venerdì 28 maggio 2021

Piccole recensioni tra amici! "Circe" di Madeline Miller e "Lisbona è un'assurda speranza" di Daniele Coltrinari: mito, maghe, Lisbona e gentrificazione

 Ed ecco che finalmente produco un nuovo piccole recensioni tra amici!

Spero la prossima settimana di riuscire a pubblicare due cose che ho in coda da troppo tempo: la recensione de "L'acqua del lago non è mai dolce" di Giulia Caminito (meno male che questo libro è uscito ora che sono tornata vicino casa altrimenti questo libro sarebbe stato uno struggimento totale e continuo) e una serie di vignette de "La dolce vita di Dolcemetà".

 Ma soprattutto, mi hanno fissato l'esame di pratica della patente, cosa che mi costringerà a tornare a Milano e mi ha condotto a prendere lezioni di guida anche a Roma.

Tutto ciò, oltre a mettermi un'ansia insostenibile, mi condurrà ad un fumetto che so molto atteso: la seconda parte de "Le avventure della patente".

Preview: l'istruttore di Roma dice che io non mi ricordo lo stacco della frizione, ma lui, dal canto suo, continua a chiamarmi Elena ogni 3 secondi. E come sapete, mi chiamo Laura.

Bene! Buon piccole recensioni tra amici a voi!


CIRCE di Madeline Miller ed. Marsilio/Feltrinelli:

 Per molti anni ho cercato una scrittrice che sapesse scrivere come Marion Zimmer Bradley, autrice della saga di Darkover, ma anche di grandi romanzi tra lo storico e il leggendario come "La Torcia", ispirata all'Iliade, o "Le nebbie di Avalon" che rielabora il ciclo arturiano. Aveva un modo di scrivere affascinante, in grado di dare una profondità incredibile ai suoi personaggi, non solo femminili.

Nonostante avesse numerose seguaci, purtroppo la ricerca è stata vana fino a quando mi sono imbattuta in "Circe" di Madeline Miller. 

 La Miller è autrice di un romanzo molto acclamato, "La canzone di Achille" in cui Patroclo racconta la sua vita e il suo rapporto con Achille, un romanzo che ho letto, recensito e mi è molto piaciuto, ma che non mi aveva stravolto come le leggende promettevano.

 Anche per questo non avevo preso, alla sua uscita, "Circe" la cui protagonista, come immaginerete è la semidea che trasformò i compagni di Ulisse in tanti maialetti.

 Con la combo dei due libri a 9,90 Feltrinelli l'ho recuperato e iniziato con scarsa fiducia E INVECE. E invece è un libro bellissimo, molto superiore, secondo me, a "La canzone di Achille" la cui tristezza di fondo e il fatto che Patroclo non sia l'eroe più trascinante del ciclo omerico fanno sì che la storia non riesca mai a spiccare completamente il volo.

 In Circe invece la Miller trova il personaggio giusto, rivisitandolo in un modo molto simile alla Morgana de "Le nebbie di Avalon": un personaggio nodale eppure mai ritenuto davvero all'altezza dagli altri che la circondano.

 Circe, figlia della ninfa Perseide e del titano Elio, il sole, ha tre fratelli bellissimi e terribili: Pasifae (sì, la regina di Creta madre del Minotauro), Perse e Eete (il padre di Medea). Solo lei nasce con un volto rapace che non si addice a una ninfa, una strana voce umana e non divina che non si sa da dove venga,  e un'ingenuità che non conosce amici alla corte degli dei. 

 Ma, inaspettatamente, come i suoi fratelli, Circe è qualcosa di nuovo: non è solo una semidea, ma una maga, una maga versata nelle metamorfosi.

Di sicuro sarebbe interessante
abbinare la lettura di questo libro
sulle diverse interpretazioni del
personaggio di Circe

 Quando Zeus si accorge della strana prole di Elio, gli impone di non generare più figli con Perseide e pretende una sorta di tributo.

  Quel tributo sarà l'esilio perpetuo di Circe sull'isola di Ea dove in verità, almeno in principio si troverà benissimo: né parenti né ninfe ambiziose la tormenteranno più, i genitori che mal la sopportano e poco la tengono in considerazione sono finalmente lontani, come è lontano il bel Glauco, pescatore umano che ha trasformato in dio credendo l'avrebbe presa in sposa, e Scilla, che ha trasformato in un orrendo mostro marino, rea di averle rubato l'infedele pescatore.

 La bellezza della solitudine diventa un abisso col passare dei decenni e Circe non trova pace, di nuovo sfruttata dalla sua famiglia, abbandonata da tutti, vendicativa infine contro i marinai che le riservano il trattamento che ogni donna riceve quando non ha la protezione di un uomo: derisa, non rispettata, aggredita.

 La Miller segue il ciclo dei miti (molti, non li conoscevo tutti anche se sono una grande appassionata di mitologia classica da sempre) che vedono Circe protagonista o comparsa, disegnando un personaggio splendido, vivo, appassionato, triste, vilipeso eppure mai piegato.

 E' davvero un bellissimo libro che si legge di gusto, con vero piacere, e che non si può non consigliare.


LISBONA E' UN'ASSURDA SPERANZA di Daniele Coltrinari ed. Scatole Parlanti:

 Ha dei tratti interessanti questo romanzo d'esordio di Daniele Coltrinari, già autore di un saggio sulla Vuelta (la versione portoghese del giro d'Italia): l'enorme problema della gentrificazione e la capacità di restituire l'atmosfera del paese lusitano.

Per chi, come me, è grande appasionat* di Portogallo, è una gioia leggere un libro dove si ritrovano cibi, descrizioni, accenni culturali, a tutto ciò che rende la patria di Pessoa, un posto assolutamente peculiare nel panorama europeo: continentale, ma oceanico, un popolo mediterraneo a modo suo, i confini di un impero del quale la Troika si ricorda solo quando scova problemi economici di sorta.

 Con la scusa del suo protagonista tra i quaranta e i cinquanta, costretto, dopo anni di vita bohemienne a Lisbona, a rientrare in Italia e trovarsi un lavoro fisso e cedere alla stabilità che da una parte ci tiene in vita e dall'altra ci ammazza, la storia racconta gli ultimi anni di una città che perde l'anima in nome della turbogentrificazione.

 Stupisce in realtà che un tema importantissimo e attuale, come quello dei fondi immobiliari, della speculazione degli affitti e delle locazioni turistiche, che sta di fatto ridisegnando il panorama e la composizione urbana delle grandi città, non sia più diffuso a livello narrativo.


 Eppure chiunque abbia cercato una casa in affitto sa che ginepraio sia diventato trovare una stanza o una casa a fronte dell'enorme offerta di locazioni turistiche. Ti accettano per pochi mesi senza che tu possa prendere la residenza, poi arrivederci e grazie perché due settimane di turisti rendono quanto due mesi di affittuari che non sai bene neanche come puoi cacciare. 

 Lo fa il singolo privato, come lo fanno enormi fondi immobiliari che comprano case e svuotano città.

 E le città vuote, le città bomboniera, fatte per i turisti, come enormi luna park, cosa diventano? Dove finisce la loro anima? Che ne è delle persone che la rendevano unica?

