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martedì 6 luglio 2021

I consigli di lettura per l'estate 2021 parte I! Fannie Flagg, gialli sardi e d'antan, Genova e la memoria collettiva, Stephen King e delitti raffinati!

Ill by Marumichi
 Come ogni santa volta in cui il momento dell'anno richiede un elenco di miei consigli, io mi accorgo di essere già in ritardo. Un secondo prima era maggio, un secondo dopo sto per fare le valigie per la Sardegna.

 
Considerando che l'inverno-primavera hanno avuto una durata percepita di circa 50 anni, considero il modo in cui questa fatua estate, che sembra quasi normale, sta volando via decisamente crudele.

 Purtroppo c'è poco da fare, tutto quello che posso fare per allietarvi è:

1) Ricordarvi che il 7 Luglio alle 18:30 c'è l'ultima diretta prima dell'autunno sulla mia pagina fb che avrà come splendido ospite Giulio Macaione pronto a presentare il suo "Scirocco" ed. Bao Publishing (che sarà nella prossima tranche di consigli per l'estate).

2) Sfornare la prima tornata di consigli estivi. Ho deciso di più post meno ciccioni per i miei normali standard, così almeno li pubblico una volta terminati e non aspetto 5 settimane di rivederli e sistemarli.

Bando alle ciance! Eccoveli serviti!


RITORNO A WHISTLE SHOP di Fannie Flagg ed. Rizzoli:

 Forse per il caldo estivo che rievoca atmosfere del sud degli Stati Uniti, forse per il fatto che puntualmente ogni estate ho voglia di leggere qualche libro ambientato lì durante il periodo della segregazione razziale (io ho le voglie di lettura che vanno letteralmente a stagioni), ma ho sempre pensato che "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Shop" fosse un libro prettamente estivo.

 Trovo quindi cosa ottima e giusta che il seguito, "Ritorno a Whistle Shop" che racconta le vicende del figlio di Idgie e Ruth, esca in estate, pronto per essere divorato con la calura che si immagina di provare entrando in un polveroso e afoso caffè dell'Alabama.

 Se non avete letto neanche il primo CORRETE IN LIBRERIA. 

Sì, il film è molto bello, ma in alcune parti (assai importanti, tipo l'identità di Idgie), non è molto fedele.


A CHE PUNTO E' LA NOTTE di Fruttero e Lucentini:

Sì è un libro del 1979 e no, non è uscita nessuna specifica riedizione. Lo consiglio perché è l'emblema dei libri d'antan che si vuole leggere da una vita e da una vita si rimanda. 

 Durante il lockdown ho visto il film tratto da "La donna della domenica" (mi manca da leggere anche questo), con Marcello Mastroianni. 

 Con mia grande sorpresa ho scoperto che si tratta di un giallo all'italiana in piena regola: suspense, riferimenti culturali iperpop dell'epoca, quella certa morbosità (un filino maschilista vista con i nostri occhi, ma ovviamente coerente col periodo) e omicidi degni di Dario Argento. 

 Mi sono accorta di avere quindi un'idea sbagliata di Fruttero e Lucentini che credevo appartenere a un passato di gialli un po' polverosi e ho deciso di rimediare. Vergogna su di me.

 Il grande plus economico del ripescare perle dal passato sta anche nel fatto che si trovano facilmente in biblioteca e in quantità all'usato, dove si possono avere davvero a pochissimo (io l'ho pagato ben 0,60 cent). Non male, quando la voglia di libri è tanta e il portafoglio è vuoto.


NESSUN RIMORSO. Genova 2001-2021 di AA VV ed. Coconino Press:

 Tutto ciò che ricordo vividamente del G8 è l'enorme quantità di genovesi che all'epoca si riversò in Sardegna, passando il tempo a leggere convulsamente i giornali nel disperato tentativo di capire cosa accadesse nella loro città e alla loro città.

Che le cose non sarebbero volte al meglio e ci si preparasse a qualcosa di tremendo era nell'aria e mi sento di dire che era nell'aria anche il fatto che avrebbe assunto le enormi proporzioni che ebbe in fatto di violenza. 

 C'era in tutti la sensazione che stessimo guardando da lontano qualcosa di estremamente nefasto.

 Io avevo 17 anni  e, come ogni estate, passavo tre mesi in Sardegna a casa dei miei nonni senza tv (e ovviamente, vista l'epoca, senza cellulare).

 Avevo un amico di Genova nella mia piccola compagnia, che passava le giornate al mare a parlare della sua città come se si trovasse in quel momento in un posto fuori dall'Italia, dove tutto sarebbe potuto orrendamente succedere. 

 Successe, e data la mancanza di tv ricordo molto meglio le foto sui giornali e gli articoli, dei tg e delle immagini che non vidi, stranamente circondata da esuli forzati dalla loro città.

 Quella sensazione di alterità che rese possibile la sospensione di ogni regola democratica è bene che non venga dimenticata in nessun modo e la raccolta Coconino Press, a vent'anni da quella terribile estate, porta avanti questo esercizio di memoria attraverso un'antologia di storie, testimonianze e illustrazioni di scrittori e fumettisti. 

 Necessario.


NEGLI STATES CON STEPHEN KING di Orazio Labbate, Giulio Perrone ed.:

Piccolo libro per grandi appassionati, è l'ideale per gli amanti di Halloween, di King e di chi in generale ama leggere horror in estate. 

 E' una piccola guida letteraria ai luoghi descritti nei più famosi romanzi di King. Orazio Labbate suggerisce sensazioni e riporta particolari d'atmosfera che vi metteranno voglia di fare la valigia per il New England ora.

 Ne riparleremo anche a Ottobre, of course. Intanto, se non amate King, sappiate che fa parte di una collana, "Passaggi di dogana", che potrebbe soddisfare i vostri gusti in molte altre parti del mondo con molti altri scrittori, fate un giro sul sito.

Ps. Se siete anche alla ricerca di un libro King da abbinare, personalmente consiglio "Pet Sematary" che un po' conferma la strana passione dell'autore per i finali trash, ma è davvero tra i più riusciti che abbia letto finora.


NEROINCHIOSTRO di Sara Vallefuoco ed. Giallo Mondadori:

 Come ogni estate, i gialli sono la mia principale fonte di sostentamento letterario. 

 E' da quando l'ho visto in libreria che faccio la corte a "Neroinchiostro", storia ambientata in Sardegna nel 1899 che ha per protagonista un carabiniere inviato in Sardegna dal continente assieme ad altri colleghi per contrastare il brigantaggio. A seguito di una denuncia di furto, viene scoperto il cadavere di un altro carabiniere e inizia una storia di omicidi e segreti.

