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Fabio Volo in una posa che unisce la manina molesta e lo sguardo sognante. |
Qualcuno, tempo fa, faceva notare che su Wikipedia a Fabio Volo venivano attribuiti più mestieri di Leonardo da Vinci. Egli è: attore, scrittore, sceneggiatore, conduttore radiofonico e televisivo nonché doppiatore. Non ho nulla personalmente contro Fabio Volo, alla fine lui è solo il capofila di una passione non solo italica: la convinzione di saper far tutto in qualità di artista. Allora, nel rinascimento andava in voga 'sta cosa dell'artista completo: se eri scultore, eri anche pittore, creatore di feste per nobili, capo di una bottega di stagisti paradossalmente meno sfruttati. Questa cosa dell'artista eclettico non è mai morta, solo che, come in tutte le cose del nostro tempo si è completamente perso di vista il buon senso.
Così le librerie sono colme di libri scritti da personaggi dello spettacolo, attori, calciatori e compagnia bella che scambiano una certa allure personale con il desiderio di danaro delle case editrici. Ecco quindi Benedetta Parodi, contesa da chiunque perché è diventata l'icona molesta di tutte le sciure, abbandonare un mestiere non suo per un altro mestiere non suo: da cuoca con tacco 12 e gonna al ginocchio, a scrittrice di libri per bambini "Le fate a metà e il segreto di Arla".

Due sorelle che si scoprono mezze fate non fanno altro che litigare e prendersi a calci di continuo (se si è ispirata alle sue figlie o a lei e alla sciura Cristina, sotto quello scheletro sorridente batte un cuore da assalto all'arma bianca), ma nel frattempo devono compiere una magica missione a suon di dolcetti e ricette come i biscottini della felicità. Ecco dunque la minaccia del mestolo apparire anche qui, in fatati regni lontani dove le ragazzine dovrebbero sognare senza il trauma del fornello accanto. Ma non è l'unica a cercare l'attenzione dei pargoli, molti conduttori con figli (cioè quasi tutti) si fanno cogliere dalla smania del voler inventare storie di sana pianta (ma Andersen? I Grimm?), perciò ecco apparire "Mamma mi racconti una storia" di Ellen Hidding, la dimenticabilissima primadonna di qualche stagione di "Mai dire gol" o Nicola Savino con le sue istruttive "Lacrime di fragola".
Ci sono poi quelli che si danno al romanzo impegnato, come Ilariona d'Amico o Nada Malanima. Mi colpì del libro della pettoruta d'Amico, "Dove io non sono", (il classico psicodramma tutto interiore di un uomo che se avesse dei problemi seri eviterebbe di passare la notte in bianco a rincorrere il suo passato) la sua affermazione di averlo scritto tutto di getto in pochissimi giorni. Lei come Natsume Soseki. Peccato il diverso genio di partenza.
Sorvolo sulla Bignardi, una che potrebbe tranquillamente continuare a fare la protettrice di scrittori che sotto la sua ala spiccano verso il successo, e invece ha deciso di gettarsi nella mischia, prima con una specie di autobiografia, poi col terribile "Un karma pesante". Un coacervo di insensatezze di cui ricordo la frase "Mi buttavo nella mischia armata solo del mio master in xxxx e un inglese fluente". Insomma, un inizio davvero difficoltoso, degno di una protagonista dal karma pesantissimo che continua ad appesantirsi finché non diventa una regista di successo. Voglio anche io il suo karma terribile, dove si compra?

Ebbene, il giorno in cui mi è capitato tra le mani un giallo di Fabrizio Corona (già autore de "La mia prigione" di pellicana memoria, fortunatamente fuori commercio), ho capito che qualcuno aveva battuto Solange.


Parafrasando un tizio che oltre al poeta faceva anche il politico (e infatti ebbe successo solo in una delle due cose):
"Ahi serva narrativa,
di idiozie ostello,
non donna di province
ma bordello!"
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