Come predetto, questa settimana si va con la prosecuzione di post precedenti, perciò ecco a voi: "Magggici colleghi parte II". Nei giorni in cui, stravolti dal sonno giungete a lavoro e dovete litigare con lo sgobbone che vi accusa di nullafacenza o con "colui che non ha realmente bisogno di lavorare" ricordatevi di questo post, me ne ricorderò anche io e proporrò una nuova pratica da inserire nel futuro immaginario libro "Zen per librai". Go!
IL MENAGRAMO:
Costantemente oppresso da un indicibile codazzo di sfighe, il collega menagramo non è colui che porta sfiga, ma colui che la sfiga se la porta. Appena lo incroci con l'incauta domanda "Ehi come va?", apri inavvertitamente le dighe della disperazione. A costui o costei accade di tutto: il tetto di casa sfondato, le ruote della macchina rubate, la figlia con la varicella e il morbillo insieme, il marito bloccato in Congo da una tempesta tropicale. Quando cerchi di consolarlo ti fissa con gli occhi di chi sa di non poter sfuggire al proprio destino e fa spallucce dimesso. In genere trasporta la sfiga casalinga sul luogo di lavoro, è l'unico a cui le risorse umane sbagliano la data delle ferie e glielo comunicano il giorno che ha comprato il biglietto per le Canarie, quello che per rotazione lavora ogni santo anno Vigilia di Natale, Befana, 31 Dicembre, 25 Aprile e tutte le feste nazionali. Nel suo weekend libero deve in genere sostituire il collega che si è dato malato con due minuti di preavviso. Potrebbe non accettare, ma rincorrendo un karma favorevole lo fa sempre. Ovviamente il karma favorevole non arriva mai.
(So che pare impossibile visto che mi lamento sempre, ma il menagramo non sono io, credo).
IL FALSO SCEMO:
Sottocategoria più raffinata del nullafacente, è il collega che prende per scemi tutti gli altri fingendosi non cervello tenente. La sua è una prova di arte drammatica continua, a tratti perversa, in cui si cala con decisione forte della massima "Tonto è chi il tonto non fa". Piaga costante per i colleghi cervello tenenti che non sopportano i suoi falsi vaneggiamenti, trova sponda dei colleghi di buon cuore che, sempre in cerca di casi umani su cui riversare il loro incessante affetto e le loro proposte di comuni sedute di yoga, li prende sotto la loro ala protettiva. Generalmente il falso scemo lavora, ma poiché ingenera in tutti un misto di disprezzo e "è meglio non stuzzicarlo se no comincia", non viene mai coinvolto in progetti più ampi e pur di non consultarlo si preferisce fare le mansioni al suo posto. Se si dà malato ogni tre per due nessuno si lamenta o insinua malignità: meglio lontano che presente a farti perdere tempo con la sua perpetua sceneggiata.
IL COLLEGA DI BUON CUORE:
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Il film "Happy go lucky" ha per protagonista il prototipo dell'esemplare. |
Sfornatore incessante di biscotti, portatore indefesso di buste ricolme di ogni ben di Dio, costui, ma molto più preferibilmente costei, considera i colleghi una seconda famiglia. Vuoi che una famiglia sua non ce l'ha, vuoi che ama il suo lavoro, vuoi che è una che con la gioia dentro ci è nata, sfarfalla da un collega all'altro sincerandosi sui vari stati di salute, matrimoniali e filiali. "Al bambino è passata la febbre?" "Devi farmi dare quella ricetta da tua moglie" "Allora cinema tutti insieme giovedì?". Nel mio immaginario ha a casa un grosso schedario con tutte le foto e le informazioni fondamentali dei suoi sventurati colleghi, non mi spiego altrimenti il suo non dimenticare mai un compleanno (figli compresi), anniversario, nonché l'ordine cronologico degli eventi della libreria dalla sua fondazione ad oggi. Il collega di buon cuore se non si appatella con milioni di convenevoli e affettazioni è anche simpatico e soprattutto utile. La scrivania ricolma di ogni ben di dio è sempre la sua: cioccolata, caramelle, gomme, soldi per le macchinette, bustine di Aulin e antidolorifici per ciclo e mal di testa. Lì dove non arriva (cioè sempre) la cassetta dei medicinali del negozio ecco che arriva lei.