 Di più non so dirvi perché l'ho comprato MA lo leggerò in santa pace ad agosto, quando sarò comodamente sdraiata su una splendida spiaggia sarda.

 Anche l'atmosfera vuole la sua parte.


LA SERIE OXFORD e I DELITTI DI ALICE di Guillermo Martinez ed. Feltrinelli-Marsilio:

 Se avete voglia di leggere dei gialli d'investigazione molto letterari, i due libri di Guillermo Martinez fanno al caso vostro. Il primo potete trovarlo nella combo dei due libri a 9,90 Feltrinelli ed è La serie Oxford, il secondo è uscito un paio di mesi fa per Marsilio, "I delitti di Alice".

 Potete tranquillamente leggerli in modo indipendente, nel secondo si fa qualche vago accenno al primo libro, ma senza che sia davvero rilevante ai fini della lettura.

 Nel primo, un giovane matematico con borsa di studio per la ricerca a Oxford, viene casualmente coinvolto in una serie di strani omicidi che potrebbero sembrare assai facilmente morti naturali. 

Assistendo il professor Seldom, un luminare della materia, tra moltissimi riferimenti letterari e matematici, giungerà alla soluzione.

 Ammetto che pur essendo davvero godibile, a mio parere è molto più fluido a livello di trama il secondo, "I delitti di Alice", che vede sempre protagonisti Seldom e il suo assistente, ma a partire da una serie di delitti che si intrecciano col lato oscuro della vita di Lewis Carroll.

 Se amate i gialli poco violenti e molto raffinati, fanno al caso vostro.


E finisce così la prima parte! Tenetevi pronti prestissimo per la seconda!

sabato 26 giugno 2021

Il Soul Food di casa mia! Un fumetto a base di zuppa gallurese, capitoni, beveroni, fegato, olio, cannelloni e struffoli.

 Io e Dolcemetà ormai un paio di mesi fa (quanto passa il tempoooooooooo), ci eravamo appassionate a "Chef's table", una serie Netflix in cui famosi chef mondiali raccontavano come fosse nata la loro passione per la cucina e le idee per i loro piatti.

 Praticamente tutti quanti andavano a pescare dal soul food della loro infanzia e allora era nata in me l'idea di un fumetto sul soul food di casa mia. 

Un po' io sono andata a rilento, un po' mi veniva voglia di aggiungere sempre nuove cose e ricordi, alla fine sono riuscita a finirlo (anche se vedo, prevedo, stravedo una seconda parte) solo adesso.

 Ecco che ve lo porgo! Il Soul food di casa mia todo per voi!

















martedì 15 giugno 2021

"Visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano". Una recensione di "L'acqua del lago non è mai dolce" di Giulia Caminito.

 Qualche anno fa, un'amica di Dolcemetà, dopo aver girato mezzo mondo era infine tornata a vivere nella propria sonnolenta cittadina natale, pronunciò una frase che all'epoca mi colpì molto e che infatti non era sua.

 Parlando della sua sonnolenta cittadina, dalla quale si era tenuta orgogliosamente alla larga per tanto tempo, disse che nonostante tutto era davvero difficile non provare un attaccamento forzato.

  “Sai com'è la storia, no?”, disse, “visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano.”

 Non sapevo all'epoca si trattasse di un verso di “Piccola città” di Guccini, una canzone che durante il lockdown mi ha letteralmente tormentato consumandomi di nostalgia. 

 Chiusa in casa, avevo una voglia disperata di tornare alla mia piccola città sul lago, Bracciano, una nostalgia struggente che non si è placata dopo la fine del periodo Covid più duro e che in un certo senso è stata determinante nella scelta di trasferirsi a Roma (anche se in verità è stato molto più destino che altro).

 Questo senso di attaccamento matto e disperatissimo è una delle cose che mi ha più colpito de “L'acqua del lago non è mai dolce” il libro di Giulia Caminito ed. Bompiani, (meritatamente nella cinquina dello Strega), ambientato ad Anguillara, uno dei tre paesi sdraiati sul lago di Bracciano.

 La storia, per stessa ammissione dell'autrice, non è autobiografica, ma alcuni personaggi ispirati, alcuni cenni, alcuni ricordi e di certo il suo attaccamento per il paese di Anguillara e il territorio lacustre in generale, lo sono e si capisce ad ogni riga.

 Lo dico subito, leggere questo libro, ambientato nel posto dove anche io sono cresciuta (e più o meno negli stessi anni visto che Giulia Caminito ha solo qualche anno in meno di me) è stata un'esperienza difficile e anche stranissima.

Ma qual è la trama del libro?

La storia racconta l'adolescenza e la giovinezza di Gaia, ragazza di basso ceto sociale, figlia di una donna volitiva e fortissima di nome Antonia. Ha tre fratelli e un padre che si è ritrovato con la schiena spezzata perché un giorno è caduto da un'impalcatura a nero e nessuno ha visto, sentito e denunciato.

 Antonia combatte con le unghie e con i denti per la propria famiglia e cerca da anni di farsi assegnare un alloggio popolare. La sua pratica passa di mano in mano fino ad arrivare nella mano giusta riuscendo così a ottenere una casa in un bel quartiere. 

 Troppo bello per gente come loro e sin da subito la famiglia si trova male, circondata dal sospetto dei vicini benestanti. Trova così il modo di scambiare il proprio alloggio con quello di una donna che ne ha avuto uno fuori città, ad Anguillara, un posto di provincia, ma non troppo, dove la vita costa meno e i figli forse si troverebbero meglio.

 L'avventura di Gaia inizia così, con gli stessi calcoli che fanno i molti romani che decidono di trasferirsi sul lago (principalmente ad Anguillara che Bracciano è terra di figli e nipoti dei militari dell'enorme scuola di Artiglieria locale, tipo me).

 Ma anche se a due passi dalla città, Anguillara è un paese, col suo microcosmo che solo chi è vissuto in un paese conosce e Gaia ci si tuffa come un pesce.

 Vive enormi amicizie, dolori feroci, estati avvolte nella canicola allietata dai tuffi estivi, le serate nei locali del lungolago, la noia delle giornate dove non rimane altro che passeggiare sulla riva o andare a Roma a fare qualche vasca, il maledetto treno della tratta Roma-Viterbo che ci mette un'ora e mezza a fare quaranta chilometri. E ha un carattere ferocissimo Gaia, una voglia di vivere, di arrabbiarsi, gridare, pretendere, dibattersi che la rendono un personaggio di incredibile vitalità, anche grazie ad alcuni stralci del libro, scritti in un evidente stato di grazia.

