in modo da colpire la nostra coscienza, da far entrare quel fatto nel nostro vissuto. Ci poneva delle domande sconcertanti.
 Il fatto che il 20 Giugno migliaia di lettori in Italia twittassero beati e felici mentre accadeva una roba di una gravità enorme a Roma (provate a pensare se avessero marciato per il no al matrimonio agli ebrei o alle persone di colore), mi ha fatto domandare se i lettori in Italia non manchino anche per questo. A cosa serve leggere sempre e solo per svago? A cosa serve scrivere sempre e solo per svago?
 Perché il problema non è solo dei lettori, ma, ovviamente, anche degli autori.  
Indubbiamente nell'editoria esistono mode come nelle case discografiche.
 Negli anni '70 i cantautori italiani furoreggiavano al punto che Gianni Morandi dovette mettersi a studiare al conservatorio in attesa di tempi migliori, ora per trovare un cantautore devi andare ai festival indie e sperare, nella massa pretenziosa, che qualche cosa di vagamente ascoltabile emerga.
 Perciò immagino che, in tempi di crisi dell'editoria, l'ultima cosa che ti viene in mente di fare è pubblicare un romanzo che sappia descrivere gli italici vizi e le italiche virtù (quel tipo di libro che penso sempre, ingenuamente, che dovrebbe vincere il premio Strega). 
 Tuttavia per tortuose che possano essere le vie della pubblicazione, il dubbio che sorge spontaneo dando un'occhiata alla gittata continua di romanzi in libreria è che manchi la capacità generale di farla questa critica.
  Il romanzo che descriva i vizi e le virtù non esiste perché forse non esiste chi sa scriverlo.
 Detta così pare che aspetto il corrispettivo italico de "Il grande romanzo americano", in realtà l'altra sera ho visto, per assoluto caso, "Made in Italy" di Nanni Loy in tv, un film degli anni '70 che descriveva in numerosi episodi, come tanti splendidi cortometraggi, piccole storie che dicessero qualcosa sull'evoluzione sociale degli italiani.
 Ebbene, uno solo di quegli episodi bastava come trama di un romanzo di critica di costume, non troppo lungo, affatto noioso, molto popolare e raffinato al contempo.
 Ma allora com'è che mi ritrovo circondata da romanzi o troppo pretenziosi o assolutamente pieni di niente? Dov'è stato l'errore? Quando i lettori di Letti di Notte e quelli della piazza omofoba non solo hanno smesso di parlarsi, ma di essere a conoscenza gli uni dell'esistenza degli altri?
 Perché l'editoria non è più in grado di turbare le coscienze?
 Io non penso che esistano tempi in cui nascono persone più talentuose, penso che la nascita di un fermento culturale, l'emersione, ma anche lo sviluppo di determinati talenti venga spesso da una forza esterna, da un contesto favorevole o stimolante, dalla voglia di esplodere.
 Un'epoca tiepida, che si compiace di sè stessa, non ha dubbi. E non c'è niente di più stupido che non dubitare mai.

 Sono domande praticamente sui massimi sistemi, eppure penso che sarebbe interessante un dibattito del genere (che fa molto dibbbbbbattito post cineforum in una sala semideserta con la gente che dorme rivoltata sulle siede, però oh, ogni tanto ce vò, se no che caspita leggiamo a fare?).
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