Del collega di Buon Cuore esiste anche la variante "Collega Filini" ossia colui che tenta di organizzare gite ed eventi collettivi (cinema, teatri, musei, compleanni dei bambini) di ogni sorta. In libreria ha meno successo perché le turnazioni non permettono il formarsi di grossi gruppi pronti a prendere e partire. Quanta sfortuna.
L'ASSENTE PERENNE:
Egli manca. Assunto in un'epoca lavorativa geologica in cui esistevano contratti di lavoro che impedivano il licenziamento anche in caso di appiccamento di un incendio al luogo di lavoro, questa mitologica figura non appare mai e quando appare tu non ci sei. Viene quasi da pensare che si tratti di un vecchio trucco cinematografico per il quale in verità tu e l'assente perenne non vi incrociate mai perché in realtà siete la stessa persona. Quando chiedi informazioni su costui ti vengono date le descrizioni più diverse: è alto, magro e coi capelli neri, no, anzi è basso, grasso e non ha capelli. Indicativamente forse è una donna, ma non si sa di quale ballerina età. Non si conoscono neanche le ragioni esatte della sua assenza. Si è licenziata, ha adottato quattro bambini in contemporanea, è in Africa a fare volontariato, in realtà lavora provvisoriamente da un'altra parte. Dopo mesi la sua presenza diventa quasi amichevole come se lo conoscessi anche tu da tempo. In uno dei tuoi giorni di ferie esso appare, quando me vieni a conoscenza, scopri che qualche nuovo improvviso cataclisma gli impedisce di tornare provvisoriamente a lavoro. "Ma allora l'avete visto! E com'era fatto?". Tutti l'hanno intravisto di schiena, alcuni con la coda dell'occhio, altri sanno solo che era nell'ufficio del direttore a parlare. L'uomo invisibile lavora con te.
IL CONTINUO RICHIAMATO:
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Se non sapete chi è andate immediatamente a saperlo. |
Nell'epoca del precariato non può mancare lui, la tragica figura dell'eterno richiamato. Preso per fare delle ore suppletive sotto Natale, costui perpetua la sua permanenza con toppe lavorative sempre nuove: maternità, aspettative, malattie prolungate, mancanza di personale. Allungando la sua presenza allunga le conoscenze, impara a lavorare e si inserisce nel contesto lavorativo sempre con la spia interiore che la sua vita lì è a termine e un giorno dovrà prematuramente lasciarci. I colleghi indeterminati dapprima tentano di non affezionarsi per non doverlo rimpiangere al momento della dipartita, ma poi i mesi passano e il piccolo particolare del contratto viene dimenticato. Si va tutti insieme a bere qualcosa dopo il turno, un caffè prima di entrare, ci si prestano libri e si parla persino di vedersi fuori dalle quattro mura lavorative. Un giorno d'improvviso, la scure cala inesorabile e di colpo egli svanisce. Tempo due mesi e sarà solo un ricordo evanescente di tanto in tanto rimpianto.
IL RACCOMANDATO:

Certo, ti crediamo. Per quale ora ci vediamo al binario 8 e 3/4 per partire per l'isola che non c'è? Hai già avvertito Babbo Natale, la Befana, il pupazzo Gnappo e Uan?
LE PROBLEMATICHE SENTIMENTALI:

Per carità si svolge tutto inter nos, nessun cliente è mai stato sacrificato durante questo film.
Voi avete colleghi invisibili? Psicodrammi del cuore e raccomandati che cadono dal pero? Testimoniate! :)
Voglio innanzitutto rassicurarti: so chi sia il buon Seppiolina. Non è che si nasce e cresce a questo mondo senza aver visto tre serie più un film di Boris.
RispondiEliminaAggiungo che anche le cinque regole di Ranganathan sono qualcosa che tutti dovrebbero sapere.
Per quanto riguarda il post, vorrei davvero dare un contributo ma, in quanto studentessa, non ho esperienze in riguardo. All'università, però, data la mia scarsa pazienza ai corsi, credo di aver assunto un po' il ruolo della Ragazza Invisibile: mi procurerò bende per poter apparire in pubblico come il buon Wells suggerisce. Mi sbenderò solo all'occasione di dover colpire forte forte sulla capoccia un professore col suo stesso pesante manuale.
Che cretina, mica l'avevo notato il tuo nick! Ora capisco le cinque leggi sul tuo blog ancor di più...
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