 Ho letto molte recensioni di questo libro, tante interpretazioni per la sua protagonista (e anche tanti travisamenti), ma mi è difficile essere obiettiva nel parlarne. Quello che ho provato leggendolo è stata un'emozione nella lettura che non provavo da molto tempo e che in un certo senso ha concentrato l'eco di tante cose che ho vissuto anche io, in altro modo certo, ma in modo simile.

 C'è un passaggio che per alcuni sarà solo la descrizione del tragico pendolarismo che mezza Italia è costretta a vivere su mezzi pubblici vecchi e sempre in ritardo. 

 Gaia descrive il suo forsennato salire e scendere dai treni della tratta Roma-Viterbo che, dovendo sopperire alla mancanza di metropolitane a Roma, fa millemila fermate costringendo chi vive fuori a un calvario per una manciata di chilometri.

 Quella descrizione per me è stato il flash esatto di spossanti e rabbiosi anni passati a saltare sul medesimo treno, con la medesima ansia, le medesime arrabbiature oscene contro chi si sentiva male costringendo il treno a fermarsi a “Gemelli” in piena galleria, ma vicino all'ospedale, contro i poveracci che di tanto in tanto si suicidavano. Ho letto esattamente quello che ho vissuto, parola per parola.

E vi assicuro che è un'esperienza stranissima, che va oltre il “romanzo ambientato in un posto che conosco”.

Sarà stata in parte una felice congiuntura di comuni destini, ma in verità il merito va alla splendida scrittura di Giulia Caminito, che in questo libro riesce lì dove molti falliscono: dare la giusta forma a qualcosa che per molto tempo è esistito con enormità schiacciante solo dentro di te.

 Riesce a raccontare il fervore e la rabbia di una giovinezza che va oltre, secondo me, lo stesso contesto sociale in cui l'autrice ha scelto di inserire la sua protagonista. La povertà, l'ingiustizia sociale, una madre ingombrante sono parte di Gaia, ma Gaia sembra avere una fiamma che va oltre quello che l'autrice ha apparecchiato per lei.

 C'è molta rabbia e moltissima nostalgia in questo romanzo.

 Una nostalgia che condivido per quello che eravamo e che non saremo mai più, per un posto che ha significato la giovinezza ed è legato a un insieme di ricordi, di amori, di amicizie ed esperienze che non sono replicabili in nessun altro momento dell'esistenza.

 Ci sono tante altre cose in questo libro, è vero, cose sulle quali gran parte della critica e delle recensioni si sono concentrate.

 C'è la povertà, c'è una certa violenza giovanile a cui i giovani, bisogna essere onesti e sinceri, sono abituati (i giovani di ogni epoca, me compresa), c'è odio, amicizie indimenticabili, ci sono persone che perdiamo nel cammino perché come cantavano I tre allegri ragazzi morti, “Ogni adolescenza coincide con la guerra, che sia falsa o che sia vera”.

 Ma quello che alla fine rimane davvero e rende questo libro così speciale rispetto alle molte altre valide giovinezze raccontate in tanti altri romanzi, è un senso di inesplicabile nostalgia per un luogo e persone, comprese le persone che noi stessi eravamo, che sono esistite in un certo modo solo in un determinato frangente, e che in quel modo esatto, anche se torneremo, non potremo rivedere mai più.

"Piccola città, vecchia bambina
che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi;
angoli di strada testimoni degli erotici miei sogni,
frustrazioni e amori a vuoto mai compresi;
dove sei ora, che fai, neghi ancora o ti dai sabato sera?
Quelle di adesso disprezzi, o invidi e singhiozzi se passano davanti a te?"

venerdì 28 maggio 2021

Piccole recensioni tra amici! "Circe" di Madeline Miller e "Lisbona è un'assurda speranza" di Daniele Coltrinari: mito, maghe, Lisbona e gentrificazione

 Ed ecco che finalmente produco un nuovo piccole recensioni tra amici!

Spero la prossima settimana di riuscire a pubblicare due cose che ho in coda da troppo tempo: la recensione de "L'acqua del lago non è mai dolce" di Giulia Caminito (meno male che questo libro è uscito ora che sono tornata vicino casa altrimenti questo libro sarebbe stato uno struggimento totale e continuo) e una serie di vignette de "La dolce vita di Dolcemetà".

 Ma soprattutto, mi hanno fissato l'esame di pratica della patente, cosa che mi costringerà a tornare a Milano e mi ha condotto a prendere lezioni di guida anche a Roma.

Tutto ciò, oltre a mettermi un'ansia insostenibile, mi condurrà ad un fumetto che so molto atteso: la seconda parte de "Le avventure della patente".

Preview: l'istruttore di Roma dice che io non mi ricordo lo stacco della frizione, ma lui, dal canto suo, continua a chiamarmi Elena ogni 3 secondi. E come sapete, mi chiamo Laura.

Bene! Buon piccole recensioni tra amici a voi!


CIRCE di Madeline Miller ed. Marsilio/Feltrinelli:

 Per molti anni ho cercato una scrittrice che sapesse scrivere come Marion Zimmer Bradley, autrice della saga di Darkover, ma anche di grandi romanzi tra lo storico e il leggendario come "La Torcia", ispirata all'Iliade, o "Le nebbie di Avalon" che rielabora il ciclo arturiano. Aveva un modo di scrivere affascinante, in grado di dare una profondità incredibile ai suoi personaggi, non solo femminili.

Nonostante avesse numerose seguaci, purtroppo la ricerca è stata vana fino a quando mi sono imbattuta in "Circe" di Madeline Miller. 

 La Miller è autrice di un romanzo molto acclamato, "La canzone di Achille" in cui Patroclo racconta la sua vita e il suo rapporto con Achille, un romanzo che ho letto, recensito e mi è molto piaciuto, ma che non mi aveva stravolto come le leggende promettevano.

 Anche per questo non avevo preso, alla sua uscita, "Circe" la cui protagonista, come immaginerete è la semidea che trasformò i compagni di Ulisse in tanti maialetti.

 Con la combo dei due libri a 9,90 Feltrinelli l'ho recuperato e iniziato con scarsa fiducia E INVECE. E invece è un libro bellissimo, molto superiore, secondo me, a "La canzone di Achille" la cui tristezza di fondo e il fatto che Patroclo non sia l'eroe più trascinante del ciclo omerico fanno sì che la storia non riesca mai a spiccare completamente il volo.

 In Circe invece la Miller trova il personaggio giusto, rivisitandolo in un modo molto simile alla Morgana de "Le nebbie di Avalon": un personaggio nodale eppure mai ritenuto davvero all'altezza dagli altri che la circondano.