 La storia racconta bene il crepuscolo della Lisbona che fu, senza nostalgie, ma con la consapevolezza che il capitalismo divora i suoi figli. Eserciti di invisibili abitanti sfruttati molto, pagati poco e cacciati a pedate dalle loro città per far posto a chi la città la vive un weekend.

Ciò che manca e che avrebbe reso il libro molto più corposo è però un filo conduttore, una storia da seguire e a cui appassionarsi, tra ricordi, aneddoti, riferimenti e incontri. Una storia d'amore forse, che alla fine è la via più battuta perché più facile, ma anche una storia lavorativa, un'amicizia, un dolore.

 Alcuni scrittori soffrono di un'ambizione smisurata che gli impedisce di comprendere i propri limiti, altri limitano le proprie ambizioni scrittorie e sembra temano di gettarsi in una storia forse difficile e complessa da gestire, ma che renda la lettura l'esperienza impressionante che dovrebbe essere.

 Ma le opere prime servono anche per prendere le misure per il futuro. E quindi, che si attenda la seconda, con un po' di ambizione e coraggio in più!

domenica 16 maggio 2021

Quali titoli scegliere nella collana di Letteratura Giapponese del Corriere della Sera? I miei consigli tra gusti personali, valutazioni di trama e di prezzo!

  In questa piovoserrima primavera di questo anno fatto di tanta lentezza e molta attesa, si hanno qui e lì piccole gioie e scoperte.

Ill by Tofugu

 La gioia della scorsa settimana è stata scoprire che il Corriere della Sera ha deciso di dedicare un ciclo di allegati ai narratori giapponesi contemporanei. 

 Tutti i martedì (a partire da martedì 11 Maggio) per 25 uscite ci sarà in allegato col Corriere un libro di autore giapponese, prezzo davvero ottimo, 8.90 a titolo, e cover belline anche da esporre, (lo so che detta così sembra che mi abbiano pagato per annunciarvelo, ma no, non vi preoccupate, la povertà è sempre benvenuta in questa casa).

 Premetto che amando io la narrativa giapponese, li prenderei tutti di default, (al netto di quelli che ho già), ma ovviamente non posso sigh, perciò anche io farò una selezione.

Alcune cover della serie del Corriere della Sera
 Visto che molti su fb mi hanno chiesto consigli su quali suggerissi di acquistare, eccovi il post in cui titolo per titolo vi dico cosa farei/farò.

 Non troverete le trame, (che sono reperibili su tutti gli store online), ma le mie impressioni, riflessioni e anche le disamine prezzo del libro in allegato/prezzo dell'originale in libreria, che in tempi di magra anche i soldi sono cose a cui pensare.

Detto ciò, andiamo!

L'assassinio del commendatore di Haruki Murakami:

Assolutamente sì. Uno dei miei preferiti di questo tardo periodo murakamiano perché riesce a gestire la trama senza perdersi a un certo punto (sotto questo punto di vista "1Q84" era un po' fallace).  Si tratta di una sorta di noir psicologico con un pittore in crisi, uno strano vicino di casa molto ricco e una ragazzina che sparisce.

  Il prezzo rispetto alla libreria è favorevolissimo: l'originale era diviso in due volumi entrambi sui 20 euro, anche se ora la versione integrale è "solo" a 16. Qua vi beccate il volumazzo unico e a 8,90.

(Se vi interessa qui trovate una mia vecchia recensione).

Il dolce domani di Banana Yoshimoto:

Uno dei più graziosi del periodo calante di Banana Yoshimoto. 

 Banana riprende alcuni temi che le riescono particolarmente bene: l'elaborazione del lutto, il sovrannaturale che entra a far parte del quotidiano, la vita che ricomincia. In qualche modo sembra una versione molto depotenziata di "Amrita" (che vi superconsiglio). 

 Io già lo posseggo perciò non lo prenderò, ma lo suggerisco a chi vuole iniziare ad approcciare lo stile narrativo giapponese, tenendo presente che è davvero solo un punto di partenza.

  Se siete nel dubbio, sappiate che quando Feltrinelli farà l'edizione economica, il prezzo non dovrebbe poi discostarsi molto (anzi, visto che non è particolarmente cicciottello potrebbe anche essere inferiore), quindi nel caso potreste recuperarlo successivamente senza grandi differenze di spesa.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Il gatto che voleva salvare i libri di Sosuke Natsukawa:

Non l'ho ancora letto e dopo aver rivisto la cover (molto più bella quella della serie del Corriere della Sera, se posso dirlo) e aver riletto la trama non mi stupisce. Sembra un libro di Fabio Volo solecuoreamorelibrerie che onestamente se fosse di un autore italiano non avrei nemmeno aperto.

 Credo che, al massimo, lo prenderò in biblioteca, ma non avrà i miei soldi. 

Potrebbe piacere a chi ama il genere, immagino (o magari è un mio pregiudizio ed è graziosissimo, in tal caso, testimoniate e valuto anche io se cambiare idea!).

Tokyo Soundtrack di Furukawa Hideo: 

 Dalla quarta di copertina la trama onestamente non si capisce (e io ammetto che le quarte di copertina vaghe non le sopporto, se compro un libro gradirei sapere almeno a grandi linee la trama), ma è uno di quei casi in cui il rapporto di prezzo con "l'originale" in libreria è davvero buono, soprattutto perché Sellerio di edizioni economiche non ne fa quasi mai.

 Lo prenderò e probabilmente lo metterò nei libri da portare in vacanza (sperando di andarci).

L'anulare di Yoko Ogawa: 

Se non avete mai letto niente di Yoko Ogawa, autrice nipponica molto raffinata e un po' inquietante, potrebbe essere un buon modo per iniziare

 La storia ha tutti i crismi letterari giapponesi: una protagonista senza nome, che ha perso un pezzetto di anulare nel lavoro precedente, inizia a lavorare presso uno strano tizio che prende in custodia dalle persone oggetti legati a ricordi dolorosi per farne altro.

 La trama non scarta sul versante Mangiapregaama, ma va verso prospettive molto più inquietanti che danno una buona misura della cifra stilistica dell'autrice. Tenete presente, nel caso foste in dubbio, che si tratta di un romanzo comunque piuttosto breve che in libreria non costa molto di più.

 Avendo già letto svariate altre cose dell'autrice e non essendo particolarmente attratta dal titolo, io non lo prenderò.

Il gatto venuto dal cielo di Hiraide Takashi: 

Una storia graziosa, triste, sulla capacità che hanno alcune cose improbabili, in momenti di grande crisi, di salvarci. 

 Nonostante questa premessa non lo ricordo come memorabile e mi sento perciò di consigliarlo principalmente a tre categorie di persone: persone in crisi, amanti dei gatti, gente che (come me) legge tutto quello che esce di autori giapponesi. 

 Per tutti gli altri, passate oltre.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka:

 Non mi sentirei honestly di chiamarla narrativa giapponese. Parla indubbiamente di un tema interessante: le donne giapponesi che partivano per l'America per sposare connazionali lì emigrati. Tuttavia il libro è di un'autrice americana di origine giapponese, tanto che l'originale è scritto anche in inglese.