 Circe, figlia della ninfa Perseide e del titano Elio, il sole, ha tre fratelli bellissimi e terribili: Pasifae (sì, la regina di Creta madre del Minotauro), Perse e Eete (il padre di Medea). Solo lei nasce con un volto rapace che non si addice a una ninfa, una strana voce umana e non divina che non si sa da dove venga,  e un'ingenuità che non conosce amici alla corte degli dei. 

 Ma, inaspettatamente, come i suoi fratelli, Circe è qualcosa di nuovo: non è solo una semidea, ma una maga, una maga versata nelle metamorfosi.

Di sicuro sarebbe interessante
abbinare la lettura di questo libro
sulle diverse interpretazioni del
personaggio di Circe

 Quando Zeus si accorge della strana prole di Elio, gli impone di non generare più figli con Perseide e pretende una sorta di tributo.

  Quel tributo sarà l'esilio perpetuo di Circe sull'isola di Ea dove in verità, almeno in principio si troverà benissimo: né parenti né ninfe ambiziose la tormenteranno più, i genitori che mal la sopportano e poco la tengono in considerazione sono finalmente lontani, come è lontano il bel Glauco, pescatore umano che ha trasformato in dio credendo l'avrebbe presa in sposa, e Scilla, che ha trasformato in un orrendo mostro marino, rea di averle rubato l'infedele pescatore.

 La bellezza della solitudine diventa un abisso col passare dei decenni e Circe non trova pace, di nuovo sfruttata dalla sua famiglia, abbandonata da tutti, vendicativa infine contro i marinai che le riservano il trattamento che ogni donna riceve quando non ha la protezione di un uomo: derisa, non rispettata, aggredita.

 La Miller segue il ciclo dei miti (molti, non li conoscevo tutti anche se sono una grande appassionata di mitologia classica da sempre) che vedono Circe protagonista o comparsa, disegnando un personaggio splendido, vivo, appassionato, triste, vilipeso eppure mai piegato.

 E' davvero un bellissimo libro che si legge di gusto, con vero piacere, e che non si può non consigliare.


LISBONA E' UN'ASSURDA SPERANZA di Daniele Coltrinari ed. Scatole Parlanti:

 Ha dei tratti interessanti questo romanzo d'esordio di Daniele Coltrinari, già autore di un saggio sulla Vuelta (la versione portoghese del giro d'Italia): l'enorme problema della gentrificazione e la capacità di restituire l'atmosfera del paese lusitano.

Per chi, come me, è grande appasionat* di Portogallo, è una gioia leggere un libro dove si ritrovano cibi, descrizioni, accenni culturali, a tutto ciò che rende la patria di Pessoa, un posto assolutamente peculiare nel panorama europeo: continentale, ma oceanico, un popolo mediterraneo a modo suo, i confini di un impero del quale la Troika si ricorda solo quando scova problemi economici di sorta.

 Con la scusa del suo protagonista tra i quaranta e i cinquanta, costretto, dopo anni di vita bohemienne a Lisbona, a rientrare in Italia e trovarsi un lavoro fisso e cedere alla stabilità che da una parte ci tiene in vita e dall'altra ci ammazza, la storia racconta gli ultimi anni di una città che perde l'anima in nome della turbogentrificazione.

 Stupisce in realtà che un tema importantissimo e attuale, come quello dei fondi immobiliari, della speculazione degli affitti e delle locazioni turistiche, che sta di fatto ridisegnando il panorama e la composizione urbana delle grandi città, non sia più diffuso a livello narrativo.


 Eppure chiunque abbia cercato una casa in affitto sa che ginepraio sia diventato trovare una stanza o una casa a fronte dell'enorme offerta di locazioni turistiche. Ti accettano per pochi mesi senza che tu possa prendere la residenza, poi arrivederci e grazie perché due settimane di turisti rendono quanto due mesi di affittuari che non sai bene neanche come puoi cacciare. 

 Lo fa il singolo privato, come lo fanno enormi fondi immobiliari che comprano case e svuotano città.

 E le città vuote, le città bomboniera, fatte per i turisti, come enormi luna park, cosa diventano? Dove finisce la loro anima? Che ne è delle persone che la rendevano unica?

 La storia racconta bene il crepuscolo della Lisbona che fu, senza nostalgie, ma con la consapevolezza che il capitalismo divora i suoi figli. Eserciti di invisibili abitanti sfruttati molto, pagati poco e cacciati a pedate dalle loro città per far posto a chi la città la vive un weekend.

Ciò che manca e che avrebbe reso il libro molto più corposo è però un filo conduttore, una storia da seguire e a cui appassionarsi, tra ricordi, aneddoti, riferimenti e incontri. Una storia d'amore forse, che alla fine è la via più battuta perché più facile, ma anche una storia lavorativa, un'amicizia, un dolore.

 Alcuni scrittori soffrono di un'ambizione smisurata che gli impedisce di comprendere i propri limiti, altri limitano le proprie ambizioni scrittorie e sembra temano di gettarsi in una storia forse difficile e complessa da gestire, ma che renda la lettura l'esperienza impressionante che dovrebbe essere.

 Ma le opere prime servono anche per prendere le misure per il futuro. E quindi, che si attenda la seconda, con un po' di ambizione e coraggio in più!

domenica 16 maggio 2021

Quali titoli scegliere nella collana di Letteratura Giapponese del Corriere della Sera? I miei consigli tra gusti personali, valutazioni di trama e di prezzo!

  In questa piovoserrima primavera di questo anno fatto di tanta lentezza e molta attesa, si hanno qui e lì piccole gioie e scoperte.

Ill by Tofugu

 La gioia della scorsa settimana è stata scoprire che il Corriere della Sera ha deciso di dedicare un ciclo di allegati ai narratori giapponesi contemporanei. 

 Tutti i martedì (a partire da martedì 11 Maggio) per 25 uscite ci sarà in allegato col Corriere un libro di autore giapponese, prezzo davvero ottimo, 8.90 a titolo, e cover belline anche da esporre, (lo so che detta così sembra che mi abbiano pagato per annunciarvelo, ma no, non vi preoccupate, la povertà è sempre benvenuta in questa casa).

 Premetto che amando io la narrativa giapponese, li prenderei tutti di default, (al netto di quelli che ho già), ma ovviamente non posso sigh, perciò anche io farò una selezione.

Alcune cover della serie del Corriere della Sera
 Visto che molti su fb mi hanno chiesto consigli su quali suggerissi di acquistare, eccovi il post in cui titolo per titolo vi dico cosa farei/farò.

 Non troverete le trame, (che sono reperibili su tutti gli store online), ma le mie impressioni, riflessioni e anche le disamine prezzo del libro in allegato/prezzo dell'originale in libreria, che in tempi di magra anche i soldi sono cose a cui pensare.

Detto ciò, andiamo!

L'assassinio del commendatore di Haruki Murakami:

Assolutamente sì. Uno dei miei preferiti di questo tardo periodo murakamiano perché riesce a gestire la trama senza perdersi a un certo punto (sotto questo punto di vista "1Q84" era un po' fallace).  Si tratta di una sorta di noir psicologico con un pittore in crisi, uno strano vicino di casa molto ricco e una ragazzina che sparisce.

  Il prezzo rispetto alla libreria è favorevolissimo: l'originale era diviso in due volumi entrambi sui 20 euro, anche se ora la versione integrale è "solo" a 16. Qua vi beccate il volumazzo unico e a 8,90.

(Se vi interessa qui trovate una mia vecchia recensione).

Il dolce domani di Banana Yoshimoto:

Uno dei più graziosi del periodo calante di Banana Yoshimoto. 

 Banana riprende alcuni temi che le riescono particolarmente bene: l'elaborazione del lutto, il sovrannaturale che entra a far parte del quotidiano, la vita che ricomincia. In qualche modo sembra una versione molto depotenziata di "Amrita" (che vi superconsiglio). 

 Io già lo posseggo perciò non lo prenderò, ma lo suggerisco a chi vuole iniziare ad approcciare lo stile narrativo giapponese, tenendo presente che è davvero solo un punto di partenza.

  Se siete nel dubbio, sappiate che quando Feltrinelli farà l'edizione economica, il prezzo non dovrebbe poi discostarsi molto (anzi, visto che non è particolarmente cicciottello potrebbe anche essere inferiore), quindi nel caso potreste recuperarlo successivamente senza grandi differenze di spesa.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Il gatto che voleva salvare i libri di Sosuke Natsukawa:

Non l'ho ancora letto e dopo aver rivisto la cover (molto più bella quella della serie del Corriere della Sera, se posso dirlo) e aver riletto la trama non mi stupisce. Sembra un libro di Fabio Volo solecuoreamorelibrerie che onestamente se fosse di un autore italiano non avrei nemmeno aperto.

 Credo che, al massimo, lo prenderò in biblioteca, ma non avrà i miei soldi. 

Potrebbe piacere a chi ama il genere, immagino (o magari è un mio pregiudizio ed è graziosissimo, in tal caso, testimoniate e valuto anche io se cambiare idea!).

Tokyo Soundtrack di Furukawa Hideo: 

 Dalla quarta di copertina la trama onestamente non si capisce (e io ammetto che le quarte di copertina vaghe non le sopporto, se compro un libro gradirei sapere almeno a grandi linee la trama), ma è uno di quei casi in cui il rapporto di prezzo con "l'originale" in libreria è davvero buono, soprattutto perché Sellerio di edizioni economiche non ne fa quasi mai.

 Lo prenderò e probabilmente lo metterò nei libri da portare in vacanza (sperando di andarci).

L'anulare di Yoko Ogawa: 

Se non avete mai letto niente di Yoko Ogawa, autrice nipponica molto raffinata e un po' inquietante, potrebbe essere un buon modo per iniziare. 

 La storia ha tutti i crismi letterari giapponesi: una protagonista senza nome, che ha perso un pezzetto di anulare nel lavoro precedente, inizia a lavorare presso uno strano tizio che prende in custodia dalle persone oggetti legati a ricordi dolorosi per farne altro.

 La trama non scarta sul versante Mangiapregaama, ma va verso prospettive molto più inquietanti che danno una buona misura della cifra stilistica dell'autrice. Tenete presente, nel caso foste in dubbio, che si tratta di un romanzo comunque piuttosto breve che in libreria non costa molto di più.

 Avendo già letto svariate altre cose dell'autrice e non essendo particolarmente attratta dal titolo, io non lo prenderò.

Il gatto venuto dal cielo di Hiraide Takashi: 

Una storia graziosa, triste, sulla capacità che hanno alcune cose improbabili, in momenti di grande crisi, di salvarci. 

 Nonostante questa premessa non lo ricordo come memorabile e mi sento perciò di consigliarlo principalmente a tre categorie di persone: persone in crisi, amanti dei gatti, gente che (come me) legge tutto quello che esce di autori giapponesi. 

 Per tutti gli altri, passate oltre.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Venivamo tutte per mare di Julie Otsuka:

 Non mi sentirei honestly di chiamarla narrativa giapponese. Parla indubbiamente di un tema interessante: le donne giapponesi che partivano per l'America per sposare connazionali lì emigrati. Tuttavia il libro è di un'autrice americana di origine giapponese, tanto che l'originale è scritto anche in inglese.

 Sarà una questione di lana caprina forse, ma non credo dovrebbe essere nella selezione.

Sei Quattro di Hideo Yokoyama: 

 E' un giallo e io un giallo giapponese che mi piaccia devo ancora trovarlo. Generalmente sono molto molto lenti, minuziosissimi e sono fatti al contrario rispetto a quello che siamo abituati a leggere in occidente: gli investigatori  capiscono subito chi è l'assassino e passano il libro a cercare prove per dimostrare la loro intuizione. 

 Non credo che vorrò ritentare l'impresa, quindi per me è un no, ma magari mi sbaglio eh. Se qualcuno lo ha letto, mi faccia sapere!

La foresta d'acqua di Kenzaburo Oe:

Unico vero e proprio letterato (premio Nobel del 1994) di questa selezione di titoli, è indubbiamente un sì, se non altro perché dà una misura della vera letteratura giapponese alta.

 Peraltro avendo amato sin dalle superiori molta narrativa giapponese, ho letto almeno un'opera di ogni grande autore, Akutagawa, Tanizaki, Dazai ecc. MA non ho mai letto nulla di Oe. 

E' ora di colmare questa lacuna.

La cartella del professore di Hiromi Kawakami:

 Questo è assolutamente un sì. La delicatissima storia d'amore tra un anziano professore e una sua ex alunna (ultratrentenne), una donna in carriera che soffre nel non corrispondere all'ideale di donna giapponese moglie e madre, è davvero splendida. 

 Originale, tenera, profonda, una storia che vi straconsiglio e che anche io prenderò (presi il romanzo in prestito in biblioteca).

 Vi consiglio, nel caso dovesse piacervi, anche la graphic che ne ha tratto Jiro Taniguchi, "Gli anni dolci", molto fedele.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Un litro di lacrime di Kito Aya:

Credo che non lo prenderò, ma lo cercherò in biblioteca. 

 Mi pare di capire dalle recensioni che si tratta di un grande successo nipponico degli anni '80, uno di quei diari un po' stile "Alice i giorni della droga" o "I ragazzi dello zoo di Berlino", anche se il tema non è assolutamente la droga, ma la malattia dell'autrice.