 Sarà una questione di lana caprina forse, ma non credo dovrebbe essere nella selezione.

Sei Quattro di Hideo Yokoyama: 

 E' un giallo e io un giallo giapponese che mi piaccia devo ancora trovarlo. Generalmente sono molto molto lenti, minuziosissimi e sono fatti al contrario rispetto a quello che siamo abituati a leggere in occidente: gli investigatori  capiscono subito chi è l'assassino e passano il libro a cercare prove per dimostrare la loro intuizione. 

 Non credo che vorrò ritentare l'impresa, quindi per me è un no, ma magari mi sbaglio eh. Se qualcuno lo ha letto, mi faccia sapere!

La foresta d'acqua di Kenzaburo Oe:

Unico vero e proprio letterato (premio Nobel del 1994) di questa selezione di titoli, è indubbiamente un sì, se non altro perché dà una misura della vera letteratura giapponese alta.

 Peraltro avendo amato sin dalle superiori molta narrativa giapponese, ho letto almeno un'opera di ogni grande autore, Akutagawa, Tanizaki, Dazai ecc. MA non ho mai letto nulla di Oe. 

E' ora di colmare questa lacuna.

La cartella del professore di Hiromi Kawakami:

 Questo è assolutamente un sì. La delicatissima storia d'amore tra un anziano professore e una sua ex alunna (ultratrentenne), una donna in carriera che soffre nel non corrispondere all'ideale di donna giapponese moglie e madre, è davvero splendida. 

 Originale, tenera, profonda, una storia che vi straconsiglio e che anche io prenderò (presi il romanzo in prestito in biblioteca).

 Vi consiglio, nel caso dovesse piacervi, anche la graphic che ne ha tratto Jiro Taniguchi, "Gli anni dolci", molto fedele.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Un litro di lacrime di Kito Aya:

Credo che non lo prenderò, ma lo cercherò in biblioteca. 

 Mi pare di capire dalle recensioni che si tratta di un grande successo nipponico degli anni '80, uno di quei diari un po' stile "Alice i giorni della droga" o "I ragazzi dello zoo di Berlino", anche se il tema non è assolutamente la droga, ma la malattia dell'autrice.

 I giapponesi hanno un modo molto particolare di indagare il dolore e in questo senso sembra molto interessante, ma i romanzi diaristici non mi fanno impazzire di solito.

Le ricette della signora Tokue di Durian Sukegawa:

 Assolutamente sì! Bello il libro e molto bello anche il film, fedelissimo, che ne è stato tratto. 

 La cover Einaudi non gli rendeva giustizia, facendo pensare a qualcosa di un po' melenso (spero in quella di questa serie), quando si tratta di un romanzo che svela una verità durissima: il dramma degli ex lebbrosi in Giappone.

 Un ex carcerato gestisce un piccolo negozio di dorayaki per conto di una padrona che lo vessa. Un giorno decide di cercare un aiuto per cucinare la marmellata di Azuki e si presenta una strana vecchina, la signora Tokue del titolo, bravissima a cucinare, ma con le mani sfigurate.

 Nasconde un passato terribile, un passato col quale il Giappone non hai ancora fatto i conti, nonostante abbia derubato migliaia di cittadini delle loro vite.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

La cicala dell'ottavo giorno di Mitsuya Kakuta:

 Non so. Nel senso che si tratta di uno di quei romanzi giapponesi che presentano situazioni disturbanti che mi attraggono e respingono allo stesso tempo (mi attraggono perché spesso sono scritte benissimo, mi respingono perché spesso la sensazione inquietante di fondo inquina la lettura ). In questo caso la trama prevede una ragazza, amante di un tizio, che dopo aver avuto un aborto, assiste alla nascita della figlia di lui con la moglie, e, sconvolta, decide di rapirla. 

 Credo che infine lo prenderò, l'estate è lunga.

Il paese dei suicidi di Yu Miri: 

 Sospendo il giudizio. Anni fa, quando davvero c'erano pochi libri giapponesi in giro, cercai di leggere il suo "Oro rapace", uno dei pochi in circolazione. Tentai più volte di iniziarlo senza riuscire ad andare oltre, temo, pagina cinquanta. 

 Credo che almeno personalmente dirotterò i miei soldi su altri titoli, ma non escludo si tratti di gusti personali perché comunque come autrice in patria è molto apprezzata.

Mosaico di Randy Taguchi:

 Sono davvero stupita di vedere Randy Taguchi (che avevo da poco inserito in questo elenco) nella selezione di titoli. 

 E' un'autrice tradotta dalla Fazi nei primi anni 2000 e mai più rivista, quindi tenete presente che se non acquistate "Mosaico" così, non lo troverete in libreria nel caso doveste ripensarci. Di lei lessi "Presa elettrica", lo ricordo scritto bene e un po' angosciante. Dalla trama mi pare di capire che anche qui siamo dalle parti della realtà che entra in contatto col sovrannaturale (grande must della narrativa giapponese).

Penso che ci rifletterò e deciderò all'ultimo cosa fare.

Un'estate con la strega dell'Ovest di Kaho Nashiki: 

Storia graziosa, molto pericolosa se avete perso da poco una nonna adorata perché parla del rapporto tra una ragazzina e la sua nonna di origine europea trasferitasi giovane in Giappone.

 La trama è abbastanza esile e la scrittura non particolarmente corposa. 

 Tenete presente che essendo un Feltrinelli è uno dei pochi titoli che trovate a meno in libreria (8,50 invece degli 8,90 dell'allegato) quindi, a meno che non vogliate la serie completa per collezione, potreste dare priorità ad altri titoli che in negozio normalmente vi costerebbero il doppio.

Ogni giorno è un buon giorno di Morishita Noriko: 

 Sono indecisa. Questo libro che è stato uno dei grandi successi dello scorso anno, è una storia che incrocia autobiografia e cerimonia del tè che però non so, non mi convince del tutto. Temo sia una cosa proprio leggerina leggerina per chi è appassionato più di Giappone che di letteratura nipponica.

 Credo che alla fine propenderò per il no.

Un bosco di pecore e acciaio  di Miyashita Natsu: 

 Sapevo da tempo dell'esistenza di questo romanzo che parla di un accordatore di pianoforti, ma non mi aveva mai particolarmente attirato dandomi l'idea di una trama molto vaga e fatta un po' tanto e un po' troppo di "sensazioni".

 Le poche recensioni su internet sostengono un po' questo mio pregiudizio, ma penso deciderò all'ultimo se dargli o meno una possibilità, ma credo propenderò per il no.

Passione Sakura di Naoko Sabe: 

Poche cose sono più giapponesi dei ciliegi e degli hanami e questo libro che ne racconta la storia anche attraverso il botanico inglese che ne determinò la diffusione mi affascina, anche se mi pare di capire che si tratti più di un saggio che di un romanzo

 Lo prenderò.

La stanza del Kimono di Yuka Murayama:

 La cover dell'edizione Piemme originale fa pensare a una di quelle robe solecuoreamore, ma la trama sembra più declinare verso "La croce buddista" di Tanizaki (a proposito, non è purtroppo in questa selezione, ma ve lo straconsiglio). Un negozio di kimono, due coppie che a quanto sembra avranno le loro gatte da pelare. 