 I giapponesi hanno un modo molto particolare di indagare il dolore e in questo senso sembra molto interessante, ma i romanzi diaristici non mi fanno impazzire di solito.

Le ricette della signora Tokue di Durian Sukegawa:

 Assolutamente sì! Bello il libro e molto bello anche il film, fedelissimo, che ne è stato tratto. 

 La cover Einaudi non gli rendeva giustizia, facendo pensare a qualcosa di un po' melenso (spero in quella di questa serie), quando si tratta di un romanzo che svela una verità durissima: il dramma degli ex lebbrosi in Giappone.

 Un ex carcerato gestisce un piccolo negozio di dorayaki per conto di una padrona che lo vessa. Un giorno decide di cercare un aiuto per cucinare la marmellata di Azuki e si presenta una strana vecchina, la signora Tokue del titolo, bravissima a cucinare, ma con le mani sfigurate.

 Nasconde un passato terribile, un passato col quale il Giappone non hai ancora fatto i conti, nonostante abbia derubato migliaia di cittadini delle loro vite.

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

La cicala dell'ottavo giorno di Mitsuya Kakuta:

 Non so. Nel senso che si tratta di uno di quei romanzi giapponesi che presentano situazioni disturbanti che mi attraggono e respingono allo stesso tempo (mi attraggono perché spesso sono scritte benissimo, mi respingono perché spesso la sensazione inquietante di fondo inquina la lettura ). In questo caso la trama prevede una ragazza, amante di un tizio, che dopo aver avuto un aborto, assiste alla nascita della figlia di lui con la moglie, e, sconvolta, decide di rapirla. 

 Credo che infine lo prenderò, l'estate è lunga.

Il paese dei suicidi di Yu Miri: 

 Sospendo il giudizio. Anni fa, quando davvero c'erano pochi libri giapponesi in giro, cercai di leggere il suo "Oro rapace", uno dei pochi in circolazione. Tentai più volte di iniziarlo senza riuscire ad andare oltre, temo, pagina cinquanta. 

 Credo che almeno personalmente dirotterò i miei soldi su altri titoli, ma non escludo si tratti di gusti personali perché comunque come autrice in patria è molto apprezzata.

Mosaico di Randy Taguchi:

 Sono davvero stupita di vedere Randy Taguchi (che avevo da poco inserito in questo elenco) nella selezione di titoli. 

 E' un'autrice tradotta dalla Fazi nei primi anni 2000 e mai più rivista, quindi tenete presente che se non acquistate "Mosaico" così, non lo troverete in libreria nel caso doveste ripensarci. Di lei lessi "Presa elettrica", lo ricordo scritto bene e un po' angosciante. Dalla trama mi pare di capire che anche qui siamo dalle parti della realtà che entra in contatto col sovrannaturale (grande must della narrativa giapponese).

Penso che ci rifletterò e deciderò all'ultimo cosa fare.

Un'estate con la strega dell'Ovest di Kaho Nashiki: 

Storia graziosa, molto pericolosa se avete perso da poco una nonna adorata perché parla del rapporto tra una ragazzina e la sua nonna di origine europea trasferitasi giovane in Giappone.

 La trama è abbastanza esile e la scrittura non particolarmente corposa. 

 Tenete presente che essendo un Feltrinelli è uno dei pochi titoli che trovate a meno in libreria (8,50 invece degli 8,90 dell'allegato) quindi, a meno che non vogliate la serie completa per collezione, potreste dare priorità ad altri titoli che in negozio normalmente vi costerebbero il doppio.

Ogni giorno è un buon giorno di Morishita Noriko: 

 Sono indecisa. Questo libro che è stato uno dei grandi successi dello scorso anno, è una storia che incrocia autobiografia e cerimonia del tè che però non so, non mi convince del tutto. Temo sia una cosa proprio leggerina leggerina per chi è appassionato più di Giappone che di letteratura nipponica.

 Credo che alla fine propenderò per il no.

Un bosco di pecore e acciaio  di Miyashita Natsu: 

 Sapevo da tempo dell'esistenza di questo romanzo che parla di un accordatore di pianoforti, ma non mi aveva mai particolarmente attirato dandomi l'idea di una trama molto vaga e fatta un po' tanto e un po' troppo di "sensazioni".

 Le poche recensioni su internet sostengono un po' questo mio pregiudizio, ma penso deciderò all'ultimo se dargli o meno una possibilità, ma credo propenderò per il no.

Passione Sakura di Naoko Sabe: 

Poche cose sono più giapponesi dei ciliegi e degli hanami e questo libro che ne racconta la storia anche attraverso il botanico inglese che ne determinò la diffusione mi affascina, anche se mi pare di capire che si tratti più di un saggio che di un romanzo

 Lo prenderò.

La stanza del Kimono di Yuka Murayama:

 La cover dell'edizione Piemme originale fa pensare a una di quelle robe solecuoreamore, ma la trama sembra più declinare verso "La croce buddista" di Tanizaki (a proposito, non è purtroppo in questa selezione, ma ve lo straconsiglio). Un negozio di kimono, due coppie che a quanto sembra avranno le loro gatte da pelare. 

Credo lo prenderò.

Le storie del negozio di bambole di Tsuhara Yasumi: 

Una raccolta di racconti eterogenei che hanno come fulcro lo stesso negozio di bambole. La bambola in occidente è associata praticamente solo ai giocattoli, ma in Giappone ha una valenza molto diversa e il libro (che a mio parere funzionerebbe benissimo come una serie manga delle CLAMP) rende bene le molte sfaccettature della questione. Tuttavia la storia rimane un po' incompiuta e non ha una parabola ben definita.

 E' comunque un titolo insolito che vi consiglio soprattutto se amate i manga, i racconti e siete grandi lettori di narrativa nipponica. (Io già lo posseggo).

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

La locanda degli amori diversi di Ito Ogawa: 

E' un NI. Nel senso che è un libro grazioso, molto tenero, che racconta la storia d'amore tra due donne, una trentenne divorziata con un figlio e una ventenne che all'inizio del romanzo cerca di suicidarsi perché non può più vivere nella finzione. 

E' una bella storia, ma il finale la rovina drammaticamente. 

 Se avete letto poca narrativa giapponese e volete iniziare con un romanzo che non sia troppo esile, potrebbe essere adatto a voi, ma non dite che non vi avevo avvertito (l'originale in libreria, per la cronaca, costa solo un euro in più, quindi male che va potete recuperarlo più avanti).

(Se vi interessa qui una mia vecchia recensione).

Ecco, queste le mie valutazioni! Se vi va, fatemi sapere le vostre! Anche io, come avrete visto, ho dei titoli in bilico e vorrei capire cosa fare!

domenica 25 aprile 2021

Oh Bella Ciao! Una selezione di libri e antologie che raccontano la storia di una canzone straordinaria.

 Lo scorso anno, durante l'infinito lockdown durante il quale eravamo forse più storditi, ma di certo più speranzosi verso il futuro, passai circa un quarto d'ora del 25 aprile alla finestra.

 La casa milanese dove ho vissuto per otto anni era un bilocale piuttosto agevole per due persone, ma proprio in funzione di una metratura non da criceto, avevamo dovuto sacrificare l'altezza. 
 
Ergo vivevamo in un piano rialzato che ci faceva affacciare direttamente sulle teste dei passanti.

 Sorvolando sulla quantità di grasso inquinamento  che ho respirato per anni e sulla mancanza perenne di luce naturale, quando la vita era normale il  massimo problema erano gli incivili che poggiavano regolarmente le bottiglie di birra vuote sul nostro davanzale dopo una nottata di bagordi.

  Durante il lockdown invece, il piano rialzato si rivelò un limite piuttosto importante.

 Senza balconi e cortili, ci affacciavamo con le nostre tazzine di caffè su processioni di persone intente a raggiungere il supermercato vicino, ad andare nella tabaccheria di fronte, a portare a spasso il cane e insomma intente nelle poche cose previste a Sin city. 

 La gente ci fissava regolarmente inviperita dalla nostra presenza, immagino temendo fossimo delle pericolose delatrici e non delle povere criste con l'unico desiderio di prendere aria in faccia ogni tanto.

 Anche la nobile arte del flash mob e del canto non era una questione facile da esercitare in un piano rialzato e infatti l'unico tentativo in cui mi sia cimentata lo scorso anno era stato in occasione del 25 aprile. 

 Munita del mio cellulare con "Bella ciao" dei MCR al massimo del volume, mi lanciai in un cantata  nella solitudine del mio condominio abitato, non tanto da fascisti quanto da anziani, ma soprattutto sotto lo sguardo divertito e sospettoso dei malfidenti passanti.

 Non la ricordo come l'esperienza più appagante o eroica della mia vita, ma mi spiaceva far passare il 25 aprile come uno dei tanti pomeriggi di quella primavera tristissima e cantare "Bella ciao" mi sembrava un buon compromesso.

 Ho pensato quindi, a un anno di distanza, di dedicare un post a questa canzone che da sola, col solo ritornello, riesce a suscitare un'enorme sentimento di libertà, ed è ormai conosciuta in tutto il mondo come simbolo di rivolta verso l'oppressione.

LA STORIA di BELLA CIAO:

 La domanda sorge spontanea: dove nasce e come si è diffusa "Bella ciao" nel mondo come canto di liberazione?

 L'opinione più comunemente diffusa (quella che conoscevo anche io che per quel che mi riguarda l'ho imparata da mia nonna assieme ad altre canzoni random come "Il Piave") è che fosse un canto delle mondine riadattato dalle brigate partigiane, ma, ebbene sì, sembra che le mondine siano venute dopo i partigiani.

La ricostruzione delle origini è stata esplorata da ben più di un libro, tanto che potete avere l'imbarazzo della scelta tra: "Bella ciao. Storia e fortuna di una canzone" di Cesare Birmani ed. Interlinea, "Bella ciao" di Marcello Flores ed. Garzanti, "Bella ciao. La canzone della libertà" Add editore e "Bella ciao. La storia definitiva della canzone partigiana che dalle Marche ha conquistato il mondo" di Ruggero Giacomini ed. Castelvecchi.

Giacomini ipotizza la nascita nel maceratese a opera della poco conosciuta resistenza marchigiana che la passò poi alla Brigata Maiella in Abruzzo dalla quale poi approdò in Emilia.

 La teoria si basa su alcune lettere che lo storico a rinvenuto nell'archivio dell'Istituto di storia delle Marche.

Anche Cesare Bermani invece è tra i fondatori dell'istituto Ernesto De Martino che avalla la teoria della Brigata Maiella. 

 Secondo lo storico, fu un caso che la canzone divenne un canto popolare di una brigata partigiana del centro Italia prima ancora che al nord, dov'era assai più popolare "Fischia il vento".

 Inoltre va ancora più indietro nel passato, riconducendola ad un canto composto dal poeta Costantino Nigra, "Fior di tomba".


 Ci tiene inoltre Birmani a sottolineare come "Bella ciao", al contrario di quanto sostenuto da molti revisionisti storici che la vorrebbero introdotta successivamente, fu davvero cantato da molte formazioni partigiane e fu un canto popolare della resistenza.

Carlo Pestelli parte proprio dagli studi di Bermani per raccontare l'intera parabola della canzone, partendo da Nigra, passando per i partigiani abruzzesi e parlando del festival dei due mondi di Spoleto dove nel 1964 sembra che si ingenerò l'equivoco mondine ---->partigiani di cui fu vittima anche mia nonna.

 Arriva quindi ai giorni nostri dove questa canzone, che accenna a un generico invasore senza entrare nello specifico, è stata prescelta nei più impensati angoli del pianeta come inno alla libertà e dove ancora e persino in Italia è osteggiato da politici di bassa lega.

 Sullo storico spettacolo del 1964 torna anche Marcello Flores che nel suo libro davvero per tutte le tasche (4,99 euro) si cimenta anche lui nella ricostruzione storica di questo canto la cui popolarità sfocia ormai nella leggenda.


PER RAGAZZ*:

 Una canzone così speciale non poteva non avere una proposta libresca anche per ragazz*.

 Lorena Canottiere è un'autrice di fumetti (splendido il suo "Verdad" ambientato durante la guerra civile spagnola del quale ho parlato qui) e illustratrice bravissima e questo suo "Bella ciao", uscito per le Edizioni EL è davvero un libro illustrato splendido da donare a ragazze e ragazzi (ma non solo).

 Un'alternativa, per più piccini, è "Bella ciao" di Gallucci editore, un illustrato forse graficamente meno bello, ma provvisto di cd allegato con canzone arrangiata dai Modena City Ramblers che può agilmente sostituire il nonno o la nonna di turno nell'insegnamento della canzone.


ANTOLOGIE DI CANTI DELLA RESISTENZA:

 Quando facevo il tirocinio universitario nella biblioteca del mio paese, mi resi conto dopo non molto tempo che qualcuno anni prima doveva aver fatto anni prima un'interessante donazione privata.

 C'erano infatti libri sulla resistenza, gli anni '70 e il femminismo molto particolari e rari che una biblioteca di paese non aveva nessun altro motivo di possedere nella sua collezione.

 Tra questi, ce n'erano molti di una collana stranissima degli anni '70 di Newton&Compton (o almeno, stranissima se pensiamo alla Newton di adesso): paperbacks poeti.