Credo lo prenderò.

Le storie del negozio di bambole di Tsuhara Yasumi: 

Una raccolta di racconti eterogenei che hanno come fulcro lo stesso negozio di bambole. La bambola in occidente è associata praticamente solo ai giocattoli, ma in Giappone ha una valenza molto diversa e il libro (che a mio parere funzionerebbe benissimo come una serie manga delle CLAMP) rende bene le molte sfaccettature della questione. Tuttavia la storia rimane un po' incompiuta e non ha una parabola ben definita.

 E' comunque un titolo insolito che vi consiglio soprattutto se amate i manga, i racconti e siete grandi lettori di narrativa nipponica. (Io già lo posseggo).

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

La locanda degli amori diversi di Ito Ogawa: 

E' un NI. Nel senso che è un libro grazioso, molto tenero, che racconta la storia d'amore tra due donne, una trentenne divorziata con un figlio e una ventenne che all'inizio del romanzo cerca di suicidarsi perché non può più vivere nella finzione. 

E' una bella storia, ma il finale la rovina drammaticamente. 

 Se avete letto poca narrativa giapponese e volete iniziare con un romanzo che non sia troppo esile, potrebbe essere adatto a voi, ma non dite che non vi avevo avvertito (l'originale in libreria, per la cronaca, costa solo un euro in più, quindi male che va potete recuperarlo più avanti).

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Ecco, queste le mie valutazioni! Se vi va, fatemi sapere le vostre! Anche io, come avrete visto, ho dei titoli in bilico e vorrei capire cosa fare!

domenica 25 aprile 2021

Oh Bella Ciao! Una selezione di libri e antologie che raccontano la storia di una canzone straordinaria.

 Lo scorso anno, durante l'infinito lockdown durante il quale eravamo forse più storditi, ma di certo più speranzosi verso il futuro, passai circa un quarto d'ora del 25 aprile alla finestra.

 La casa milanese dove ho vissuto per otto anni era un bilocale piuttosto agevole per due persone, ma proprio in funzione di una metratura non da criceto, avevamo dovuto sacrificare l'altezza. 
 
Ergo vivevamo in un piano rialzato che ci faceva affacciare direttamente sulle teste dei passanti.

 Sorvolando sulla quantità di grasso inquinamento  che ho respirato per anni e sulla mancanza perenne di luce naturale, quando la vita era normale il  massimo problema erano gli incivili che poggiavano regolarmente le bottiglie di birra vuote sul nostro davanzale dopo una nottata di bagordi.

  Durante il lockdown invece, il piano rialzato si rivelò un limite piuttosto importante.

 Senza balconi e cortili, ci affacciavamo con le nostre tazzine di caffè su processioni di persone intente a raggiungere il supermercato vicino, ad andare nella tabaccheria di fronte, a portare a spasso il cane e insomma intente nelle poche cose previste a Sin city. 

 La gente ci fissava regolarmente inviperita dalla nostra presenza, immagino temendo fossimo delle pericolose delatrici e non delle povere criste con l'unico desiderio di prendere aria in faccia ogni tanto.

 Anche la nobile arte del flash mob e del canto non era una questione facile da esercitare in un piano rialzato e infatti l'unico tentativo in cui mi sia cimentata lo scorso anno era stato in occasione del 25 aprile. 

 Munita del mio cellulare con "Bella ciao" dei MCR al massimo del volume, mi lanciai in un cantata  nella solitudine del mio condominio abitato, non tanto da fascisti quanto da anziani, ma soprattutto sotto lo sguardo divertito e sospettoso dei malfidenti passanti.

 Non la ricordo come l'esperienza più appagante o eroica della mia vita, ma mi spiaceva far passare il 25 aprile come uno dei tanti pomeriggi di quella primavera tristissima e cantare "Bella ciao" mi sembrava un buon compromesso.

 Ho pensato quindi, a un anno di distanza, di dedicare un post a questa canzone che da sola, col solo ritornello, riesce a suscitare un'enorme sentimento di libertà, ed è ormai conosciuta in tutto il mondo come simbolo di rivolta verso l'oppressione.

LA STORIA di BELLA CIAO:

 La domanda sorge spontanea: dove nasce e come si è diffusa "Bella ciao" nel mondo come canto di liberazione?

 L'opinione più comunemente diffusa (quella che conoscevo anche io che per quel che mi riguarda l'ho imparata da mia nonna assieme ad altre canzoni random come "Il Piave") è che fosse un canto delle mondine riadattato dalle brigate partigiane, ma, ebbene sì, sembra che le mondine siano venute dopo i partigiani.

La ricostruzione delle origini è stata esplorata da ben più di un libro, tanto che potete avere l'imbarazzo della scelta tra: "Bella ciao. Storia e fortuna di una canzone" di Cesare Birmani ed. Interlinea, "Bella ciao" di Marcello Flores ed. Garzanti, "Bella ciao. La canzone della libertà" Add editore e "Bella ciao. La storia definitiva della canzone partigiana che dalle Marche ha conquistato il mondo" di Ruggero Giacomini ed. Castelvecchi.

Giacomini ipotizza la nascita nel maceratese a opera della poco conosciuta resistenza marchigiana che la passò poi alla Brigata Maiella in Abruzzo dalla quale poi approdò in Emilia.

 La teoria si basa su alcune lettere che lo storico a rinvenuto nell'archivio dell'Istituto di storia delle Marche.

Anche Cesare Bermani invece è tra i fondatori dell'istituto Ernesto De Martino che avalla la teoria della Brigata Maiella

 Secondo lo storico, fu un caso che la canzone divenne un canto popolare di una brigata partigiana del centro Italia prima ancora che al nord, dov'era assai più popolare "Fischia il vento".

 Inoltre va ancora più indietro nel passato, riconducendola ad un canto composto dal poeta Costantino Nigra, "Fior di tomba".


 Ci tiene inoltre Birmani a sottolineare come "Bella ciao", al contrario di quanto sostenuto da molti revisionisti storici che la vorrebbero introdotta successivamente, fu davvero cantato da molte formazioni partigiane e fu un canto popolare della resistenza.

Carlo Pestelli parte proprio dagli studi di Bermani per raccontare l'intera parabola della canzone, partendo da Nigra, passando per i partigiani abruzzesi e parlando del festival dei due mondi di Spoleto dove nel 1964 sembra che si ingenerò l'equivoco mondine ---->partigiani di cui fu vittima anche mia nonna.

 Arriva quindi ai giorni nostri dove questa canzone, che accenna a un generico invasore senza entrare nello specifico, è stata prescelta nei più impensati angoli del pianeta come inno alla libertà e dove ancora e persino in Italia è osteggiato da politici di bassa lega.

 Sullo storico spettacolo del 1964 torna anche Marcello Flores che nel suo libro davvero per tutte le tasche (4,99 euro) si cimenta anche lui nella ricostruzione storica di questo canto la cui popolarità sfocia ormai nella leggenda.


PER RAGAZZ*:

 Una canzone così speciale non poteva non avere una proposta libresca anche per ragazz*.

 Lorena Canottiere è un'autrice di fumetti (splendido il suo "Verdad" ambientato durante la guerra civile spagnola del quale ho parlato qui) e illustratrice bravissima e questo suo "Bella ciao", uscito per le Edizioni EL è davvero un libro illustrato splendido da donare a ragazze e ragazzi (ma non solo).

 Un'alternativa, per più piccini, è "Bella ciao" di Gallucci editore, un illustrato forse graficamente meno bello, ma provvisto di cd allegato con canzone arrangiata dai Modena City Ramblers che può agilmente sostituire il nonno o la nonna di turno nell'insegnamento della canzone.


ANTOLOGIE DI CANTI DELLA RESISTENZA:

 Quando facevo il tirocinio universitario nella biblioteca del mio paese, mi resi conto dopo non molto tempo che qualcuno anni prima doveva aver fatto anni prima un'interessante donazione privata.

 C'erano infatti libri sulla resistenza, gli anni '70 e il femminismo molto particolari e rari che una biblioteca di paese non aveva nessun altro motivo di possedere nella sua collezione.

 Tra questi, ce n'erano molti di una collana stranissima degli anni '70 di Newton&Compton (o almeno, stranissima se pensiamo alla Newton di adesso): paperbacks poeti.

 Assieme a poeti come Garcia Lorca e Baudelaire (ma anche Mao Tse-Tung), c'erano delle antologie come "Canti della protesta femminile" o "Canti rivoluzionari nel mondo" (che, copertina un po' vintage a parte, è un testo sicuro da recuperare e leggere).

 Purtroppo, era prevista una raccolta di canti portoghesi, ma non della resistenza.

Ho provato a fare una ricerca per vedere se esistesse una qualche antologia e ho trovato alcuni titoli che mi sembravano molto gustosi.

 Il primo è questo "Cantalo forte", un saggio Gioachino Lanotte ed. Stampa Alternativa che esamina la lotta partigiana attraverso le canzoni composte e/o cantate nei due anni della resistenza e negli anni successivi. 

Un saggio politico-musicologico che riporta anche i testi e una preziosa bibliografia di riferimento.

 Esiste poi "E sulla terra faremo libertà. Poesia e canzoni della Resistenza italiana" a cura di Alberti Volpi, Stilo editore.

 Un'antologia di poesie e canzoni della e sulla resistenza italiana con una divisione tematica e la scelta di inserire anche grandi poeti accanto alle canzoni diffusesi spontaneamente nelle brigate partigiane (proprio come "Bella ciao"):

 A onor di cronaca inserisco anche la raccolta "Canti della resistenza italiana" di A. Virgilio Savona e Michele L. Straniero ed. Laterza. E' degli anni '80 e probabilmente non facilissima da reperire, ma nell'attesa che qualcuno colmi il vuoto,

 Infine un saggio Laterza molto più recente e reperibile: "Bella ciao. Canto e politica nella storia d'Italia" che esamina la storia d'Italia dal punto di vista delle canzoni politiche del paese.


E ovviamente innaffiate il tutto con una larga dose di:








mercoledì 7 aprile 2021

Il male che ci avvolge come polvere. "La casa impura" di Ono Fuyumi, un romanzo horror o una lezione sulla narrativa dell'orrore?

 Sarebbe molto interessante usare "La casa impura" di Ono Fuyumi, (appena uscito per Atmosphere Libri), durante un corso sulla letteratura horror poiché si tratta di uno strano romanzo, benissimo scritto, estremamente metaletterario, che indaga, attraverso una trama meticolosa, le grandi domande alla base del genere.

  La protagonista è una scrittrice di romanzi horror che per anni è stata anche curatrice di una raccolta di racconti dell'orrore. 

 Per questo motivo, nel corso degli anni, molti fan le hanno inviato storie sovrannaturali delle quali erano protagonisti (o sostenevano di esserlo) nella vita reale.

 Un giorno riceve la lettera di una sua lettrice, Kubo, che le racconta di essersi appena trasferita in un nuovo condominio, ma dopo appena pochi giorni ha iniziato a sentire in casa alcuni strani rumori. Dopo molto osservare, si era resa conto che provenivano principalmente da una stanza, dove era riuscita a intravedere il pezzo di un particolare kimono come pendere dal soffitto.

Leggendo, la scrittrice si rende conto di aver ricevuto, anni prima, una lettera con una storia simile e si capisce che si tratta dello stesso condominio. A quel punto decide di contattare Kubo e di indagare assieme a lei sui motivi cha avrebbero potuto la casa ad essere infestata dai fantasmi e se, soprattutto, si può parlare di fantasmi.

 Il libro infatti viaggia sempre sul sottile crinale del dubbio: ciò in cui la scrittrice e Kubo si imbattono è in effetti qualcosa di sovrannaturale o la loro è semplice suggestione?

 La trama prosegue seguendo il filo di ogni bravo romanzo o film horror: per comprendere ed estinguere le cause del male bisogna arrivare all'origine.

 Iniziano quindi separatamente una meticolosa opera di ricostruzione: chi abitava prima nell'appartamento? E' solo l'appartamento di Kubo a sembrare infestato o anche il resto del palazzo? E se invece fosse il terreno a contenere la radice del male?

 Si procede quindi in una selva di dubbi, di suicidi pregressi, di dicerie, pettegolezzi, famiglie distrutte, malattie. E più si va avanti più sembra che l'origine del male si sposti nel tempo: forse era una famiglia disgraziata, forse un edificio in fiamme, un ragazzino malato, una spada maledetta.

 Ma quanto a fondo bisogna andare per capire dove si annida il male? E perché alcuni fatti drammatici dovrebbero contenere uno specifico seme malvagio? Cosa causa il perdurare di una maledizione?

 I dubbi delle due protagoniste sono gli stessi dubbi di un lettore appassionato di horror o di uno scrittore che si trova ad affrontare una trama.

Cosa determina l'insorgenza del male? E perché decidiamo che uno specifico suicidio, una morte disgraziata o un incendio doloso debbano per forza essere connessa a qualcosa accaduto molti anni prima?

 Nel libro gli anni passano inesorabili. Le due donne cambiano case, chiedono aiuto, cercano testimonianze, e seppur scettiche iniziano con terrore a guardare ai malanni dai quali entrambe, in tempi diversi, sono afflitte. Normale routine o l'effetto di aver in qualche modo sfiorato il male?

 Diceva un famosissimo passo di Nietzsche che se a lungo guardi l'abisso, anche l'abisso ti guarderà ed è forse la morale del libro e del fascino che la narrativa dell'orrore ha sui lettori.

 La scrittrice e Kubo sono attratte e respinte allo stesso tempo dall'idea di seguire il filo rosso che dovrebbe svelare loro chi infesta la casa di Kubo.

 Tuttavia, più l'indagine si fa approfondita maggiore è la sensazione che le disgrazie concatenate non siano altro che un reciproco guardarsi tra abissi.

 L'idea che il male sia un contagio è alla base di altre storie. Da "The Ring" che crea un vero e proprio nesso tra un virus reale e un virus fantasma, a pellicole come "Il tocco del male" in cui un demone passa di corpo in corpo attraverso un semplice tocco.