 Assieme a poeti come Garcia Lorca e Baudelaire (ma anche Mao Tse-Tung), c'erano delle antologie come "Canti della protesta femminile" o "Canti rivoluzionari nel mondo" (che, copertina un po' vintage a parte, è un testo sicuro da recuperare e leggere).

 Purtroppo, era prevista una raccolta di canti portoghesi, ma non della resistenza.

Ho provato a fare una ricerca per vedere se esistesse una qualche antologia e ho trovato alcuni titoli che mi sembravano molto gustosi.

 Il primo è questo "Cantalo forte", un saggio Gioachino Lanotte ed. Stampa Alternativa che esamina la lotta partigiana attraverso le canzoni composte e/o cantate nei due anni della resistenza e negli anni successivi. 

Un saggio politico-musicologico che riporta anche i testi e una preziosa bibliografia di riferimento.

 Esiste poi "E sulla terra faremo libertà. Poesia e canzoni della Resistenza italiana" a cura di Alberti Volpi, Stilo editore.

 Un'antologia di poesie e canzoni della e sulla resistenza italiana con una divisione tematica e la scelta di inserire anche grandi poeti accanto alle canzoni diffusesi spontaneamente nelle brigate partigiane (proprio come "Bella ciao"):

 A onor di cronaca inserisco anche la raccolta "Canti della resistenza italiana" di A. Virgilio Savona e Michele L. Straniero ed. Laterza. E' degli anni '80 e probabilmente non facilissima da reperire, ma nell'attesa che qualcuno colmi il vuoto,

 Infine un saggio Laterza molto più recente e reperibile: "Bella ciao. Canto e politica nella storia d'Italia" che esamina la storia d'Italia dal punto di vista delle canzoni politiche del paese.


E ovviamente innaffiate il tutto con una larga dose di:








mercoledì 7 aprile 2021

Il male che ci avvolge come polvere. "La casa impura" di Ono Fuyumi, un romanzo horror o una lezione sulla narrativa dell'orrore?

 Sarebbe molto interessante usare "La casa impura" di Ono Fuyumi, (appena uscito per Atmosphere Libri), durante un corso sulla letteratura horror poiché si tratta di uno strano romanzo, benissimo scritto, estremamente metaletterario, che indaga, attraverso una trama meticolosa, le grandi domande alla base del genere.

  La protagonista è una scrittrice di romanzi horror che per anni è stata anche curatrice di una raccolta di racconti dell'orrore. 

 Per questo motivo, nel corso degli anni, molti fan le hanno inviato storie sovrannaturali delle quali erano protagonisti (o sostenevano di esserlo) nella vita reale.

 Un giorno riceve la lettera di una sua lettrice, Kubo, che le racconta di essersi appena trasferita in un nuovo condominio, ma dopo appena pochi giorni ha iniziato a sentire in casa alcuni strani rumori. Dopo molto osservare, si era resa conto che provenivano principalmente da una stanza, dove era riuscita a intravedere il pezzo di un particolare kimono come pendere dal soffitto.

Leggendo, la scrittrice si rende conto di aver ricevuto, anni prima, una lettera con una storia simile e si capisce che si tratta dello stesso condominio. A quel punto decide di contattare Kubo e di indagare assieme a lei sui motivi cha avrebbero potuto la casa ad essere infestata dai fantasmi e se, soprattutto, si può parlare di fantasmi.

 Il libro infatti viaggia sempre sul sottile crinale del dubbio: ciò in cui la scrittrice e Kubo si imbattono è in effetti qualcosa di sovrannaturale o la loro è semplice suggestione?

 La trama prosegue seguendo il filo di ogni bravo romanzo o film horror: per comprendere ed estinguere le cause del male bisogna arrivare all'origine.

 Iniziano quindi separatamente una meticolosa opera di ricostruzione: chi abitava prima nell'appartamento? E' solo l'appartamento di Kubo a sembrare infestato o anche il resto del palazzo? E se invece fosse il terreno a contenere la radice del male?

 Si procede quindi in una selva di dubbi, di suicidi pregressi, di dicerie, pettegolezzi, famiglie distrutte, malattie. E più si va avanti più sembra che l'origine del male si sposti nel tempo: forse era una famiglia disgraziata, forse un edificio in fiamme, un ragazzino malato, una spada maledetta.

 Ma quanto a fondo bisogna andare per capire dove si annida il male? E perché alcuni fatti drammatici dovrebbero contenere uno specifico seme malvagio? Cosa causa il perdurare di una maledizione?

 I dubbi delle due protagoniste sono gli stessi dubbi di un lettore appassionato di horror o di uno scrittore che si trova ad affrontare una trama.

Cosa determina l'insorgenza del male? E perché decidiamo che uno specifico suicidio, una morte disgraziata o un incendio doloso debbano per forza essere connessa a qualcosa accaduto molti anni prima?

 Nel libro gli anni passano inesorabili. Le due donne cambiano case, chiedono aiuto, cercano testimonianze, e seppur scettiche iniziano con terrore a guardare ai malanni dai quali entrambe, in tempi diversi, sono afflitte. Normale routine o l'effetto di aver in qualche modo sfiorato il male?

 Diceva un famosissimo passo di Nietzsche che se a lungo guardi l'abisso, anche l'abisso ti guarderà ed è forse la morale del libro e del fascino che la narrativa dell'orrore ha sui lettori.

 La scrittrice e Kubo sono attratte e respinte allo stesso tempo dall'idea di seguire il filo rosso che dovrebbe svelare loro chi infesta la casa di Kubo.

 Tuttavia, più l'indagine si fa approfondita maggiore è la sensazione che le disgrazie concatenate non siano altro che un reciproco guardarsi tra abissi.

 L'idea che il male sia un contagio è alla base di altre storie. Da "The Ring" che crea un vero e proprio nesso tra un virus reale e un virus fantasma, a pellicole come "Il tocco del male" in cui un demone passa di corpo in corpo attraverso un semplice tocco.

Ed è un'idea affascinante perché, forse, è l'unica parte reale delle storie dell'orrore.

  Il male arriva dalle vie più impensate, attecchisce dove trova un terreno fertile, perseguita, porta alla pazzia, rende gigantesche cose microscopiche e viceversa. 

 Il libro si ferma un passo prima della soluzione, proprio come un buon trattato di narrativa dell'orrore dovrebbe fare, lasciando la domanda finale al gusto del lettore: è tutto vero e il male può prendere una forma che possiamo capire e combattere, oppure è solo un'incredibile suggestione che rimane attorno a noi come una polvere, una nuvola da attraversare senza rimanere indenni?

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