Ed è un'idea affascinante perché, forse, è l'unica parte reale delle storie dell'orrore.

  Il male arriva dalle vie più impensate, attecchisce dove trova un terreno fertile, perseguita, porta alla pazzia, rende gigantesche cose microscopiche e viceversa. 

 Il libro si ferma un passo prima della soluzione, proprio come un buon trattato di narrativa dell'orrore dovrebbe fare, lasciando la domanda finale al gusto del lettore: è tutto vero e il male può prendere una forma che possiamo capire e combattere, oppure è solo un'incredibile suggestione che rimane attorno a noi come una polvere, una nuvola da attraversare senza rimanere indenni?

martedì 30 marzo 2021

Il 31 Marzo sarò ospite di Let's Queer It(aly), ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham! Non mancate!

Sebben latitante su questi schermi (forse dovrei venire psicologicamente a patti che la frequenza dei post è fisiologicamente diminuita benché assicuro che non abbandonerò mai questi spazi solo per i social), mi do da fare in cose varie ed eventuali a tema libresco!

 Il 31 Marzo 2021 alle 18:00 sarò ospite con Luca Starita ad uno degli incontri di Let's Queer It(aly) un ciclo online dedicato al queer nella cultura italiana contemporanea e organizzato dalla sezione di Italian Studies dell'University of Birmingham.

Se siete interessat* sarà possibile partecipare previa iscrizione sulla piattaforma Eventbrite a questo link: https://www.eventbrite.com/e/la-letteratura-queer-in-italia-oltre-i-canoni-tickets

L'evento è ovviamente gratuito! E ringrazio moltissimo Anna Lisa Somma per avermi coinvolta!

Vi lascio le locandine e la mia ansia!




domenica 7 marzo 2021

Ma se volessi leggere un horror giapponese? Undici consigli di lettura tra "The Ring" di Koji Suzuki, Yoko Ogawa, Taichi Yamada, fantasmi, prese elettriche e case infestate.

  Ho già raccontato in precedenza del mio amore per gli horror giapponesi, ma riassumo brevemente per chi giustamente non segue il blog da eoni.

Ero più o meno all'inizio dell'università quando il remake di "The Ring", oltre a dare lustro a Naomi Watts, mostrò agli occidentali il potere degli horror giapponesi.

 La grande differenza, o almeno una delle più grandi, è che i fantasmi giapponesi sono, tendenzialmente, molto più cattivi.

 Da noi, ad un certo punto in qualche modo li esorcizzi. Vogliono un prete, che tu gli risolva qualcosa che hanno lasciato in sospeso in vita, che li accompagni in paradiso o li salvi dall'inferno, insomma, se danno fastidio ai vivi, c'è sempre un motivo.

  E se c'è un motivo, c'è anche una soluzione.

 In Giappone no. In Giappone il fantasma sembra non avere uno scopo che non sia la propria personale fame o furia. Una fame o furia che in genere derivano da un qualche torto subito in vita, ma non è che ci sia la speranza di poterlo risolvere. Il protagonista della storia si illude di poterlo fare e si impegna e lotta, ma non sa che il fantasma non può saziarsi della sua brama di devastazione.

 Questo particolare, rese incredibilmente interessanti i moltissimi film e i vari libri che riuscirono finalmente ad arrivare in occidente grazie al "The Ring" di Verbinski. C'era una variabile che nella nostra ansia di espiazione cristiana, non avevamo previsto: la mancanza del perdono.

 Purtroppo tutte le cose belle finiscono e adesso immagino che tradurre film  horror giapponesi non passi per l'anticamera del cervello di nessun produttore oltre gli Urali.

 Però qualcuno traduce libri, e l'idea di questo post di consigli sugli horror giapponesi è nata propria da un libro appena uscito per Atmosphere libri che sto attendendo con grande trepidazione: "La casa impura" di Ono Fuyumi.

 La protagonista è l'ex curatrice di una collana horror per adolescenti che un tempo chiedeva ai lettori di inviare storie spaventose di loro conoscenza. Un paio di lettere, ad anni di distanza, raccontano dello stesso condominio a Tokyo, così decide di indagare..

Questa la sinossi e capite bene che non si può non trepidare.

 Nel frattempo, se vi viene voglia di leggere "La casa impura", ma qualche altro sul genere, eccovi una piccola lista di consigli.

  Purtroppo dovrete attingere abbondantemente alla biblioteca, ma SI PUO' FAAAARE.


THE RING  e DARK WATER di Koji Suzuki ed. Nord:

 E' un libro che rileggo ciclicamente perché è uno di quei libri che avrei voluto scrivere io.

 La storia è secondo me perfetta: equilibrata, inquietante, morbosa
senza essere pesante, con un'intuizione di fondo, l'idea di usare un mezzo tecnologico come medium per la propagazione della vendetta di un fantasma, assolutamente geniale.

 Il film è in molte cose fedele al libro e, a mio parere riesce a restituire molto bene le atmosfere. Menzione speciale al filmato che mi fa venire l'ansia solo a pensarci e che trovo davvero disturbante anche dopo anni.

 Ma se la storia di per sé è molto simile, il libro è molto meno educato del film. Nel film la protagonista è la classica madreh che deve attraversare indicibili ostacoli per salvare la propria prole, ma alla fine riesce, con un po' di cinismo, nell'intento.

 Nel libro il protagonista è un uomo e indaga per salvare la propria di pelle. 

 Samara si chiama Sadako e non è una bambina nata con la radice stessa del male, ma ha una storia molto più complessa che, peraltro, spiega anche la motivazione dietro alla cassetta maledetta che si propaga, esattamente come in una pandemia, per contagio.

Non posso svelarvi la soluzione, ma tecnicamente è adattissima ai tempi del covid. Il libro fa parte di una trilogia, ma non ho letto i due seguiti, "Spiral" e "Loop" perché virano molto sul fantascientifico.

 Dello stesso autore venne tradotta la raccolta di racconti, "Dark water", che, mi rendo conto scrivendo questo post, alla fine all'epoca non lessi (ora vado a metterlo nel paniere del mio ordine in biblioteca). 

Dal racconto che dà il titolo al libro è stato tratto un omonimo film, del quale esiste anche un remake con Jennifer Connelly, e che, all'epoca, vidi entrambi. Ricordo abbastanza bene che gran parte della faccenda poteva risolversi con l'aiuto di un buon idraulico.

Intanto Koji Suzuki si legge sulla fiducia.


ESTRANEI e UNA VOCE LONTANA di Taichi Yamada ed. Nord:

 C'era un tempo lontano in cui la Nord era una casa editrice specializzata in libri di genere. 

Per molti anni il suo focus principale è stato la fantascienza, ma aveva già iniziato a mutare da tempo quando, nei primi anni 2000, aveva pubblicato un paio di horror giapponesi molto graziosi: "Estranei" e "Una voce lontana", entrambi di Taichi Yamada.

 "Estranei" è uno di quei libri, che mi rendo conto, forse non sono esattamente per un momento covid.

 Il protagonista è Hideo Harada, un uomo divorziato, rimasto orfano dei genitori da ragazzino (i genitori che muoiono prematuramente in coppia sono un grande must del Giappone) che si sente davvero molto solo.

 Un giorno decide di andare nel quartiere della sua infanzia, ad Aasakusa, e lì incontra un uomo che gli ricorda tantissimo suo padre.

 Potrebbe essere una coincidenza se non fosse che anche sua moglie è davvero identica alla madre di Hideo. Inoltre tutti e tre si trovano estremamente bene insieme e Hideo, quando è con loro sente in qualche modo di essere tornato a casa..

Ve lo dico. Fazzoletti e se siete in un momento un po' da trauma covid (tipo io vorrei vivere attaccata ai miei h24 cosa MAI accaduta in vita mia), lasciatelo per un momento migliore.

 "Una voce lontana" invece mi è rimasto meno impresso e l'ho quasi dimenticato, ma la recensione che ne feci all'epoca su Anobii (ci sono rientrata di recente proprio per scrivere questo post) conferma che non mi piacque particolarmente.

  La storia è quella di un funzionario dell'immigrazione in Giappone che, durante una retata, sviene inseguendo un fuggiasco. Travolto da intense emozioni fisiche, inizia da quel momento a sentire una voce nella sua testa, una voce di donna per la precisione.

 Mi ricordo il finale e che doveva sposarsi con una tizia quasi sconosciuta con un matrimonio combinato. Per il resto, il vuoto. 

 Tuttavia il gusti sono gusti, magari a voi potrebbe piacere, quindi perché non provare?


QUANDO CADRA' LA PIOGGIA TORNERO' di Takuji Ichikawa ed Tea: 

Racconto di fantasmi poco spaventoso e molto drammatico, "Quando cadrà la pioggia tornerò" ha per protagonista Takumi, un ventottenne con alcuni problemi (non ben spiegati, non si capisce se ha un lieve ritardo mentale o altro) rimane vedovo dopo che sua moglie muore dopo una breve malattia. Con difficoltà, il ragazzo cerca di sopravvivere al dolore e di crescere il loro bambino, Yuji. 

 Lo sostiene una frase che la moglie ha detto prima di morire: "Quando cadrà la pioggia tornerò".

 Ed effettivamente un giorno, dopo la pioggia, sua moglie appare. Sembra un po' più giovane, ma è proprio lei e inizia a vivere con loro, come se nulla fosse successo.

 Rimette a posto il piccolo caos nel quale i due sono già precipitati e dare loro delle regole per riuscire a farcela nonostante i problemi di Takumi. Ma è davvero possibile tornare dalla morte?

Preparate taaaaanto fazzolettame.

Ps. Facendo le ricerche per questo post ho scoperto che dello stesso autore esiste un altro libro tradotto (spero che il titolo sia una pessima idea del traduttore): "Sono tornata, amore".


UTSUBORA di Asumiko Nakamura ed. Coconino:

 Graphic novel in due volumi, riprende il tema del doppio attraverso due misteriose gemelle. 

 La storia inizia con una ragazza, Aki, che si getta da un palazzo senza motivo apparente. I due numeri da chiamare in caso di emergenza risultano quelli della sua gemella Miki e di un famoso romanziere, Jun, recentemente tornato alla ribalta con un romanzo di successo, "Utsubora", dopo un periodo di crisi.

 La vicenda diventa ben presto molto complessa perché, se in un primo tempo, sembra che l'unico legame tra Aki e Jun fosse quello, anche un po' ambiguo, tra una fan e un famoso scrittore, ben presto diventa evidente che "Utsubora" vi ha giocato un ruolo. 

 Inoltre Miki sembra sapere su Jun molte più cose di quanto lui, che ne ignorava l'esistenza, avesse previsto, facendo balenare l'idea che la ragazza non sia realmente chi dice di essere.

 Noir con venature horror, avrebbe funzionato benissimo (anche meglio, secondo me), come romanzo. Perfetto per chi ama le storie di atmosfera.


LA CASA DELLA LUCE di Yoko Ogawa ed. Il Saggiatore:

 Raccolta di tre novelle lunghe, merita di stare in questa lista per via del secondo racconto, ambientato in un decadente e inquietante pensionato studentesco. 

 Una donna di Tokyo consiglia ad un suo giovane cugino, che deve trasferirsi in città per studiare, di andare a vivere in un pensionato studentesco di cui aveva buoni ricordi anni prima. 

 Non sa che col passare degli anni il posto è decaduto e ormai ci vivono poche persone. Proprio per questo è abbastanza a buon mercato per il ragazzo che vi si trasferisce per poi sparire misteriosamente.

 C'entra forse l'inquietante proprietario? 

 Peccato che la Ogawa non abbia scelto di farne un romanzo intero.


LA POLTRONA UMANA e altri racconti ed. Atmosphere libri e LA STRANA STORIA DELL'ISOLA PANORAMA ed. Marsilio di Edogawa Ranpo:


 Sebbene esuli dal tono degli horror che ho consigliato, non potevo esimermi, nel caso qualcuno landasse qui alla ricerca di consigli generici, di inserire Edogawa Ranpo, l'Edgar Allan Poe giapponese dichiarato sin dallo pseudonimo che scelse di usare.

 In Italia i suoi libri, gialli e horror, sono tradotti principalmente da Marsilio e Atmosphere Libri.

 I miei consigli sono due: "La poltrona umana e altri racconti", una selezione di racconti davvero  morbosi e inquietanti a partire da quello dal quale prende il titolo (un'idea che onestamente non so come sia potuta venire in mente a qualcuno), e "La strana storia dell'isola Panorama", un magnificente incubo horror. 

 La storia racconta le vicende di un giovane perdigiorno squattrinato, Hitomi Hirosuke, che riesce a sostituirsi (un po' in stile Talento di Mr Ripley) ad un ricco rampollo di una famiglia illustre, suo vecchio amico

 Dopo aver convinto tutti della sua identità, decide di investire le sue enormi somme di denaro nella creazione, su un'isola, di una sorta di Eden, un paradiso terrestre composto da foreste lussureggianti, luoghi onirici, comparse, strane abitazioni, animali e via discorrendo, che assume toni sempre più folli e grotteschi.

 Il finale, assicuro, è molto horror (e nel caso vi piacesse, ne esiste anche una graphic omonima di Suehiro Maruo).


PRESA ELETTRICA di Randy Taguchi:

 Il titolo, ve lo dico, è inquietante e non ho un grandissimo ricordo nemmeno di questo libro, il primo di una trilogia. 

 La protagonista, la giovane Yuki, dopo una notte di sesso con un collega, tornando a casa scorge suo fratello Taka col suo cane al guinzaglio. Peccato che il cane sia morto da tempo. 

 Poco dopo Yuki scopre che anche suo fratello è morto: si è lasciato morire in casa ed è morto circondato da prese elettriche.

 Se ben ricordo, Yuki è una sorta di sciamana che sprigiona i suoi poteri attraverso il sesso, e, sempre se ben ricordo, la Taguchi insisteva fastidiosamente su questa similitudine con le prese della corrente, le spine, l'elettricità ecc.

 Nel caso vi venisse voglia di cercarlo in biblioteca (credo sia di almeno 12-13 anni fa e non è stato più ristampato), ha due seguiti: "Antenna" e "Mosaico".


E voi ne conoscete altri? Se sì, suggerite! Necessito di nuove cose da leggere!

Ps. Aggiungo già, per chiunque legga il post in futuro, questa antologia di autori italiani e giapponesi che hanno consigliato su fb!


domenica 21 febbraio 2021

Di troppa bontà ne moriremo. "Su un raggio di sole" di Tillie Walden, un'immaginazione in espansione come l'universo frenata da una bontà stucchevole

  Tillie Walden è una di quelle autrici che mi fa megapaura.

 Me la fa perché è giovanissima e ha già all'attivo una produzione, non solo di livello, ma anche particolarmente corposa.

 Le sue storie, molto lunghe e dilatate,  non saltano opportunamente in avanti al momento giusto, ma analizzano meticolosamente gesti, rapporti tra i personaggi e discorsi del quotidiano che aumentano il tempo della lettura dando l'oscura sensazione delle noiose tempistiche della quotidianità.

 Se in "Trottole", storia autobiografica in cui raccontava il suo passato da campioncina di pattinaggio sul ghiaccio e la scoperta della sua omosessualità, la cosa funzionava particolarmente bene, mi spiace dire che "In un raggio di sole" sembra invece procedere in modo meno fluido, soffermandosi su vicende meno importanti e lasciando in sospeso un triliardo di domande.

 La storia è ambientata in un universo colonizzato da esseri umani, intesi come umanoidi, non vediamo mai forme di vita aliene se non nelle forme di esseri antichi e spirituali che rimandano un po' alla mitologia giapponese. 

 In questo universo, del quale non viene spiegato praticamente nulla (e va anche bene perché prerogativa della fantascienza non devono per forza essere gli spiegoni), gli uomini non sembrano esistere. Non sappiamo perché, ma tutti i personaggi sono di genere femminile o si identificano in un genere non binario e non sembra essere un problema o la fonte di domande per nessuno. E' così.

 La trama racconta le vicende della giovane Mia, ex alunna di una sorta di collegio spaziale nel quale, durante il primo anno, aveva conosciuto la bella e misteriosa Grace.

In un alternarsi di falshback scopriamo che Grace è membro di una famiglia che possiede un misterioso pianeta chiamato la Scalinata, le cui risorse preziose l'hanno reso un bersaglio per gli altri pianeti.

 Proprio a causa di questo conflitto, Grace viene ritirata da scuola e torna nel suo inaccessibile pianeta, verso il quale, nella linea temporale presente, Mia è diretta.

 Per poterla raggiungere Mia si imbarca su una navicella spaziale specializzata in riparazioni di vestigia architettoniche in giro per il cosmo. Ogni componente dell'equipaggio ha un passato particolare e doloroso e ogni componente dell'equipaggio, nel tentativo di aiutare Mia, dovrà farci i conti.

 Il lato migliore della storia è indubbiamente la capacità della Walden di applicare una luminosa inventiva a temi molto classici. 

Tutto sembra già visto, dal collegio alla navicella spaziale protesa verso un pianeta misterioso, ma tutto è reso nuovo da alcuni dettagli interessanti: gli strani fantascientifici giochi delle ragazze nel collegio, la presenza unicamente femminile del cosmo, il lavoro di riparazione degli astri, il personaggio non binario di Elliot, le tavole dal tratto semplice e incredibilmente onirico, i particolari mai lasciati al caso, ma anzi continuamente arricchiti.

 Tuttavia c'è una sorta di quasi totale assenza di conflitto che rende la storia un po' piatta.

Avevo curiosamente notato lo stesso modo assertivo di affrontare l'esistenza nei personaggi di "Laura Dean continua a lasciarmi" di Mariko Tamaki e non è un caso se questo modo di disinnescare l'hate speech venga dai giovani queer (o magari è solo una coincidenza, ma boh non mi dava questa impressione). 

 La capacità quasi zen, al limite della santità, di subordinare l'esistente. Uno sgarbo viene compreso e assorbito con serenità quasi sovrannaturale, la lealtà è purissima, l'amore viene affrontato con lo stoicismo di un santo alla ricerca della propria redenzione e la rabbia, lo sconforto, anche la tristezza e il rancore non sembrano trovare un loro spazio. 

 Io capisco benissimo che i sentimenti negativi inquinano le umane genti e che il fine ultimo della nostra civiltà dovrebbe essere attutirli e persino eliminarli, ma ho come la sensazione che non sia possibile e che anzi, nei limiti ovviamente del rispetto altrui, abbiano un loro ruolo nella formazione della persona.

 Non trovo sensato che la protagonista non provi un minimo di rancore verso le bulle che l'hanno rinchiusa in palestra impedendole di salutare il suo amore (un rancore almeno iniziale intendo), e non trovo particolarmente potente l'incontro, nel quale SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER Mia sembra aver attraversato mezzo universo, messo a repentaglio la vita di un equipaggio intero, solo per dire: guarda ti volevo salutare, comunque gli anni in cui non ci sei stata me la sono vissuta bene però insomma volevo dirti ciao.

 Non è che tutti gli incontri devono avere la detonazione di un'esplosione nel cielo notturno, ma sembra un incontro tra due settantenni in un ospizio che si sono vissuti la vita loro e ricordano un filarino di gioventù con nostalgia.

 Non so, non mi convincevano i buoni sentimenti e non mi convincono i sentimenti quieti. 

 Forse è per questo che, dopo aver passato gran parte del libro in sordina, il personaggio che alla fine risulta più drammaticamente convincente è quello di Elliot. 

 Elliot è l'unico che si comporta in un modo umanamente empatico, imperfetto, anche egoista se vogliamo. Ha compiuto delle scelte estreme e di quelle scelte non riesce a pentirsene.

 Non ho visto tanto nel finale affrettato e un po' scontato o nei disegni qui e lì imprecisi (ma ci sta in una tale opera monumentale) il limite di questo volume che rimane comunque ricchissimo di immaginazione, l'estensione stessa del termine fantasia, pronto a espandersi come se potesse raccontare in eterno. 

 Il limite è voler dipingere un'umanità troppo buona. Anche io detesto l'insistere con troppo gusto sul lato oscuro, intendiamoci, come se i buoni fossero una schiera di fessi incolori e solo il male desse il gusto estremo della vita. Ma cedere alla rabbia, allo sconforto, al dolore, non è un tratto necessariamente negativo (nel rispetto dell'altro s'intende sempre), ma la nostra imperfetta essenza.

 E credetemi, anche io sogno spesso di essere uno di quei personaggi romanzeschi grondanti gioia, buoni sentimenti e vigorosa speranza, e mi detesto tutte le volte (tutti i giorni) in cui capisco di non esserlo o di non esserlo abbastanza.

 Le storie servono a superare l'imperfezione in un viaggio catartico, ma se ci vengono proposti solo santi, che cosa leggiamo a fare?

 Sarà interessante scoprire l'evoluzione di questo discorso nelle prossime opere di quella che promette di diventare una grandissima autrice.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...